16 ottobre 2013

IL “VALORE” DI FABIO FAZIO E IL “COSTO” DELL’ISTRUZIONE

Posted in attualità, cultura, Festival di Sanremo, politica, Renato Brunetta, scuola, società, televisione tagged , , , , , , , , a 3:32 pm di marisamoles

Fabio FazioA volte prima di parlare cerco di mordermi la lingua. Un po’ perché per certi versi mi sembra fiato sprecato e un po’ perché temo sempre di essere fraintesa. Anche quando scrivo, ci penso bene prima di battere sui tasti del pc; è ovvio che non mi mordo la lingua, diciamo che in tutti i modi cerco un diversivo che mi allontani dall’idea di scrivere qualcosa.

Mi sono trattenuta quando ho sentito, con grande soddisfazione, che per una volta i nostri politici, al di là dello schieramento, sono d’accordo su qualcosa. E’ successo, ad esempio, per Renato Brunetta (Pdl) e Beppe Grillo (M5S) riguardo allo stratosferico compenso che Fabio Fazio, conduttore televisivo, percepirà nei prossimi tre anni: quasi 2 milioni di euro l’anno.

Brunetta si lamentava, due giorni fa, del fatto che non solo la cifra è esorbitante, ma che il contratto di Fazio non era affatto scaduto (la naturale scadenza, infatti, era giugno 2014) e che il presentatore avrebbe preteso un rinnovo prima della sua partecipazione al Festival di Sanremo 2014, ovviamente per alzare il tiro.

Sorvolo su altri fatti che riguardano questo argomento e mi fermo solo un attimo a riflettere sui contratti dei lavoratori.
Fazio, lavorando per la Rai, è come fosse un dipendente statale. E’ vero o no?
Allora mi chiedo: perché il contratto dei lavoratori della scuola è scaduto da quattro anni, gli scatti sono bloccati e nella migliore delle ipotesi tutto si sbloccherà nel 2015, se non addirittura due anni dopo? Anche noi lavoriamo per lo Stato e certamente ci accontentiamo di compensi di gran lunga più modesti delle richieste del conduttore.
Ah già, dimenticavo: fra un’ora e l’altra non abbiamo gli spot pubblicitari.

Oggi leggo sul Corriere che l’azienda difende Fazio. A tal proposito osserva il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi: «Ci sono professionalità, come quella di Fazio ma anche altre, che sono un grande valore per la Rai e per i telespettatori. Fazio peraltro non è un costo per l’azienda, ma una fonte di profitto e garantisce un’informazione trasparente, seria e di altissima qualità».

Non avevo capito: la cultura è costituita dalle canzonette sanremesi e dalle chiacchierate in uno studio televisivo mentre noi a scuola non produciamo nulla, non costituiamo un profitto per ‘”azienda Italia”, ma solo un costo.
E la nostra professionalità? Ah, quella vale zero.
A sentir molti, noi insegnanti costituiamo solo un un costo troppo alto per lo Stato. Il ministero dell’Istruzione non può essere uno stipendificio, che diamine!

L’indignazione di fronte alle dichiarazione di Gubitosi è unanime.
La mia è solo uno sfogo, non ha alcun “valore” e non costa nulla alla società. Intendiamoci.

[immagine da questo sito]

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11 commenti »

  1. Diemme said,

    Ma perché mi hai mandato la giornata di traverso??? Fabio Fazio! Dico, non chissà quale grande personaggio, sia pure dello spettacolo, ma Fabio Fazio!

    Mi guardo allo specchio, e somiglio sempre più al mio avatar, verde!

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  2. shootanidea said,

    Beh certo il compenso a Fazio è elevatissimo e non può essere tollerato assolutamente anche se Fazio offre un servizio efficiente per la sua azienda e la fa guadagnare anche parecchio solo con “Che tempo che fa” riesce a registrare ascolti record, ma non è questo il punto. Il punto è che in questa società non vengono riconosciuti i valori del cittadino medio e quello che offre quotidianamente per la società, c’è un imparziale distribuzione delle retribuzioni a ciascun lavoratore ma giustamente chi ha tanto non ha mica voglia di privarsi di quel tanto che gli è stato destinato logicamente ecco perchè i parlamentari non si diminuiscono lo stipendio perchè a loro non conviene ovviamente.

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  3. Monique said,

    Il mio invece è un grandissimo “vaffa…”, altro che sfogo!
    Considerato poi che sto seriamente iniziando a chiedermi se ha ancora un senso il mestiere di insegnare, è un interrogativo che in questi giorni è sempre più insistente. E constatando che la considerazione degli insegnanti è nulla a tutti i livelli mi dico che allora dovrebbero avere il coraggio di “chiudere” questo settore…poi vediamo se tolti gli insegnanti, la cultura, l’istruzione stiamo tutti meglio!

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  4. laurin42 said,

    Condivido la tua indignazione, cara Marisa.
    Che Fazio faccia quel genere di informazione incomincio a dubitarlo.
    Del resto è bene mettersi daccordo sul significato delle parole dette e mi sembra che il lavoro di comunicare con parole semplici e adeguate è sempre più responsabilità degli insegnanti.
    Tanto per NON gettare acqua sul fuoco, che dire della abolizione della storia dell’arte nelle scuole?
    SONO INDIGNATA +++++! E non solo perchè riguarda proprio la mia materia! Ho firmato alcune petizioni e ne sto studiando una per Avaaz.
    Cmq non ci perdiamo nelle logiche delle scimmie urlatrici dei media e continuiamo a collaborare al cambiamento con le buone notizie.
    Dopotutto la possibilità di agire sulle giovani menti è ancora nostra.
    Ti abbraccio
    Love
    L

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  5. espress451 said,

    A questo giro mi mordo la lingua, anche perché tu hai raccontato al meglio la nostra, di insegnanti, misura colma.
    Un abbraccio, Es.

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  6. Non lamentiamoci, poi, se nella classifica dei paesi europei per livello di istruzione siamo agli ultimi posti. Ci VOGLIONO in quella posizione se non fanno nulla per migliorare il settore, ma, anzi, lo lasciano andare sempre più alla deriva.

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  7. frz40 said,

    Capisco il tuo (e il vostro) sfogo, che condivido ma con qualche puntualizzazione.
    Questi “due milioni di euro l’anno” fanno scalpore e sono un insulto per quanti non riescono ad arrivare a fine mese, ma quello che più mi fa indignare sono le giustificazioni di Gubitosi: «Ci sono professionalità, come quella di Fazio ma anche altre (si riferiva forse ai 900 mila euro per Ronn Moss “ballerino per 10 puntate” di qualche tempo fa, tanto per fare un esempio?), che sono un grande valore per la Rai e per i telespettatori.
    Mi chiedo di che tipo di valore si tratti, ma Gubitosi spiega che:
    – «Fazio non è un costo per l’azienda, ma una fonte di profitto» e
    – «garantisce un’informazione trasparente, seria e di altissima qualità».
    Vabbè, forse qualcosa si poteva anche risparmiare, ma accettiamo pure che sia fonte di profitto – anche se mi piacerebbe proprio sapere come facciano i conti all’azienda RAI, visto che alla fine non tornano mai -, ma definire « trasparente, seria e di altissima qualità» un’informazione spudoratamente marchiata tutta a sinistra mi sembra veramente troppo.
    Ma che sia proprio questa la vera ragione di quei due milioni di euro l’anno?

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  8. marisamoles said,

    @ Diemme

    Spero che, visto il ritardo con cui replico, ti sia passata. 🙂

    @ shootanidea

    Concordo, specie sulla parte finale. Anch’io penso che chi ha sempre avuto tanto non sia disposto a cedere. E’ inutile parlare di solidarietà: in questo caso, ognuno pensa alla propria convenienza e non al bene comune.

    @ Monique

    Mi piace la tua schiettezza!
    La società senza scuola e senza cultura è sicuramente più povera. Ma è difficile farlo capire alle “alte sfere”.

    @ laurin42

    A me non risulta che la storia dell’arte sia sparita dai programmi, specie nei licei. Diciamo che le è concesso poco spazio e che alla fine uno studente non ha più che un’infarinatura sull’argomento.
    Hai ragione, abbiamo ancora qualche possibilità di influire sulle giovani menti, però è anche vero che, di fronte a palesi discriminazioni, anche loro capiranno da quale parte è meglio stare, al di là dei buoni principi.

    Buona giornata.
    Un abbraccio.

    @ Ester

    Facciamo così: uniamo le forze e urliamo il nostro disgusto e la nostra indignazione.
    Grazie. Un abbraccio.

    @ Scrutatrice

    Hai ragione: è questione di volontà. Poi, però, di fronte ai risultati dell’OCSE quelli messi in croce dall’opinione pubblica siamo noi insegnanti, non i ladroni …

    @ frz40

    Inutile dire che concordo, specie su quanto osservato a proposito di Fazio. Ha il cognome giusto. 😉
    A parte tutto, se lo Stato continua ad investire a seconda del proprio tornaconto personale (e nemmeno chi ci governa ha il potere di obiettare … chi era quello che ha detto che con la cultura non si mangia?), sarebbe ora che le scuole aprissero le porte agli sponsor. La Gelmini voleva trasformare le università in fondazioni e le hanno dato tutti contro. Secondo me è l’unica cosa davvero sensata che ha detto nella sua carriera di ministro perché aveva capito che le risorse per l’istruzione non ci saranno mai.

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  9. Valentina said,

    Non è un costo, è un valore. Ahahahahahahahahahaha più grossa di questa non la potevano sparare. Ma qualcuno mi spieghi esattamente cosa fa di così importante Fabio Fazio.
    Voi nelle scuole avete il compito di formare, educare e istruire le persone, e questa è la cosa più importante. Queste persone cosa fanno? Intrattenimento, ok, ma l’intrattenimento non è per niente paragonabile a quello che fate voi. Poi potremmo interrogarci pure sulla qualità di questo intrattenimento…

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  10. lilipi said,

    Invito tutti gli insegnanti d’Italia, i loro parenti, amici, simpatizzanti e alunni intelligenti…a non guardare più le trasmissioni di Fazio e di altri strapagati e a non comprare i prodotti pubblicizzati durante queste trasmissioni.Ricordiamoci la grande lezione di Gandhi! In una società basata sul profitto forse questo può servire più delle giuste proteste di chi ha un diverso concetto di CULTURA E PROFESSIONALITA’

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  11. marisamoles said,

    @ Valentina

    Io sulle qualità di questo intrattenimento mi sono già interrogata e ho dato la mia personale risposta: meglio spegnere la tv e … aprire un buon libro. Giusto per puntualizzare il Valore della Cultura.

    @ lilipi

    La tua è senz’altro una buona proposta ma temo che non avrà seguito. Alla fine non prevale il buon senso e facilmente la gente si dimentica lo “stipendio” dei conduttori televisivi.

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