LIBRI: “L’AMORE MOLESTO” di ELENA FERRANTE

Premessa.
Non avrei mai letto questo libro. Spontaneamente, intendo. Già il titolo mi crea inquietudine e di questi tempi la mia personale è già troppa. Non vado a cercarne altra leggendo un romanzo.
L’ho letto perché una mia amica me l’ha consigliato. Mi ha detto, con grande umiltà, “non l’ho capito, leggilo tu che capisci più di me”. Non potevo dire di no ed ero anche incuriosita perché mi chiedevo cos’avesse questo libro da mettere in confusione una divoratrice di romanzi qual è la mia amica.
Poi l’ho letto e ho capito. Non è una lettura facile, non di quelle che si possono fare senza prestare attenzione ad ogni pagina, ogni riga, ogni parola. Difficile ma bello.

L’AUTRICE.
Elena Ferrante è uno pseudonimo, nessuno conosce la sua vera identità. Da oltre vent’anni scrive libri ed ottiene successi, anche internazionali. Sulle pagine del New Yorker, il noto critico James Wood ha recentemente lodato l’opera di questa misteriosa autrice. Antonio D’Orrico, sul Corriere della sera, l’ha definita “La massima narratrice italiana dai tempi di Elsa Morante”. Trovo sia un’esagerazione.
Poco si sa di lei. E’ nata a Napoli, città che ha abbandonato presto per vivere a lungo all’estero. Dal suo primo romanzo, L’amore molesto, è stato tratto l’omonimo film di Mario Martone. Dal romanzo successivo, I giorni dell’abbandono, è stata realizzata la pellicola di Roberto Faenza.
Poco di sé racconta in un saggio del 2003, La frantumaglia (Edizioni E/O), dove svela come nascono i suoi lavori e il perché della sua decisione di rimanere nell’anonimato. In una lettera inviata all’editore del suo primo romanzo scrive: «Una volta scritti [i libri, ndr], non hanno bisogno dei loro autori […] Io amo molto i volumi misteriosi, antichi e moderni, che non hanno un autore preciso, ma che hanno avuto e continuano ad avere un’intensa vita propria». (LINK della fonte)

amore_molesto

LA TRAMA.
In realtà non è possibile svelare molto della trama perché nel romanzo ogni singolo gesto, evento, personaggio si intersecano a costituire quasi un puzzle in cui ogni tassello ha un suo ruolo, un suo perché intimamente connesso ad altri.
L’amore molesto (1^ edizione 1991 per e/o) ha un inizio noir: la madre della protagonista, Amalia, mai chiamata “mamma” in tutto il racconto, viene trovata cadavere sulla spiaggia di Spaccavento (nei pressi del golfo di Gaeta) il 23 maggio, giorno del compleanno della figlia Delia. La donna, che era partita da Napoli dove viveva per raggiungere la figlia a Roma, non ha subito violenza e apparentemente si è tolta la vita.
Da questo evento luttuoso si dipana una storia fatta di violenza, odio, rancore mai sopito, incapacità di amare e nello stesso tempo amore malato, perverso. Nella Napoli che la protagonista ha abbandonato molti anni prima e in cui ritorna proprio in occasione del tragico evento, si respira un’atmosfera cupa, grigia, caratterizzata da incontri che riaprono nell’animo di Delia una ferita mai rimarginata. E in questo squarcio interiore lei cerca di non sprofondare, anzi, tenta di capire quello che in tanti anni non aveva mai compreso di sé.
La madre per Delia rappresenta la fonte primaria del suo dolore. Per anni è stata una figlia in fuga non da Amalia bensì da ciò che di lei vedeva in se stessa, senza piacersi.

Accadeva dopo che negli anni, per odio, per paura, avevo desiderato di perdere ogni radice in lei, fino alle più profonde: i suoi gesti, le sue inflessioni di voce, il modo di prendere un bicchiere o bere da una tazza, come ci si infila una gonna, come un vestito, l’ordine degli oggetti in cucina, nei cassetti, le modalità dei lavaggi più intimi, i gusti alimentari, le repulsioni, gli entusiasmi, e poi la lingua, la città, i ritmi del respiro. Tutto rifatto per diventare io e staccarmi da lei. (pag. 78)

La scomparsa di Amalia rimette tutto in discussione. Dal passato, come spettri, riemergono figure ambigue, da cui Delia era fuggita pur senza dimenticare. Non il padre, un imbrattatele, marito violento e geloso da cui Amalia si era separata, non Caserta, uomo dal passato non cristallino che nel presente riacquista, forse, la dignità che gli era stata tolta, non Antonio, compagno di giochi di Delia bimba, giochi che nascondevano del torbido così come torbida appare la vita di tutti i protagonisti.

Nella narrazione, che procede in un’atmosfera semionirica, passato e presente s’intrecciano, fantasia e realtà si confondono fino a diventare paradigma di quel male di vivere che Delia aveva cercato di seppellire nel profondo della sua anima, senza mai riuscirci del tutto. Perché anche le rare volte in cui incontrava la madre, ogni fantasma riappariva in tutta la sua prepotenza e la morte di Amalia riesce a scardinare del tutto quell’armadio in cui Delia aveva cercato di rinchiudere le figure inquietanti che avevano animato la sua infanzia e giovinezza.

Nemmeno lo zio Filippo, unico personaggio che riesce a conservare una dimensione umana, può aiutarla nella ricerca della verità. Perché la verità non è mai quella che sembra, ognuno ha il suo segreto da nascondere.

La narrazione è in prima persona. Lo stile della Ferrante è un po’ artificioso. La costruzione lineare dei periodi, in cui prevale la coordinazione sulla subordinazione, è impreziosita da similitudini e metafore, quasi l’autrice (o autore?) volesse a tutti i costi rendere con chiarezza ciò che Delia vede, sente, prova. Il risultato è una scrittura che non sempre scivola via, a volte sembra frenare come per la presenza di attrito. Forse è una strategia voluta ma, a mio parere, a volte rende faticosa la lettura e costringe il lettore meno attento a ritornare indietro, a leggere di nuovo. Ogni parola sembra esprimere il dolore che Delia prova senza tuttavia trasmetterlo al lettore. Questo, secondo me, è il pregio di un romanzo che, nonostante il titolo e la trama non facile, si fa leggere in tutta tranquillità.

LE MIE (ALTRE) LETTURE

9 pensieri riguardo “LIBRI: “L’AMORE MOLESTO” di ELENA FERRANTE

  1. Cara Ester,
    a prima vista non l’avrei considerato nemmeno io, come ho spiegato nella premessa. Ma ci sono libri che sorprendono e questo fa parte della categoria. Quando riuscirò a smaltire la pila che ho pronta per l’estate, voglio leggere anche “I giorni dell’abbandono” della Ferrante. Ho visto il film e mi è piaciuto moltissimo, forse per l’interpretazione di Margherita Buy, una delle attrici italiane che amo di più.

    Buona serata e a presto.

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  2. Piace tanto anche a me la Buy. Prendo appunti per quando sarà possibile leggere, visto i 50 temi + 50 orali della maturità… Hai mai letto i casi di Petra Delicado (un ossimoro per cognome…) scritti da Alicia Gimenez-Bartlett? La protagonista ha il tuo stesso approccio alla vita.
    Un abbraccio, Ester.

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  3. Oddio, che approccio ho io alla vita? L’hai capito tu ed io no? 🙄
    No, non ho mai letto l’autrice che mi citi. Lo farò, senz’altro.
    La Buy piace ad entrambe perché ha recitato per Ozpetek, immagino. Strepitosa ne “Le fate ignoranti”. Recentemente l’ho vista in tv in un film della Comencini, “Lo spazio bianco”, altra regista per cui mi sembra tagliata.

    Non t’invidio per gli esami di maturità. Coraggio.

    Un abbraccio.

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