LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: NIENTE PIÙ FIGLI DI SERIE B

figliForse non lo sarà per tutti ma questa per me è una buona notizia: scompare dal codice civile la distinzione tra figli di serie A e B. I figli so’ piezz ‘e core, come dicono a Napoli, sono figli e basta, siano essi nati all’interno del matrimonio o siano illegittimi, come fino ad oggi si è detto.

E’ stato approvato oggi dal Consiglio dei Ministri il decreto legge sulla filiazione. Il decreto legislativo andrà ora all’esame delle competenti commissioni di Camera e Senato prima di tornare in Consiglio dei Ministri per il via libera definitivo.

La delega definisce la parentela come il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo.

La società moderna è cambiata e tutto ciò che muta con il passare del tempo deve imporre una seria riflessione, a maggior ragione se si tratta di persone con una propria dignità che, a volte, viene negata proprio dalla legge. Non dobbiamo fare distinzioni tra bene e male, tra ordine e disordine. Ogni cambiamento è tale perché stravolge ciò che prima era considerato inoppugnabile ma non è detto che fosse anche giusto.

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]

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12 pensieri riguardo “LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: NIENTE PIÙ FIGLI DI SERIE B

  1. Oops, mi deve essere sfuggito qualcosa: io ho sempre ritenuto che fosse così anche prima, che i figli nati fuori dal matrimonio, come la mia, fossero totalmente equiparati.

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  2. Sì, è una buona notizia, ma ti faccio un caso:
    – A e B hanno, per un po’ di tempo una loro relazione, dalla quale nasce a1, poi si separano e non si vedono più.
    – A incontra poi e sposa B, dalla loro relazione nasce a2. Passano tutta la vita insieme e B sacrifica la propria vita a favore di A che, poniamo, ha dei problemi di salute. Nello stesso modo si prodiga a2, diventata adulta, quando B premuore, mentre a1 vive lontano, in un’altra città.
    – Quando A morirà sarà giusto che a1 e a2 abbiano gli stessi diritti?

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  3. @ Diemme

    In realtà già in passato erano state apportate modifiche nell’ambito del diritto di famiglia. A livello di diritti e doveri, non cambia nulla. Quel che cambia, da quanto ho capito io, è lo stato di parentela (con tutti gli annessi e connessi, eredità in primis) che prima era negato ai figli “naturali”.

    Se mi è permesso fare un appunto, il tuo caso, comunque, è diverso: tu dai matrimoni contratti non hai avuto figli né il padre di tua figlia ha un’altra famiglia e altri figli “legittimi”. I problemi maggiori in passato si verificavano, a livello di eredità (perché alla fine è questa la cosa più importante), tra figli “legittimi” e “naturali” che non godevano degli stessi diritti. Questo decreto, in sostanza, avrebbe annullato ogni differenza tra figli nati all’interno del matrimonio e figli nati da relazioni extraconiugali, sempre parlando di figli che hanno in comune un genitore con altri fratelli che una volta venivano chiamati “fratellastri”.

    Tutto questo SE ho capito bene, s’intende. Ci vorrebbe un esperto di diritto … Cle dove sei? 🙂

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  4. @ frz

    I tuoi dubbi sono legittimi ma che fra fratelli ci sia qualcuno più vicino che si occupa maggiormente dei genitori, e qualcuno più lontano che non può farlo, oppure qualche fratello che, per un motivo o per l’altro, ha rotto i ponti con la famiglia … insomma, casi come questi sono comunissimi anche nelle famiglie regolari, fra fratelli nati all’interno dello stesso matrimonio. La legge, d’altronde, non si occupa di affetti …

    Hai letto il post “La frangite”? Aspetto il commento … non al post ma all’immagine che ho scelto, già molto gradita da quarc. 😉

    P.S. Ho tolto la moderazione quindi i commenti vengono pubblicati subito. Ho corretto comunque la svista.
    Bacioni e buon we.

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  5. Penso che ci sia verità nelle tue parole finali, laddove si fa riferimento al fatto che qualunque cambiamento,in virtù dello stesso significato della parola,porti ad alterare quello che esisteva prima. Pur tuttavia mi sento di dire che punti fermi su ciò che sia bene o male ad esempio,debbano esserci per forza in una società, per poter distinguere tra comportamenti sani o malati. Non possiamo fare di tutta l’erba un fascio.
    O sbaglio?

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  6. Il problema che volevo evidenziare non è quello del diverso comportamento dei figli (cosa che avviene anche tra fratelli) ma del diverso comportamento e sacrificio di B1 e B2 che, mi pare, possano dare origine a diversi diritti per i loro figli a1 e a2

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  7. @ tachimio

    Una società ha bisogno di regole e questi sono, secondo il mio parere, i punti fermi. Ma la distinzione tra bene e male rimane soggettiva. Quindi, non tutto ciò che è legale è anche giusto per tutti.
    Ti faccio un esempio. L’aborto è legale mai io personalmente non lo approvo. Tuttavia ritengo sia giusto che ci sia una legge a regolamentarlo, anche se preferirei che le donne ci pensassero prima e non scambiassero l’aborto per un contraccettivo in quanto quest’ultimo “previene” mentre l’interruzione di gravidanza “viene dopo”.
    Detto ciò, non condanno chi ricorre all’aborto, dico solo che io non avrei mai abortito, per nessun motivo, perché l’avrei considerato sbagliato.

    @ frz

    Hai ragione ma, come ho detto, la legge non si preoccupa dei legami affettivi, non può dare più diritti a seconda dei meriti.
    Mettiamo il caso di un uomo che, per motivi suoi, non divorzia dalla moglie ma mette su famiglia con un’altra donna da cui ha dei figli. Alla sua morte la moglie sarà sua erede e chi ha passato vent’anni o più della sua vita al fianco di un uomo che non era suo marito rimarrà a bocca asciutta. Almeno in questo caso i figli avuti con la moglie e quelli avuti dall’altra donna avranno uguali diritti. (è un caso che conosco bene, non è solo un’ipotesi).

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  8. E’ il caso opposto e la legge funziona. Ma quel che mi pare di concludere è che in caso o nell’altro dovrebbe essere data al de cuis la possibilità di far prevalere la propria volontà rispetto ad una legge che una volta funziona e un’altra no.

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