UN ANNO FA IL NAUFRAGIO DELLA CONCORDIA. IL MISTERO DI DIMITRI CHRISTIDIS

naufragio concordia
Un anno fa la bella addormentata dell’Argentario subì un brusco risveglio. Non fu opera di un bacio quanto di uno schiaffo di cui il Giglio porta ancora i segni: di fronte alle sue rive, al suo incantevole ed intimo porto, non un principe s’inchinò ma un mostro marino che la stringe ancora a sé in un sinistro abbraccio.

Dodici mesi dopo l’isola è meta di una sorta di pellegrinaggio commemorativo. Il ricordo di quella notte, dei pianti di disperazione o di quelli di felicità, delle lacrime e dei sorrisi, delle urla e dei gemiti ha invaso le nostre case provenendo da uno schermo televisivo che, se non altro, ha il merito di conservarne la memoria.

Oggi al Giglio sono ritornati i naufraghi che si sono salvati, i parenti di quelle 32 vittime che sono state meno fortunate delle oltre quattromila persone che ora di quella notte serbano un triste ricordo ma possono raccontare quello che hanno visto, fatto, sentito, detto.

Il naufragio della nave da crociera Costa Concordia fu un evento che fece in breve tempo il giro del mondo. E non semplicemente perché si trattò di un dramma che ha pochi precedenti. A molti ritornò alla mente l’infausto viaggio inaugurale del Titanic il cui centesimo anniversario sinistramente stava per essere ricordato. Allora, però, le vittime furono 1518, su un totale di 2223 passeggeri imbarcati, compresi gli 800 uomini dell’equipaggio. Certo, erano altri tempi ma ora …

Quella notte, più che il numero delle vittime – che veniva aggiornato di ora in ora – portò allo sdegno il comportamento del comandante della nave da crociera: Francesco Schettino. Oltre ad aver cozzato contro uno scoglio delle Scole – parte del quale, andatosi a conficcare sul fianco della nave, ora è stato restituito al mare del Giglio -, sembrò incapace di gestire l’emergenza, perdendo tempo al telefono con i responsabili della Costa, tardando a dare l’allarme, minimizzando l’accaduto anche con la Capitaneria di Porto di Livorno. Infine, abbandonò la nave, volontariamente come sembra, in modo del tutto fortuito come continua a ripetere lui, mentre le operazioni di sbarco dei naufraghi non erano ancora concluse.

Chi ha dimenticato la famosa telefonata che gli fece il Comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Gregorio De Falco, una volta resosi conto dell’immane tragedia? Nessuno. Non foss’altro perché anche in occasione dell’anniversario del triste e luttuoso evento, i telegiornali non fanno che riproporcene la registrazione.

Allora io presi le difese di Schettino perché quella telefonata fu, a parer mio vergognosa. De Falco, dipinto dall’opinione pubblica come un eroe (tanto da essersi guadagnato una medaglia concessa dal Capo dello Stato), si rivolse al comandante della Concordia con un’arroganza, una prepotenza, un tono di biasimo, di rimprovero e di minaccia che non si possono accettare. Dall’altra parte del telefono, un comandante in stato confusionale, comprensibilmente scosso per l’accaduto e certamente conscio dell’immane tragedia che quell’inchino malriuscito (operazione che, tuttavia, Costa non aveva mai sanzionato, lasciando che fosse tacita e innocua pratica abituale) aveva causato, nonché delle conseguenze che avrebbe avuto sulla sua carriera, sulla sua famiglia, sulla sua vita futura.

Chi dipinge Schettino come unico responsabile del naufragio secondo me trascura il fatto che a decretare la sua colpa, senza possibilità di appello, è stata fin da subito la gogna mediatica cui il comandante è stato sottoposto. Certo, lui è il responsabile numero uno ma non l’unico. Prova ne sia che l’inchiesta, ormai conclusa, ha rinviato a giudizio tredici persone. Anche quelli della Costa che, sebbene a scoppio ritardato, hanno scaricato sul comandante ogni responsabilità, negandogli persino la tutela legale e, alla fine, l’hanno licenziato.

A distanza di un anno io non ho cambiato idea. Non ritengo innocente Schettino – e ci mancherebbe! –ma continuo a pensare che le colpe non siano tutte sue e che abbia pure qualche merito nell’aver scongiurato il peggio, salvando la vita forse a decine di persone. Se avesse dichiarato l’abbandono nave in mare aperto, l’approdo per le scialuppe sarebbe stato molto più lento e difficile. Ma non voglio entrare nel merito di questioni che non conosco, di cui non sono esperta. Esprimo solo una mia ipotesi che, tuttavia, un anno fa fu sostenuta e rafforzata dal parere che il Contrammiraglio della CP Salvatore Schiano Lomoriello aveva pubblicamente espresso, condannando energicamente il contenuto e soprattutto il tono assunto da De Falco durante quella telefonata.

Proprio un dettaglio di quella telefonata forse ai più è sfuggito. Non a me. Infatti, ci penso da dodici mesi senza ottenere risposte. Ho atteso pazientemente la conclusione delle indagini e la pubblicazione dei nomi dei rinviati a giudizio e quel nome non c’è. Ne parlarono allora assai poco anche le cronache, eppure si scrissero fiumi di parole, tonnellate di carta furono impiegate per condannare Schettino assai prima che le operazioni degli inquirenti iniziassero, chissà quanti multipli di byte furono impegnati per far girare quella telefonata a livello globale.

De Falco trova Schettino su uno scoglio, apparentemente spettatore incredulo e passivo di una tragedia senza precedenti. Lui salvo, mentre ancora centinaia di persone erano in attesa di lasciare il relitto maledetto, mentre trentadue naufraghi trovavano la morte, imprigionati senza scampo da un mostro marino senza più un comandante. Schettino, però, su quello scoglio non era solo. Lo dice nella telefonata a De Falco: con lui c’era anche il comandante in seconda Dimitri Christidis. Altri ufficiali erano con lui su quello scoglio maledetto, ancor più delle stesse Scole contro cui il gigante del mare aveva cozzato un paio di ore prima. Di certo il comandante era in compagnia anche del suo terzo: Silvia Coronica. L’ufficiale di origine triestina era con Schettino in plancia alle 21 e 45 di quel venerdì funesto. Ed era con lui su quello scoglio. Entrambi in compagnia di Christidis.

La Coronica compare nell’elenco dei rinviati a giudizio, assieme al suo comandante. Dimitri no, eppure anche lui si era dato alla fuga, anche lui pare fosse in plancia al momento dell’impatto con lo scoglio. Ma di Dimitri Christidis si perdono subito le tracce. Ho letto e riletto le cronache di quei frenetici giorni, successivi al 13 gennaio 2012: il suo nome, se escludiamo i primi articoli in cui si descriveva nei dettagli la tragedia della Concordia, è sparito. Non si sa dove, ma certamente non compare nell’elenco dei “colpevoli” (lo virgoletto perché la legge italiana riconosce la presunta innocenza degli imputati).

Misteri a parte, ora io semplicemente mi chiedo come mai Dimirti non sia fra le persone rinviate a giudizio e, soprattutto, perché, visto il suo ruolo ai vertici di comando della nave, nessuno ha pensato di biasimare il suo comportamento mentre tutti hanno condannato Schettino senza pensarci su nemmeno un secondo. Perché?

7 pensieri riguardo “UN ANNO FA IL NAUFRAGIO DELLA CONCORDIA. IL MISTERO DI DIMITRI CHRISTIDIS

  1. Con l’ anniversario del naufragio del Concordia noto che torna a galla – non la nave (sarà sembra per la fine dell’anno) – ma il «Contrammiraglio CP ( di Capitaneria di Porto) in Pensione» Salvatore Schiano Lomoriello, che non ha mai « galleggiato » perché non ha mai comandato alcuna nave.
    « Mixed feelings » per quanto mi riguarda, poiché, se ho fin dall’inizio trovato gli interventi pubblici del CACPP tanto saccenti quanto inopportuni, è per causa sua che ho conosciuto questo «super blog» di Marisa.
    Grazie, Comandante !

    "Mi piace"

  2. La tua osservazione circa Dimitri mi sembra condivisibile. Purtroppo è molta diffusa l’abitudine di cercare sempre un capro espiatorio e sbattere i mostro in prima pagina.Io penso che ci siano anche responsabilità della Costa e sarebbe interessante conoscere il contenuto delle telefonate tra capitano e compagnia prima di dare l’allarme

    "Mi piace"

  3. La tua osservazione mi ha colpita,mi chiedo pure io perchè anche Dimitri non sia stato rinviato a giudizio!Penso che la “Costa Crociere” ne sappia qualcosa.
    Neppure io ho mai pensato che Schettino fosse il solo colpevole ,ma che ce ne fossero anche tanti altri a cominciare proprio dalla Compagnia che gli impedì di dare l’allarme immediatamente!

    "Mi piace"

  4. Certamente, Schettino non è l’unico ad essere colpevole, ma è il
    principale responsabile della tragedia.
    Il comandante De Falco, non è un eroe (sono stati i media a fregiarlo di questo titolo), e il suo tono di voce era per spronare un uomo che forse non percepiva la situazione.
    Riguardo a De Falco, non l’ho mai visto sui giornali o in televisione a raccontare l’ evento (poteva fare diversi soldini) Al contrario di Schettino, pagato profumatamente
    Ecco la differenza tra i due uomini
    Riguardo a quel Dimitri non so chi sia, mai sentito nominare

    Un abbraccio
    Mistral

    "Mi piace"

  5. @ Alberto

    Anche se in ritardo, lasciami brindare al nostro incontro. 😉

    @ lilipi

    Credo che delle telefonate non ci sia una registrazione e, a quanto pare, le versioni di Schettino e quelle della Costa, per quanto riguarda il contenuto, sono discordanti. Il solito scaricabarile all’italiana. 😦

    @ liù

    Forse sbaglierò, ma io credo a Schettino quando dice che è stata la compagnia a tergiversare. Probabilmente nemmeno i responsabili di Costa aveva idea della gravità della situazione, solo il comandante poteva averla, sempre che fosse lucido … sembra, però, che fosse troppo spaventato per poter ragionare al meglio.

    @ Mistral

    De Falco è rimasto nell’ombra, è vero. Ma recentemente ha dichiarato che, se qualcuno l’avesse chiamato, sarebbe entrato in politica. Quindi un po’ di notorietà, magari non nell’immediatezza dei fatti, l’ha cercata.
    Buona serata e buona domenica. Baci.

    "Mi piace"

  6. Anch’io nella ia giovinezza ho navigato su grandi navi ma che oggi, raffrontate a queste, appaiono quasi minuscole. Sono stato dall’allestimento sino all’incidente del novembre 1965 sulla Raffello come Allievo Uff.le di Coperta. Posso dite che mai e poi mai la Compagnia (Società Italia) ci abbia indotto in via diretta o surretizia a comportamenti di navigazione che fossero meno che certamente sicuri. Poi, con l’Adriatica, sempre restando il valore della sicurezza primario e non negoziabile, il tipo di navigazione in sè stesso cambiava con una navigazione costiera che dato soprattutto le Isole dell’Egeo, era particolarmente difficile e coinvolgente. Ma mai, lo ripeto, ci siamo permessi ( e in tal senso siamo stati istruiti) azioni che neppure lontanamente potessero rappresentare un qualche pericolo per i beni e il corpo, agendo secondo la massima good practice. Ora con l’episodio della Concordia tutto si ribalta . Parlo del famoso “Inchino”; usato quale acrobazia navale quale fatto fisico del comportamento della carena in accostata. Chi ha dato lo ‘sta bene’ a questa pratica? Non posso non pensare che alla ‘Costa’ non lo sapessero ! Chi è questo fantomatrico comandante Palombo che – secondo alcuni giornali – sembra desse le direttive via telefonino dall’isola ? Come mai questo sig. De Falco, invece di insultare non ha cercato di mettersi nei panni del comandante ( che teoricamente avrebbe anche potuto aver perso la testa !) cercando , piuttosto, di capire e non si è precipitato sul posto immediatamente e senza por mezzo a chiacchiere da sparafucile ( A Pisa. mi pare , c’è una base elicottersitica)? E soprattutto, come mai nel dibattimento non è stata riprodotta NELLA SUA INTEREZZA il traffico telefonico ( da telefonino o da radiotelefono, pare che esso sia stato SOLO parzialmente riprodotto ) ) tra il comandante Schettino e la Compagnia? Forse una qualche cosina in più si sarebbe chiarita . La Raffaello portava circa 1700 passeggenti e aveva un equipaggio di 700-750 elementi (con in complementi stagionali); isomma, quasi una persona dell’equipaggio ogni due passeggeri. Come sono le proporzioni oggi, con navi che portano nel loro insieme (paseggeri più equipaggio) anche dalle cinque alle settemila persone? Che ci siano standard di sicurezza passivi altissimi non ho alcun dubbio, ma negli abbandono nave serve personale bene istruito soprattutto di ‘camera’ e ‘cucina’ perchè solo pochi di coperta e macchina possono venire distolti dal loro compito principale che è il salvataggio della nave o il suo mantenimento in assetto per usare le lance da entrambi i lati. Insomma egregi signori, il Buon Dio non ci ha ancora illuminato sulla ‘nave inaffondabile’ e mantiene sempre valido il ‘Principio di Archimede’ .

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...