STUPRI E CONDANNE

Giustizia BilanciaUn Paese si può definire civile quando le leggi salvaguardano le persone e garantiscono la giusta punizione di ciascun reato, a seconda della gravità dello stesso.
Non è un caso che l’aggettivo civile sia legato alla parola civis latina che significa cittadino. Infatti proprio la nascita delle città (siamo, ovviamente, nel Neolitico), che avviene con il progressivo passaggio dai villaggi agli insediamenti cittadini, in cui gli abitanti vengono gerarchizzati, porta a stabilire delle leggi che regolamentino la convivenza le tra persone.
Dapprima le leggi venivano trasmesse oralmente e ciò comportava spesso la libera interpretazione, nonché la libera applicazione, delle stesse. Insomma, la garanzia della legge uguale per tutti era ancora un lontano miraggio.

Il primo codice scritto risale al secondo millennio a.C. ed è il famoso Codice di Hammurabi, re babilonese. Non possiamo essere certi che si tratti del primo esempio di Legge scritta in assoluto, ma è il primo ad essere pervenuto. Siamo, tuttavia, ancora molto lontani dalla civiltà come la intendiamo noi oggi, dal momento che il testo comprende la legge del taglione e il famoso occhio per occhio.
Saranno i Greci, in seguito, a dettar legge, nel vero senso dell’espressione, ma il concetto di civiltà è ancora legato allo status di cittadino che per i Greci era alquanto restrittivo. Il cammino verso la democrazia era ancora lontano, seppur nella civiltà greca ne possiamo intravedere una qualche parvenza.

Con i Romani siamo, invece, di fronte ai Padri del Diritto moderno. Ma anche in questo caso il cammino è lungo per arrivare all’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla Legge. E non parliamo solo di status sociale, parliamo anche di considerevoli differenze nell’ambito dei sessi.

Dopo questo preambolo, che non ha certo la pretesa di essere esaustivo (d’altra parte, la mia prolissità è nota e non da tutti gradita, quindi cerco di stringere…) arriviamo al dunque.
Due fatti di cronaca, molo simili nella sostanza, sono stato resi noti dai media in questi giorni. Entrambi trattano di violenza sessuale, con vittime delle donne, ed entrambi sono accaduti all’estero e non vedono protagoniste donne italiane.

Il primo fatto ha come protagonista una cittadina norvegese, Marte Dalelv, che si trovava a Dubai per lavoro. L’episodio risale al 6 marzo: la ventiquattrenne era uscita la sera con dei colleghi di lavoro ed aveva subito violenza. Dopo la denuncia, la poveretta non solo perde il lavoro, in quanto la filiale di Dubai della società per la quale lavorava la licenzia, ma si ritrova sul banco degli imputati: il 17 luglio viene emessa la sentenza di condanna a 16 mesi di prigione con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali extraconiugali (oltre al consumo di alcol che, a questo punto, mi sembra un dettaglio poco significativo).
Il suo aggressore, invece, è stato condannato a 13 mesi di carcere. (LINK)

E veniamo al secondo fatto occorso in India ad una cittadina svizzera. Lo scorso 15 marzo la donna, che era accompagnata dal partner, a sua volta aggredito, è stata stuprata da sei uomini. A quanto riporta l’edizione online del Times of India, i sei giovani, di età compresa tra i 19 e i 25 anni, contadini analfabeti, sono stati condannati all’ergastolo e a una pena pecuniaria. (LINK)

Ora, sarebbe banale chiedere quale delle due condanne sia più civile, in quanto la risposta sarebbe scontata, non fosse altro per il fatto che la cittadina norvegese a Dubai è stata addirittura condannata, nonostante la violenza subita. Ma nel secondo caso, quello accaduto in India, a me personalmente pare esagerato l’ergastolo, considerato che qui in Italia nemmeno gli assassini ormai vengono condannati al carcere a vita.

Insomma, ci vorrebbe la giusta via di mezzo. In Italia la legge attuale prevede, in caso di stupro, una condanna da 6 a 12 anni di carcere, ma se in conseguenza della violenza la vittima muore, è previsto l’ergastolo. Però facilmente il carcere a vita viene tramutato in 30 anni, poi ci sono gli sconti di pena per buona condotta, poi magari c’è la libertà vigilata per favorire il reinserimento sociale del reo, insomma dalle parole ai fatti …

L’unica cosa veramente civile che personalmente noto nei due fatti accaduti a Dubai e in India è l’efficienza della giustizia. Noi processi così veloci ce li sogniamo … con le dovute e note eccezioni.

Consiglio la lettura di questi articoli:
La dura strada per ottenere leggi in difesa delle donne

Convenzione di Istanbul, sì della Camera all’accordo contro la violenza sulle donne

La violenza sessuale da Hammurabi a Istanbul

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7 thoughts on “STUPRI E CONDANNE

  1. La parola giustizia mi fa sempre venire in mente ” La confessione negativa” degli Egiziani. Se la conosci, ho scritto un articolo il 4 luglio dell’anno scorso, “Diritti e doveri”.
    Possiamo ritrovare la dignità dell’essere umani solo riscoprendo il passato remoto. O no?
    Love
    L

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  2. L’ergastolo per uno stupro è una pena più che proporzionata, non solo perché chi stupra una donna la uccide di una morte anche peggiore di quella fisica, perché le uccide l’anima, le uccide il futuro, la voglia di vivere, costringendola però a continuare a vivere, a portare a spasso la sua carcassa vuota, ma anche perché certi individui sono recidivi, e una società civile non dovrebbe permettere che tornino in circolazione a far danni.

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  3. @ laurin42

    Ho messo il link all’articolo così è più facile per tutti trovarlo. Sì, la conoscevo e credo che il passato abbia molto da insegnare ma non tutte le “lezioni” vengono imparate come si deve.

    Grazie, Laura. Un bacione.

    @ Diemme

    Hai ragione ma mi chiedo: per Anders Breivik, autore della strage di Oslo, allora ci vorrebbe la pena capitale? Ma, a proposito di civiltà, la si misura anche dal rispetto della vita, pure quella dei peggiori criminali.

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  4. Sono d’accordo con Diemme, anche a me l’ergastolo sembra una pena da considerare per questo reato. Il fatto della ragazza norvegese non è neanche da commentare, almeno non qui, che non voglio suscitare incidenti diplomatici…
    Per il resto, constato tristemente che, ad ogni latitudine (e alcune più di altre…) l’educazione alla considerazione e al rispetto della donna sono inesistenti, già a partire dai libri di scuola delle elementari, o dal modo in cui vengono educati i figli.

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  5. Io per principio sono contraria alla pena di morte.
    Ribadisco che la pena deve essere proporzionale al reato e, a costo di sembrare insensibile (d’altronde Diemme si è dichiarata incivile …) non c’è paragone tra uno stupro e una strage.

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