8 novembre 2012

SCUSATE IL RITARDO

Posted in affari miei, lavoro, scuola tagged , , , , , , , a 2:06 pm di marisamoles

Mi rivolgo ai miei lettori affezionati per scusarmi se in quest’ultimo periodo rispondo con ritardo ai vostri commenti e non riesco a seguire le discussioni (a volte impegnative … come quelle del blog di Diemme!) come vorrei.

Non vorrei sembrare scortese, è solo una questione di tempo. Sono oberata dal lavoro, a scuola e a casa (è il periodo delle riunioni), sommersa di compiti da correggere (e ovviamente impegnata a prepararli perché difficilmente mi faccio bastare ciò che c’è già nel mio archivio didattico 😦 ), senza contare che i miei doveri di famiglia non posso sempre delegarli, anche se devo dire che a casa mi stanno dando una mano.

La scorsa settimana ho tenuto il conto delle ore in cui sono stata impegnata con il lavoro: 45. Non lo faccio mai perché non mi piace fare la vittima, dire sempre “sono stanca” e far pesare sugli altri i miei problemi, dando l’impressione di essere concentrata solo sul mio lavoro, e le energie che spreco, e di non tenere in nessun conto che anche altri lavorino, talvolta svolgendo attività ben più pesanti.

Domenica scorsa ho raggiunto il colmo e ho pensato che devo dire stop, se non ce la faccio, non ce la faccio. Stavo correggendo i compiti di italiano di quarta quando telefona mia cognata e annuncia il suo arrivo, assieme al marito. Ho avuto una reazione quasi isterica, ho iniziato a dire che non avevo tempo, che non potevo interrompere la correzione, urlando a mio marito (si trattava di sua sorella) che avrebbe dovuto dire di no, che non potevano venire, che io dovevo lavorare, che non potevo perdere tempo in visite di cortesia … mio marito mi ha guardato come dire “questa è pazza”. Non gli do quasi mai ragione ma ‘stavolta sì, se non sono pazza, sono sulla buona strada.

Scusate lo sfogo e perdonatemi. Ma sono ancora offesa da tutte le critiche che ho letto sul web, rivolte a noi insegnanti fannulloni che non abbiamo voglia di fare un tubo, che non siamo disposti a sacrificarci per la Patria, non accettando l’aumento di orario da 18 a 24 ore. Non è solo questione di soldi, credetemi. La preoccupazione più grande è quella di non riuscire a fare bene il nostro lavoro perché un aumento delle ore equivale a più classi e più impegni, didattici e non.

Ora starete pensando: nel tempo che ci ha messo a scrivere questo post poteva rispondere ai commenti e seguire, almeno un po’, le discussioni sui blog degli altri. E’ vero. Ma sentivo che era giunto il momento di sfogarmi.

Vi abbraccio tutti. A presto.

P.S. A proposito di stress, vi allego un interessante studio del dott. Vittorio Lodolo D’Oria sullo SLC. Studio inidoneità Lodolo

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13 commenti »

  1. Diemme said,

    Quanto ti capisco! Altro che copertina troppo corta, qui stiamo cercando di ripararci ocn un francobollo!

    (E alla gente che pontifica “Al posto di questo potevi fare quest’altro non ti dico che farei! 😈 )

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  2. Non credo proprio che tu debba scusarti..fa bene uno sfogo ogni tanto.non solo con il marito!! Apparentemente tua cognata non è insegnante! Sbaglio? hai tutta la mia comprensione. Io sono felicemente in pensione..anzi in ENGLISH it’s “retired”, Pensione mi da l’idea che dovrei essere anche remunerata….invece dopo 30 anni di lavoro in Italy..(tutti in regola)..ho ZERO. Sono stata CHOOSY e pago la conseguenza. Sbarco il lunario con lezioni private, molto meno impegnative di quando ero a scuola. (Se avessi preferito lavorare in fabbrica,(allora potevo),avrei una pensione, ma scelsi di fare corsi a contratto, I love teaching my language.
    Life is a merry go round, sometimes you win, sometimes you lose.

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  3. Alberto said,

    Marisa, un suggerimento : quando proprio non ce la fai più, immagina che sei in uno di quei Consigli di Classe con rappresentanti di alunni, genitori, colleghi, ecc., che « rompono ».. (ma una riunione di un Consiglio d’Amministrazione sarebbe lo stesso…).

    Tu ti alzi e dici : « Signore e signori, vi annuncio una grande novità : andate tutti aff’anc… !! ».

    Non lo farai mai… ma ti dà la forza per continuare.

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  4. Monique said,

    Tranquilla, Marisa, noi siamo sempre qui e, almeno sul blog, non c’è da “timbrare il cartellino”. Una volta ho letto una frase che mi ha fatto molto sorridere e che, in questi casi, suona molto vera: “Dio esiste, ma non sei tu…rilassati!” 😉
    Naturalmente condivido la riflessione sugli insegnanti…ma gli ignoranti bisogna lasciarli parlare e non farsi condizionare.

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  5. lilipi said,

    Come ti capisco!Io sono in pensione da 4 anni e ancora oggi, quando dormo male, sogno di dover correggere compiti. Se non ci fossero stati loro, forse sarei rimasta a lavorare qualche altro anno,perché stavo bene con ragazzi e colleghi.Però ti dico: è sbagliato farsi “schiavizzare”dai compiti, specialmente se questo può nuocere alla famiglia e alla propria salute mentale.

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  6. espress451 said,

    Cara Marisa, dire che sfondi una porta è ormai un eufemismo. Da più giorni esco da scuola e giunta a casa correggo, correggo, correggo…
    Altro che cinquanta sfumature di grigio, io ho davanti a me cinquanta sbavature di inchiostro relative ad altrettanti temi. Ormai non mi sfogo neppure più, ma capisco la reazione da frustrazione che può coglierti quando sei oberato da richieste che non riesci a smistare. Ricordo un esame tra quelli di psicologia in cui ho approfondito il fenomeno del “burn out”, da cui sono colpiti soprattutto medici e insegnanti. E con questo ho detto tutto!
    Un abbraccio, Ester.

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  7. Diemme said,

    @express: e operatori sociali…

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  8. marisamoles said,

    @ Diemme

    Copertina o francobollo, qui si arriva al limite della sopportazione e direi quasi all’esasperazione. Difficile è soprattutto capire (per gli altri) che talvolta si arriva a casa con il mal di testa o mezzi morti dal sonno perché la notte si dorme poco, però si deve ricominciare a lavorare. Io mi prendo sempre un paio d’ore prima di rimettermi al lavoro (compresa la preparazione del pranzo e il pranzo stesso). Io darei qualsiasi cosa per poter tornare a casa e non pensare alla scuola. Per questo sarei favorevole ad un aumento delle ore (non di lezione frontale, però), quantificato e controllato, in modo da fare a scuola tutto ciò che normalmente facciamo a casa. E vorrei tanto potermi permettere un we di relax (parziale perché il sabato mattina sono al lavoro fino alle 12), senza sensi di colpa.

    @ 3theperfectnumber

    Non credo tu sia stata choosy (a proposito, ma è davvero così sgradevole e offensivo questo termine?), hai semplicemente seguito il tuo cuore, potendolo fare, pur sapendo che ne avresti pagato le conseguenze.
    Le scelte a volte si pagano. Io a quest’ora avrei potuto vivere a Toronto e insegnare all’università (forse sarei già in pensione!). Una mia amica, laureata in lettere come me, ha snobbato l’insegnamento e preferito cercare un lavoro nel mondo ella pubblicità … ora è copywriter alla Mondadori. Non oso pensare a quante volte io debba moltiplicare il mio stipendio per arrivare al suo.

    @ Alberto

    Non ci vuole un grande sforzo d’immaginazione, purtroppo. 😦

    @ Monique

    Per quanto mi sforzi di lasciarli parlare, non riesco proprio a rimanere indifferente soprattutto quando dicono cose che mi offendono, convinti di sapere tutto e invece non sanno un bel niente.
    Sai cos’è che mi fa andare in bestia? Che tutti possano dire ciò che vogliono sulla scuola e sui docenti mentre è molto raro che si critichi un bancario o un imprenditore. Aver frequentato la scuola o avere di figli e/o nipoti che la frequentano non significa proprio nulla. Se dovessi farmi condizionare dall’esperienza di genitore … avrei cambiato lavoro molto tempo fa.

    @ lilipi

    Hai fatto bene ad andare in pensione quattro anni fa. E’ proprio in quest’ultimo periodo che le cose sono degenerate, a cominciare dalla saturazione delle cattedre a 18 ore. Quando noi di Lettere avevamo al massimo due classi, lavoravamo molto meglio (non di meno, semplicemente meglio perché utilizzavamo le energie per quelle due classi). Ora su 100 allievi devo ammettere di conoscerne solo una metà. Per il resto sono nomi (scritti sull’elenco e sui fogli protocollo dei compiti) e volti che mi dicono poco, persino quando li incontro per i corridoi non so in quale aula collocarli. 🙄

    @ Ester

    «Altro che cinquanta sfumature di grigio, io ho davanti a me cinquanta sbavature di inchiostro relative ad altrettanti temi. »

    Mia cara, hai superato te stessa! Oddio quanto mi hai fatto ridere. Grazie mille. Rido ancora mentre scrivo. 😀

    Quanto al burn out, hai visto che ho allegato al post lo studio di Lodolo D’oria sullo SLC? Finalmente ho capito come fare con WP!
    Leggilo, se hai tempo, è molto interessante anche se parecchio inquietante.

    Un abbraccio anche a te.

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  9. Maria Rita said,

    … mi spiace dirlo perché rispetto la tua rabbia… ma come sono CONTENTA di non essere l’unica!!! Ho passato giorni infernali l’anno scorso quando avevo una supplenza su una cattedra completa e sei ore in un altro istituto… ero convinta alla fine di avere il dono dell’ubiquità, è vero che erano vicini i due plessi, ma ancora mi chiedo come ho fatto. Alla fine della supplenza, quando mi sono rimaste le altre ore, dovevo fare mente locale su ‘cosa avevo fatto dove’!!!
    Io, quando posso, mi prendo alcune ore nei pomeriggi per lavorare su cose diverse dalla scuola proprio per non andare fuori di testa e, leggiucchiando qua e là, incontrare qualche buona riflessione come da queste parti! Scribacchio, qualche volta seriamente… e mi sento frustrata quando DEVO, DEVO, DEVO e non regalo a me stessa quel tempo necessario per riprendere fiato anche solo nel silenzio delle mie letture, e poi la famiglia, e poi i bambini, e poi mille altre incombenze!
    Il nostro lavoro a volte è estenuante, non parliamo delle trafile nell’ambito del burocratese che io letteralmente ODIO, perché la scuola non può essere questo, anzi no, non lo è affatto! Ora siamo alle prese con la sperimentazione di questi nuovi registri elettronici: quando funzionano… quando no… quando il sistema va in tilt… quando non hai neppure ancora valutazioni da inserire e ti vengono richieste già perché tra non molto si incontreranno le famiglie (GIA’??? ti dici…) e mi sento un pesce che annaspa nella sua acqua… TI CAPISCO… QUANTO TI CAPISCO…
    P.S., ho letto lo studio di Lodolo D’Oria, meglio metterla sul ridere: SI VEDE CHE SIAMO UNA RAZZA DI ESAURITI!!!

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  10. laGattaGennara said,

    come ti capisco, lo sai.

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  11. È un periodo in cui non ho il tempi di respirare nemmeno io. E come te ho sentito il bisogno di scusarmi con la comunità dei blogger per la scarsa presenza in rete. Quindi ti capisco pienamente.
    Nella speranza che almeno questo fine settimana potrai prenderti il tuo tempo, ti auguro buona giornata 🙂

    Scrutatrice

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  12. Tranquilla, càpitano a tutti questi periodi. Anch’io sto cercando di riorganizzare i miei tempi. Non senza fatica e a volte senza riuscirci. Fondiamo un club? 🙂
    Buon inizio settimana (d’inferno ;-))

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  13. marisamoles said,

    @ Maria Rita

    Come se non sapessi che il mal comune è mezzo gaudio … anche tutto intero! 🙂

    Io tento di distrarmi con il blog ma come vedi è diventata impresa assai ardua. Ho passato il we correggendo compiti (anche se ieri un salto in centro l’ho fatto perché c’era shopping day ). Per il resto, domani inizia un’altra settimana di fuoco. Coraggio.
    La buona notizia è che è passato il pericolo delle 24 ore …

    @ LaGattaGennara

    Anche tu contenta di non essere l’unica?

    @ Scrutatrice

    Come ho scritto sopra, è stato un we di lavoro. meno male che il tempo, specie oggi, è stato orribile.

    @ PennelliRibelli

    Un club sarebbe proprio un’idea. 😉

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