3 maggio 2013

IN UFFICIO: IL VICINO DI SCRIVANIA INVIA E-MAIL INVECE DI PARLARE. SI RISPARMIA TEMPO

Posted in affari, lavoro, web tagged , , , , , , , , , , a 4:22 pm di marisamoles

e-mailLe comunicazioni interpersonali stanno cambiando. Ce ne eravamo accorti.
Nell’era delle telecomunicazioni, il vis-à-vis è passato di moda. La chiacchierata al bar è sostituita dallo scambio veloce di sms. Internet è alla portata di tutti (o quasi) in qualsiasi momento della giornata, basta avere iPhone. Una e-mail non fa male a nessuno e si risparmia tempo.
Ma in ufficio ha senso che per comunicare tra vicini di scrivania si utilizzi la posta elettronica?

Me ne parlava tempo fa un amico, uomo vecchio stampo che, alle prese con un nuovo lavoro, trovava decisamente insopportabile l’utilizzo delle e-mail per comunicare con il collega la cui scrivania si trovava proprio di fronte alla sua. L’azienda, però, voleva così. Meno perdite di tempo e poi … scripta manent. Così nessuno poteva trovare scuse, dire “l’avevo detto”. Eh già, verba volant.

Non tutti, però, gradiscono questo genere di comunicazione. Il Daily Mail ha appena pubblicato i risultati di una ricerca dell’Institute of Leadership & Management su 2.165 manager inglesi. Al secondo posto, dopo il ritardo con cui ci si presenta alle riunioni, fra le cose più sgradite c’è proprio l’utilizzo della posta elettronica per comunicare con il vicino di scrivania.

Certamente le nuove tecnologie migliorano la vita. Non sempre è possibile, infatti, comunicare in tempo reale con persone distanti. Anche per chi lavora presso la stessa azienda può essere un disagio, oltreché una perdita di tempo, spostarsi da una stanza all’altra, quando non addirittura da un piano all’altro o raggiungere una sede staccata. Ma ha senso scriversi se si lavora fianco a fianco o comunque nella stessa stanza?

Il mio lavoro richiede decisamente relazioni diverse tra colleghi. Per la maggior parte, poi, i contatti avvengono in orario extrascolastico, visto che durante la mattinata si sta ognuno nella propria classe seguendo il proprio orario. Tutt’al più ci si può relazionare nelle ore libere in sala professori o al bar. Però abbiamo anche noi delle esigenze che richiedono comunicazioni veloci e in grado di raggiungere più persone contemporaneamente.
Ad esempio, lo scambio di materiali didattici oppure gli accordi da prendere riguardo ad una riunione richiedono lo scambio di e-mail. Senza contare che, una volta scritto il verbale di un consiglio o di altra riunione, lo si può spedire in visione alle persone interessate prima della stampa e della consegna agli atti. Visto che nessuno è infallibile, magari qualche occhio in più può scovare l’errore o l’imprecisione che nella stesura erano sfuggiti.

L’unica cosa che, sinceramente, non mi piace è l’invio a più destinatari contemporaneamente. In primo luogo è fastidioso che tutti sappiano l’indirizzo di posta elettronica di persone estranee (parlo, evidentemente, di comunicazioni personali che non riguardino esclusivamente i colleghi di lavoro) e poi capita pure di essere “interpellati” su questioni di nessuna importanza solo perché il mittente non si è dato pena di selezionare i destinatari. Questa disattenzione, diciamo pure menefreghismo, porta alla perdita di tempo prezioso. Non tanto per la lettura della mail in sé, quanto perché, non capendo assolutamente nulla della comunicazione ma vedendosela recapitare, ci si sforza di capire e per farlo si legge il messaggio cento volte prima di rendersi conto che non era destinato a noi.

Verrebbe da pensare che a noi italiani (non solo agli inglesi) troppe cose diano fastidio. Effettivamente non sono troppi i comportamenti fastidiosi ma hanno una caratteristica comune: la mancanza di rispetto. Osserva Pier Luigi Celli, studioso di fenomenologia aziendale e direttore generale dell’università Luiss Guido Carli di Roma: «Il tratto distintivo degli italiani è la mancanza di rispetto. Lo facciamo senza rendercene nemmeno conto perché siamo di un individualismo notevole».

Ma sarà vero?

[fonte: Il Corriere]

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10 commenti »

  1. Diemme said,

    Su due punti mi vorrei soffermare: io comunico con la mia dirimpettatia, con cui ho ottimi rapporti, esclusivamente via e-mail, per una mera questione di privacy: i fatti nostri – anche se concernono il lavoro – sono fatti nostri (per esempio, oggi ho rifiutato di andare in missione e gliene spiegavo i motivi, che non volevo condividere con gli altri presenti 😉 ). Inoltre in questi “open space” la gente ha bisogno di concentrazione, e due – o più – persone che chiacchierano la concentrazione la tolgono, che non è simpatico.

    Il fatto degli indirizzi e-mail spiattellati in pubblico invece mi manda il sangue alla testa, soprattutto quando si tratta di indirizzi privati. Tra le altre cose una mia antica lettrice, amica nella vita reale, mi sputtanò involontariamente perché aveva registrato il mio indirizzo blog con il mio nome e cognome reali, per cui alla blogger cui era indirizzata l’e-mail arrivarono i miei dati. Idem un altro blogamico, stessa meccanica, tale e quale. Nel secondo caso, fortunatamente, la destinataria era una cara amica, con cui non avevo segreti, ma nel primo caso i miei dati sono andati a finire a una persona con cui non li avrei voluti condividere, e che successivamente ha chiuso i rapporti con me.

    Servirebbe una qualche lezione di netiquette, insegnare l’uso del ccn, i famosi “Undisclosed Recipient”.

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  2. Raffaele said,

    Cara Marisa, per quello che può valere il mio parere, asserisco di si alla tua domanda finale. Sono stato all’estero tante volte e raramente ho riscontrato comportamenti quali quelli che quotidianamente osservo in Italia, in svariati contesti, in primis sui treni. Per quanto riguarda l’invio di e-mail, dopo aver cercato invano di combattere contro quelli che nel campo a inseriscono centinaia di destinatari, anziché mandare l’email a se stessi e mettere tutti gli altri in Ccn, favorendo l’acquisizione di email private a virus e spam, ho lasciato perdere, ma in questo caso, anziché essere colpa della mancanza di rispetto e della maleducazione, è colpa del l’ignoranza. La Netiquette, esistente da vent’anni, chi la conosce? In conclusione, per farti sorridere o rabbrividire, ti confido che quando la sera a letto con i ns. Ipad leggiamo o navighiamo prima di addormentarci, spesso ci mandiamo e-mail…. si, io e mia moglie.
    😉 ciao, un abbraccio

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  3. Michele said,

    Eh purtroppo temo che per moltissimi compatrioti sia vero

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  4. “Ma sarà vero?” My dear Marisa, yes there is a bit of truth in this, I found it extremely distressing when I first arrived in Italy 30 years ago, when, while having a conversation with another person, a third person butts in and interupts without waiting for our conversation to end, as if that third person has the right to interrupt. Lack of respect or just bad manners, perhaps both. There would be several more to comment on, however the one that REALLY REALLY gets my gutt is the person entering a public building, shop, post office, bank, just lets the door swing behind him /her without holding the door open for the person behind, so many times I’ve had a door slam on my face. Now is this lack of respect, bad manners or what? Most doors today have an automatic closing system, per fortuna!

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  5. Monique said,

    Potremmo risolvere ogni inconveniente se fossimo abituati a trattare con rispetto e buon senso persone e situazioni…

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  6. Cara Marisa, trovo irragionevole scriversi a poco più da un palmo del proprio naso
    Se nessuno ci insegna a rispettare, si cresce senza riguardi per niente e nessuno
    Sweet weekend
    Bacioni
    Mistral

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  7. E vogliamo parlare dell’insopportabile opzione “rispondi a tutti”? Si ricevono mail di cui non si è minimamente interessati, visto che se si conosce il mittente della comunicazione non necessariamente si devono conoscere tutti i suoi riceventi. Ma c’è chi – difficile a credersi, lo so – nell’era del web, non sa ancora utilizzare la posta elettronica (e parlo di persone giovani).

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  8. laurin42 said,

    E già, la buona giornata si vede dal mattino.
    E tu lo sai bene, cara Marisa, che la mancanza di rispetto si nota proprio a scuola tra i ragazzi. Conseguenza delle abitudini a casa.
    Così la qualità dei rapporti diretti o virtuali dipende da questa carenza, quando non degenera in arroganza.
    Personalmente trovo fantastiche queste tecnologie di comunicazione.
    Skipe, ad esempio mi permette di parlare in video conferenza, gratis, con i miei fratelli, uno a Milano e l’altro a NY.
    A presto!
    Love
    L

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  9. espress451 said,

    A proposito di mail, stavo per scriverti perché erano un po’ di giorni che non ti vedevo in attività di scrittura…
    D’accordo con Raffaele, di cui trovo tenero quell’uso serale delle mail…
    Un abbraccio, Es.

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  10. marisamoles said,

    @ Diemme

    Grazie per avermi “aperto gli occhi” sui rapporti tra colleghi che condividono lo stesso ufficio, od open space. Davvero non ci avevo pensato, d’altronde non ho mai lavorato in un ufficio (eccettuato il “volontariato” estivo da ragazzina in quello di papà, ma ero sola nella stanza).

    A proposito di mail spediti a più persone, proprio ieri me n’è arrivata una da mittente per me sconosciuto (tra l’altro!) che in pratica era inoltrata sette volte e conteneva circa un centinaio di indirizzi. Alla faccia della privacy. 😦

    Certo quello che è capitato a te è davvero spiacevole.

    @ Raffaele

    è vero, la netiquette è sconosciuta ai più. Bisognerebbe fare un corso accelerato prima di usare il web. Anch’io, pur utilizzandolo da anni, certe volte credo di non rispettarla. Però è anche vero che la buona educazione, in generale, è un biglietto da visita in ogni situazione.

    Simpatico lo scambio di mail con tua moglie prima di addormentarvi. Io tutt’al più invio qualche filmato o qualche foto a mio marito … di giorno, però. 😉

    @ Michele

    Condivido il tuo timore … la mia domanda, però, era più rivolta a quell’individualismo e al fatto che non ce ne rendiamo conto, come dice Celli.

    @ 3theperfectnumber

    My dear Rita, I agree with you. Every time I go to England I feel a little embarassed to be Italian. 😦

    @ Monique

    Secondo me non è tanto questione di abitudine quanto di interiorizzare, una volta per tutte, le regole di una buona educazione. Ma se talvolta difettano le famiglie e pure la scuola, in cui si trovano modelli che sarebbe preferibile non seguire, allora penso sia davvero impossibile perseguire l’obiettivo.

    @ Mistral

    Condivido il tuo pensiero, è praticamente quello che ho appena detto a Monique.
    E ora un piccolo aneddoto. Ieri ho interrogato tre allievi di prima, due maschi e una femmina. La ragazza mi ha chiesto se poteva essere interrogata per prima perché era tanto in ansia (mi chiedo sempre cosa possano temere da me …. mica li mangio!). Allora ho detto ai ragazzi: “Ma sì, certo, loro sono dei cavalieri.” I due mi guardano come se avessi detto chissà quale bestialità. Era più che evidente che non sapessero il significato di “cavaliere” in quel contesto.

    Buona serata. Un bacione.

    @ Scrutatrice

    Ne parlavo giusto prima. Insopportabile davvero ricevere le mail con più destinatari, specie se sconosciuti. Quanto all’uso della posta elettronica, è vero che qualcuno non sa gestirla, mio marito ad esempio. Quando ha un problema, chiama tutti. Io, invece, da quando uso il pc ho sempre provato e riprovato fino ad arrivare alla soluzione. Mai letto un manuale, di solito quando leggo le istruzioni ne capisco anche meno. 😦

    @ laurin42

    Anch’io trovo utile l’uso del web per accorciare le distanze. La comunicazione è diretta e veloce, certamente insostituibile. Non sono una che demonizza la tecnologia ma penso che non si debba vivere di sole relazioni virtuali. Insomma, con il collega della stessa stanza si può anche scambiare quattro chiacchiere al posto delle mail. A meno che non si verifichino delle situazioni come quella descritta da Diemme nel suo commento.

    Buona serata. Un bacione.

    @ Ester

    Grazie per aver pensato a me nonostante il mio silenzio. Potrei dire di non aver molto tempo e in realtà è pure vero. Poi, ho passato sei giorni al mare, senza pc, facendo il ponte del 1° maggio. In verità avrei tanto cose da scrivere – il tempo lo troverei, come ho sempre fatto – ma davanti alla tastiera mi passa l’ispirazione e la voglia.
    E’ un momento un po’ così, passerà.

    Un abbraccio.

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