GRAN BRETAGNA: INCENTIVI ALLE MAMME PER L’ALLATTAMENTO AL SENO. GIUSTO O SBAGLIATO?

allattamento al senoPer una mamma la cosa più naturale che possa esistere è l’allattamento al seno. Un bambino viene nutrito dalla madre fin dal concepimento ed è, quindi, normale che questo rapporto così intimo iniziato in grembo prosegua dopo la nascita del figlio. D’istinto il neonato ricerca, oltreché il calore materno dal quale la nascita, evento per lui traumatico, lo ha allontanato, il seno della mamma. Quando sta in braccio, infatti, ricerca subito con la bocca il seno, indipendentemente da chi lo tenga. Questo accade almeno nel primissimo periodo post partum, dopodiché impara ben presto a riconoscere il profumo e la voce di colei che l’ha messo al mondo.

La “rivoluzione femminista” degli anni Settanta aveva fatto passare in secondo piano l’allattamento materno. Le donne di allora, al grido “l’utero è mio e me lo gestisco io” avevano associato, evidentemente, un altro concetto: le tette sono mie e me le gestisco io. Ma negli ultimi decenni del secolo scorso, grazie anche ad un’informazione capillare, le mamme hanno buttato via il biberon offrendo ai loro bimbi il nutrimento che ogni mammifero utilizza per crescere i cuccioli: il latte materno.

I neonatologi tuttora incentivano l’allattamento al seno perché costituisce il miglior alimento per i neonati. Il latte materno li difende dalle malattie e li fa crescere sani e forti durante i primi mesi di vita. Non solo: pare che l’allattamento materno prevenga il tumore alla mammella.
Anche se si ritiene indispensabile l’allattamento materno per i primi sei mesi, sono molte le mamme di oggi che lo prolungano fino ad un anno di età del bambino, e oltre. Ora come ora, in un periodo di crisi come questo, pur senza esagerare dilatando oltremodo i tempi di allattamento, esso costituisce anche un risparmio economico: le associazioni dei consumatori hanno calcolato che il latte artificiale costi 1.200 euro l’anno per bambino.

Dall’ultima indagine Istisan risulta che a pochi giorni dal parto il 91,7% delle italiane e il 90,1% delle straniere allatta al seno. Il quinto Rapporto della Convenzione sui diritti dell’infanzia (2012) calcola che al momento delle dimissioni quelle che nutrono il neonato con il proprio latte superano l’80 per cento.
In seguito, però, il ritorno al lavoro, sempre più anticipato per questioni economiche, e le difficoltà che comporta la raccolta del latte materno per le poppate che il neonato deve fare durante le ore di assenza della mamma, costringono molte madri a passare al biberon e al latte in polvere.

In Gran Bretagna, precisamente nel South Yorkshire e nel Derbyshire, 130 puerpere che s’impegneranno ad allattare al seno i loro bimbi per i primi sei mesi otterranno dei buoni spesa del valore di 200 sterline (circa 230 euro). Le zone sono state individuate, come rivela la stampa inglese, perché lì le donne si vergognano di allattare al seno i piccoli, sia fuori casa sia all’interno delle mura domestiche, per paura di attirare l’attenzione su una parte del corpo così esposta ad attenzioni di tipo sessuale.

L’opinione pubblica è divisa: c’è chi appoggia l’iniziativa, promossa dall’Università di Sheffield con la collaborazione del governo, e chi invece ritiene diseducativo incentivare un atto che dovrebbe essere istintivo e non sentito come qualcosa di cui provare vergogna. In più ha i suoi vantaggi anche sullo sviluppo intellettivo del bambino: la rivista pediatrica Archives of Disease in Childwood assicura che il latte, assieme al contatto pelle-bambino, aumenta le facoltà cognitive e migliora lo sviluppo neurologico.

E voi che ne pensate?
A parte che dall’articolo del Corriere non si capisce se la cifra sia da considerare forfettaria o elargita mensilmente (il che sarebbe auspicabile), la cosa che stupisce me è soprattutto il fatto che una mamma s’imbarazzi ad allattare suo figlio. Per me è la cosa più bella e dolce del mondo.