12 maggio 2013

LE GAMBE DELLA PROF

Posted in affari miei, scuola tagged , , , , , a 9:36 pm di marisamoles

camero diaz prof

Era stato staccato un pannello della cattedra per guardare le gambe della supplente. Eravamo una classe maschile, seconda liceo classico, sedicenni e diciassettenni del Sud, seduti d’inverno nei banchi con i cappotti addosso. La supplente era brava, anche bella e questo era un avvenimento. Aveva suscitato l’intero repertorio dell’ammirazione possibile in giovani acerbi: dal rossore al gesto sconcio. Portava gonne quasi corte per l’anno scolastico 1966-1967.
Si era accorta della manomissione solo dopo essersi seduta accavallando le gambe: aveva guardato la classe, la mira di molti occhi, era arrossita e poi fuggita via sbattendo la porta.

Il brano è tratto da In alto a sinistra, una raccolta di racconti di Erri De Luca (Feltrinelli, 2007. Per leggere l’intero racconto CLICCA QUI), un autore che amo molto, anche se l’ho scoperto da poco.

Siamo in prima, ora di Narrativa. Gli studenti dovevano leggere il racconto come compito a casa. Io l’ho letto solo un’ora prima, mentre quelli di quarta scrivevano il tema.
Una lettura gradevole che mi ha riportato alla mente “antichi” ricordi. Caso strano, ne parlo con quelli di prima. Sono curiosi, mi ascoltano sempre con attenzione (be’, non sempre e non tutti 😦 ), quando spiego l’epica pendono praticamente dalle mie labbra. Insomma, meritano che io parli un po’ di me, ci conosciamo poco, in fondo. Solo quattro ore alla settimana, solo Italiano, troppo poco per conoscerci bene.

L’episodio risale a vent’anni fa. Non ero supplente, ero di ruolo già da qualche anno. Giovane e carina sì, non lo posso negare. Ma io non ho mai avuto la percezione di me come realmente sono, mi vedo diversa da come mi vedono gli altri, penso sempre di essere più brutta di quanto mi si faccia credere. Mi sento pirandelliana stasera. Avete mai letto Uno nessuno e centomila? Oggi mi sento Moscarda, anzi, mi sono sempre sentita un po’ Moscarda.

Insomma, ai tempi mettevo la minigonna (anche ora, di tanto in tanto, ma un po’ meno corta di allora). Un giorno ero al bar con una collega, ragazza alquanto graziosa. Arriva il segretario, uomo detestabile e detestato molto dalla sottoscritta, in compagnia di un impiegato, persona gentile e amabile. Il segretario guarda me e la mia collega (dovrei dire: guarda le gambe mie e della mia collega) ed esclama, rivolto all’impiegato ma con un tono di voce decisamente alto per essere uno scambio privato di battute: “Ecco le gambe più belle del liceo“. Io e la mia collega ci siamo guardate e con la coda dell’occhio ho visto il povero impiegato che arrossiva. L’altro se la rideva che era un piacere … solo per lui, naturalmente.
Ma che c’entra tutto questo con il pannello della cattedra di cui parla De Luca? Nulla, ma volevo fosse chiaro che, se pensavo che nessuno si curasse di me, mi sbagliavo. Le mie gambe non passavano inosservate, evidentemente.

Ma arriviamo alla cattedra, anzi no, c’è un preambolo e una precisazione da fare. Quanto a quest’ultima, le cattedre (che erano sempre quelle dall’anno di fondazione della scuola, quindi avevano una settantina d’anni) erano proprio quelle di cui parla de Luca, quelle con il pannello davanti che aveva la funzione di impedire ai ragazzi la visuale della parte inferiore del corpo di chi vi stava seduto. Il pannello, tuttavia, non copriva interamente il davanti della cattedra, lasciava uno spazio sotto di circa 20 cm, forse 30. Non ho la percezione delle misure.

Arriviamo al preambolo che poi, in pratica, ci porta dritti dritti all’episodio in questione, si fonde con esso.
Ricevimento genitori. Arriva una mamma, mi squadra da capo a pie’, mormora appena un cenno di saluto, si siede davanti a me ed esordisce: “Ecco perché vuole sempre venire mio marito a parlare con Lei! Ma mio figlio mi ha avvertito, sa? Sono venuta io, oggi!”. Io rivolgo alla signora uno sguardo perplesso, non ci capisco nulla, che c’entra il marito e che le ha detto il figlio? La signora, nonostante mi si legga in faccia che non so di cosa stia parlando, prosegue il discorso assolutamente noncurante ed evidentemente fiduciosa nella mia perspicacia. Insomma, dovevo capirlo da me perché il marito non l’aveva mai mandata a colloquio.
“Non si è mai chiesta – continua la mamma – perché a mio figlio cada continuamente l’astuccio con le penne?“. Il figlio è in primo banco ed effettivamente l’astuccio gli cade almeno tre volte in un’ora. Mi viene da rispondere “se ha un figlio scemo, signora …” ma non è nel mio stile. Preferisco giustificare il fatto attribuendo ogni responsabilità al banco troppo piccolo e poco profondo. Quei banchi di una volta, in formica verde, quelli che avevano ancora il posto per il calamaio. Lo Stato, si sa, non ha mai soldi da destinare alla scuola e le suppellettili, almeno 20 anni fa, lasciavano a desiderare.
“Nossignora! – replica la genitrice – Non ha mai fatto caso che gli cade solo quando porta la gonna?”.
Ok, ho capito. Che stupida! Perché non l’avevo mai capito prima? Forse perché non ho mai pensato che le mie gambe potessero destare interesse a dei ragazzini di 15 anni. Avrò pure avuto vent’anni in meno, ma non credevo si potesse arrivare a tanto solo per vedere le gambe della prof seduta in cattedra.

Termino il racconto. I miei ragazzi di prima sono divertiti. Ma soprattutto mi chiedono cosa sia successo al figlio di quella mamma. Nulla, perché? In fondo non ha fatto niente di male, non ha mica smontato il pannello della cattedra!
Faccio fatica a tenerli buoni ed è cosa rara visto che basta poco per zittirli.
Inizia la lezione vera. Accavallo le gambe, tanto c’è il pannello. Tanto indosso i jeans, che stupida!
Tanto ho vent’anni in più. Ancora più stupida.

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18 commenti »

  1. Diemme said,

    Ricordo davvero delizioso! 🙂

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  2. marisamoles said,

    Felice che ti sia piaciuto. Purtroppo, come vedi, non ha riscosso troppo successo. 😦

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  3. espress451 said,

    Racconto amabile, per il tipo di scrittura che ti caratterizza…
    A presto, Es.

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  4. Valentino said,

    Eh…eh…. eh. Non ricordo di aver avuto una “tale occasione”. Anche se…. mi ero preso una “cotta” per quella prof di mate. Che era bionda, capelli lunghi ed occhi verdi. Dio, quanto la sognavo. Quando mi chiamava alla lavagna, mi perdevo. Dimenticavo teoreme, assiome o nozioni. Poi, per fortuna se ne andata. Altrimenti avrei rischiato una bocciatura.

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  5. lilipi said,

    Quanti ricordi mi hai suscitato! Io, da alunna, sono stata in classi miste e, quando sono diventata insegnante,ricordavo bene le penne “cadute” di mano ai miei compagni quando c’era una supplente giovane e carina.In particolare, a 24 anni, ho avuto una supplenza in un istituto professionale per l’industria e l’artigianato, in un biennio di sperimentazione post-triennio, con ragazzi che in parte erano quasi miei coetanei( e forse qualcuno più grande) perché, già in possesso di qualifica ed essendo disoccupati, avevano ripreso a studi. Conclusione:3 mesi sempre in pantaloni!Ha visto le mie gambe solo chi mi ha incontrato per strada. Comunque avevo un bel rapporto con quei ragazzi, che ricordo simpatici, educati e volenterosi,specie in una classe dove c’era anche qualcuno che scriveva molto correttamente e dimostrando grande maturità.

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  6. marisamoles said,

    @ Ester

    Grazie, cara.
    Un abbraccio.

    @ Valentino

    E chi non ha mai avuto una supplente così? Peccato che altrettanto non si possa dire dei supplenti maschi … almeno qui, il corpo docente è sempre stato per l’80% femminile. 😦

    @ lilipi

    Ecco, vedi, almeno tu hai messo i pantaloni. A me non sarebbe nemmeno venuto in mente che le mie gambe potessero destare interesse. E’ sempre la solita questione dell’autostima: la mia è sempre stata decisamente bassa.

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  7. Marco said,

    Ahhhhh, quando stavo in prima liceo, in un’altra sezione c’era una giovane prof di italiano, fisico da modella, che un paio di volte venne a fare supplenza da noi; ma non serviva far finta che cadesse l’astuccio, lei spiegava stando in piedi davanti alla cattedra! E aveva SEMPRE la minigonna…

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  8. marisamoles said,

    Immagino ci fosse la fila per gli esercizi alla lavagna. 😉

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  9. Trutzy said,

    Ciao, lo studente che si innamora di una professoressa è un classico, come lo è una studentessa che si innamora di un professore, ma bisogna distinguere ciò che rientra nella decenza e nel decoro e ciò che invece esula da tali parametri.
    Conosco professoresse che insegnano in professionaIi quasi tutti maschili che vanno a scuola mezze nude provocando battute e diventando oggetto di apprezzamenti volgari su facebook, tanto che è nato anche un “toto-tetta” sui social per capire se una supplente abbia il seno rifatto o meno. Credo che alcune prof vivano una crisi di mezza età ed abbiano bisogno di sapere che possono suscitare il desiderio di giovani uomini, altre invece vogliono essere corteggiate dai colleghi maschi, ma si espongono agli sguardi degli studenti che le dovrebbero vedere come una guida, come un punto di riferimento e non come veline.
    Io non sono una bigotta: indosso minigonne, scollature, tacchi alti ma a scuola non esagero mai.
    Ogni luogo ha il giusto abbigliamento, secondo me.
    La malizia in certi ambienti non dovrebbe proprio entrare!
    Ogni donna ha il diritto di vestirsi come vuole ma se una professoressa va a scuola vestita da cubista forse dovrebbe cambiare lavoro e fare la cubista!

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  10. marisamoles said,

    Ciao Trutzy!

    Sono d’accordo con te: la volgarità fa a pugni con l’eleganza. Si può vestire alla moda, portando anche delle gonne corte ma non cortissime, ed essere eleganti. Ma è soprattutto il come si porta un abito che fa la differenza. A scuola, poi, dobbiamo essere un modello quindi … mai predicare bene e razzolare male! Io che da anni faccio la crociata contro i bermuda per i maschi non posso certamente permettermi di razzolare male. 🙂

    A scanso di equivoci, la minigonna che portavo allora era più che decente. Il solo fatto che io non mi fossi accorta dell’attenzione che gli studenti prestavano alle mie gambe è chiaro segno dell’assoluta assenza di malizia da parte mia.

    Scollature e tacchi alti non sono alla mia portata. Figurati che anche quando si muore dal caldo non vado mai a scuola con abiti senza maniche. Ricordo ancora quanto ho sofferto alla maturità due anni fa …
    Quanto alle più “vecchie” che vogliono fare le ragazzine, devo dire che qui non se ne vedono. In compenso le più giovani sembrano delle suore. 😦

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  11. Trutzy said,

    Ciao, sono d’accordo con te sull’eleganza e le minigonne decenti, non sono una suora ma ogni luogo ha il suo abbigliamento.
    Non andrei mai a scuola con gli stessi vestiti con cui vado in discoteca ma non tutti la pensano come me.
    Il veneto è pieno di professoresse 55enni con minigonne e tacchi a spillo, oppure con capelli lunghi e vaporosi e dei rossetti rosso fuoco orribili abbinati a delle calze lavorate o a rete o con rose o rombi, alcune con dei vestitini di maglina con sotto quelle sottanine delle quali fanno vedere il pizzo ….. ma non voglio essere troppo cattiva con loro potrei fare anche io questa fine, mai dire mai dopo 20 anni di precariato potrei diventare folle anche io!

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  12. frz40 said,

    Le gambe… l’ascensore per il paradiso !!! E come si fa a non lasciarsi cadere a terra l’astuccio con le penne a 15 anni (e anche dopo)? 🙂
    Complimenti per l’aneddoto e, soprattutto, per le gambe.

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  13. marisamoles said,

    @ frz

    “l’ascensore per il paradiso” … mi piace. 🙂

    Grazie per i complimenti … le gambe? Gli anni passano ma posso dire che si mantengono bene. 😉

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  14. frz40 said,

    Lo sapevo che questa mia definizione ti sarebbe piaciuta…. :-).
    Mantienile bene, mi raccomando.

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  15. marisamoles said,

    🙂

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  16. Luigi said,

    Buongiorno! A grandi linee mi rivedo molto nel racconto. Non smontavo pannelli, ma sicuramente avevo un debole per le gambe di alcune professoresse, in particolare di una che insegnava matematica e scienze.
    Credo comunque sia abbastanza “normale” perché in quella fascia di età un ragazzino ha gli ormoni che vanno a 100 all’ora e la professoressa, se carina, è sempre più femminile e più donna di una coetanea che per quanto possa essere bella è ancora bambinesca. Spesso si rendevano conto del punto in cui puntavano gli occhi, ma sicuramente nessuna malizia, o meglio, sicuramente la maggior parte delle volte la malizia non c’era. Ora ho trent’anni, ne è passato di tempo, ma le gambe della professoressa A. non me le dimenticherò mai…

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  17. marisamoles said,

    @ Luigi
    Ma che bei ricordi e quanta tenerezza! Felice di aver risvegliato sentimenti così belli in un giovane trentenne. 🙂
    Spero comunque che, gambe a parte, quella prof e altri insegnanti siano stati un po’ anche maestri di vita.

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  18. cavaliereerrante said,

    Ohibò …. leggo il tuo post adesso, e trovo il tuo ricordo davvero delizioso !
    Ma pensa Tu … il tuo ricordo di giovane Professoressa, brava e carina, preparata e con gambe care alla vista …. fà scopa – come dimostra inequivocabilmente il link che ti ho mandato – con il “sogno scolastico” del grande poeta @Georges Brasens …. ed anche mio ! 😀

    Liked by 1 persona


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