30 settembre 2013

SETTEMBRE

Posted in amicizia, amore tagged , , , , , a 9:29 pm di marisamoles

settembreSettembre. C’è un non so che in questo mese che mi ricorda marzo e i primi giorni d’aprile, quando la primavera ancora esita sulla soglia e il giardino trattiene il respiro in attesa. C’è nell’aria la stessa dolcezza, il cielo e l’erba paiono uguali ad allora; ma le foglie raccontano una storia diversa, e il rampicante che si colora di rosso sul muro della casa si avvicina in fretta al suo ultimo e più splendido momento di gloria. (Elizabeth von Arnim, Il giardino di Elizabeth)

E così anche settembre sta andando. Un mese che sa essere generoso e ci regala gli ultimi raggi di sole ma che esala nell’aria il profumo di castagne, ricordandoci che l’autunno è arrivato.
Ricomincia la scuola, si riaprono i libri, sui banchi si ritrovano gli amici.
Le piogge, che in questi giorni hanno bagnato le nostre città, ci ricordano che l’estate è finita, ci invitano a riporre i costumi da bagno e a far spazio, negli armadi, alle giacche pesanti e alle maglie di lana.

Io ancora spero che il sole di ottobre riscaldi l’autunno appena risvegliato, ingannandolo un po’.
A me piace settembre, così come lo descrive Elizabeth von Arnim, con la sua dolcezza, e mi piace anche l’autunno, con quel suo esitare davanti alla soglia, come un fanciullo educato che chiede il permesso di entrare.

E mi piace ottobre, il mese della Bilancia. Il mio segno zodiacale.

[immagine da questo sito]

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29 settembre 2013

VIAGGIO DI NOZZE INFINITO CON ABITO DA SPOSA IN VALIGIA

Posted in amore, donne, vacanze, viaggi tagged , , , , , , , a 7:26 pm di marisamoles

jennifer sposa parigi
Molto singolare l’esperienza di due coniugi americani che da cinque anni rivivono la luna di miele, viaggiando ogni estate e scattando decine e decine di fotografie in cui lei è immancabilmente immortalata con addosso l’abito da sposa.

“E ‘iniziato al nostro matrimonio”, ha detto Jeff riguardo al progetto fotografico che si è evoluto dalle nozze della coppia di Medford (New Jersey, Stati Uniti) avvenute su un cratere vulcanico dell’isola di Pasqua il 18 marzo 2008. “Volevamo andare in qualche posto spirituale, iconico e non troppo turistico”. Direi che ci sono proprio riusciti e da quel dì il viaggio di nozze per i due fortunati sposi è un’esperienza da ripetere. Né Jeff e la sua sposa Jennifer hanno alcuna intenzione di interromperlo. Dopo ben cinque anni di viaggi di nozze, con relativi scatti di lei in abito da sposa, altri viaggi sono in programma per il 2014, con mete orientali: Singapore, Thailandia e Cambogia.

Dal giorno del loro matrimonio i coniugi americani hanno viaggiato in ben diciannove paesi: Cile, Svizzera, Cina, USA, Egitto, Nuova Zelanda, Ungheria, Francia, Italia, Città del Vaticano, Perù, Islanda, Norvegia, Giamaica, Bahamas, Grand Cayman, Honduras, Grecia e Russia. Hanno percorso, con in valigia l’immancabile abito bianco che Jennifer indossava il giorno delle nozze (pagato solo 400 dollari, tra l’altro!), circa 147,500 miglia (più o meno 240.000 km), scattando 148 foto, alcune di esse veramente originali. Ad esempio, quelle che vedono la sposa ormai non più novella immersa nelle acque caraibiche, con tanto di pinne e maschera subacquea, oppure in groppa ad un cavallo nelle acque cristalline delle Bahamas. Ma altri scenari per nulla usuali, specie per delle foto di nozze, sono stati scelti da Jeff per immortalare la moglie: il campo da hockey su ghiaccio dei Philadelphia Flyers e quello da basket dei Philadelphia Sixers, ad esempio. E che dire della posa per nulla tranquilla di fronte all’avanzare di un karateca affatto intimorito dalla bella sposina?
Molto più rassicuranti gli enormi eucalipti che si sono lasciati sfiorare dalla delicata mano di Jennifer, intenta a dipingere i loro tronchi nel Maui (Hawaii).

Insomma, scatti che devono essere visti e apprezzati per la loro originalità e bellezza. Potete farlo QUI oppure QUI (il blog dedicato all’insolita avventura dei coniugi Salvage). Ma una carrellata la potete trovare anche nel video in fondo all’articolo.

Recentemente è stato pubblicato il libro One dress, one woman, one world che contiene gli scatti fatti durante i viaggi.
Jennifer sta attualmente scrivendo un diario romantico della loro storia e spera di pubblicarlo nel giorno di San Valentino. I due coniugi sono, però, ancora alla ricerca di un editore. Nel caso in cui nessuno si facesse avanti, hanno comunque intenzione di pubblicare in proprio la loro Romantic Memoire.
Non fatico a credere che prima del 14 febbraio 2014 qualche editore si sarà reso disponibile per la pubblicazione.

Che altro dire? Auguri e figli maschi … in questa romantica e infinita luna di miele il tempo di concepire un bebè di certo non mancherà.

27 settembre 2013

CINQUE ANNI CON VOI

Posted in amicizia, auguri, Compleanno blog, web tagged , , , , , a 9:46 pm di marisamoles

torta 5 candeline
Eccoci qui a festeggiare i cinque anni di questo blog.

anniversary-1xMe ne stavo dimenticando e per fortuna se n’è ricordato WordPress con i suoi auguri di buon anniversario (è la prima volta che me li fa …).

Come ormai è consuetudine, mi piace condividere con voi che leggete la vita di questo blog negli ultimi dodici mesi.

Ad oggi le visualizzazioni sono state 1.696.384. Nell’ultimo anno i click sono stati poco più di 200.000.

Nell’arco dell’anno appena trascorso il MESE in cui mi hanno letto di più è stato DICEMBRE con 60.248 click.

Ho perso il conto dei commenti ma in totale sono 9708 (una buona metà, comunque, sono costituiti dalla mie repliche!)

I POST PUBBLICATI NELL’ULTIMO ANNO: 129

La TOP TEN dei post (accanto al titolo il numero di visualizzazioni, sempre riferite agli ultimi 12 mesi):

1) DA SAN NICOLO’ A BABBO NATALE: LA LEGGENDA DI SANTA CLAUS (34.161)
2) ISRAELE IN EUROPA? PER BERLUSCONI SÌ, MA PER LA GEOGRAFIA (9.506)
3) LE POESIE DEL RISORGIMENTO: “SANT’AMBROGIO” DI GIUSEPPE GIUSTI (8.870)
4) “MIO FIGLIO È STATO BOCCIATO. MALEDETTE LE PROF”. LO SFOGO DI UNA MAMMA FURIOSA (8.199)
5) LATINO: UN METODO PER TRADURRE (6.114)
6) LE DONNE DI ULISSE: PENELOPE, L’AMATA SPOSA … MA TRADITA (6.099)
7) LE POESIE DEL RISORGIMENTO: “IL GIURAMENTO DI PONTIDA” DI GIOVANNI BERCHET (5.549)
8) LE POESIE DEL RISORGIMENTO: “LA SPIGOLATRICE DI SAPRI” DI LUIGI MERCANTINI (5.116)
9) MAMME CINQUANTENNI: ADESSO E’ IL TURNO DI ALESSANDRA MARTINES (4.799)
10) LE DONNE DI ULISSE: L’AMANTE NINFA CALIPSO (4.783)

Hanno visualizzato la HOMEPAGE del blog, sempre nell’ultimo anno, 53.411 persone.

A questo punto una riflessione si impone. Nessuno dei post inseriti nella top ten è stato scritto nell’arco dell’anno. Di questo sono un po’ dispiaciuta perché significa che non scrivo più delle cose interessanti come prima. D’altra parte, mi inorgoglisce il fatto che la maggior parte di questi post sono “culturali” e comprendono alcune poesie del Risorgimento (molto lette: “Sant’Ambrogio” ha ottenuto, da quando è stato scritto, più di 20.000 visualizzazioni!) e alcune delle Pagine d’Epica (Ulisse va sempre forte!) cui sono molto affezionata.

Non mi resta che ringraziare i miei amici blogger, alcuni sempre presenti anche come commentatori, i lettori abituali che mi seguono fedelmente e tutti quelli che passano di qua per caso … mi auguro trovino interessante il blog diventando anche loro followers!

Ciao a tutti e … al prossimo anno per un nuovo aggiornamento sui dati!

P.S. Mi scuso con Laura se oggi non ho pubblicato la Buona Notizia del Venerdì … facciamo che questa sia una buona notizia tutta personale.

[immagine torta da questo sito]

GLI ALTRI COMPLEANNI

21 settembre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ (IN RITARDO!): SI VIVE (BENE) ANCHE DI STRESS

Posted in La buona notizia del venerdì, psicologia, salute, scienza, società, terza età tagged , , , , , , , , , , , , , a 3:40 pm di marisamoles

terza etàA Venezia si è parlato di stress, ma non solo dei suoi effetti negativi, anche di quelli positivi. Avete mai pensato che possano esserci degli effetti positivi dello stress? Be’, in fondo la classificazione dello stress ne comprende due tipi: eustress (eu: in greco, buono, bello) o distress (dis: cattivo, morboso). L’eustress, o stress buono, è quello indispensabile alla vita, che si manifesta sotto forma di stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Un esempio può essere una promozione lavorativa, la quale attribuisce maggiori responsabilità ma anche maggiori soddisfazioni. Il distress è invece lo stress cattivo, quello che provoca grossi scompensi emotivi e fisici difficilmente risolvibili. Un esempio può essere un licenziamento inaspettato, oppure un intervento chirurgico. (LINK)

Un esempio, tra i tanti, emerge dalla relazione del Nobel Elisabeth Blackburn che sottolinea come una gestante stressata (un lutto o una perdita di lavoro legata alla maternità, per esempio) mette al mondo un figlio con un’aspettativa di vita più bassa. I telomeri dei cromosomi – il patrimonio genetico che si trasmette nella replicazione cellulare – del nascituro sono più corti e oggi è noto che la lunghezza di questa componente cellulare è sinonimo di una vita più o meno lunga. Il telomero ripara i danni cellulari: se i danni sono riparati non ci sono malattie. E il 20% degli ultracentenari muore di «vecchiaia», non di malattia.

La vera scoperta consiste, dunque, nel fatto che i telomeri dipendono anche dalla psiche, anche se i modi in cui quest’ultima agisce sono ancora misteriosi.
Secondo gli studiosi i 125 anni di vita media «scritti» nei geni si potrebbero raggiungere se non si odia (e si ama), si vive in stress positivo (per esempio fare un lavoro che piace o che gratifica, con vacanze regolari e senza vivere sempre connessi ai gadget tecnologici), se si pratica una religione con convinzione e senza sentirsi obbligati. Ma non solo, mangiare ciò che piace realmente e non cosa è indotto consumisticamente. Ecco il punto: lo stress negativo, e invecchiante, è quando si fa ciò che non piace ma è richiesto da altri. Dal datore di lavoro alla cosiddetta società civile, dalla religione ai genitori.

Secondo Howard Friedman, psicologo dell’università della California a Riverside, «la longevità dipende dall’essere coscienti in positivo di ciò che si fa».

E voi, di che stress siete?

[fonte Il Corriere; immagine da questo sito]

LE ALTRE BUONE NOTIZIE:

Enorme riserva sotterranea di acqua in Kenia di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

16 settembre 2013

VOCE DEL VERBO ASFALTARE. IL VOCABOLARIO RENZIANO

Posted in lingua, politica tagged , , , , a 5:10 pm di marisamoles

matteo renziCon tutta la stima che nutro per lui (sono convinta che se avesse vinto le primarie a quest’ora il Pd avrebbe la maggioranza assoluta al governo), il signor Matteo Renzi, sindaco di Firenze, dovrebbe avere la cortesia di spiegarmi l’uso del verbo asfaltare nella seguente affermazione:

«A Berlusconi conviene restare nel governo, ha paura delle elezioni perché sa che se andiamo al voto asfalteremo il Pdl». (dal Corriere)

Vuol far concorrenza al briffare della Minetti

[immagine da questo sito]

15 settembre 2013

LIBRI: “LA LUCE SUGLI OCEANI” di M.L. STEDMAN

Posted in libri tagged , , , , , , , a 7:42 pm di marisamoles

Premessa.
Questo libro mi ha incuriosita soprattutto per l’immagine di copertina in cui si vede in primo piano una bimba e sullo sfondo un faro. Ho subito pensato che qualche tempo fa quello del guardiano del faro è stato giudicato il miglior lavoro del mondo. Poi ho letto, sul risvolto di copertina del romanzo, la trama e mi ha subito colpita la storia, ambientata in Australia. Non credo di aver mai letto nulla di questo Paese e nemmeno di qualche autore australiano. E’ un Paese che non conosco affatto. Questo romanzo mi ha fatto sognare paesaggi meravigliosi e ha suscitato in me la voglia di visitare quei luoghi, mai provata prima
.

ML StedmanL’AUTRICE.
La biografia ufficiale di M.L. Stedman è piuttosto scarna: di lei si dice solo che è nata e cresciuta a Perth, nell’Australia occidentale, attualmente vive a Londra. Questo è il suo primo romanzo. Nemmeno le iniziali riconducono ai due nomi di battesimo, si sa solo che M. sta per Margot.
Sul web, tuttavia, si può trovare il testo di un’intervista da cui si apprende che la scrittrice ha sempre adorato quella che lei definisce l'”arte delle parole”, anche se il suo approccio con la scrittura nasce solo dopo aver lavorato a Londra come avvocato. Siamo nel 1997: la Stedman, mentre fissa lo schermo del computer nel suo ufficio, ha l’illuminazione che proviene da Dio sa dove. Decide, quindi, di provare la scrittura creativa. Ingaggia un writing coach, e mentre si trova in Grecia per una “vacanza di scrittura creativa”, di getto scrive il suo primo racconto. Continua poi a studiare questa disciplina presso l’Università di Londra, pubblicando tre racconti raccolti in un’antologia out-of-print, Desperate Remedies, nel 2008.
La luce tra gli oceani, iniziato come un racconto di 15.000 parole, diventa un romanzo grazie anche al consiglio di un agente letterario che ne riconosce la “stoffa” per diventare un romanzo.
L’autrice, quindi, fa delle ricerche d’archivio sui guardiani del faro e sperimenta la desolazione di Capo Leeuwin Lighthouse, che ha visitato al fine trovare l’ispirazione per descrivere la vita dei protagonisti a Janus Rock.
Del suo approccio con la scrittura, M.L. Stedman dice:

I just sit down and make it up. I don’t plan, so it’s not as though I have an outline or structure. It’s an instinctive process. When I start to write I let a picture or sentence or voice come to me. (Appena mi siedo, inizio. Non pianifico nulla, quindi non è come se seguissi uno schema. Si tratta di un processo istintivo. Quando inizio a scrivere lascio che una foto o una frase o una voce vengano a me.)
(QUI potete leggere l’intera intervista pubblicata sul Sidney Morning Herald)

la luce sugli oceani cover

LA TRAMA.
Tom Sherbourne è un giovane reduce di guerra, laureato, con alle spalle una triste storia familiare: la madre aveva abbandonato la famiglia quand’era bambino e il padre aveva cercato in tutti i modi di far crescere i suoi figli (Cecil è il fratello maggiore di Tom) nell’odio nei confronti della donna che aveva distrutto la sua famiglia.
L’esperienza della guerra rappresenta per il giovane un altro trauma, un’altra pagina dolorosa della sua vita. Ha visto i suoi compagni morire sul campo e si sente un miracolato ad esserne uscito indenne. A volte un senso di colpa lo assale e per questo decide di accettare un incarico pro tempore per il Servizio fari del Commonwealth.
La vita solitaria è quello che cerca. Dopo una breve esperienza a Byron Bay, sulla costa del Nuovo Galles, arriva per lui la grande occasione: un incarico permanente sull’isola di Janus Rock che si trova affacciata tra i due oceani, ad ovest quello Indiano e ad est quello Australe.

Prima della partenza, in occasione di una cena a casa del capitano Percy Hasluk, Tom conosce Isabel, un’incantevole diciannovenne da cui si sente subito attratto, figlia di Bill, preside della scuola di Partageuse, il porto più vicino a Janus, e Violet Graysmark. Ma la vita di un guardiano del faro è dura, in completo isolamento, gli unici rapporti con il mondo esterno sono quelli con gli uomini che, ogni sei mesi, portano cibo e tutto ciò che può servire alla manutenzione del faro. Non è certo un luogo in cui mettere su famiglia.
Ma Tom non ha fatto i conti con i sentimenti della giovane Isabel (Izzy la chiamerà poi):

Isabel stessa non sarebbe stata in grado di spiegare a parole la sensazione nuova che provava ogni volta che vedeva quell’uomo. Eccitazione, forse? C’era qualcosa di misterioso in lui, come se fosse distante, nascosto dietro il suo sorriso. E lei desiderava raggiungerlo e scoprirlo.
La guerra le aveva insegnato a non dare niente per scontato. Non era consigliabile rimandare ciò che contava: la vita poteva portarti via le cose più care e non c’era modo di riaverle. Isabel cominciava a sentire l’urgenza, la necessità di cogliere un’occasione prima che lo facesse qualcun altro. (pag. 58, edizione Garzanti)

La giovane donna, oltre ad essere bella, è molto caparbia. Riesce, infatti, a conquistare il cuore di Tom e in breve si celebrano le nozze.
La coppia, con entusiasmo lei e con molte perplessità lui, inizia una vita felice con l’intenzione di mettere al mondo dei bambini. Il destino, però, è avverso: Isabel ne perde tre in poco tempo. L’ultimo nasce prematuro e già morto.
Proprio da questo triste evento prende l’avvio la narrazione con un’anticipazione dei fatti. E’ il 27 aprile 1926.

«Il giorno del miracolo, Isabel era inginocchiata al limitare della scogliera e si affaccendava intorno alla piccola croce costruita di recente con pezzi di legno trasportati dalla corrente. Un’unica nuvola paffuta navigava piano nel cielo di fine aprile che sovrastava l’isola specchiandosi nell’oceano.
“E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”, sussurrò.
Per un istante la mente le giocò uno scherzo e lei credette di sentire il pianto di un bambino. Scacciò l’illusione e seguì con lo sguardo un branco di balene che si allontanava lungo la costa per andare a partorire in acque più calde. Udì di nuovo il vagito, questa volta più forte, trasportato dalla brezza delle prime ore del mattino. Impossibile.» (pag. 11)

Non si tratta di un’illusione: sulle coste della piccola isola di Janus, sperduta tra gli oceani, si è arenata una barca con a bordo un uomo morto e una neonata, avvolta in un maglione da donna color lavanda. Tom e Isabel immaginano che l’uomo sia il padre della piccola e che la madre sia stata travolta dalle onde e trasportata chissà dove. Quella creaturina che piange disperata, ma che si calma non appena stretta tra le braccia di Izzy, dev’essere rimasta sola al mondo.

Il primo pensiero di Tom è quello di avvisare i suoi superiori del ritrovamento del cadavere e della neonata. Ma quello per Isabel è il giorno del miracolo. Ha appena perduto suo figlio e probabilmente anche la speranza di diventare madre. Quella bambina è per lei un segno del destino: se avessero avvertito chi di dovere, l’avrebbero portata in un orfanotrofio. Se, invece, Tom avesse omesso di segnalare il ritrovamento, nessuno mai avrebbe potuto sospettare che quella neonata non fosse la loro figlia. Dopo l’infelice esito del parto prematuro, infatti, i due non avevano ancora avvertito nessuno dei parenti e la barca con i rifornimenti sarebbe arrivata da lì a due mesi.

Isabel è determinata e riesce a convincere il marito riluttante. La bambina viene soccorsa e portata al faro dalla donna che fin da subito si sente sua madre, mentre Tom seppellisce il corpo dell’uomo. Nessuno saprà mai nemmeno del ritrovamento della barca, che viene lasciata andare alla deriva, e del cadavere. Il piano è perfetto, se non fosse per un sonaglio d’argento che la bambina aveva con sé. Un oggetto cui la coppia non dà alcuna importanza come segno identificativo e che qualche anno dopo farà venire a galla la verità.

La vita di Lucy, la piccola, è felice: ha due genitori che l’adorano, passa le sue giornate in completa libertà, ascoltando il rumore del mare che, fragoroso, s’infrange sulle scogliere. Appena un po’ cresciuta, segue Isabel che si prende cura dei pochi animali che alleva sull’isola ed è affascinata dal lavoro di Tom che tiene perfettamente efficiente il faro.
Le giornate sono scandite dalla vivida luce dell’alba e da quella smorzata del tramonto, subito sostituita dalla luce magica del faro del quale sembra, talvolta, di seguire il ritmo degli ingranaggi. I suoni sono quelli della natura, accompagnati da quelli degli abitanti dell’isola sperduta: il vento che a volte soffia impetuoso, il fragore delle onde, la vocina sempre squillante e allegra di Lucy e il gaio suono di un vecchio pianoforte che Tom ha fatto aggiustare per far felice Isabel.
La natura diventa protagonista di appassionate pagine, quasi un riflesso delle gioie e dei drammi dei protagonisti:

L’oceano tuonò contro la roccia mandando una pioggia di schiuma fino a Isabel, in piedi sul bordo della scogliera, a decine di metri d’altezza. Gli spruzzi erano penetrati nel legno delle croci [quelle che Tom aveva apposto sulle tombe del figlioletti morti, NdR]e avevano inumidito il suo vestito.
«Izzy! Isabel!» La voce di Tom, sospinta dalle raffiche, volava quasi via dall’isola.
Una procellaria volteggiò nell’aria, girando in cerchio, prima di tuffarsi a piombo nell’onda frastagliata, secca come un fulmine, per pescare un’aringa. Ma la fortuna e la tempesta erano a favore del pesce, che riuscì a divincolarsi dal becco dell’uccello ricadendo in mare.
Tom percorse le poche centinaia di metri che lo separavano dalla moglie. La procellaria continuò a librarsi sulle correnti tempestose, sapendo che nel tumulto dell’acqua i pesci che erano al riparo delle rocce più profonde sarebbero facili prede. (pag. 226)

Siamo nel momento clou del romanzo: d’ora in poi nulla sarà come prima. Tom, venuto a sapere che la madre naturale di Lucy è viva, non può più tollerare il senso di colpa che lo assale ripensando al momento in cui aveva accettato di seguire il consiglio della moglie. L’uomo fa di tutto per essere scoperto, perfettamente consapevole che ciò avrebbe significato la crisi del suo matrimonio e un dolore inconsolabile per il povero cuore di Isabel. La donna, infatti, non vuole separarsi da colei che ha cresciuto come una figlia, che ama profondamente. Ritiene di essere la madre legittima perché ha abbracciato Lucy, l’ha accolta nel suo seno, l’ha cresciuta e amata. Quella donna, Hanna, sarà anche la madre naturale della bambina però per lei è una perfetta estranea.

Ma accanto alla storia di questi due coniugi ce n’è un’altra: quella di Hanna. Il ritrovamento della sua Grace è come la luce che improvvisamente squarcia il buio della sua anima. Dopo sei anni di dolore, ecco che arriva la gioia: potrà riabbracciare la figlia. Anche se il rapporto tra la figlia perduta e la madre ritrovata sarà tutt’altro che facile. Lucy-Grace, infatti, riconosce Isabel come l’unica e vera madre e da lei, all’inizio, non si vuole separare.

***

Devo essere sincera: quando ho letto nel risvolto di copertina che questo romanzo è stato conteso dagli editori di tutto il mondo e venduto in milioni di copie, ero un po’ scettica. Il successo di vendita, infatti, non sempre è sinonimo di qualità.
Al di là del fatto che la storia è avvincente, la narrazione scorre veloce, con momenti di introspezione psicologica e di suspense. E’ scritto bene, con delle pagine descrittive, soprattutto della natura dei luoghi, per nulla noiose ma che, anzi, aiutano a calare il lettore nell’atmosfera alquanto insolita dei luoghi. Insomma, credo che nessuno abbia esperienza di fari e lasciarsi affascinare dal mestiere di guardiano non è cosa di tutti i giorni.
In conclusione, è senz’altro il miglior romanzo, almeno nell’ambito della narrativa contemporanea, che io abbia letto negli ultimi anni. Affascinante e drammatico nello stesso tempo. Impone molte riflessioni, prima tra tutte quella sulla maternità. Ma alla domanda “I figli sono di chi li cresce o di chi li genera?” non si riesce a dare una risposta, specie di fronte ad un finale che, se è giusto, non è lieto per tutti.

13 settembre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: DUE RUOTE PER SALVARE L’ARTICO

Posted in attualità, La buona notizia del venerdì tagged , , , , , , , , , a 10:50 pm di marisamoles

pedalata artico
Dopo una pausa (venerdì scorso ero, infatti, off line su una delle più belle spiagge dell’Adriatico … ve ne parlerò un’altra volta) quest’oggi, seppure a fine serata, voglio trattare un tema di grande attualità: l’ecologia.

Domenica 15 settembre saranno migliaia le persone, provenienti da 75 città di 35 Paesi nel mondo, che inforcheranno la bicicletta per salvare l’Artico dalle trivellazioni petrolifere.
Si tratta della prima pedalata Polare della storia, organizzata da Greenpeace. In Italia le città che aderiscono all’iniziativa sono sei: Bari, Catania, Milano, Napoli, Roma e Verona.

Cristina De Lia, di Greenpeace Italia, spiega il motivo di questa pedalata per l’ambiente: «vogliamo portare il movimento dei difensori dell’Artico sulle strade e chiedere che la regione, di vitale importanza per il clima del nostro pianeta, sia protetta da ogni tipo di sfruttamento». «Se non facciamo qualcosa subito, se non li fermiamo ora» aggiunge la portavoce di Greenpeace «non saranno solo gli orsi polari a perdere la propria casa. Ne risentiremo tutti! È grazie ai ghiacchi di Artico e Antartico che il Pianeta mantiene il suo equilibrio climatico, se questi dovessero venire a mancare, se i ghiacchi si dovessero sciogliere troppo, le conseguenze sarebbero disastrose per tutto il Pianeta».

Negli anni Sessanta la banchisa polare ammontava a circa 8 milioni di chilometri quadrati, mentre oggi ne ha 6 milioni. Anche se per il 2013 non è previsto il raggiungimento del minimo storico per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacci, dopo che il 16 settembre 2012 aveva raggiunto l’estensione minima di 3,41 milioni di chilometri. I cambiamenti climatici, tuttavia, non costituiscono l’unica minaccia per il Polo Nord: l’assenza di ghiaccio ha aperto nuove vie di transito per la ricerca e l’estrazione di petrolio a latitudini estreme scatenando una vera e propria corsa all’oro nero. Proprio per questo Greenpeace si mobilita invitando la popolazione mondiale ad aderire alla pedalata in difesa dell’ambiente polare.

A Roma l’appuntamento è alle ore 10 in piazza del Colosseo: ad attendere i ciclisti ci saranno orsi polari, giocolieri, acrobati e una postazione per decorare il volto con le immagini degli animali artici.
A Londra Aurora, un orso polare meccanico grande quanto un autobus a due piani, sfilerà per le strade fino a raggiungere la sede internazionale della Shell.

Buona pedalata, allora, ai fortunati che avranno la possibilità di raggiungere le sei città italiane interessate. Con la speranza che nel tempo l’iniziativa venga appoggiata da molte altre città della nostra bella penisola.

[fonti: Corriere e Vanity Fair da cui è tratta anche l’immagine]

ALTRE BUONE NOTIZIE:

Caffè sospeso: da Napoli una tradizione alla conquista del mondo di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

11 settembre 2013

PUBBLICITÀ NON GRADITA SU WORDPRESS: CHE FARE?

Posted in affari miei, web tagged , , , , , , , a 4:09 pm di marisamoles

pubblicita-no-grazie
Oggi, per puro caso, ho scoperto che i miei lettori, in calce ai post, si ritrovano delle immagini pubblicitarie per visualizzare le quali non ho mai dato alcun consenso.
Anzi, pur sapendo che potrei inserire degli spazi pubblicitari e guadagnarci, non ho mai pensato di “aprire” le porte dei miei blog alla pubblicità perché questi spazi web sono per me un luogo di relax e non un’attività a scopo di lucro.

Ma come ho scoperto tutto ciò? In primo luogo, visionando un articolo sul blog, dalla mia pagina di amministrazione, ho notato la comparsa di un riquadro con questa scritta:

Occasionally, some of your visitors may see an advertisement here.

Allora ho aperto un altro motore di ricerca e ho avuto l’accesso al blog principale come un qualsiasi altro lettore. Al posto del riquadro con l’avvertimento, ho trovato una pubblicità di un gioco. Su un altro articolo ne ho trovato uno diverso e ancora una pubblicità di fotolibri.
Nella parte superiore dei riquadri ho poi notato una scritta che invitava a saperne di più e sono arrivata su questo sito in cui ho trovato scritto il seguente testo:

Prevent distractions, control your message
Our text ads are simple and unobtrusive, but sometimes even that’s too much. This upgrade will make sure that your voice is the only one your visitors will hear.

Complement your other upgrades
If you’re using the Custom Design upgrade to control your site’s appearance, the No Ads upgrade will keep ads from intruding on your design.

The VideoPress upgrade lets you show HD videos without ads or interruptions. Get the No Ads upgrade to give the rest of your site the same treatment.

What you’ll get with this upgrade
■Hide all our ads on your site. To keep our free features free, we sometimes show ads on your blog. Logged-in WordPress.com users never see them—this upgrade makes sure that no one else does, too.
■Ads are automatically disabled on your site as long as this upgrade is active. No other settings required.
Ad-free. Keep your blog clean, beautiful and professional.

L’opzione “Get rid of ad” costa 30 dollari l’anno. Quindi, se ho capito bene, per sbarazzarsi degli annunci pubblicitari bisogna pagare

La cosa più antipatica, secondo me, è che qualora un lettore clicchi su “about these ads“, viene indirizzato su quest’altra pagina in cui può leggere questo testo:

The site you just visited is part of WordPress.com. There are two reasons why you might see ads on a WordPress.com site:

The site is part of the WordAds program and has elected to show ads to earn money from their site.
The site is one of the sites hosted on WordPress.com that has not purchased the No Ads upgrade, and we are running ads to cover the costs of operating the site for the user. We run these types of ads sparingly in an attempt to interfere as little as possible with the experience of reading a site and for logged in users we don’t show ads at all. There’s more info about our approach to ad serving in this blog post.
In both of the above cases, the ad you saw could be coming from a number of ad partners including Sharethrough, Federated Media, or AdSense. The ads change depending on factors like your location and the type of site you are visiting.

If you are a WordPress.com user and you would like to permanently remove all ads from your site, please take a look at our No Ads upgrade.

If you saw an inappropriate ad, please report it to support@wordpress.com. Please include the address of the site (e.g., http://example.wordpress.com), the date/time the ad appeared, and a screenshot of the ad.

Ora, è evidente che io non ho mai fatto richiesta di pubblicare annunci commerciali o altro sui miei blog (per ora quello maggiormente interessato è questo, forse perché molto più seguito degli altri) per guadagnarci, quindi rientro nella categoria di quelli che non hanno acquistato l’opzione a pagamento.

A questo punto chiedo ai miei amici blogger che utilizzano la piattaforma WordPress se è capitato anche a loro di trovarsi in questa spiacevole situazione e cosa si può fare. Io non ho alcuna intenzione di pagare. Se dovessero rimanermi solo due possibilità: pagare o accettare, seppur controvoglia la pubblicità non gradita, opterei per una terza: chiuderei definitivamente la mia attività di blogger, almeno su questa piattaforma.

Pubblicità? No grazie!
Pensavo riguardasse solo le cassette della posta.

5 settembre 2013

Una storiella sulla felicità

Posted in filosofia, psicologia tagged , , , , , a 10:13 pm di marisamoles

Bellissima!

Psicologia per Famiglia

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Un professore di filosofia sale in cattedra e, prima di iniziare la lezione, toglie dalla cartella un grande foglio bianco con una piccola macchia d’inchiostro nel mezzo.
Rivolto agli studenti domanda: “Che cosa vedete qui?”.
“Una macchia d’inchiostro”, rispose qualcuno.
“Bene”, continua il professore, “così sono gli uomini: vedono soltanto le macchie, anche le più piccole, e non il grande e stupendo foglio bianco che è la vita”

Vittorio Buttafava

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1 settembre 2013

PRIMI VAGITI ON LINE

Posted in bambini, donne, figli, vip, web tagged , , , , , , , , , , a 2:56 pm di marisamoles

nascitaLa gioia dei neogenitori alla vista del loro bambino è indescrivibile. La voglia di comunicare il lieto evento a parenti e amici, per condividere questa gioa, c’è sempre stata anche se i mezzi di comunicazione nel corso della storia sono cambiati.

Mi immagino, ad esempio, un parto avvenuto nel vecchio West, in una delle tante fattorie sperdute con il nulla attorno. Immagino qualcuno – di certo né la puerpera né il papà – prendere il cavallo e sfidare pure le intemperie per portare la notizia alle persone care, almeno quelle raggiungibili.

Il servizio postale, poi, semplificò le cose e il telegrafo dovette sembrare una sorta di miracolo. E pensare che fino a poco tempo prima c’era chi mandava messaggi con i segnali di fumo.

E poi arrivò lui, il telefono. Certo, finché esisteva solo quello fisso bisognava andare nella cabina telefonica più vicina, se proprio la voglia di dare tempestivamente la notizia era incontenibile e il percorso per arrivare a casa troppo lungo.
La telefonia mobile ha certamente segnato un svolta nelle comunicazioni post partum: la telefonata o il messaggino arrivavano in tempo reale, magari non dalla sala parto perché suppongo che lì l’uso del cellulare sia vietato. In più, con i telefonini si può inviare anche la foto del/della fortunato/a bimbo/a. L’unico neo: i costi, non proprio bassi all’inizio, che scoraggiavano i neogenitori, con il pensiero fisso sui prezzi di pannolini e abbigliamento da neonato, a farne largo uso. Giusto il minimo indispensabile.

Ma con Internet, cari miei, tutto è cambiato. Ora, attraverso i social network la foto del bebè è postata in tempi brevissimi e condivisa da decine, centinaia o migliaia di “amici”.

E sapete entro quanto tempo dal parto, in media, tutto ciò accade? Entro 57,9 minuti. (LINK)

E nei mesi e anni seguenti, tutti pronti a sciropparsi le foto della prima poppata, del primo bagnetto, del primo sorriso, della prima pappetta, del primo dentino, dei primi passi, della prima caduta con relativo ginocchio sbucciato, della prima cacca nel vasino … e così via. Sai che felicità!

E non parliamo delle mamme. Se la fortunata in questione si chiama Belen Rodriguez e a cinque giorni dal parto sfoggia una pancia ultrapiatta, potrebbe causare guai seri alle comuni mortali. Quelle che a cinque giorni dal parto sembrano tenere ancora in pancia il gemello del primo nato che non si decide ad uscire. Altro che felicità! Potrebbe essere l’inizio della depressione post partum.

[immagine da wikipedia]

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