BAMBINO TRASCINATO VIA DA SCUOLA: PERCHE’ IO STO CON L’ISPETTRICE

Finora mi sono astenuta dal commentare qui la vicenda accaduta a Cittadella, che vede protagonista un bambino di dieci anni conteso dai due genitori e il suo allontanamento dalla madre, avvenuto a seguito di una sentenza del Giudice e portato a termine, in modo assai discutibile, alla fine di una mattinata scolastica. L’ho fatto, però, intervenendo con svariati commenti sul blog di Diemme e di Pino Scaccia, nonché sulle pagine de Il corriere on line.

Se ho deciso di scriverne qui ora è perché sono letteralmente esterrefatta dalle minacce, anche di morte, lanciate sul web, nei più disparati siti, all’ispettrice di polizia, la più alta in grado la mattina di mercoledì davanti alla scuola frequentata dal bambino.
Nel video girato dalla zia del minore si sente l’ispettrice che, pressata dalle domande della zia stessa, la quale per tutta la durata delle riprese continua ad insultare con vari epiteti tutti i presenti, rei di aver eseguito un’operazione voluta da un giudice, dice: “Io sono un ispettore di polizia lei non è nessuno”. Battuta infelice, forse, ma che va correttamente interpretata e contestualizzata.

Chi ha guardato il video ha rivolto in particolare l’attenzione sulle scene, certamente drammatiche, in cui si vede il bimbo prelevato con la forza in primis dal padre e, in second’ordine, da alcuni agenti in borghese che evidentemente cercavano di aiutare il genitore ma soprattutto di evitare che il piccolo si facesse male. L’attenzione sull’ispettrice è stata focalizzata esclusivamente per la frase già riportata e subito condannata. Forse, però, bisognerebbe porre attenzione allo stato d’animo di quella donna che, evidentemente, non si aspettava che gli eventi precipitassero. Eventi di cui si sentiva responsabile, per il suo grado, ma dai quali probabilmente era toccata in quando madre.

Scarsa attenzione, forse, è stata prestata anche alle domande della zia che voleva sapere perché non c’era stata la sospensiva dell’esecuzione della sentenza. Cosa che, in quanto parente del bambino ma non genitrice, non aveva alcun diritto di chiedere. L’ispettrice, visibilmente provata, con la frase incriminata, e interpretata quasi come un abuso di autorità, voleva semplicemente dire: “io sono un’ispettrice di polizia e sto facendo il mio lavoro, lei non è nessuno, nemmeno la madre del bambino, mi sta facendo domande cui non posso rispondere e ci sta insultando tutti da mezzora ed è proprio ora che la smetta”. Mi pare che, considerando la sua posizione e nel suo stato d’animo, così può essere interpretata la sua riposta.

La cosa che più fa indignare, secondo me, è che tutti si sono scagliati contro la polizia, prima ancora di sapere che chi ha usato violenza sul bambino è stato proprio il padre, e che il capo della polizia Manganelli si sia profuso immediatamente in scuse, senza un preventivo accertamento sullo svolgimento dei fatti, lasciandosi trasportare dall’onda d’indignazione mediatica che il fatto aveva provocato.

Come ho scritto altrove, confermo la mia posizione: la zia ha fatto male a riprendere il tutto ma soprattutto a mandare il video a “Chi l’ha visto?”. Ha suscitato tanto clamore per una vicenda privata, come ce ne sono tante, purtroppo, senza pensare che proprio lei con questa mossa ha sommato violenza alla violenza nei confronti del nipote. Non lo sostengo solo io, ho sentito testimonianze di psicologi e pedagogisti che la pensano esattamente in questo modo.

Qualcuno dice: meno male che c’era la zia altrimenti tutto sarebbe passato sotto silenzio. Io replico: perché, il clamore mediatico serve davvero a risolvere una questione delicata come questa? Girare un video e darlo in pasto all’opinione pubblica gioverà al piccolo Leonardo? Forse può essere una testimonianza della violenza del padre nei confronti del figlio e, quindi, un punto a suo sfavore, nella causa di affidamento della potestà genitoriale. Ma all’episodio hanno presenziato in tanti, le testimonianze ci sarebbero state comunque. Quel video, invece, aggiunge poco o nulla ai fatti, in particolare, offre delle prove inconfutabili sul comportamento della zia e del nonno del bambino che, infatti, sono stati denunciati per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Una sorta di boomerang, insomma. Purtroppo non indolore nemmeno per il bambino.