30 novembre 2013

CARI AMICI, VI SPIEGO IL PERCHE’ DEL MIO SILENZIO

Posted in affari miei, famiglia, Trieste tagged , , , , , , , , a 7:07 pm di marisamoles

gabbiani a miramare
A volte capita di non pubblicare nulla per periodi più o meno lunghi. Sarà per questo, forse, che il mio silenzio non vi avrà stupiti più di tanto. Ma la settimana che si sta per concludere è stata difficile, dolorosa e l’ho passata quasi senza accendere il pc. Ho letto qualche vostro post, in alcuni casi ho lasciato il like, ma di scrivere non ne avevo voglia. Ora vi spiego il perché.

Martedì mattina è mancato mio suocero. Oggi gli abbiamo dato, come si suol dire, l’ultimo saluto. Ha lasciato la vita in una giornata assolata che di autunnale aveva soltanto i colori delle foglie ormai morte. Il cielo era azzurro e il mare era di un turchino intenso, tanto che, dai finestrini dell’automobile, percorrendo il lungomare di Barcola che porta in città, sembrava una giornata estiva. Pochi passanti infreddoliti, ai quali il passo veniva inesorabilmente accelerato dalla bora che soffiava generosa, toglievano ogni dubbio sulla reale stagione.

Oggi l’abbiamo salutato con una pioggerellina e un po’ di bora che hanno in breve lasciato lo spazio ad un timido raggio di sole. Dal modo in cui era iniziata la giornata, nessuno avrebbe sperato in un miglioramento così repentino. Lui amava il sole, amava il mare. Forse non è stato un caso che sui fianchi dell’ultima dimora (non mi piace il nome di bara, non mi piace nulla di ciò che abbia a che fare con la fine della vita) ci fossero incisi due gabbiani in procinto di spiccare il volo.

L’ultima volta che l’ho visto, l’avevo rimproverato, sempre con estrema gentilezza, perché non ascoltava mai nessuno. Gli avevo detto: “Papà, Lei è poco collaborativo”. Mi ha guardato pensoso e ha replicato: “Bela sta parola, la me piasi. Te gà ragion …*”. Mi dava ragione sempre, peccato che poi abbia sempre continuato a fare come voleva.

Anche l’ultimo volo, rapido e indolore, l’ha fatto di testa sua. Come aveva sempre sognato. Sempre, da quando cinque anni fa la sua Marcella l’aveva lasciato solo.
Ora me li immagino finalmente di nuovo insieme. Immagino che mia suocera, nel vederlo, abbia esclamato, con un po’ di insofferenza, com’era suo costume quando voleva prenderlo in giro: “Ara qua sto omo, cossa el fa de ste parti? Nol podeva restar dove che ‘l iera ancora un poco**?”.

Già, poteva restare ancora un po’ con noi. Ma non spetta a noi decidere quando fare l’ultimo viaggio, quando spiccare l’ultimo volo in compagnia dei gabbiani.

* “Bella questa parola, mi piace. Hai ragione …”
** “Guarda qua quest’uomo, cosa fa da queste parti? Non poteva stare ancora un po’ dov’era?”

[foto: “Gabbiani a Miramare” di Guendal Cecovini Amigoni, da questo sito]

Puoi arrivare da qualsiasi parte, nello spazio e nel tempo, dovunque tu desideri.
Scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che noi apprendiamo in questo. […]
Una distanza materiale non potrà mai separarci davvero dagli amici. Se anche solo desideri essere accanto a qualcuno che ami, ci sei già. […]
Il paradiso non è mica un luogo. Non si trova nello spazio, e neanche nel tempo. Il paradiso è essere perfetti.

(da Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach, passim)

22 novembre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: GUARIRE DALL’ANORESSIA GRAZIE ALL’AMORE

Posted in donne, La buona notizia del venerdì, salute tagged , , , , , , , a 9:18 pm di marisamoles

anoressia
Siamo a Londra. Jo Thompson è una bella ragazza di 21 anni con alle spalle un passato terribile. Sembra incredibile – anzi, vero scherzo del destino – che sia guarita dall’anoressia grazie al suo lavoro che, quando era 17enne, aveva trovato da McDonald’s.

Da quando aveva 11 anni Jo soffriva di attacchi di panico e crisi nervose che l’hanno portata all’anoressia. Si nutriva di acqua e piselli, però un giorno decise di reagire e si convinse che sarebbe guarita. Assunta dal fast food più noto nel mondo, non ha iniziato, come si potrebbe credere, a rimpinzarsi di hamburger e nuggets. Si è semplicemente innamorata del suo capo. «Zoheb mi ha aiutato a curare il mio disturbo, mi ha seguito e aiutato e pranzavamo quasi sempre insieme», ha detto in un’intervista al Daily Mail.

L’essere uscita dal tunnel della malattia e aver incontrato l’amore della sua vita hanno portato la ragazza a guardare con serenità al futuro. I medici le avevano anticipato che, a causa della malattia, sarebbe stato difficile per lei rimanere incinta. Jo ha vinto anche su questo infausto pronostico: ora è madre felice di due bambini.

Un esempio e una speranza per tutte le ragazze che si ammalano di anoressia, una malattia terribile che però si può vincere con la forza di volontà e tanto amore.

ALTRE BUONE NOTIZIE

L’Eden in Cornovaglia di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

[notizia e foto da questo sito]

20 novembre 2013

CLIENTE SUCCESSIVO

Posted in affari miei, bambini, integrazione culturale tagged , , , , , a 8:50 pm di marisamoles

cliente successivo Voglio raccontare un episodio di cui sono stata testimone questo pomeriggio in un supermercato cittadino. Non so come definirlo, ha a che fare con i pregiudizi che sono radicati nella mente degli stranieri fin dalla più tenera età. Confesso che, mentre tutti ridevano, io mi sono sentita in imbarazzo.

Sono alla cassa. In fila davanti a me c’è una famiglia straniera, madre e due figlie, una grande e l’altra più piccolina. Quest’ultima porta il carrello e insiste per mettere da sola sul nastro la merce da acquistare. La madre non è troppo convinta e mi dice: “Ha solo quattro anni, vuole fare tutto da sola”. Mi meraviglio perché la bambina sembra molto più grande. La mamma sorride e mi dice che l’altra, dell’apparente età di 15-16 anni, ne ha solo 12. Del resto la signora è proprio un marcantonio, alta e piuttosto robusta. Hanno la pelle “marrone”, come dirà più tardi la bimba.

Disposta la merce sul nastro, la piccola vorrebbe che la cassiera mettesse il divisore, quello con su scritto “cliente successivo”. La signora gentilmente le dice di no, non si può fare. Effettivamente i prodotti occupano tutto il nastro, io ho le due cose che devo acquistare in mano, bisogna attendere che il nastro scorra un po’ in avanti. La bimba ci resta male: lei vorrebbe mettere il divisore davanti ai prodotti che la mamma deve comprare. Lo prende e la cassiera, sempre con la massima gentilezza, glielo toglie dalle mani dicendo che non si può metterlo lì.

Quando finalmente c’è posto anche per le mie cose, la cassiera prende il divisore e lo posiziona fra la spesa della famiglia “marrone” e la mia.
A quel punto la bimba, con aria un po’ delusa, chiede: “Questo [indicando il divisore] serve solo per i bianchi e non per noi che siamo marrone?”.

Risata generale. Tutti sembrano divertiti: cassiera, mamma, bambine, clienti. Solo io, che ci sono rimasta davvero male, ma proprio male male, dico: “Mi sembra grave se una bambina di 4 anni soltanto fa questo tipo di ragionamento”. Ma gli altri mi guardano come se stessi dicendo una cosa fuori luogo, una cosa seria in un momento di massima ilarità.

Che imbarazzo, che tristezza, che vergogna. Do una carezza alla piccola e non mi viene in mente nulla da dire se non: “Sei proprio brava”. Ovviamente mi riferisco all’abilità dimostrata nello svuotare il carrello alla cassa.

[immagine da questo sito]

LACRIME DI BIMBE CHE NON SARANNO MAI DONNE DAVVERO. L’INFIBULAZIONE

Posted in bambini tagged , , , , , , , a 10:17 am di marisamoles

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia (oggi, 20 novembre) rebloggo questo vecchio post che, putroppo, non tratta un tema vecchio, anzi è attualissimo anche se non se ne sente parlare spesso. L’infibulazione è una pratica barbara che segna la vita delle bambine che mai diventeranno donne davvero. Quando finirà questo scempio che ormai, nonostante sia condannato come reato, si è diffuso anche nel mondo occidentale grazie all’immigrazione?

Marisa Moles's Weblog


La pratica dell’infibulazione è assai diffusa in Africa e rappresenta, nella “cultura” dei popoli che la praticano, una sorta di rito di iniziazione, cui vengono sottoposte le bambine o le ragazze (si va dai 3 anni ai 12 anni), e che consiste nella mutilazione dei genitali esterni. È una pratica barbara che nessuna religione al mondo potrebbe mai prescrivere ma, per ignoranza, è diffusissima: si stima che circa due milioni di bambine ogni anno siano sottoposte a questo crudele rito (130 milioni nel mondo, in ventotto paesi africani, secondo le stime ONU).

Il motivo per cui si pensa che, nonostante l’atrocità, l’infibulazione sia ancora diffusa, non solo nei paesi africani ma anche presso le popolazioni immigrate in Europa, è che viene dato ad intendere che sia la religione ad imporla. Spesso succede che venga associata alla religione islamica che non prevede assolutamente tale mutilazione. Tuttavia, poiché l’

View original post 1.046 altre parole

19 novembre 2013

LA SCOMPARSA DI MARCELLO D’ORTA, MAESTRO E SCRITTORE NAPOLETANO

Posted in scrittori, scuola tagged , , , , , , , , , , a 5:35 pm di marisamoles

Marcello D'Orta«Se lo si è fatto con passione, maestro si rimane per tutta la vita».

Così diceva Marcello D’Orta. Lui in cattedra c’è stato solo quindici anni e da ben ventitré di mestiere faceva lo scrittore. Mai, però, aveva smesso di sentirsi maestro.

Nato a Napoli sessant’anni fa, aveva raggiunto la notorietà con il primo libro, Io speriamo che me la cavo, in cui aveva raccolto le riflessioni dei suoi scolari, un mix di umorismo ed errori grammaticali e ortografici che rappresentavano l’animo campano con l’ingenuità e l’allegria che solo i bambini sanno trasmettere. Anche quando parlano di cose serie.

Per D’Orta il mondo della scuola era rimasto il suo mondo, anche quando aveva deciso di non sedersi più in cattedra. La notorietà ottenuta con il primo libro, il film omonimo girato nel 1992 da Lina Wertmuller e interpretato da Paolo Villaggio (in una delle rare interpretazioni serie e senz’altro ben riuscita), gli avevano permesso di dedicarsi all’altra sua passione: la scrittura. Senza, tuttavia, perdere di vista la scuola.

Fra le sue opere ricordiamo Dio ci ha creato gratis, Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso, Il maestro sgarrupato, Maradona è meglio ´e Pelé, Storia semiseria del mondo, Nessun porco è signorina, All’apparir del vero, il mistero della conversione e della morte di Giacomo Leopardi, Aboliamo la scuola, A voce de’ creature, Era tutta un’altra cosa. I miei (e i vostri) Anni Sessanta. E’ stato anche collaboratore di diversi quotidiani e le sue opere sono state tradotte in numerosi Paesi.

Un anno e mezzo fa aveva rivelato il suo male e ne aveva addossato la responsabilità alla monnezza: «È colpa, è quasi certamente colpa della monnezza se ho il cancro. Donde viene questo male a me che non fumo, non bevo, non ho – come suol dirsi – vizi, consumo pasti da certosino? Mi ricordai, in quei drammatici momenti che seguirono la lettura del referto medico, di recenti dati pubblicati dall’Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui era da mettersi in relazione l’aumento vertiginoso delle patologie di cancro con l’emergenza rifiuti. Così sono stato servito. A chi devo dire grazie? Certamente alla camorra».
Una denuncia in piena regola che non fu gradita ai suoi concittadini la cui reazione l’aveva costretto ad osservare amaramente il suo isolamento: «A Napoli fanno finta di non conoscermi – diceva -. Se c’è un convegno sugli scrittori napoletani, non mi invitano certo. Per gli esponenti della letteratura di Napoli io non esisto».

Dopo la scoperta della sua malattia Marcello D’Orta non aveva abbandonato la scrittura, anzi, «Scrivo per non morire», amava ripetere.
Ora la sua penna ha scritto la parola fine. Tuttavia le parole che ne sono uscite rimarranno sempre impresse nella mente di chi ha amato il coraggio di questo maestro un po’ sui generis e la sua grande passione per il mestiere più bello del mondo.

Grazie, Marcello. Ovunque ti trovi adesso, prega per i nostri studenti e per questa nostra scuola sgarrupata.

io speriamo che me la cavo

[fonti: La Stampa e Il Corriere; immagine da questo sito dove si possono trovare altre “riflessioni” degli scolari di Io speriamo che me la cavo]

17 novembre 2013

MISERICORDINA: LA MEDICINA NATURALE DI PAPA FRANCESCO

Posted in religione tagged , , , , , , a 8:59 pm di marisamoles

Udienza generale di Papa Francesco in piazza San Pietro
«Adesso vorrei consigliare a tutti voi una medicina: è una medicina speciale, non è che il Papa adesso fa il farmacista…». Con queste parole Papa Francesco ha esordito stamattina in piazza San Pietro, davanti a 60mila fedeli, in occasione dell’Angelus.
Tenendo in mano una scatoletta bianca col disegno rosso di un cuore e e delle scritte blu ha spiegato: «È una medicina di 59 grani intracordiali. Si tratta di una `medicina spirituale´ chiamata `Misericordina´.»

Davanti al pubblico probabilmente divertito, ha continuato con una raccomandazione: «Prendetevela c’è una corona del Rosario, con la quale si può pregare anche “la coroncina della Divina Misericordia”, aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l’amore, il perdono e la fraternità. Non dimenticatevi di prenderla perché fa bene al cuore, all’anima e a tutta la vita».

La scatoletta, come ogni farmaco che si rispetti, ha davvero il “bugiardino” all’interno. Tra le altre cose, posologia inclusa, si legge: «La sua efficacia è garantita dalle parole di Gesù. Viene “applicato” quando si desidera la conversione dei peccatori, si sente il bisogno di aiuto, manca la forza per combattere le tentazioni, non si riesce a perdonare qualcuno, si desidera la misericordia per un uomo moribondo e si vuole adorare Dio per tutte le grazie ricevute».

Naturalmente «non si riscontrano effetti imprevisti e controindicazioni» e si consiglia «di rivolgersi ad un sacerdote per ulteriori informazioni e di conservare le avvertenze in caso di riutilizzo».

Finirà mai di stupirci questo Papa?

[foto e notizia da Il Corriere]

15 novembre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: IL CIOCCOLATO NON FA INGRASSARE

Posted in dieta, dolci, donne, La buona notizia del venerdì, salute, scienza tagged , , , , , , , , , , a 12:49 am di marisamoles

mangiare cioccolata
Lo ammetto: questa per me è una buonissima notizia, forse non proprio culturalmente alta, diciamo anche un po’ frivola. Ma volete mettere il senso di colpa che dobbiamo superare ogni volta che facciamo sciogliere in bocca un misero quadratino di cioccolata? La notizia che il cioccolato non fa ingrassare diventa socialmente utile. Una società più felice, che vive con ottimismo e si consola con la serotonina, nel caso debba affrontare qualche difficoltà, potrebbe anche essere più produttiva. Con i tempi che corrono, la cioccolata potrebbe sconfiggere la crisi mondiale. O no??

Secondo alcuni ricercatori della facoltà di Medicina e della facoltà di Attività fisica e Scienze dello sport dell’Università di Granada (Spagna), che hanno pubblicato i risultati dei loro studi sulla rivista Nutrition, non solo il cioccolato non farebbe ingrassare ma avrebbe anche molte proprietà salutari, come “un importante effetto antiossidante, effetti antitrombotici, anti-infiammatori e anti-ipertensivi”, inoltre, aiuterebbe “a prevenire le malattie ischemiche del cuore”.

Il team spagnolo ha dimostrato che il maggior consumo di cioccolato è associato a più bassi livelli di grassi totali (il grasso depositato su tutto il corpo) e grasso centrale (quello addominale), a prescindere dal fatto che l’individuo svolga o meno una regolare attività fisica, dalla dieta seguita o dall’età più o meno adulta.
Secondo una prima ipotesi degli scienziati, l’effetto potrebbe essere in parte dovuto all’influenza delle catechine (gruppo di sostanze antiossidanti appartenenti alla categoria dei flavonoidi) sulla produzione di cortisolo e sulla sensibilità all’insulina, entrambi gli ormoni legati strettamente a sovrappeso e obesità.

Lo studio è stato condotto su 1.458 adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni partecipanti a uno studio finanziato dall’Unione Europea, denominato HELENA (Healthy Lifestyle in Europe by Nutrition in Adolescence), che monitora l’obesità e il sovrappeso.

I risultati dei ricercatori di Granada sono confortati da quelli ottenuti da un’altra equipe, questa volta californiana,la quale ha scoperto che il consumo di questa sostanza è associato ad un indice di massa corporea più bassa.

Che altro dire se non BUON CIOCCOLATO A TUTTI?

A proposito, voi quale cioccolato preferite?
Io quello con le nocciole intere e rigorosamente al latte.

[link della fonte; immagine da questo sito]

ALTRE BUONE NOTIZIE

La storia di Yash di laurin42

Socialità di michelechefailprof

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

13 novembre 2013

GRAN BRETAGNA: INCENTIVI ALLE MAMME PER L’ALLATTAMENTO AL SENO. GIUSTO O SBAGLIATO?

Posted in bambini, donne, figli, salute, società tagged , , , , , , , a 4:28 pm di marisamoles

allattamento al senoPer una mamma la cosa più naturale che possa esistere è l’allattamento al seno. Un bambino viene nutrito dalla madre fin dal concepimento ed è, quindi, normale che questo rapporto così intimo iniziato in grembo prosegua dopo la nascita del figlio. D’istinto il neonato ricerca, oltreché il calore materno dal quale la nascita, evento per lui traumatico, lo ha allontanato, il seno della mamma. Quando sta in braccio, infatti, ricerca subito con la bocca il seno, indipendentemente da chi lo tenga. Questo accade almeno nel primissimo periodo post partum, dopodiché impara ben presto a riconoscere il profumo e la voce di colei che l’ha messo al mondo.

La “rivoluzione femminista” degli anni Settanta aveva fatto passare in secondo piano l’allattamento materno. Le donne di allora, al grido “l’utero è mio e me lo gestisco io” avevano associato, evidentemente, un altro concetto: le tette sono mie e me le gestisco io. Ma negli ultimi decenni del secolo scorso, grazie anche ad un’informazione capillare, le mamme hanno buttato via il biberon offrendo ai loro bimbi il nutrimento che ogni mammifero utilizza per crescere i cuccioli: il latte materno.

I neonatologi tuttora incentivano l’allattamento al seno perché costituisce il miglior alimento per i neonati. Il latte materno li difende dalle malattie e li fa crescere sani e forti durante i primi mesi di vita. Non solo: pare che l’allattamento materno prevenga il tumore alla mammella.
Anche se si ritiene indispensabile l’allattamento materno per i primi sei mesi, sono molte le mamme di oggi che lo prolungano fino ad un anno di età del bambino, e oltre. Ora come ora, in un periodo di crisi come questo, pur senza esagerare dilatando oltremodo i tempi di allattamento, esso costituisce anche un risparmio economico: le associazioni dei consumatori hanno calcolato che il latte artificiale costi 1.200 euro l’anno per bambino.

Dall’ultima indagine Istisan risulta che a pochi giorni dal parto il 91,7% delle italiane e il 90,1% delle straniere allatta al seno. Il quinto Rapporto della Convenzione sui diritti dell’infanzia (2012) calcola che al momento delle dimissioni quelle che nutrono il neonato con il proprio latte superano l’80 per cento.
In seguito, però, il ritorno al lavoro, sempre più anticipato per questioni economiche, e le difficoltà che comporta la raccolta del latte materno per le poppate che il neonato deve fare durante le ore di assenza della mamma, costringono molte madri a passare al biberon e al latte in polvere.

In Gran Bretagna, precisamente nel South Yorkshire e nel Derbyshire, 130 puerpere che s’impegneranno ad allattare al seno i loro bimbi per i primi sei mesi otterranno dei buoni spesa del valore di 200 sterline (circa 230 euro). Le zone sono state individuate, come rivela la stampa inglese, perché lì le donne si vergognano di allattare al seno i piccoli, sia fuori casa sia all’interno delle mura domestiche, per paura di attirare l’attenzione su una parte del corpo così esposta ad attenzioni di tipo sessuale.

L’opinione pubblica è divisa: c’è chi appoggia l’iniziativa, promossa dall’Università di Sheffield con la collaborazione del governo, e chi invece ritiene diseducativo incentivare un atto che dovrebbe essere istintivo e non sentito come qualcosa di cui provare vergogna. In più ha i suoi vantaggi anche sullo sviluppo intellettivo del bambino: la rivista pediatrica Archives of Disease in Childwood assicura che il latte, assieme al contatto pelle-bambino, aumenta le facoltà cognitive e migliora lo sviluppo neurologico.

E voi che ne pensate?
A parte che dall’articolo del Corriere non si capisce se la cifra sia da considerare forfettaria o elargita mensilmente (il che sarebbe auspicabile), la cosa che stupisce me è soprattutto il fatto che una mamma s’imbarazzi ad allattare suo figlio. Per me è la cosa più bella e dolce del mondo.

8 novembre 2013

FILM: “ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO”

Posted in cinema, Friuli Venzia-Giulia tagged , , , , , , , , a 9:48 pm di marisamoles

zoran
Ha riscosso un enorme successo al Festival del Cinema di Venezia: dieci minuti di applausi, una vera ovazione. Cosa strana, se vogliamo, trattandosi di un’opera prima (il regista è Matteo Oleotto, sconosciuto ai più), di una pellicola girata nella provincia friulana, quella dove i confini diventano sottili e le popolazioni che parlano lingue diverse (siamo in provincia di Gorizia, a due passi dalla Slovenia) si trovano fianco a fianco, disseppellendo antichi rancori.

Forse questo successo sembrerà meno strano quando si scopre che il protagonista, Paolo Bressan, è magistralmente interpretato da Giuseppe Battiston, un omaccione che proprio in Friuli ha visto la luce nel 1968 e che, dopo una lunga gavetta, ha conquistato un posto di tutto rispetto nello star system cinematografico nostrano. E se è vero che i premi non significano nulla, a volte, è anche vero che come attore non protagonista ha già al suo attivo David di Donatello e Nastri d’Argento da far invidia ad attori ben più noti.

Paolo Bressan è un uomo solo, misantropo, egocentrico, scontento della vita che conduce ma impermeabile agli stimoli che potrebbero cambiarla. Almeno fino a quando non capita nella sua vita un nipote che non sapeva di avere, nipote a sua volta della zia Anja, parente che Paolo non ricorda per nulla e che ostinatamente chiama Anna, all’italiana. Quando si reca in Slovenia, nel luogo in cui la parente sconosciuta è passata a miglior vita, già s’immagina che l’eredità inaspettata gli permetta di fare quel salto di qualità sottraendolo a un’esistenza monotona e solitaria, fatta di grandi bevute in osmiza, l’osteria tipica di confine, di un lavoro alla mensa di anziani che detesta (sia il lavoro sia gli anziani) e di un matrimonio finito da anni, con Stefania (che ha il volto e la voce dalla pronuncia slovena di Marjuta Slamic), rimpianta e ormai sposa di un ometto (interpretato da Roberto Citran) che Paolo non stima per nulla, che considera semplicemente uno stupido.

battiston slamic
L’eredità però non è nulla di materiale. La zia Anja per curarsi ha speso tutto, ipotecando anche la modesta casetta in cui viveva. Così Bressan si trova spiazzato quando gli viene fatto conoscere Zoran, un sedicenne (interpretato dal bravissimo debuttante Rok Prašnikar) di cui la vecchia zia si prendeva cura e che, dopo la dipartita di lei, è rimasto solo. Si tratta di un affido temporaneo, solo pochi giorni in attesa che il ragazzo entri in una casa famiglia. Non stupisce nemmeno un po’ che Paolo accolga la notizia con stizza. Per il protagonista quel ragazzo che parla un italiano particolarmente forbito, imparato leggendo due libri che chiama capolavori ma che conosce solo lui, in completa dissonanza con la parlata gergale e cafona di Bressan, è solo un impaccio. Lo accoglie in casa peggio di un estraneo e a sua volta il ragazzo non sembra contento di vivere, seppur per pochi giorni, in un luogo sporco e trascurato. Il disordine lo infastidisce e la prima notte in casa Bressan preferisce passarla in bagno.
Ma Zoran ha in serbo una sorpresa: è una specie di campione di freccette, fa sempre centro, non sbaglia mai un colpo. Un’abilità che il sedicenne deve alla nonna che l’aveva istruito su come fare centro, peccato che, messo alla prova da Paolo che trova subito il modo di approfittare della situazione, non sia capace di indirizzare le freccette negli spicchi del bersaglio che fanno guadagnare più punti.

nipote scemo
Il progetto dello zio di Zoran è quello di farlo partecipare al campionato di freccette che si tiene a Glasgow. Si precipita in agenzia, acquista i biglietti e disperatamente allena quel nipote che considera scemo, ma che scemo non è, e che si ostina a prendere di mira solo il centro del bersaglio.
Nel frattempo Zoran, che Paolo chiede di poter tenere con sé un altro po’ di tempo, scopre un altro mondo, un’altra vita al di fuori dell’osmiza, popolata da ubriaconi e perditempo che sragionano. Conosce una ragazzina bionda e si fa conquistare dalla sua bellezza e dolcezza, grazie a lei partecipa alle prove del coro del paese e si esibisce, vincendo la timidezza, in un’Ave Maria cantata in sloveno. Dell’antica passione per le freccette sembra non volerne sapere. Poi, però, comincia a trattare con il bisbetico zio e i due arrivano ad un compromesso: Zoran canterà nel coro e si darà da fare per colpire il bersaglio non solo al centro.

Ce la farà? Parteciperà al campionato a Glasgow? Chissà …
Quel che è certo è che alla fine i ruoli si ribaltano, il bisbetico zio viene domato e il nipote “scemo” si rivelerà davvero prezioso per dare una svolta alla vita di Paolo Bressan.

5 novembre 2013

TRA ALLERGIE, BIOENERGIE E CALLANETICA, RICOMINCIO DA ME

Posted in affari miei, donne, salute tagged , , , , , , , , , , , , a 8:44 pm di marisamoles

Io_mi_voglio_beneIl corpo dà vari segnali d’allarme, quando la misura è colma. Quando sembra che tutto vada storto, che nulla prenda la piega che vorremmo, di chi è la colpa? Principalmente nostra ma siamo d’istinto portati a credere che, al contrario, il nostro malessere sia causato da altri. Chi sono questi altri? Spariamo a caso (ma anche no): il marito, i figli, i genitori (che, come nel mio caso, invecchiano e ci danno inevitabilmente dei pensieri), il lavoro, i colleghi … siamo scontenti perché guardiamo quel bicchiere mezzo vuoto e lo vorremmo pieno. Non ci concentriamo su come riempire quella metà vuota ma su quanto sia sgradito, a volte, il contenuto della metà piena.
E i segnali del corpo li ignoriamo, semplicemente. Non li consideriamo affatto campanelli d’allarme, come dovremmo. Pensiamo, invece, che il nostro malessere sia da attribuire a quegli agenti esterni su cui non abbiamo il controllo. Non totale, almeno.

occhiL’allergia.
Il primo segnale l’ho avuto la scorsa estate.
Come sa chi mi conosce, io d’estate posso rilassarmi, non dovendo andare a scuola e non avendo tutte quelle incombenze che mi fanno sentire sotto pressione per l’intero periodo scolastico. Eppure la scorsa estate, ad un certo punto, mi sono accorta che ogni mattina, al risveglio, un occhio era un po’ gonfio e arrossato. C’è da dire che d’estate, specie se vado al mare, non mi trucco, sicché ho subito pensato che il make-up non c’entrasse nulla.
Ma come spesso accade in casi come questo, un bel giorno, per l’esattezza il 15 agosto, giorno festivo, mi alzo con entrambi gli occhi gonfi, rossissimi, con la pelle delle palpebre squamosa … uno schifo. A parte il fastidio e un po’ di dolore, era il mio aspetto a spaventarmi. Ma guarda tu se una si deve ridurre in questo stato in piena estate!
Vado dal dermatologo ma ottengo solo monosillabi: mah … boh … e grandi sospiri. Esco dall’ambulatorio con la ricettina: antistaminico (che già avevo iniziato a prendere), pomata (costosissima!) e cortisone (all’occorrenza .. be’, mi dico che non servirà, ci manca solo il cortisone d’estate così non posso prendere il sole e mi gonfio come una palla, come faccio a mostrarmi in bikini in spiaggia?).
Dicono che non tutti i mali vengano per nuocere, e forse è vero. Ma quando te ne vengono due in un sol colpo, allora pensi che sia proprio sfiga.
Mi fa male il dente del giudizio. Vado dal dentista, mi dà una rapida occhiata, emette la sentenza (si toglie, non merita curarlo) e sembra preoccupato più per i miei occhi. Ora, del mio dentista ho già parlato, l’ho definito un tipo strano perché sembra che lui per hobby faccia l’odontoiatra ma la sua vera professione non si sa quale sia: fa il fisioterapista ma è più un chiropratico che altro, non prescrive l’antibiotico per l’estrazione (lo fanno i dentisti per pararsi il culo … sue testuali parole) e prescrive i granuli di arnica per fermare l’emorragia post estrazione. Insomma, è un naturopata.
“Si è chiesta perché proprio gli occhi? Perché non un braccio o una gamba oppure la schiena?”, domanda. Rispondo che se è una questione di trucchi, come penso, quelle parti del corpo non hanno bisogno di ombretto e mascara. Non gradisce l’ironia e serissimo sentenzia: “Gli occhi perché lei non vuol vedere qualcosa“.
Penso che della mia vita non vorrei vedere tante cose. Lui continua: “Cominciamo dai posti a tavola”. Non capisco ma gli faccio un disegnino: io sto a capotavola, davanti alla porta d’ingresso, alla mia destra siede mio marito, alla sinistra ho il figlio maggiore e di fronte quello minore. Guarda preoccupato il foglio di carta e scuote la testa. “Sbagliato. Lei non deve stare in quella posizione, non è lei che deve proteggere la famiglia e poi suo marito con di fronte il primogenito non va, troppi conflitti”. Stesso discorso per i posti occupati a letto: che ve lo dico a fare? io sto vicino alla porta …
Vado a casa afflitta più per i posti a tavola che per il dente che devo farmi togliere.
Lancio lì la proposta: che ne direste se cambiassimo i posti a tavola? Mi hanno consigliato un buon psichiatra. Naturalmente non ho affrontato l’argomento “posti a letto”.

bioenergieLe bioenergie.
Penso ai miei occhi. Vabbè, buttiamo via i trucchi e compriamone altri, in erboristeria. Dopo l’acquisto forzato, e oltremodo costoso, di ombretti anallergici completamente naturali, mascara altrettanto anallergico e naturale, e matita … stesse caratteristiche, l’erborista, che conosco da poco ma mi trasmette sensazioni positive, mi consiglia il test delle bioenergie. Lo fa una dottoressa naturopata lì da lei. Prendo l’appuntamento senza nemmeno sapere bene di che si tratta, ma sono una che in certe cose ci crede. La dottoressa mi spiega che il corpo emette un insieme di onde che creano campi elettromagnetici: la bioenergia. Se questa fluisce con regolarità, i campi magnetici assumono una forma e una dimensione regolari e indicano il benessere della persona. Al contrario, quando la forza energetica non è regolare la bioenergia emessa segnala uno o più malesseri, in base alla provenienza.
Alla fine del test, la naturopata mi spiega che:
1. c’è qualcosa a livello di epifisi, la ghiandola che regolamenta il sonno (infatti, da anni dormo poco ma negli ultimi mesi pochissimo e male)
2. c’è qualcosa a livello di pelle (l’allegria alle palpebre, naturalmente)
3. la parte del mio corpo che sta peggio è di sicuro l’intestino (ma va? il colon irritabile ce l’ho da più di quindici anni ma in questo periodo è molto più che irritabile … di conseguenza anch’io).
Mentre sto per uscire dall’erboristeria con i prodotti consigliati (ovviamente il test è gratis ma, anche se non costretti, si finisce per acquistare la cura), la dottoressa mi dice che avrei bisogno di una distrazione. Oddio, si riferirà mica all’amante? Fortunatamente no, dice solo che devo fare qualcosa che mi piace ma nello stesso tempo che non rientri nella solita routine.
Penso a qualcosa e non mi viene in mente nulla. Fatalità vuole che passi davanti ad una palestra, quella frequentata da una carissima amica. Io odio le palestre, non ci vado da anni perché nell’ultimo periodo di frequentazione avevo l’istinto della fuga ogni volta che vi mettevo piede. Però è vero che la ginnastica fa bene e so che dovrei farla.

Young girls practicing modern dance. Shallow DOF.

La callanetica.
Vado alla reception della palestra e faccio una premessa: vorrei frequentare un corso, massimo due volte alla settimana, non voglio sudare, non voglio faticare, possibilmente vorrei rimodellare un po’ il corpo che, con l’età, non ha più le misure dei vent’anni. Penso che la receptionist mi mandi a quel paese e invece sorridente mi risponde: “La callanetica fa per lei“. E mi illustra tutte le caratteristiche e i benefici, che non ascolto nemmeno perché sono rimasta spiazzata. Ero convinta che non ci fosse speranza e invece … mentre penso a come fuggire da lì, capto casualmente un nome: “Madonna, sa la cantante? Ecco lei fa la callanetica“. Mi ha convinta. Perché ci vuole così poco? Insomma, prenoto la lezione prova, tanto quella non è impegnativa.
E’ quasi un mese che frequento il corso di callanetica. Ci vado volentieri, anche se gli esercizi sono ripetitivi e mi annoio un po’. Ma mi distraggo, faccio qualcosa che non avrei mai immaginato mi potesse piacere, per un’ora mi rilasso, cammino per raggiungere la palestra, mezzora fra andata e ritorno. In tutto un’ora e mezza di movimento.
Mi sento bene. Ricomincio da qui, ricomincio da me. Soprattutto ricomincio a volermi bene anche se non ho mai smesso davvero. A prendermi cura di me, del mio corpo ma anche della mia mente e della mia psiche. In fondo ci vuole poco. Un’allergia, la scoperta delle bioenergie e la ginnastica che piace a Madonna. Mi piacerebbe di più il suo conto in banca però è anche vero che la felicità sta nell’accontentarsi di ciò che si ha e, soprattutto, di ciò che non è impossibile da realizzare.

[scritta “io mi voglio bene” da questo sito; immagine occhio da questo sito; immagine “bioenergie” da questo sito; immagine “callanetica” da questo sito]

Pagina successiva

ANNA SCRIGNI

Storie di Viaggi e di Città

Scelti per voi

Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

wwayne

Just another WordPress.com site

Diario di Madre

Con note a margine di Figlia

Scrutatrice di Universi

Happiness is real only when shared.

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e eterodidatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: