LA TRADIZIONE PASQUALE

Marisa Moles's Weblog

Ripropongo questo vecchio post per AUGURARE A TUTTI I LETTORI UNA BUONA PASQUA.

Com’è noto, la Pasqua cristiana celebra la resurrezione di Cristo, ma dal punto di vista etimologico si collega al rito ebraico del Pèsach (parola che significa “passaggio”) ed il periodo in cui Gesù fu catturato, condannato, in seguito ad un sommario processo popolare, e crocifisso, per gli ebrei di Palestina era appunto la “pasqua”. Tale festività ricordava ai figli di Israele l’esodo dall’Egitto in cui essi erano ridotti in schiavitù, con cui aveva inizio il lungo viaggio verso la Terra Promessa.

La Bibbia racconta che gli ebrei egiziani furono salvati dalla tremenda punizione divina che si abbatté sugli egizi: l’Angelo di Dio aveva, infatti, decretato l’uccisione di tutti i primogeniti delle famiglie egiziane, dopo che il faraone aveva impedito agli ebrei di andarsene. Questi ultimi avevano scampato il pericolo cospargendo gli stipiti delle porte delle loro case…

View original post 1.096 altre parole

SUPER SWEET BLOGGING AWARD

super sweet blogging award
L’amica Valentina, qualche giorno fa (mi scuso per il ritardo, ma fra una cosa e l’altra …), mi ha assegnato un graditissimo premio: Super Sweet Blogging Award. Quale premio poteva essere più adatto a me, golosa di dolci come sono anche se da più di un anno devo limitarmi a quelli rigorosamente light (con qualche strappo, tipo il tiramisù che non facevo da 15 anni e che dovevo per forza assaggiare!)?

Nel ringraziare Valentina, rispondo alle domande di rito:

1. Biscotti o torta? Scelta difficile … infatti non scelgo, me li pappo tutti e due … virtualmente posso farlo! 🙂
2. Cioccolato o Vaniglia? Decisamente cioccolato, preferibilmente al latte con le nocciole intere. 😯
3. Quale è il tuo spuntino dolce preferito? Se la faccio io con le mie mani, una bella fetta di torta alla frutta (ieri ne ho preparato una alle pere e cioccolato, da leccarsi i baffi!). In mancanza d’altro, una barretta ai cereali. 🙄
4. Quando hai maggior voglia di cose dolci? Praticamente la voglia ce l’ho sempre ma devo tenermela. 😦
5. Se tu avessi un soprannome “dolce”, quale sarebbe? “Bignè” potrebbe andare. In fondo non si sa mai qual che c’è dentro. 😉

Ora dovrei nominare altri 12 blogger che ritengo super sweet … ma per me siete tutti dolci, quindi dedico questo premio ai miei lettori-blogger affezionati, lasciando libera a tutti l’iniziativa di continuare la “catena”.

Grazie ancora a Valentina e dolce giornata a tutti!

IL PIACERE DI LEGGERE A UN PREZZO PICCOLO PICCOLO: 99 CENTESIMI

jane austen lady susanHo titubato (sì, caro Quarc, si può dire 😉 ) un po’ prima di scrivere questo post. In primo luogo perché non è mia abitudine fare pubblicità, in secondo luogo perché la notizia non è nuova e certamente non sono io la prima a parlarvene. Di che cosa? Della nuova collana LIVE della Newton Compton: 130 titoli a un costo piccolo piccolo, solo 99 centesimi di euro.

In tempi di crisi risparmiare anche sulle letture si può, anzi, si deve. Consideriamo anche il fatto che per i lettori appassionati il problema non è solo la spesa da affrontare, ma anche, direi soprattutto, la collocazione “a riposo” dei libri già letti. Perché è decisamente impensabile sbarazzarsene. Per chi, come me, la carta, a dispetto degli e-book, ha ancora un valore sacro, la sola idea di buttare i libri fa accapponare la pelle.

Tornando a questi libri economici, si tratta perlopiù di classici. Fra gli autori: Seneca, Freud, Dostoevskij, Poe, Austen, Shakespeare, Sun Tzu, Fitzgerald, Némirovsky. Non manca un inedito: I sotterranei della cattedrale di Marcello Simoni, già vincitore del 60° Premio Bancarella.

Nelle classifiche di vendita, ben nove titoli della collana LIVE Newton Compton figurano fra i primi dieci best seller. Peccato, però, che questa settimana i libri a piccolo prezzo siano scomparsi dalle classifiche ufficiali per far posto a Camilleri, Wilbur Smith, Patricia Cornwell, Massimo Gramellini, Simonetta Agnello Hornby, Nicolai Lilin, Gianluigi Nuzzi, Clara Sánchez, Jo Nesbo e Susanna Tamaro. Il motivo? La collana LIVE a 0,99 euro è decisamente scomoda per il mercato librario. I guadagni per le librerie sono irrisori e le case editrici concorrenti non vedono di buon occhio questo lancio operato dalla Newton Compton, già famosa per la pubblicazione a basso prezzo. Poco più di vent’anni fa uscirono, infatti, centopaginemillelire, che in dieci anni vendettero circa 60 milioni di copie. Molte, inoltre, sono le prime edizioni di romanzi che si possono acquistare a 9 euro e 99 centesimi.

Ma noi delle polemiche fra editori non ci curiamo. Buona lettura a tutti! Io inizierò da Lady Susan di Jane Austen. E voi?

QUI potete trovare i titoli disponibili.

Sulle classifiche di vendita ho fatto riferimento a quest’articolo de Il Giornale.

FRANCESCO E BENEDETTO: INCONTRO TRA PAPI

PAPA A CASTELGANDOLFO, ORA INCONTRO
Si sono incontrati molto prima del previsto, non a passeggio nei giardini vaticani ma a Castel Gandolfo. Il Papa emerito, Benedetto XVI, e il Papa in carica, Francesco I. Un incontro storico che non conosce precedenti ma che potrebbe costituire esso stesso un precedente.

Joseph Ratzinger ha accolto Jorge Mario Bergoglio all’eliporto di Castel Gandolfo, sua attuale residenza. Sorreggendosi con il bastone, a riprova delle non ottimali condizioni di salute che l’hanno costretto a dimettersi, ha abbracciato il “fratello”. E proprio in nome di questa fratellanza, Papa Francesco ha rinunciato al privilegio dell’inginocchiatoio d’onore nella cappella intitolata alla Madonna di Częstochowa, all’interno della residenza papale. “Siamo fratelli”, ha detto semplicemente Bergoglio. Hanno pregato fianco a fianco, dividendosi l’inginocchiatoio.

La gente nella cittadina sul lago Albano, uno dei borghi più belli d’Italia, ha atteso e attende che i due papi si affaccino insieme allo stesso balcone in cui, per l’ultima volta il 28 febbraio scorso, Papa Ratzinger ha salutato i fedeli. Si affacceranno i due papi? Certo è che, al di là degli interrogativi sulla motivazione di questo incontro, concertato a così breve termine dall’elezione del nuovo Papa, si tratta di una pagina di storia di cui siamo testimoni. Che ci faccia piacere oppure no.

[foto Ansa dal sito Corriere.it in cui si possono vedere anche altre foto dello storico incontro]

20 MARZO: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA FELICITÀ

_felicita

A profound shift in attitudes is underway all over the world. People are now recognising that ‘progress’ should be about increasing human happiness and wellbeing, not just growing the economy at all costs. That’s why all 193 United Nations member states have adopted a resolution calling for happiness to be given greater priority and March 20 has been declared as the International Day of Happiness – a day to inspire action for a happier world. (LINK)

Il 20 marzo è stata proclamata, dalle Nazioni Unite, la Giornata Internazionale delle felicità. Perché essere felici è un diritto, oltreché un bisogno.

Siate felici, dunque, dimenticando, almeno per un po’, tutti i guai che ci affliggono e cercando di guardare al futuro con un po’ di ottimismo.

C’è chi dice che una gioa può nascere solo dal dolore, anzi felicità e dolore convivono in noi. Basta non guardare troppo a ciò che ci rende la vita difficile e triste.

Allora una donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore.
E lui rispose:
La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera,
E il pozzo da cui scaturisce il vostro riso, è stato sovente colmo di lacrime.
E come può essere altrimenti?
Quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere.
La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa bruciata nel forno del vasaio?
E il liuto che rasserena il vostro spirito non è forse lo stesso legno scavato dal coltello?
Quando siete felici, guardate nel fondo del vostro cuore e scoprirete che è proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi ora gioia.
E quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e saprete di piangere per ciò che ieri è stato il vostro godimento.
Alcuni di voi dicono: “La gioia è più grande del dolore”, e altri dicono: “No, è più grande il dolore”.
Ma io vi dico che sono inseparabili.
Giungono insieme, e se l’una siede con voi alla vostra mensa, ricordate che l’altro è addormentato nel vostro letto.
In verità voi siete bilance che oscillano tra il dolore e la gioia.
Soltanto quando siete vuoti, siete equilibrati e saldi.
Come quando il tesoriere vi solleva per pesare oro e argento, così la vostra gioia e il vostro dolore dovranno sollevarsi oppure ricadere.

[da Il Profeta, di Kahlil Gibran]

HABEMUS PAPAM: FRANCESCO – JORGE MARIO BERGOGLIO

papa-francescoAlle 19.06, alla terza fumata in due giorni e dopo la quinta votazione, è uscito dal conclave il nome del nuovo Papa, il 266° successore di Pietro: Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires.

Una data che sarà difficile dimenticare: 13/03/2013. E ritorna il numero 3, caro a Dante. Il numero della SS. Trinità. Un segno del destino oppure non proprio una coincidenza? I 115 cardinali che sono entrati nella Cappella Sistina avevano già stabilito che la data dovesse essere proprio questa?

AGGIORNAMENTO DEL POST, 14 MARZO 2013

Si è affacciato dal balconcino di San Pietro e davanti ad una folla immensa (a cui si aggiungono i milioni di fedeli di tutto il mondo che hanno seguito l’evento in televisione) ha detto semplicemente: “Buonasera“. Una cosa mai vista prima. E poi ha rivolto il primo pensiero al Papa emerito, Benedetto XVI, che da Castel Gandolfo lo osservava attraverso la televisione, e ha pregato per lui. Subito dopo, prima di rivolgere agli astanti la Sua benedizione, ha chiesto che il popolo pregasse perché il Signore benedicesse il suo vescovo. Altra cosa inaudita.
Infine, ha concesso l’indulgenza plenaria, la remissio omnium peccatorum, a chi lo seguiva attraverso ogni canale di comunicazione moderno e tecnologia oggi esistente. Qualcosa di speciale che fa di questo Papa una persona certamente sui generis. Come il saluto rivolto al pubblico prima di congedarsi:
“Grazie tante per l’accoglienza. Pregate per me e a presto, ci vediamo presto. Domani voglio andare a pregare la Madonna affinché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo“.

E così ha fatto, stamattina. A chi lo voleva portare dal sarto per gli abiti su misura (ieri indossava uno di quelli preparati in diverse taglie, prima di sapere a chi fosse destinato) ha risposto: “Prima si va dalla Madonna“. Senza auto blu, senza scorta, da uomo semplice abituato a girare fra i più poveri e diseredati nella sua Buenos Aires. A portare un messaggio di speranza.
Un Papa umile, questo è la prima impressione. A cominciare dal nome scelto, Francesco, lo stesso del poverello d’Assisi, che nessun Pontefice, in duemila anni, aveva mai pensato di portare. Un nome che forse ricondurrà la Chiesa all’umiltà di un tempo, per diffondere un messaggio d’amore: quella caritas, quell’amore che nulla chiede in cambio ma che si fa dono gratuito al prossimo, ormai da troppo tempo dimenticata.

Speriamo.

ASPETTANDO LA FUMATA BIANCA: VIVO UN PAPA SE NE FA UN ALTRO

stufa-cappella-sistinaSarà un Papa di transizione, s’era detto. E Joseph Ratzinger, ormai Papa emerito, non ha smentito la previsione: si è dimesso. Caso unico nell’età moderna. E ora come la mettiamo con il noto modo di dire: “Morto un Papa se ne fa un altro“?

Ironia a parte, molti sono i detti popolari che hanno come protagonista il Papa, volente o nolente. Certamente il più noto è quello testé citato, ma anche “ad ogni morte di Papa” è un aforisma usatissimo che d’ora in poi avrà meno valore. I due detti, infatti, puntano l’accento su un punto fermo che riguardava (ora non più) il pontificato: un papa eletto lo sarà per sempre, fino alla morte. Guarda un po’che scherzo ci ha fatto Benedetto XVI!

Ma qual è l’etimologia della parola Papa? E’ molto semplice: è associabile alla parola molto più familiare “papà“, dal latino papam a sua volta derivato dal greco papàs cioè “padre“. In fondo che cos’è il Pontefice se non il papà di tutti i cattolici?

A proposito di “Pontefice“, la parola ha origini molto lontane, addirittura precristiane. la Chiesa, infatti, con la diffusione del Cristianesimo, ha adottato delle parole latine o greche già in uso nel mondo pagano dei Romani e dei Greci per indicare precetti, persone e luoghi sacri.
La parola “fede“, ad esempio, in latino significava fedeltà e viene scelta per designare quel patto di fedeltà, appunto, che si stringeva tra i cristiani e la Chiesa. Quest’ultima parola, che indica sia il luogo sacro in cui si celebrano le funzioni sia l’istituzione ecclesiastica, deriva a sua volta dal greco ekklesìa con la quale si intendeva l’assemblea popolare. Infatti, la chiesa altro non è che un’assemblea di fedeli.
Gli antichi Romani nella basilica, parola che ha sempre origine dal greco basilikè, trattavano affari o tenevano i processi. Fu Costantino (IV secolo d.C.) a convertire gli antichi edifici in luoghi di culto religioso.

Ma pontefice che origini ha? Nell’antica Roma il pontifex era una sorta di sacerdote cui spettava organizzare i riti pubblici, stabilire il calendario delle funzioni, amministrare, insomma, le cose sacre. Data l’importanza della carica, il pontifex era detto maximus, ma l’etimologia della parola ci porta ad un’incombenza tutt’altro che religiosa: il termine, infatti, deriva dall’espressione pontem facere che significa “costruttore di ponti”, su cui aleggia il mistero. Secondo Varrone, il pontifex maximus avrebbe fatto costruire il primo ponte di Roma, il Sublicio, considerato un’opera sacra in quanto così si poteva accedere al tempio che si trovava al di là del fiume Tevere. Ma questa è solo una delle interpretazioni. Meno misteriosa è l’adozione della parola da parte della Chiesa per appellare il Santo Padre: il Pontefice, difatti, è colui che in un certo senso, nelle vesti del vescovo di Roma, fa da ponte fra il mondo dei fedeli e quello di Dio.

E dopo questa carrellata di parole ed etimologie, che non ha affatto la pretesa di essere esaustiva, passiamo ai modi di dire.

Stare come un Papa”: significa stare comodo e tranquillo, intendendo che la vita da Papa sia scevra da preoccupazioni. Pare che il detto risalga a Leone X (1513-1521), il quale appena eletto avrebbe esclamato soddisfatto: “Godiamoci il papato perché Dio ce l’ha dato”.

Dove è il Papa, lì è Roma”: è una rivisitazione campanilistica del detto latino Ubi Petrus, ibi Ecclesia, “dove c’è Pietro lì c’è la Chiesa”.

Il Papa è capo e coda”: si riferisce all’onnipotenza del Pontefice che, in un altro modo di dire, viene accostato al Padreterno: “Il Papa può al di là del diritto, sopra il diritto e contro il diritto”.

Anche il Papa ha mal di testa”: riconduce il Santo Padre ad una dimensione più umana. Anche lui, come tutti, è un essere umano, in fondo. Tant’è che esiste anche il detto “Non occupa più terra il corpo del Papa che quel del sagrestano” per ribadire il concetto.

Sa più il Papa e un contadino, che un Papa solo”: si riferisce al fatto che a volte bisogna dar retta anche all’esperienza e la saggezza dei più umili e non solo alle parole di chi è ritenuto eccelso.

Dire qualcosa papale papale“: parlare senza peli sulla lingua, dimostrando autorità come il Papa sa fare.

Tornar da Papa a Parroco”: perdere da un giorno all’altro il potere, rinunciare a una posizione di comando.

E proprio quest’ultimo detto mi pare calzante con la situazione attuale. Anzi, come ha precisato Papa Ratzinger, lui non è tornato a fare il parroco ma è un semplice pellegrino.

Ora non resta che attendere la fumata bianca. Per ora ne abbiamo vista una sola, nera.

[LINK della fonte]

POTETE TROVARE ALTRI MODI DI DIRE QUI

LE DONNE AMANO

Non amo festeggiare questa giornata.
Le donne dovrebbero essere ricordate tutti e 365 giorni e non solo l’8 marzo. E poi, come tutte le feste commerciali, questa giornata perde il vero senso e ci si dimentica anche il motivo per cui è stata scelta proprio questa data per la Giornata Internazionale della Donna, alla quale la comune dicitura “Festa della Donna” rende poco onore.

Tuttavia, oggi voglio farvi un regalo. Una bellissima canzone di Peppino di Capri che racchiude nel testo tutti i misteri, le contraddizioni e l’unicità del meraviglioso universo femminile.

Le donne amano … purtroppo non sempre c’è qualcuno che se ne accorge.

Le Donne Amano

Non le cambierai
sono l’amore
fragili ma poi
più forti di noi
non le cambierai
sono la luce
sono la poesia
quella che ogni notte
scriverai per lei
le donne amano
con tutta l’anima
ad occhi chiusi stanno lì a sognare
quando promettono sai non tradiscono mai
le donne amano
e ti perdonano
bambine sempre complicate
che si nascondono dietro un semplice no
le donne sono il bacio di una sera
il profumo della primavera
che tu cercherai a Capri con lei
le donne vivono su di una nuvola nel loro mondo fatto d’illusioni
e quando sono nei guai non lo ammettono mai
le donne amano
e quando amano
lo fanno senza pudore
perché è amore
le donne amano senza una logica quell’universo non lo puoi capire
ma poi sorridono
il cuore ha già detto di sì
le donne fingono ma se ti vogliono nessuno al mondo le può fermare
per amore sai non lo nascondono mai
le donne sono il bacio di una sera
una musica leggera che tu ballerai soltanto con lei!
Le donne amano e se ti vogliono nessuno al mondo le può fermare
perché in amore non si arrendono mai
le donne sono il bacio di una sera
le pazzie che rifaresti ancora
soltanto per lei
soltanto con lei
le donne amano…

DONNE E MOTORI … DI RICERCA

donne e webUn tempo “donne e motori” costituiva l’emblema dell’antinomia. Credo che le donne al volante oggigiorno possano tranquillamente competere con gli uomini anche se le quote rosa nell’ambito delle gare automobilistiche sono, in verità, quasi inesistenti.
Che dire, però, del binomio “donne e motori di ricerca“?

Da una ricerca Audiweb la presenza di donne sul web è risultata decisamente superiore a quella degli uomini. Più tempo da perdere? Può darsi, considerando che, specie al sud, la percentuale di casalinghe è decisamente alta. Aggiungiamo pure la disoccupazione giovanile, le studentesse universitarie, numericamente superiori ai maschi, che molto spesso utilizzano Internet per necessità, il dato non dovrebbe sorprendere: le donne in rete sono 6,7 milioni.

Un dato che stupisce particolarmente è l’età degli amanti del web, non più paradiso incontrastato dei teenager: per il mese di gennaio 2013 i dati Audiweb fanno registrare un incremento degli «over 55», con un più 17 per cento per gli uomini e addirittura un 22 per le donne. Fra uomini e donne, inoltre, i 35-54enni rappresentano la categoria più presente in rete.

C’è in Italia una controtendenza per quanto riguarda l’utilizzo di Facebook: mentre nel resto del mondo occidentale il primato fra gli appassionati del social network è tutto femminile, il nostro è uno dei pochi Paesi dove le utenti sono meno degli uomini. Qual è il motivo? Le donne apprezzano maggiormente i blog. Le mamme blogger conquistano il primato ma anche le esperte nell’arte culinaria non scherzano. Le foodblogger sono in continua espansione … d’altra parte, la cucina italiana non è la migliore al mondo? E certamente ai fornelli la fantasia non manca.

Insomma, almeno sul web le quote rosa non mancano. Non resta che accontentarsi di questo primato.

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]

QUANDO INDOSSARE LE CALZE ERA SINONIMO DI ELEGANZA

storia calze
Non so se l’avete notato: da qualche tempo va di moda non indossare le calze (o i collant) in tutte le stagioni. Specie nello star system uscire di casa con le gambe coperte, d’inverno soprattutto, per recarsi a qualche serata mondana, alle sfilate di moda, a qualche trasmissione televisiva come ospiti, alla consegna di un premio o semplicemente per fare shopping in centro, pare sia diventato molto out. Insomma, sotto il cappotto niente … o quasi.

Ricordo un matrimonio a cui partecipai, appena ventenne, in pieno luglio. La temperatura era prossima ai 30° eppure mia madre mi obbligò ad indossare un collant velatissimo perché, diceva, andare a nozze senza calze era una cosa davvero da cafoni. Così, con addosso il mio bel vestitino di seta pura color rosa (confezionato dalle mani di fata della mia mamma), i collant e il cappellino in testa, in tinta con l’abito e con tanto di veletta (altro accessorio cui non si deve rinunciare mai, secondo la genitrice, in occasione di un matrimonio), uscii di casa e … fui derisa da tutti. Ecco il prezzo che si deve (doveva?) pagare per essere eleganti. Ma, come diceva l’amato Poeta: tra li lazzi sorbi / si disconvien fruttare al dolce fico (lo lascio al maschile ché è meglio).

Per il mio matrimonio scelsi di indossare le calze e il reggicalze, uno di quelli che mia mamma indossava negli anni Cinquanta, tutto di raso e pizzo guarnito con un piccolo nastro di seta azzurro … la tradizione che impone alla sposa di indossare qualcosa di vecchio e di azzurro era salva. Naturalmente nessuno ebbe da dire alcunché, anche perché nessuno mi sollevò la vaporosa gonna dell’abito da sposa né io l’alzai, come si usa, per fare vedere la giarrettiera.

Insomma, per la mamma non è concepibile andare a teatro o a qualche cerimonia pubblica senza indossare le calze. Ma quando sono state inventate?

Già nelle tombe dei faraoni egizi sono stati ritrovati frammenti di calze lavorate a maglia, mentre si sa che gli antichi Romani avvolgevano le gambe con fasce di tela o lana. L’uso delle calze (parola che deriva da calcea, d’uso nel latino tardo settentrionale, derivata dal maschile calceus che indicava la scarpetta di cuoio fine indossata in casa oppure nella commedia teatrale, che a sua volta sembra derivare da calx, “tallone”) era un tempo esclusiva delle donne più ricche e comunque non era un vezzo poiché una signora non poteva andare in giro mostrando le gambe. Fu così che solo nel Medioevo, dopo il 1300, si diffusero le calze di panno e di seta, lunghe fino al ginocchio e quasi sempre di colore rosso.

Solo intorno al 1400 le dame veneziane diffusero la moda delle calze lunghe, antenate della più moderna calzamaglia, ricamate a mano e impreziosite da trine e merletti.
Nel 1589 l’inglese William Lee inventò il primo telaio per produrre le calze in serie. La produzione divenne sempre più imponente con il passare dei decenni, fino ad arrivare, nel Seicento, alla nascita della potente corporazione inglese dei “calzettai”.

Durante il Rinascimento fecero anche la loro comparsa le prime giarrettiere che, in verità, erano solo dei laccetti che stringevano le calze sulle gambe.
Nel Seicento si impose il corsetto, una specie di guaina che avvolgeva il corpo della donna da sotto il seno fino al ventre, composto da tela rinforzata da stecche. Ben presto divenne l’indumento intimo per eccellenza; nell’Ottocento, infatti, tutte le donne volevano avere il “vitino da vespa” (Rossella O’Hara docet).

immagine11

Proprio nel XIX secolo l’utilizzo delle calze, di lana o seta, ebbe il suo exploit. Poiché era sconveniente per una donna mostrare le gambe, le calze portavano un decoro (intarsio o ricamo) sul collo del piede o sulla caviglia. Erano sorrette dalla giarrettiera che, secondo una leggenda, fu inventata da Gustav Eiffel (sì, proprio quello della torre parigina!), ma in realtà fu il merciaio Fereol Dedieu a idearne, nel 1876, un prototipo destinato ad essere sostituito dal più comodo reggicalze, creato dal sarto Paul Poiret attorno al 1910. Pare che l’immagine di Marlene Dietrich, seducente nel suo reggicalze nero, che comparve nella locandina del film L’angelo azzurro, abbia contribuito a lanciare questo
indumento intimo.

marlene dietrich

Fu, però, soltanto negli anni Trenta che l’uso delle calze si impose definitivamente, grazie all’invenzione della fibra di nylon, la prima fibra sintetica definita “resistente come l’acciaio e delicata come una ragnatela”. La ditta che ne iniziò la produzione si trovava negli Stati Uniti d’America.
Il chimico francese Eleuthère Irènèe DuPont de Nemours, immigrato nello stato americano del Delaware, nel 1802 aveva aperto un impianto per la produzione di polvere nera. Da quella piccola azienda di tipo familiare nel 1938 uscì il nylon inventato da Wallace H. Carothers.
La vendita delle calze di nylon all’inizio fu esclusiva di pochi negozi di Wilmington, il centro in cui aveva sede la DuPont de Nemours. Ma la richiesta che ben presto provenne da tutto il Paese, convinse la piccola azienda a distribuire il prodotto sul mercato americano. Dopo il primo anno le vendite avevano già raggiunto la quota di 64.000.000 paia, decretandone il successo.

Erano calze eleganti con la cucitura dietro la gamba che aveva il pregio di impreziosire l’arto femminile. Tant’è che quando, con lo scoppio della II Guerra Mondiale, la produzione fu interrotta, le donne si disegnavano sulle gambe quella cucitura posteriore, quasi potessero rinunciare alle calze ma non al vezzo.
Negli anni Cinquanta si assiste a un vero e proprio boom: le calze di nylon rinunciano alla cucitura ma vengono prodotte in svariati colori e velature. La produzione lievita e i costi diminuiscono, portando l’indumento intimo alla portata di tutte le gambe, o quasi.

sofia loren

Quando, negli anni Sessanta, sempre grazie al marchio DuPont, viene lanciato sul mercato un nuovo materiale sintetico, la lycra, inizialmente utilizzata nelle calze medicali, il passo verso i collant è breve. Contemporaneamente all’invenzione della minigonna, idea geniale dell’inglese Mary Quant, s’impone il collant di pizzo, antesignano dei più moderni collant decorati in modo vario e dei nuovissimi footless (o leggins che dir si voglia). Siamo arrivati agli anni Settanta e la fantasia delle case produttrici di collant pare sfrenata. Contemporaneamente tornano di moda le calze ma le giarrettiere e i reggicalze sono definitivamente chiusi nei bauli delle nonne e bisnonne: è ormai giunta l’ora delle autoreggenti.

Insomma, da questa breve “storia della calza” si può dedurre che la storia della biancheria intima è parallela a quella della liberazione femminile: il cambiamento dei modi di vestire segna il passaggio dalla condizione sociale di costrizione a quella di libertà. Sembra quasi che ora si sia imboccata la strada a ritroso oppure che la libertà vada intesa, oggi, come esibizione della nudità, libertà conquistata dopo aver messo nel cassetto le calze e i collant. Peccato, però, che non tutte le donne siano delle top model (anche loro, comunque, non sono perfette) e che così si mettano a nudo anche i difetti: cellulite, in primis, ma anche fragilità capillare, vene varicose, rughe dovute all’età, pelle cascante per le più magre e cuscinetti adiposi per le più in carne.

E chiamiamola libertà. A me pare solo mancanza di buon gusto.

anne-bancroft

[immagine sotto il titolo da questo sito; immagine da “Via col vento” da questo sito; immagine Marlene Dietrich da questo sito; foto di Sofia Loren da questo sito; foto di Anne Bancroft da questo sito. FONTI: abitiantichi.it, wikipedia, calze.com, liberaeva.com]