31 ottobre 2013

DOLCETTO O SCHERZETTO? DOLCETTO, OVVIO!

Posted in auguri, dolci, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , a 2:12 pm di marisamoles

halloween_pumpkin
Halloween è, da tempo ormai, entrata a far parte delle tradizioni nostrane, pur essendo sempre considerata un’americanata. Le sue origini, tuttavia, sono europee e risalgono ad un’antica festa celtica durante la quale venivano richiamati gli spiriti dei morti, con l’intento principale di scacciare la paura della morte.

Emigrata in America a metà dell’Ottocento assieme agli irlandesi, la festa di Halloween conquista ben presto la popolazione locale e viene arricchita da altre tradizioni, come per esempio il travestimento (derivato anch’esso dall’antica usanza dei Celti di indossare pelli di animali e maschere mostruose durante i riti di Samhain e dell’accensione del Fuoco Sacro, il 31 ottobre). Usata tipica statunitense sembra essere quella dei bambini che, la notte di Ognissanti, se ne vanno di casa in casa recitando la famosa frase: “Dolcetto o scherzetto?” (“Trick or treat?”). Ma anch’essa probabilmente ha origine celtica e rievoca l’usanza di lasciare cibo e latte fuori dalla porta, nella speranza di ingraziarsi gli spiriti ed evitare le loro malefatte.

Ora, io personalmente non mi porrei il problema della scelta, essendo golosissima di dolci. E per l’occasione, vi regalo una semplicissima ricetta che, in qualche modo, è legata alla tradizione di Halloween e alla zucca, usata dagli immigrati irlandesi per confezionare le classiche lanterne per le quali, in origine, si utilizzavano le cipolle. Un dolcetto alle cipolle credo possa essere considerato un esperimento azzardato ( e non poi così gradito), ma con la zucca si possono preparare ottimi dolci.

Pumpkin Muffins
MUFFIN ALLA ZUCCA E MANDORLE

Ingredienti per 14 muffin:

200g farina 00

50g fecola di patate

200 ml latte

130g olio di semi di girasole

130g zucchero di canna

1 cucchiaino cannella

1 cucchiaino lievito

1 uovo

130g polpa di zucca lessata

20g mandorle pelate

zucchero a velo

Fate lessare la zucca (io uso il passato già pronto surgelato), frullatela con le mandorle e lasciatela raffreddare. Mescolate tutte le polveri e aggiungete tutti i liquidi mescolando energicamente fino ad ottenere una pastella omogenea. Ponete i pirottini di carta nello stampo da muffin e riempiteli fino a 1 cm dal bordo con la pastella. Infornate per 30 minuti a 180°.
A piacere, spolverate con lo zucchero a velo.

E ora non mi resta che augurare a tutti (anche a quelli come me che non amano particolarmente questa festa) un buon Halloween e … BUON DOLCETTO!

[immagine muffin da questo sito]

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30 ottobre 2013

VIDEO TENERISSIMO: LA MAMMA CANTA E IL BIMBO PIANGE EMOZIONATO

Posted in bambini, figli, web tagged , , , , , a 4:43 pm di marisamoles

E’ il video attualmente più cliccato su You Tube.
Protagonisti un bimbo di dieci mesi e la sua dolcissima (e intonatissima) mamma. Lei canta il brano “My Heart Can’t Tell You No” di Rod Stewart e il figlioletto si emoziona così tanto da piangere sommessamente, con tanto di lacrimoni.

Non si può dire che il bimbo pianga per la disperazione perché la mamma canta davvero bene.
Tenerissimi!

27 ottobre 2013

ADDIO A LOU REED LEGGENDA DEL ROCK

Posted in canzoni, vip tagged , , , , , , , , a 9:10 pm di marisamoles

Lou Reed
Una vita discutibile, la sua. Gli eccessi hanno forse contribuito ad accorciargli la vita. E’ morto a 71 anni Lou Reed, la leggenda del rock.

Fondatore dei Velvet Underground, ha presto lasciato il gruppo per darsi alla carriera di solista.
Reed, che ha firmato come autore la maggior parte delle canzoni dei Velvet Underground, era entrato a far parte, insieme alla band, della factory di Andy Warhol, promotore e finanziatore del primo album (famoso per la sua copertina che ritrae una fallica banana disegnata dallo stesso Warhol e che poteva essere sbucciata).

“Walk on the wilde side” rimane, a mio parere, pur nella trasgressività del testo, una delle più belle canzoni di ogni tempo.

Lou, walk on the wilde side of the Heaven, now.

[foto dal Corriere]

25 ottobre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: RITROVATO IL TELO DELL’IMPERATORE AMATO DA DANTE

Posted in cultura, Dante, La buona notizia del venerdì, luoghi d'Italia, storia tagged , , , , , , , , a 4:27 pm di marisamoles

arrigoVIIIl 17 aprile 1311 Dante scrisse un’accorata lettera (epistula) all’amato imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, sceso in Italia, per essere incoronato dal Papa nell’autunno del 1310. In lui il poeta fiorentino, come molti altri esuli toscani, riponeva ogni speranza di ritornare nella sua Firenze, interrompendo così l’esilio.
Nell’Epistola VII l’Alighieri si rivolge all’imperatore, l’unico che davvero egli considerava l’erede della gloriosa dinastia sveva, con queste parole: Sanctissimo gloriosissimo atque felicissimo triumphatori et domino singulari domino Henrico divina providentia Romanorum Regi et semper Augusto e definiva se stesso devotissimus.

Purtroppo, le speranze di Dante vennero deluse dall’improvvisa morte dell’imperatore, avvenuta il 24 agosto del 1313 a Ponte d’Arbia, in provincia di Siena. La salma di Arrigo VII, che aveva soltanto 38 anni, fu tumulata a Pisa, nella cattedrale, all’interno di un sarcofago realizzato da Tino di Camaiano, allievo di Giovanni Pisano. Il sarcofago fu poi in parte smantellato e danneggiato da un incendio alla fine del Cinquecento.

Recentemente dei ricercatori, guidati dall’antropologo Francesco Mallegni, hanno aperto la tomba e hanno recuperato non solo i resti del sovrano (che saranno analizzati) ma anche alcuni oggetti straordinari. Tra questi un grande telo di seta lavorato con i leoni imperiali, probabilmente uno dei ritrovamenti di epoca medioevale più importanti mai rinvenuti, lo scettro e la corona imperiale e il globo che l’imperatore teneva in mano.

La notizia è stata data ufficialmente in occasione dell’apertura del convegno «Enrico VII, Dante e Pisa, a settecento anni dalla morte dell’imperatore e dalla Monarchia» che si tiene in questi giorni a Palazzo Gambacorti, sede del Comune di Pisa.

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]

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24 ottobre 2013

LA GRANDE FESTA PER I 150 ANNI DEL LICEO DANTE

Posted in affari miei, amicizia, Dante, scuola, Trieste tagged , , , , , , , , a 9:09 pm di marisamoles

Come anticipato nel precedente post, sabato ho rivisto i miei vecchi compagni di liceo.

Forse perché non ci abito da 28 anni o forse perché quando si è ragazzini non si apprezza ciò che si ha e si va in cerca d’altro (nel mio caso un’altra città in cui vivere), ogni volta che torno a Trieste mi batte forte il cuore.

Sabato pomeriggio ci sono arrivata con il treno e con un motivo in più per sentire battere forte il cuore nel petto: la grande festa per i 150 anni del Liceo Dante. Il mio liceo.
Dal finestrino mi sono goduta il paesaggio autunnale, con il tipico rosso del sommaco che colora il Carso triestino in questa stagione, ma il momento in cui ho avuto un vero e proprio sussulto, tanto da farmi sobbalzare sul sedile (e per fortuna non c’era nessuno accanto a me) è stato quando gli alberi hanno ceduto la scena al mare. Ecco, il mare è l’elemento naturale che mi manca di più, quello a cui sento di appartenere ed il distacco, che avviene alla fine dell’estate, è sempre molto triste. Come un amore che si deve lasciare senza il coraggio di dire addio.

In assoluto la cosa più bella di Trieste sono le cosiddette Rive. Cambiano nome a seconda dei tratti e gli ultimi due rievocano antichi imperatori romani (Ottaviano Augusto e Traiano). Non ho mai capito il perché, forse per la maestosità con cui la terraferma si impone sull’acqua.
Sulle rive triestine si affacciano stupendi palazzi, si apre in tutto il suo splendore la grande piazza, intitolata all’Unità d’Italia, ma non si possono trascurare i moli, quelli imponenti come l’Audace e quelli più piccoli che si allungano dalla terraferma al mare come braccia che tentano di attrarre a sé un po’ di Adriatico.

Uno degli edifici più belli situati sulle rive è la vecchia Stazione Marittima, ora trasformata in un centro congressi che, talvolta, ospita anche qualche evento mondano. Proprio in questo palazzo costruito nel 1930, che agli occhi del passante si erge in tutta la sua maestosità, adagiato sul Molo Bersaglieri, i “dantini” di ieri e di oggi si sono dati appuntamento per la grande festa. Più di 400 persone, varie generazioni che hanno mantenuto nel cuore il ricordo, più o meno gradito (la scuola, si sa, non per tutti è un’esperienza piacevole ma senz’altro memorabile, negli aspetti positivi e in quelli negativi), del liceo classico più prestigioso della città. Alcuni si sono incrociati nei corridoi nell’arco di pochi anni, preceduti da altri e lasciando il posto alle generazioni future. Qualcuno, più fortunato, ha potuto sedersi in cattedra e guardare la classe da un’altra prospettiva, rievocando i giorni in cui, dal proprio banco, aveva osservato con apprensione il professore o la professoressa mentre scorreva con il dito l’elenco alla ricerca della “vittima” di turno per l’interrogazione.

E noi della sezione C com’eravamo all’inizio dell’avventura quinquennale?

liceo Dante IVC

Un po’ timidi, molto spaesati ma certamente curiosi di iniziare l’esperienza di liceali. Qualcuno si conosceva già, aveva frequentato la stessa scuola media o addirittura la stessa scuola elementare. Magari erano stati compagni di banco.
In cinque anni di liceo si stringono amicizie oppure si rimane estranei per sempre. Qualcuno l’altra sera ha detto “non eravamo una gran classe”. Ma io mi chiedo, insegnando da così tanti anni, se davvero ci siano classi migliori, certamente ce ne sono molte di peggiori. Compagni di scuola non significa necessariamente amici. E magari non ci si vede per anni, tanti, troppi, per poi ritrovarsi un bel giorno a parlare del più e del meno, della vita di oggi, dimenticando quella di ieri. E forse quando la gioia del ritrovarsi è grande, ci si dimentica di quando non eravamo questo granché come classe. Senza rivangare, semplicemente continuando a guardare avanti, con l’esperienza di uomini e donne che danno il giusto valore a ciò che hanno, facendo passare in secondo piano ciò che non sono stati. Senza rancore e senza nostalgia, perché quella sì che uccide la gioia dell’incontro.

E così sabato sera eravamo solo in sette.

gruppo ritoccata nic

Incontrasi nuovamente è stato molto bello, l’attesa non ha visto deluse le aspettative. Ci siamo chiesti se sarebbe stato facile riconoscersi, oppure no. Abbiamo pensato a quali discorsi fare, se ne avremmo avuti da fare oppure sarebbe stato difficile riprendere quel filo spezzato dalla lontananza.
Fin dal momento in cui ho incontrato O. sotto casa (che poi è praticamente dietro il liceo in cui ho mosso i passi incerti di quattordicenne per uscirne donna con un sacco di sogni e molte certezze in più), non ho avuto dubbi sull’esito della serata. Ho avuto l’impressione che ci fossimo date appuntamento come molte volte facevamo, stanche dei pomeriggi passati sui libri, in quella piazza dove, in qualsiasi momento scendessi, sapevo di trovare sempre qualcuno. Come fanno ancora i giovani d’oggi.

Nella passeggiata fatta per raggiungere le rive e la Stazione Marittima (passeggiata che, tra l’altro, mi ha massacrato i piedi a causa della malsana idea di indossare un paio di decolleté comprate poche ore prima), abbiamo chiacchierato come se ci fossimo viste il pomeriggio precedente, facendo altri discorsi, non frivoli come all’epoca dei nostri quindici anni, ma sempre confidenziali, ora coma allora.
E poi abbiamo ritrovato gli altri, sempre uguali (a parte F. che, sul momento, non ho riconosciuto, eppure, fin dai tempi delle medie era un mio grande amico), qualche anno in più, qualche chilo in più (specie i maschi … ma non tutti!), solo dettagli privi di significato. Eravamo e siamo noi, quelli della sezione C, degli anni ’70. Al nostro tavolo si sono aggiunti altri ex compagni, quelli dell’anno avanti al nostro, che è stato un piacere ritrovare. E poi, tra tanta gente, molti volti noti, alcuni diventati personaggi importanti ma uniti a noi dal semplice fatto di essere “dantini”.

Forse per troppi anni l’abbiamo dimenticato. L’università, le nuove amicizie, gli amori, i matrimoni, i figli, le gioie e i dolori di una nuova vita, uguale a quella sognata o forse assai diversa, ci hanno fatto scordare l’importanza degli anni del liceo, dell’identificarsi come appartenenti ad una scuola prestigiosa che, assieme alla cultura, ai tanti contenuti appresi, che ancora ricordiamo o che abbiamo ben presto dimenticato (io di certo la matematica!), ci ha formato come cittadini e ha fatto di noi gli uomini e le donne che siamo, non migliori non peggiori rispetto a quanto potessimo immaginare, semplicemente noi, come siamo e come saremo in futuro.

Se la cena non è stata un granché, anche perché effettivamente credo che a nessuno interessasse il cibo in sé, piuttosto l’esperienza di condividere i ricordi e le emozioni, la torta è stata un tripudio di colesterolo ma molto graziosa e buonissima.

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E se le scarpe nuove mi hanno impedito di fare quattro salti sull’improvvisata pista da ballo, una chiacchierata con i compagni ritrovati sulla terrazza della Stazione Marittima è stata un’alternativa assai gradita. Per di più davanti ad un panorama mozzafiato che da troppi anni non mi fermavo ad osservare, tutta presa dai viaggi domenicali veloci dedicati alle famiglie, facendo la spola tra una casa e l’altra.

foto panorama ste3

In ultimo, non poteva mancare la foto ricordo delle “tre Grazie”: io, O. e N.
Come eravamo a diciassette anni

liceo dante IIC ritaglio (3 Grazie)

e come siamo ora

3 grazie nic

Ci siamo salutati con la promessa di non perderci più, di ritrovarci per festeggiare un evento importante il prossimo anno. Sperando di essere un po’ più numerosi, augurandoci che qualcuno possa rompere gli indugi e accogliere l’invito per il prossimo incontro. E se ci ritroveremo ancora in sette, andrà bene ugualmente.
Io ci sarò.

ATTENZIONE: TUTTE LE FOTO POSSONO ESSERE INGRANDITE CON UN CLICK.

ALTRE FOTO DELL’EVENTO QUI

N.B. NON HO POTUTO CONTATTARE TUTTI PER OTTENERE IL CONSENSO ALLA PUBBLICAZIONE DELLE FOTOGRAFIE (SPECIE QUELLE “ANTICHE”). NEL CASO IN CUI QUALCUNO NON GRADISSE LA PUBBLICAZIONE, MI AVVERTA TRAMITE E-MAIL. GRAZIE.

22 ottobre 2013

UN TÈ CON GEORGE … E TORTA RICICLATA

Posted in bambini, dolci, famiglia, figli, religione, vip tagged , , , , , , , , , , , , , , a 9:04 pm di marisamoles

william kate george
Non si può dire che a Londra non si badi al risparmio. La Casa Reale fa economia anche per un’occasione speciale quanto il battesimo del principino George Alexander Louis, il figlioletto del principe William e della duchessa di Cambridge, Kate Middleton, nato il 22 luglio scorso.

Il piccolo sarà battezzato domani e i genitori hanno annunciato una festa riservata a pochi intimi, solo i parenti strettissimi e pochi amici della coppia, tra i quali ben tre dei sei padrini designati, ex compagni di college di William e Kate.

Niente abitino di famiglia per il piccolo George: quello indossato nel giorno del battesimo da 60 parenti blasonati, a iniziare dalla regina Vittoria nel 1841 per finire con William che ha ricevuto il sacramento nel 1982, è ormai usurato ed esposto al Museum of London. Per George è stata confezionata una copia dell’abito da Angela Kelly, la sarta della bisnonna paterna.

Anche mamma Kate ha puntato al risparmio, nell’abbigliamento: per l’occasione indosserà un abito ordinato on line, seppur presso una boutique tra le preferite dai vip.

La cerimonia sarà officiata dall’arcivescovo di Canterbury Justin Welby nella Cappella Reale del palazzo di St. James e sarà seguita da un tè con i sessanta invitati. Dalla lista sono stati esclusi alcuni membri della famiglia reale più lontani nella linea di parentela. Ad accompagnare il tè, una fetta di torta … riciclata. Pare, infatti, che la coppia abbia fatto tenere da parte tre livelli della ricca torta alla frutta servita al loro matrimonio, appositamente per il ricevimento del battesimo del primo figlio. La cake designer Fiona Cairn assicura che, se ben conservato, un dolce “vecchio” di più di due anni può essere mangiabilissimo: basterà rinfrescare solo la decorazione.

A questo punto, consiglierei all’arcivescovo di Canterbury di impartire una benedizione a tutti gli invitati. Non si sa mai.

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]

Prince William, Catherine and Prince George arrive at Chapel Royal

FOTO BATTESIMO GEORGE DAL CORRIERE (DOVE SI POSSONO TROVARE ALTRE FOTOGRAFIE DELL’EVENTO)

18 ottobre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: LA LIBRAIA CHE PORTA I LIBRI AI BAMBINI DEL DESERTO

Posted in bambini, cultura, La buona notizia del venerdì, libri tagged , , , , , , , a 9:27 pm di marisamoles

jamilahassounePer due venerdì ho fatto una pausa. La scorsa settimana per impegni personali e due settimane fa perché la tragedia di Lampedusa ha fatto passare in secondo piano qualsiasi buona notizia. Però, visto che avevo preparato il post, l’ho pubblicato sull’altro blog, laprofonline. Parla di un’iniziativa molto lodevole di una ex insegnante che si dedica agli immigrati insegnando loro la lingua italiana. Questo è il link, per chi non l’avesse letto.

Anche oggi mi voglio occupare di cultura, considerato anche il fatto che sembra davvero messa in un angolino.
C’è una scrittrice e libraia marocchina, Jamila Hassoune, che dal 2006 porta le sue «carovane di libri» ai bambini del deserto.

Jamila recentemente è venuta in Italia, a Cosenza, per ricevere il Premio Cultura Mediterranea promosso dalla Fondazione Carical. Un riconoscimento per la missione che svolge con tanto amore e che ha descritto nel libro La libraia di Marrakech (edizioni Mesogea).
«Hollywood vorrebbe girare un film sulla mia storia – dice la scrittrice – A me interessa soltanto che si parli del mio Paese. Un popolo che legge è un popolo libero. Più lettori, meno sudditi».

Ai bambini del deserto Jamila, assieme ai libri, porta un po’ di speranza perché, secondo lei, la cultura, l’istruzione e l’educazione sono le armi più potenti della primavera del popolo arabo.

«La parte più profonda e importante del mio lavoro è dare a questi ragazzi la libertà di esprimersi perché in Marocco non sempre abbiamo la possibilità di farlo – spiega la scrittrice – I genitori educano i figli a stare zitti e a non mettere in discussione le decisione degli adulti. Col mio lavoro, io gli regalo uno spazio per esprimersi e crescere. E se cresci, se progredisci, potrai anche decidere del tuo futuro in maniera consapevole».

Nonostante si sia fatta volentieri carico di un impegno non indifferente per trasmettere ai bambini che hanno poco o nulla il valore della cultura, la Hassoune non può fare a meno di chiedersi: «Perché non è lo Stato a portare cultura in queste zone? Il governo ha i soldi, le risorse e le competenze. Il suo dovere non è solo quello di portare l’acqua alle popolazione, ma anche i libri che sono il cibo della mente».

Nella ferma convinzione che i libri possano cambiare il mondo, perché l’hanno fatto secoli fa, Jamila continua a viaggiare nel deserto affinché i bambini possano cambiare la propria vita, com’è successo a lei durante la sua infanzia e adolescenza: «Vengo da una famiglia tradizionale, non ho avuto la possibilità di andare al cinema, andare a ballare, andavo a scuola e basta. E lì c’erano i libri: attraverso quelle pagine ho potuto viaggiare, conoscere il mondo, aprire la mia mente ed essere tollerante verso gli altri popoli. E spero che ora questa magia possa accadere nuovamente con i miei ragazzi del deserto».

[fonte: Il Corriere; immagine della Hassoune dal suo blog]

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16 ottobre 2013

IL “VALORE” DI FABIO FAZIO E IL “COSTO” DELL’ISTRUZIONE

Posted in attualità, cultura, Festival di Sanremo, politica, Renato Brunetta, scuola, società, televisione tagged , , , , , , , , a 3:32 pm di marisamoles

Fabio FazioA volte prima di parlare cerco di mordermi la lingua. Un po’ perché per certi versi mi sembra fiato sprecato e un po’ perché temo sempre di essere fraintesa. Anche quando scrivo, ci penso bene prima di battere sui tasti del pc; è ovvio che non mi mordo la lingua, diciamo che in tutti i modi cerco un diversivo che mi allontani dall’idea di scrivere qualcosa.

Mi sono trattenuta quando ho sentito, con grande soddisfazione, che per una volta i nostri politici, al di là dello schieramento, sono d’accordo su qualcosa. E’ successo, ad esempio, per Renato Brunetta (Pdl) e Beppe Grillo (M5S) riguardo allo stratosferico compenso che Fabio Fazio, conduttore televisivo, percepirà nei prossimi tre anni: quasi 2 milioni di euro l’anno.

Brunetta si lamentava, due giorni fa, del fatto che non solo la cifra è esorbitante, ma che il contratto di Fazio non era affatto scaduto (la naturale scadenza, infatti, era giugno 2014) e che il presentatore avrebbe preteso un rinnovo prima della sua partecipazione al Festival di Sanremo 2014, ovviamente per alzare il tiro.

Sorvolo su altri fatti che riguardano questo argomento e mi fermo solo un attimo a riflettere sui contratti dei lavoratori.
Fazio, lavorando per la Rai, è come fosse un dipendente statale. E’ vero o no?
Allora mi chiedo: perché il contratto dei lavoratori della scuola è scaduto da quattro anni, gli scatti sono bloccati e nella migliore delle ipotesi tutto si sbloccherà nel 2015, se non addirittura due anni dopo? Anche noi lavoriamo per lo Stato e certamente ci accontentiamo di compensi di gran lunga più modesti delle richieste del conduttore.
Ah già, dimenticavo: fra un’ora e l’altra non abbiamo gli spot pubblicitari.

Oggi leggo sul Corriere che l’azienda difende Fazio. A tal proposito osserva il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi: «Ci sono professionalità, come quella di Fazio ma anche altre, che sono un grande valore per la Rai e per i telespettatori. Fazio peraltro non è un costo per l’azienda, ma una fonte di profitto e garantisce un’informazione trasparente, seria e di altissima qualità».

Non avevo capito: la cultura è costituita dalle canzonette sanremesi e dalle chiacchierate in uno studio televisivo mentre noi a scuola non produciamo nulla, non costituiamo un profitto per ‘”azienda Italia”, ma solo un costo.
E la nostra professionalità? Ah, quella vale zero.
A sentir molti, noi insegnanti costituiamo solo un un costo troppo alto per lo Stato. Il ministero dell’Istruzione non può essere uno stipendificio, che diamine!

L’indignazione di fronte alle dichiarazione di Gubitosi è unanime.
La mia è solo uno sfogo, non ha alcun “valore” e non costa nulla alla società. Intendiamoci.

[immagine da questo sito]

15 ottobre 2013

RIPRENDERE I CONTATTI

Posted in affari miei, amicizia, Dante, scuola, Trieste, web tagged , , , , , , , a 10:19 pm di marisamoles

targa danteRiprendere i contatti con chi si è perso di vista, oggi come oggi, non è difficile. Facebook e il web in generale hanno facilitato le comunicazioni e ciò che una volta poteva sembrare un’impresa disperata (anche perché, a parte l’elenco telefonico, non c’era nulla che potesse agevolare la ricerca di una persona) ora come ora è alla portata di tutti, o quasi.

Io sono facilmente rintracciabile. Avendo un blog, con tanto di nome e cognome e indirizzo e-mail, difficilmente chi mi cerca può rimanere deluso. Anche perché ho solo un’omonima che sta in California. Certo, potrei essere emigrata lì ma è molto più probabile che abbia un blog e che scriva dall’Italia.

Ed ecco che, grazie al web, qualcuno che non sentivo da molto molto tempo mi ha contattata per e-mail. Una “vecchia” compagna di scuola si è data un gran daffare per avvisare tutti i suoi ex compagni che sabato prossimo ci sarà una grande festa in occasione del 150° anniversario della fondazione del nostro liceo.

In questi giorni è stato tutto uno scambiarsi mail, alla caccia dei pochi numeri telefonici o indirizzi di posta elettronica che ancora mancavano all’appello. Ma che fare quando un appello fatto su facebook non funziona? Be’, partendo dal presupposto che non tutti quelli che possiedono un account sul social network più famoso di fatto lo frequentino, ho rispolverato vecchie conoscenze e alla fine qualcuno l’ho trovato. Il vecchio e buon telefono ha fatto la sua brava funzione, come ai vecchi tempi!

Eccoci dunque pronti per la grande festa. Qualcuno ha accolto l’invito con gioia, qualcun altro ha nicchiato un po’ facendosi desiderare, non sono mancati i no decisi, senza ripensamenti. Alla fine saremo meno di metà classe però dobbiamo anche essere onesti e ammettere che in tutti questi anni – e sono molti, qualche decina! – non ci siamo quasi mai rivisti e nemmeno quando frequentavamo il liceo la nostra classe era unita. C’erano i soliti gruppetti e, a parte quei compagni che poi hanno frequentato la stessa facoltà (ma non è nemmeno detto che i rapporti siano rimasti così stretti), gli altri si sono praticamente volatilizzati e pare che nessuno abbia sentito la mancanza dei vecchi compagni.

Detto questo, può sembrare strana l’insospettabile gioia che io provo – ma anche altri, a quanto pare – nell’imminenza dell’evento. Proprio ieri, in uno scambio di sms con la “promotrice” della reunion, le ho scritto: “Sono emozionata come una scolaretta al primo giorno di scuola”.

E oggi, parlando al telefono con un’altra compagna ho avuto la sensazione che gli anni non fossero passati, come se l’avessi sentita proprio ieri. Abbiamo rievocato vecchi ricordi (alcuni tristi, purtroppo), compresa l’avventura passata insieme un’estate quando, con grande coraggio, siamo partite alla volta di Cesenatico per fare le assistenti a delle bambine scatenate in una colonia.

Insomma, è da qualche giorno che sento una grande emozione, il batticuore come quando ai tempi del liceo il famigerato e severissimo professore di Latino e Greco scorreva l’elenco con il dito e noi stavamo sospesi, quasi tra la vita e la morte, trattenendo il fiato. E quando uscivano i due nomi delle vittime di turno, facevamo un gran sospiro. L’avevamo scampata. Almeno per quel giorno.

10 ottobre 2013

RAOUL BOVA: “NON SONO GAY MA ANCHE SE FOSSE …”

Posted in divorzio, vip tagged , , , a 2:20 pm di marisamoles

raul bova
Tranquilli: non è un articolo di gossip. A me della separazione di uno dei divi più belli del Bel Paese non me ne può fregar de meno. Però, a pensarci, un po’ mi dispiace. Mi dava l’idea di essere un matrimonio solido il suo, di quelli che sembrano mosche rare nel mondo dello spettacolo.

No, non è della separazione dalla moglie Chiara Giordano (raro esempio di figlia meno nota della madre, l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace) che voglio parlare. Vorrei piuttosto soffermarmi sulle illazioni che sono piovute addosso al povero Raoul dal momento in cui la crisi del suo matrimonio è diventata di dominio pubblico. E delle voci, sempre più insistenti, della vera causa del naufragio dell’unione fra i due: Bova è gay. Ma quale sarebbe il motivo di tali sussurri che nel tempo hanno smesso di essere tali per divenire voci insistenti che neanche la Fama, rea di aver portato alle orecchie di tutti il “connubio” tra Enea e Didone? Le battaglie dell’attore per i diritti delle coppie omosessuali e un’intervista rilasciata nel 2010 in cui affermava che prima di incontrare quella che sarebbe diventata sua moglie, tredici anni fa, era abbastanza aperto a persone e situazioni nuove.
Perché basta che uno pronunci le parole magiche persone e situazioni nuove per scatenare un putiferio.

Ma come? Uno come Bova, il sex symbol per antonomasia? Insomma, proprio gay, lui che non è un Cecchi Paone qualunque!
E dopo mesi di silenzio, a sentir lui molto sofferto, il bel Raoul smentisce pubblicamente. Lo fa in un’intervista a Vanity Fair, nel numero in edicola oggi.
Nell’edizione on line, incuriosita, ho letto il suo sfogo e ciò che mi ha colpito in particolare è la sua affermazione:

«Lo dico apertamente, mi piacciono le donne. Se fossi omosessuale, credo che non avrei nessun problema a riconoscerlo. O forse non lo direi: perché questo obbligo di dichiararsi, di giustificarsi? Nessuno va in giro a dire: piacere, sono etero. […]»

Ecco, quella evidenziata dal grassetto (mio) è la cosa più sensata che abbia mai letto su questo argomento.
Continuo a pensare che fino a quando insinuazioni del genere continueranno a correre di bocca in bocca, la condizione degli omosessuali sarà sempre sentita, considerata e vissuta come “diversa”. Non è questo che vogliono i gay, certamente. Ma nemmeno è giusto pensare che l’outing, o come si chiama, debba essere considerata una condizione essenziale per essere “accettati”. Lo virgoletto perché proprio l'”accettazione” – che a mio parere non ha ragion d’essere – continuerà a farli apparire “diversi”.

[immagine da questo sito]

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Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

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Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

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[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

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Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

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Psicologia per Famiglia

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

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