29 luglio 2013

LIBRI: “E DISSE” di ERRI DE LUCA

Posted in Letteratura Italiana, libri tagged , , , , , , a 2:00 pm di marisamoles

Premessa: ormai questo autore napoletano mi è entrato nel cuore. Abituata ai toccanti romanzi intrisi di ricordi infantili nella Napoli della seconda metà del Novecento, ho scoperto, leggendo “E disse”, il De Luca colto, studioso appassionato della Bibbia e, in particolare, della religione ebraica. Ed è stata una felice scoperta.

de luca E disse
L’AUTORE.
Erri (vero nome Enrico) De Luca è nato a Napoli nel 1950. Dopo aver completato gli studi al liceo Umberto, si trasferisce a Roma dove è impegnato politicamente. Svolge numerosi lavori sia in Italia sia all’estero, coltivando da autodidatta lo studio delle lingue, in particolare lo yiddish e l’ebraico antico dal quale traduce alcuni testi della Bibbia. Lo scopo di queste traduzioni, che De Luca chiama “traduzioni di servizio”, non è quello di fornire il testo biblico in lingua facile o elegante, ma di riprodurlo nella lingua più simile e più obbediente all’originale ebraico.
Pubblica il primo romanzo nel 1989, a quasi quarant’anni: Non ora, non qui, una rievocazione della sua infanzia a Napoli. Seguono molte altre pubblicazioni: Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997, 2004), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999),Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta, Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino, 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre(2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino, 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011) e I pesci non chiudono gli occhi (2011). Per “I Classici” Feltrinelli ha curato Esodo/ Nomi(1994), Giona/ Ionà(1995), Kohèlet/ Ecclesiaste (1996), Libro di Rut (1999), Vita di Sansone (2002), Vita di Noè/ Nòah (2004) e L’ospite di pietra di Puškin (2005). Per gli “Audiolibri” Emons/Feltrinelli, In nome della madre letto da Erri De Luca (2010). Tra i suoi libri più recenti, Le sante dello scandalo (Giuntina, 2011) e Il torto del soldato (Feltrinelli 2012).

LA TRAMA

“Lo raccolsero sfinito sul bordo dell’accampamento. Da molti giorni disperavano di vederlo tornare. Si preparavano a smontare le tende, inutile cercarlo dove lui solo osava andare. Contava di farcela in un paio di giorni. Era allenato, rapido, il migliore a salire. Il piede umano è una macchina che vuole spingere in su. In lui la vocazione si era specializzata, dalla pianta del piede era risalita al resto del corpo. Era diventato uno scalatore, unico nel suo tempo. Qualche volta si era arrampicato scalzo. Scalava leggero, il corpo rispondeva teso e schietto all’invito degli appigli, il fiato se ne stava compresso nei polmoni e staccava sillabe di soffio seguendo il ritmo di una musica in testa. Il vento gli arruffava i capelli e sgomberava i pensieri. Con l’ultimo passo di salita toccava l’estremità dove la terra smette e inizia il cielo. Una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l’immenso”

Così inizia “E disse”. Lui è Mosè, colui al quale Dio ha affidato il compito di tramandare agli uomini la Sua Legge. Lui è il primo alpinista e ha appena scalato il monte Sinai.
Non è importante la trama in questo libro. Una trama non c’è. C’è la Storia: quella del popolo ebraico che fugge dalla schiavitù d’Egitto e con passo paziente si dirige verso la Terra promessa. C’è l’Uomo, il primo, e la prima Donna, i primi trasgressori alla Legge di Dio. C’è la Legge, ci sono i 10 comandamenti scolpiti nella roccia e c’è Erri De Luca nella veste di esegeta biblico che non annoia mai, che non si limita al nozionismo da catechesi ma illumina con la sua scienza e il suo amore per la Bibbia un testo che romanzo non si può definire e neppure saggio. Allora cos’è “E disse”? È un fluire lento di parole che pare mosso dal vento del deserto per scolpire nella mente di chi legge ciò che un tempo fu scolpito nella roccia.

E c’è la lingua ebraica, vera protagonista dell’opera. Una lingua che De Luca conosce bene e che gli serve a dare Verità al suo scritto.

C’è il genere umano, diviso tra i due sessi. La lingua di Mosè riconosce la supremazia del maschio.

«Le donne si scambiavano occhiate, si davano di gomito: il tu che si stampava sulla roccia era al maschile. L’ebraico separa i sessi pure dentro i verbi e i terminali dei pronomi. Il tu sopra la roccia era al maschile. Spettava perciò agli uomini trasmettere le clausole e le righe di alleanza con la divinità. Per loro, per le donne, un’incombenza in meno: si scambiavano sguardi d’intesa.
Toccava agli uomini. Del resto, nella loro lingua maschio e ricordo hanno radice uguale. Si dessero perciò da fare loro con la scrittura sacra e con la trasmissione. Le donne ebree eran ben cariche di compiti. Gli uomini non erano più servi d’Egitto, avevano un sacco di tempo libero. (pag. 39)

Anche quando prende in esame i Comandamenti, uno ad uno, l’autore non è mai banale, mai scontato. La sua penna sa scavare nella profondità dell’animo umano alla ricerca di un perché.
Cosa vuol dire, ad esempio, “Non uccidere”? Un’arida intimazione a non togliere ciò che Dio ha donato, la vita, ma, al giorno d’oggi, anche un ammonimento a non commettere un reato. Eppure anche da questo semplice imperativo dalla penna di De Luca si sprigiona poesia pura:

«Non ammazzerai: che disarmo in cuore si annunciava in quel rigo di apertura di seconda facciata della roccia, in alto, a sinistra della prima. Rinuncia a disporre della vita altrui.
Diceva di non ammazzare neanche Caino, primo degli assassini, per non degradare se stesso e la comunità. Era ancora fresca la pelle d’oca per l’offerta di Isacco sopra il monte.» (pag. 63)

Potrei continuare con le citazioni ma il libro è così breve, 89 pagine appena, che finirei per riscriverlo tutto. Un libricino prezioso che si legge in un soffio ma che rimane scolpito nella memoria come le parole che dalla roccia prendono vita.

Non si può capire la scelta di De Luca di scrivere questo libro senza leggere le parole dell’epilogo, quelle in cui si dichiara “fuori dall’accampamento”, distante dalla Verità che le parole di Dio esprimono eppure così vicino al popolo che quelle parole ha seguito con devozione e speranza.

«L’ebraismo per me non è richiesta d’iscrizione, mi tengo l’imperfetto del prepuzio. L’ebraismo per me è compagnia di viaggio. […] L’ebraismo è stato per me pista carovaniera di consonanti accompagnate sopra e sotto il rigo da uno svolazzamento di vocali. Tra un rigo e l’altro, nello spazio bianco, governa il vento. (pagg. 88-89)

LE MIE (ALTRE) LETTURE

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15 commenti »

  1. Alberto said,

    E’ un bel po’ che non leggo più nulla in italiano. Grazie Marisa, mi faccio portare un libro di De Luca, di sicuro. Poi ti faccio sapere…

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  2. Valentina said,

    Bello, mi piace tantissimo De Luca. Io ho letto solo “Non ora, non qui” e ho intenzione di leggere tutto di lui. Piano, piano. E ho anche intenzione di trasmettere questa passione per quest’autore al mio ragazzo (che non legge come me, ma legge), suo concittadino. L’approccio sarebbe sicuramente diverso dal mio.
    Questo me lo segno sicuramente.

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  3. marisamoles said,

    @ Alberto

    Ti consiglio “Il giorno prima della felicità” (l’ho letto ma non sono riuscita a scrivere la recensione). Ma anche I pesci non chiudono gli occhi è delizioso. Oltre a questo che è molto particolare.
    Aspetto i commenti. 🙂

    @ Valentina

    Il pregio di De Luca è, secondo me, quello di scrivere romanzi brevi, poco più che racconti. Così non rischi di annoiarti.
    Se il tuo ragazzo è napoletano, lo apprezzerà di certo. Ti consiglio, come ho già fatto con Alberto, “Il giorno prima della felicità”: semplicemente magnifico.

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  4. frz40 said,

    Condivido il giudizio sul “giorno prima”, non quello sui “pesci”. Complessivamente la napoletanità di De Luca non mi entusiasma (vedi “La doppia vita dei numeri”), così come non mi emtusiasma questa tua pur pregevole recensione.
    Sorry.

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  5. marisamoles said,

    Ma figurati, frz! Non siamo obbligati a farci piacere gli stessi libri. 😉
    Per il momento non ho letto nessun libro di De Luca che mi abbia deluso. Sto leggendo molto, mi sono riappropriata della lettura che avevo abbandonato da un po’, anche se sono costretta a concentrarla durante il periodo estivo. Sarà per questo, forse, che finora non ho letto un libro che possa definire brutto. Mi piacciano tutti, anche se appartenenti a generi diversissimi.

    Forse in De Luca percepisco quel richiamo del sangue e compensa la mia voglia di rivedere la città in cui è nato mio padre, soprattutto di apprezzarla perché l’unica volta che ci sono stata, sono rimasta delusa. Ma ero piccola.
    Non è un caso che mi sia piaciuto molto anche L’amore molesto di Elena Ferrante, un libro difficile, calato in un’atmosfera cupa, molto lontana dalla solarità che contraddistingue Napoli.

    E disse è un libro insolito, distante dalla narrativa di De Luca. Però il tema è particolare e deve suscitare interesse. Non è un libro che uno si deve imporre di leggere. Poi, come dice l’amica Ester, a volte sono i libri che scelgono te.

    Un abbraccio.

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  6. Monique said,

    MI piace molto Erri De Luca, è uno che si pone delle domande e cerca la verità e questo me lo fa apprezzare particolarmente. Già in altri libri ho avuto modo di cogliere il suo rapporto con l’ebraismo, ad esempio ne “Le sante dello scandalo” oppure in “Ora prima”.

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  7. frz40 said,

    Sì, certo: i libri sono molto spesso un fatto personale e non a tutti piacciono le stesse cose. Ci mancherebbe altro. Ed è in questo senso che ho espresso il mio pensiero.
    Mi è gradita, però, l’occasione per ricambiare l’abbraccio. 🙂

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  8. marisamoles said,

    @ Monique

    Ho preso nota dei due titoli. Grazie! 🙂

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  9. Monique said,

    @Marisa: se può servire per farti un’idea, avevo scritto qualche parola su “Le sante dello scandalo

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  10. marisamoles said,

    Grazie, Monica.
    Ricordo di aver letto il post ma molto di corsa perché, guardando la data, era il periodo di fuoco in cui correggevo compiti 12 ore al giorno … anche notte, va’. 😦

    Approfitto ora per farti i complimenti per la bellissima recensione. Secondo me hai sbagliato mestiere, non dovevi fare la prof di matematica ma quella di lettere. 🙂

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  11. Monique said,

    @Marisa: grazie! Ti dirò, una mia grande passione era (ed è) la filosofia e una cosa cui non rinuncerei mai è la lettura.

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  12. marisamoles said,

    Brava! Ho colleghi di matematica che vedono solo numeri e … a volte li danno. 😀

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  13. Diemme said,

    Le splendide recensioni che leggo nei blog mi stanno facendo tornare la voglia di leggere: tutt’è ora trovare il tempo e il modo…

    Testi brevi e, a quanto pare, interessanti e coinvolgenti, come quelli di De Luca, possono essere una buona partenza….

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  14. marisamoles said,

    @ Diemme

    Sì, penso che con De Luca tu possa rompere gli indugi. 😉

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  15. […] (con Gennaro Matino, 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012) e La doppia vita dei […]

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