LIBRI: “E DISSE” di ERRI DE LUCA

Premessa: ormai questo autore napoletano mi è entrato nel cuore. Abituata ai toccanti romanzi intrisi di ricordi infantili nella Napoli della seconda metà del Novecento, ho scoperto, leggendo “E disse”, il De Luca colto, studioso appassionato della Bibbia e, in particolare, della religione ebraica. Ed è stata una felice scoperta.

de luca E disse
L’AUTORE.
Erri (vero nome Enrico) De Luca è nato a Napoli nel 1950. Dopo aver completato gli studi al liceo Umberto, si trasferisce a Roma dove è impegnato politicamente. Svolge numerosi lavori sia in Italia sia all’estero, coltivando da autodidatta lo studio delle lingue, in particolare lo yiddish e l’ebraico antico dal quale traduce alcuni testi della Bibbia. Lo scopo di queste traduzioni, che De Luca chiama “traduzioni di servizio”, non è quello di fornire il testo biblico in lingua facile o elegante, ma di riprodurlo nella lingua più simile e più obbediente all’originale ebraico.
Pubblica il primo romanzo nel 1989, a quasi quarant’anni: Non ora, non qui, una rievocazione della sua infanzia a Napoli. Seguono molte altre pubblicazioni: Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997, 2004), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999),Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta, Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino, 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre(2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino, 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011) e I pesci non chiudono gli occhi (2011). Per “I Classici” Feltrinelli ha curato Esodo/ Nomi(1994), Giona/ Ionà(1995), Kohèlet/ Ecclesiaste (1996), Libro di Rut (1999), Vita di Sansone (2002), Vita di Noè/ Nòah (2004) e L’ospite di pietra di Puškin (2005). Per gli “Audiolibri” Emons/Feltrinelli, In nome della madre letto da Erri De Luca (2010). Tra i suoi libri più recenti, Le sante dello scandalo (Giuntina, 2011) e Il torto del soldato (Feltrinelli 2012).

LA TRAMA

“Lo raccolsero sfinito sul bordo dell’accampamento. Da molti giorni disperavano di vederlo tornare. Si preparavano a smontare le tende, inutile cercarlo dove lui solo osava andare. Contava di farcela in un paio di giorni. Era allenato, rapido, il migliore a salire. Il piede umano è una macchina che vuole spingere in su. In lui la vocazione si era specializzata, dalla pianta del piede era risalita al resto del corpo. Era diventato uno scalatore, unico nel suo tempo. Qualche volta si era arrampicato scalzo. Scalava leggero, il corpo rispondeva teso e schietto all’invito degli appigli, il fiato se ne stava compresso nei polmoni e staccava sillabe di soffio seguendo il ritmo di una musica in testa. Il vento gli arruffava i capelli e sgomberava i pensieri. Con l’ultimo passo di salita toccava l’estremità dove la terra smette e inizia il cielo. Una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l’immenso”

Così inizia “E disse”. Lui è Mosè, colui al quale Dio ha affidato il compito di tramandare agli uomini la Sua Legge. Lui è il primo alpinista e ha appena scalato il monte Sinai.
Non è importante la trama in questo libro. Una trama non c’è. C’è la Storia: quella del popolo ebraico che fugge dalla schiavitù d’Egitto e con passo paziente si dirige verso la Terra promessa. C’è l’Uomo, il primo, e la prima Donna, i primi trasgressori alla Legge di Dio. C’è la Legge, ci sono i 10 comandamenti scolpiti nella roccia e c’è Erri De Luca nella veste di esegeta biblico che non annoia mai, che non si limita al nozionismo da catechesi ma illumina con la sua scienza e il suo amore per la Bibbia un testo che romanzo non si può definire e neppure saggio. Allora cos’è “E disse”? È un fluire lento di parole che pare mosso dal vento del deserto per scolpire nella mente di chi legge ciò che un tempo fu scolpito nella roccia.

E c’è la lingua ebraica, vera protagonista dell’opera. Una lingua che De Luca conosce bene e che gli serve a dare Verità al suo scritto.

C’è il genere umano, diviso tra i due sessi. La lingua di Mosè riconosce la supremazia del maschio.

«Le donne si scambiavano occhiate, si davano di gomito: il tu che si stampava sulla roccia era al maschile. L’ebraico separa i sessi pure dentro i verbi e i terminali dei pronomi. Il tu sopra la roccia era al maschile. Spettava perciò agli uomini trasmettere le clausole e le righe di alleanza con la divinità. Per loro, per le donne, un’incombenza in meno: si scambiavano sguardi d’intesa.
Toccava agli uomini. Del resto, nella loro lingua maschio e ricordo hanno radice uguale. Si dessero perciò da fare loro con la scrittura sacra e con la trasmissione. Le donne ebree eran ben cariche di compiti. Gli uomini non erano più servi d’Egitto, avevano un sacco di tempo libero. (pag. 39)

Anche quando prende in esame i Comandamenti, uno ad uno, l’autore non è mai banale, mai scontato. La sua penna sa scavare nella profondità dell’animo umano alla ricerca di un perché.
Cosa vuol dire, ad esempio, “Non uccidere”? Un’arida intimazione a non togliere ciò che Dio ha donato, la vita, ma, al giorno d’oggi, anche un ammonimento a non commettere un reato. Eppure anche da questo semplice imperativo dalla penna di De Luca si sprigiona poesia pura:

«Non ammazzerai: che disarmo in cuore si annunciava in quel rigo di apertura di seconda facciata della roccia, in alto, a sinistra della prima. Rinuncia a disporre della vita altrui.
Diceva di non ammazzare neanche Caino, primo degli assassini, per non degradare se stesso e la comunità. Era ancora fresca la pelle d’oca per l’offerta di Isacco sopra il monte.» (pag. 63)

Potrei continuare con le citazioni ma il libro è così breve, 89 pagine appena, che finirei per riscriverlo tutto. Un libricino prezioso che si legge in un soffio ma che rimane scolpito nella memoria come le parole che dalla roccia prendono vita.

Non si può capire la scelta di De Luca di scrivere questo libro senza leggere le parole dell’epilogo, quelle in cui si dichiara “fuori dall’accampamento”, distante dalla Verità che le parole di Dio esprimono eppure così vicino al popolo che quelle parole ha seguito con devozione e speranza.

«L’ebraismo per me non è richiesta d’iscrizione, mi tengo l’imperfetto del prepuzio. L’ebraismo per me è compagnia di viaggio. […] L’ebraismo è stato per me pista carovaniera di consonanti accompagnate sopra e sotto il rigo da uno svolazzamento di vocali. Tra un rigo e l’altro, nello spazio bianco, governa il vento. (pagg. 88-89)

LE MIE (ALTRE) LETTURE

TERRORISMO METEOROLOGICO

che-caldoSta arrivando Caronte, dicono.
A parte che non sopporto questa mania di dare nomi mitologici a dei normali fenomeni meteorologici, come ondate di caldo e freddo. Una moda tutta americana che, però, è limitata a fenomeni eccezionali e di una certa rilevanza, come uragani e tifoni. Ma noi italiani abbiamo sempre l’idea che quello che fanno gli altri vada bene e debba per forza essere importato.
Forse non tutti sanno che questa moda è stata lanciata da Antonio Sanò, direttore del portale ilmeteo.it, cui si devono i vari Hannibal, Minosse, Circe, Ulisse, Virgilio, Ade. Caronte, addirittura, ha per la seconda volta il ruolo di protagonista sulla scena degli anticicloni.

Detto questo, possiamo anche pazientemente sopportare queste etichette, però siamo portati a credere che, indipendentemente dai nomi scelti, le previsioni ci azzecchino. Parrebbe di no. E’ in atto, infatti, una vera e propria guerra tra meteorologi.

Ad esempio, il meteorologo di La7 Paolo Sottocorona ha dichiarato che, prevedendo un’ondata di calore che supera i 40°, vengono inutilmente allarmate le persone più deboli, come gli anziani, quando nella realtà dei fatti non è mai successo che tutte le stazioni meteo abbiano registrato contemporaneamente quaranta gradi, neppure trentacinque né trentatré. Quanto al picco, «avrebbe più senso sapere per quante ore della giornata ci sarà quella temperatura. Magari per una e basta».

Il caldo ci sarà, è vero, ma limitatamente ad alcune città e per un determinato numero di ore all’interno della giornata. Sottocorona cita il colonnello Bernacca (chi lo ricorda?) che, a chi gli chiedeva se fosse normale tanto caldo in un certo periodo dell’anno, era solito rispondere: “è normale che non sia normale“. Sibillino ma efficacie.

Ma quando parliamo di Bernacca, storico meteorologo della Rai, ci riferiamo ad un tempo in cui non c’era la guerra tra le reti e, quindi, nemmeno tra gli esperti meteo. Una volta mica ci azzeccavano sempre e nemmeno erano così bravi da prevedere come sarebbe stato il tempo a lunga distanza. Poi, se le previsioni venivano smentite dai fatti, nessuno se la prendeva più di tanto. Solo se pioveva se ne attribuiva la responsabilità al governo. Oggi in Italia dovrebbe piovere che neanche nella foresta equatoriale.

A complicare le cose, poi, c’è l’abitudine di distinguere tra temperatura reale (quella che segna il termometro) e quella percepita. A volte, dice qualcuno, c’è poca chiarezza.
Per esempio, il colonnello Mario Giuliacci, nel suo sito Internet, se la prende con «i soliti furbetti che pur di fare audience non dicono di quale temperatura si parli, se effettiva o apparente, generando confusione, ma soprattutto spavento, specie nelle persone anziane, vulnerabili all’afa».

Secondo Massimiliano Pasqui dell’Istituto di biometeorologia del Cnr, parole come «allarme» e «allerta» hanno un significato in un contesto particolare, sono gli avvisi della Protezione civile. Ma fuori da questo contesto hanno il solo scopo di preoccupare inutilmente le persone. Tant’è che sulla pagina web del ministero della Salute per oggi è indicato il livello 3, il più alto, soltanto in quattro città: Bologna, Bolzano, Firenze e Torino.

L’ultima critica giunge da Stefano Tibaldi, direttore dell’Arpa dell’Emilia-Romagna e docente di Climatologia. Per lo studioso si tratta di una «perniciosa interazione tra tutte le previsioni di tipo ambientale e i mezzi di comunicazione di massa». E prende le distanze dai tecnici che non si limitano a una posizione tecnico-scientifica.

Insomma, ‘sto Caronte arriva o no? Nel caso chiedesse dove dirigersi, gli si può sempre rispondere:

Caron non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare
.

Sì, ma a quale meteorologo deve dar retta? Forse a Bernacca …

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]

IL ROYAL BABY HA UN NOME, ANZI TRE

principino Geaorge
George Alexander Louis: tre nomi per il piccolo principe di Cambridge, figlio del principe William e di Kate Middleton.
A sole 24 ore dalla nascita il neonato più atteso dell’anno ha un nome. E’ andata decisamente peggio, per modo di dire, al fortunato papà, William, che ha dovuto attendere una settimana e per il nonno Carlo, primogenito della regina Elisabetta, che ha aspettato addirittura un mese.

Il nome è lo stesso che il padre della regina, il principe Alberto, scelse per la sua incoronazione: re Giorgio VI.

Forse non è un caso che il nome scelto sia stato reso pubblico dopo la visita della bisnonna Elisabetta.
La giovane coppia e il bimbo si sono poi trasferiti da Kensington Palace, residenza dei duchi di Cambridge, ancora in fase di ristrutturazione, lo stesso palazzo in cui visse la madre di William, Lady Diana Spencer, alla residenza dei nonni materni nel Berkshire. Qui probabilmente la famigliola si fermerà per due settimane, il periodo di paternità cui ha diritto il principe William.

[foto da Vanity Fair]

PERCHÉ UN BLOG ESTIVO?

Una sorpresa per gli amici …

summertimetogether

granita mentaIo ormai posso essere considerata una veterana dei blog. Ne ho due, quello principale e uno specifico sulla scuola. Il primo è nato per essere un blog dedicato ai miei studenti, poi ho iniziato a prenderci gusto e a pubblicare riflessioni, più o meno profonde, su fatti di attualità o argomenti che mi stanno a cuore. Poche volte ho davvero parlato di me. Un po’ perché, essendo il blog primario letto dai miei studenti, ho sempre trovato difficile “aprirmi”. Un po’ perché, con il passare del tempo, mi sono sentita “condizionata” dai miei follower e ho iniziato a selezionare gli argomenti a seconda dell’interesse che ritenevo (e ritengo) potessero riscuotere i miei post. Alla fine ho iniziato a scrivere non ciò che volevo (non tutto, almeno) ma ciò che pensavo fosse “conveniente”. Insomma, alla fine ci si sente prigionieri della creatura cui si ha dato vita!

Stesso discorso vale…

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POSTI STRANI NEL MONDO: LE CASCATE CAMERON AD ALBERTA (CANADA)

Cameron Falls (Canada)
Una fotografa davvero fortunata, Rochelle Coffey, ha immortalato un fenomeno che pare non sia così frequente: le acque delle Cameron Falls (Alberta, Canada) hanno assunto una colorazione rosso pomodoro, o per meglio dire tomato ketchup.
Il tutto è avvenuto nell’arco di due ore, tanto il tempo atteso da Rochelle e il marito che si trovavano in zona per controllare gli eventuali danni causati da un violento nubifragio.
Eppure per ben sei anni la donna aveva fotografato le cascate e l’acqua era sempre stata cristallina.

Il colore dell’acqua che sgorga dalle rocce pare sia dovuta alla pioggia caduta abbondante in precedenza che ha trascinato con sé un sedimento di colore rosso chiamato Argolite.
Infatti, il Waterton Lakes, dove si trovano le cascate, è un parco nazionale in cui si trovano alcune tra le più antiche rocce sedimentarie presenti nelle Montagne Rocciose canadesi, che risalgono a 1.500 milioni di anni fa.

[LINK della fonte]

WELCOME ROYAL BABY! FIOCCO AZZURRO A BUCKINGHAM PALACE

william e kate
La duchessa di Cambridge, Kate Middleton, ha dato alla luce oggi, 22 luglio 2013, un maschietto che ha il titolo di Principe, essendo figlio del principe William. E’ il terzo erede al trono in linea di successione, dopo il nonno Carlo e il papà.

Il parto è avvenuto nello stesso ospedale in cui trentun’anni fa la principessa Diana Spencer diede alla luce William: il St Mary’s Hospital di Londra. Per Kate è stata messa a disposizione una suite nella Lindo Wing.
La nascita dell’erede al trono britannico è avvenuta alle 16.24 del pomeriggio (17.24 in Italia), ma l’annuncio – dato dalla Bbc – è arrivato in serata. Il bimbo pesa 3,798 chili. Clarence House ha annunciato: «Mamma e piccolo stanno bene».

La coppia regale si è dimostrata particolarmente “moderna” e anticonvenzionale, nonostante il protocollo di corte sia parecchio rigido. Anche a rischio di soffocare le giovani spose, com’è accaduto in passato per Lady Diana Spencer. Ma Kate, fin da subito, ha dimostrato carattere e determinazione, e l’amore di William è una certezza che forse la suocera mai conosciuta non ha mai provato da parte del consorte.

La novità, nel caso della nascita del royal baby, è questa: William in persona ha dato la lieta notizia, con una semplice telefonata, alla nonna, la regina Elisabetta, a parenti e amici e perfino al premier Cameron. In passato, un messaggero aveva portato alla regina l’annuncio della nascita dei nipoti.
La tradizione verrà comunque rispettata: l’annuncio ufficiale, per mezzo di un foglio firmato dallo staff medico, verrà incorniciato ed esposto su un cavalletto di legno e oro davanti a Buckingham Palace.

Per l’occasione i neonati inglesi che hanno visto la luce nello stesso giorno del Royal Baby riceveranno un regalo speciale: il Royal Mint, la Zecca di Stato, ha coniato 2.013 penny d’argento da donare loro. Secondo una tradizione, molto seguita in Gran Breatagna, regalare un penny d’argento è di buon auspicio per salute e fortuna.

Per quanto riguarda il primo periodo post partum, Kate sarà ospite della sua famiglia di origine, nel Berkshire, per sei settimane, come una mamma qualsiasi che ha bisogno dei consigli e dell’esperienza della propria madre. Il principe William prenderà un periodo di licenza per stare accanto alla moglie e all’erede.
La coppia ha già annunciato un Royal Baby Tour per la primavera del 2014, come racconta Us Weekly. Le mete saranno Australia e Nuova Zelanda. Una fonte di Palazzo ha così commentato la decisione: ««Anche se è un evento personale e privato, il duca e la duchessa di Cambridge capiscono che questo è anche un momento di festa nazionale e che ci sarà un enorme interesse per il bambino. Sanno che le persone vogliono condividere la loro gioia».

Per conoscere il nome del neonato bisognerà pazientare ancora qualche giorno. Per il nome del fortunato papà, il principe William, primogenito di Diana e Carlo, si aspettò una settimana prima dell’annuncio. Quando invece nacque Carlo, il nome rimase un mistero per un mese intero e fu rivelato solo a ridosso del suo battesimo nella Music Room di Buckingham Palace, nel dicembre 1948.

E quando si potrà vedere il Royal Baby? Probabilmente farà il suo debutto già all’uscita dall’ospedale, anche se sarà sicuramente infagottato e protetto da obiettivi indiscreti. Nelle sue prime settimane di vita, però, poserà per le foto ufficiali che saranno rilasciate al pubblico.

[fonti: vari articoli di Vanity Fair]

AGGIORNAMENTO, 23 LUGLIO 2013

royal baby
Ecco le prime foto del royal baby. Nella serata il piccolo ha fatto la sua prima uscita dal St Mary’s Hospital di Londra in braccio alla raggiante neomamma che ha poi passato il figlioletto ad un emozionato principe William. La coppia si è quindi diretta in automobile a Kensington Palace, dove trascorrerà le prossime due settimane (William ha chiesto il congedo dalla Raf). Sembra smentita, quindi, la notizia che Kate avrebbe passato le prime sei settimane dopo il parto a casa dei suoi genitori nel Berkshire.

Foto dal Corriere. PER VEDERE LE ALTRE FOTO CLICCA QUI.

OPERAZIONE “GUIDO CON PRUDENZA”: SE SEI SOBRIO ENTRI GRATIS IN DISCOTECA

alcoltestLa mia regione, il Friuli – Venezia Giulia, non è nuova ad iniziative volte a contrastare l’abuso di alcol rivolte ai giovani, specie quelli che, dopo una nottata di festa, si mettono al volante brilli.

Già nell’estate 2010 una famosa discoteca di Lignano aveva promosso il progetto “In sicurezza senza alcol”, mettendo a disposizione dei giovani una postazione mobile dove poter controllare il proprio livello alcolemico con etilotest professionali senza il coinvolgimento delle Forze dell’ordine. Ai ragazzi positivi era stata offerta la possibilità di riposare e smaltire la sbornia in un’apposita zona di “decantazione”, presente all’interno delle discoteche. (Ne ho parlato QUI)
Inoltre, sono molte le discoteche, più o meno vicine alla città, che offrono gratuitamente ai giovani un “passaggio” in pullman, andata e ritorno.

Quest’estate è stato varato il progetto “Guido con prudenza” che fa parte del protocollo d’intesa firmato dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza e la Fondazione Ania per la sicurezza stradale e coinvolge il Friuli-Venezia Giulia e la provincia di Udine in particolare.
A tutti coloro che, durante i controlli effettuati dalle forze dell’ordine, risulteranno in regola, verrà offerto un biglietto per l’entrata gratuita in discoteca.

Nel primo week-end sono state controllate dalla polizia stradale 396 persone. In particolare sono stati effettuati 10 posti di controllo che hanno permesso di contestare 14 infrazioni ma ben 52 giovani hanno ottenuto un biglietto omaggio per la discoteca. Non solo, sono stati centinaia gli alcoltest richiesti dagli stessi ragazzi durante le serate in discoteca per poter verificare, nel pieno rispetto della privacy, il proprio livello di alcool presente nell’organismo e decidere più consapevolmente se mettersi o meno alla guida.

Il comandante della Polstrada Stornello commenta soddisfatto: «Positiva nel complesso la risposta dei giovani in merito alla promozione del cosiddetto “guidatore designato”, quello che in diversi Paesi europei viene chiamato Bob. Hostess e steward all’ingresso delle discoteche di Lignano Sabbiadoro hanno invitato i vari gruppi di ragazzi a nominare il proprio Bob.»

Che cosa si può aggiungere se non un: bravi ragazzi!

[notizia del Messaggero Veneto]