7 ottobre 2013

9 OTTOBRE 1963-2013: IL VAJONT

Posted in storia tagged , , , , , , a 2:01 pm di marisamoles

vajont

Il ricordo più nitido è l’enorme boato che precedette e accompagnò l’onda assassina. Basti pensare al frastuono infernale che fa un camion di ghiaia quando ribalta il cassone in un cantiere. Nel nostro caso, si rovesciarono 300 milioni di metri cubi di montagna nel lago sottostante. Ancora oggi, quando sento rumori violenti, mi scuoto e la mente torna inevitabilmente a quella notte.
In realtà, non ci accorgemmo subito del dramma, perché un costone del monte Borgà salvò la vita di tutta la famiglia, deviando la traiettoria dell’onda, che ci scavalcò miracolosamente. E nemmeno capimmo la portata della tragedia. I vecchi ci dissero di salire verso la vetta della montagna, fino a che, raggiunto un rifugio, mi misero a dormire sopra un tavolo. Nel frattempo, un compaesano scese a controllare cosa fosse successo. Tornò ore dopo, affranto: “Non vedo le case di San Martino” annunciò, in lacrime, dopo aver ispezionato l’area con la sola fioca luce di una pila tascabile, “ma soprattutto – disse – non riesco più a scorgere le luci di Longarone”. (Mauro Corona, scrittore che a 13 anni visse di persona il disastro del Vajont LINK)

Cosa posso dire del Vajont che non si sappia già?

Ne ho sempre sentito parlare, più volte sono passata in quei luoghi – Erto, Casso, Longarone – ho visto la diga, alta imponente, apparentemente innocua. Nulla che possa far pensare al disastro che, cinquant’anni fa, annientò l’intera zona, causando la morte di quasi duemila persone.

Erano le 22.39 del 9 ottobre 1963. Una massa incredibile, circa 260 milioni di m³, di roccia alla velocità di 30 m/s (108 km/h), si riversò nel bacino artificiale sottostante, contenente circa 115 milioni di m³ d’acqua, creato dalla diga del Vajont. L’onda di piena creata superò di 200 m in altezza il coronamento della diga e in parte risalì il versante opposto distruggendo tutti gli abitati lungo le sponde del lago nel comune di Erto e Casso. Scavalcò in parte lo stesso manufatto (che rimase sostanzialmente intatto seppur privato della parte sommitale) e si riversò nella valle del Piave, distruggendo quasi completamente il paese di Longarone e le vicine frazioni. Le vittime furono 1910, di cui 1450 a Longarone, 109 a Codissago e Castellavazzo, 158 a Erto e Casso e 200 originarie di altri comuni. (fonte: Wikipedia)

Da vent’anni almeno si parla di un disastro evitabile. Una tragedia annunciata, un pericolo trascurato da chi avrebbe dovuto tutelare la gente del luogo, garantire la sicurezza di quelle persone.
Altro non dico, è una storia dolorosa che non ho mai approfondito.

Lascio la parola a Marco Paolini che nel 1997, a trentaquattro anni dal disastro, ha raccontato la storia del Vajont, l’ha fatto in diretta tv, davanti alla diga dall’aspetto spettrale ma apparentemente innocua.

Segnalo anche il film Vajont del 2001 che ricostruisce l’indagine condotta dalla giornalista dell’Unità Tina Merlin che per anni, sulle pagine locali, aveva denunciato i pericoli, le omissioni e i silenzi di chi sapeva ma ha messo l’interesse economico davanti alla vita umana.

Infine segnalo anche un’iniziativa del Corriere delle Alpi: uno speciale multimediale con video-testimonianze, foto, articoli d’epoca, articoli appena usciti, animazioni, documenti, dati scaricabili. Soprattutto, c’è un memoriale delle vittime: un database di 1.910 schede dove ricostruire la vita di ognuna di loro, grazie al contributo dei lettori. La testata giornalistica fa un appello: «Se avete ricordi, notizie o documenti legati ai morti del Vajont, entrate nel memoriale e lasciate il vostro contributo. Aiutateci a creare un monumento in continua evoluzione fatto insieme da tutti noi.»

ANNA SCRIGNI

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