IL CASO ENZO TORTORA IN TV E LO SPOT INFELICE

Non so chi di voi abbia visto la fiction in due puntate sul caso di Enzo Tortora, il popolare presentatore accusato e condannato ingiustamente per associazione camorrista e spaccio di stupefacenti. Anzi, so per certo che l’ha visto Quarchedundepegi perché ne ha parlato in questo suo post. Dice che l’ha rattristato e che l’ha fatto riflettere sulla Giustizia italiana. Condivido pienamente. Non ho trattenuto le lacrime quando, verso la fine, è stato trasmesso uno spezzone originale della puntata di Portobello che il conduttore ha affrontato da uomo libero, dopo l’assoluzione in Appello, confermata in seguito dalla Cassazione. Purtroppo, come si sa, breve fu la sua vita in seguito, troppo breve per godersi appieno la libertà agognata e per poter dimenticare i mesi di carcere seguiti dagli arresti domiciliari che gli furono concessi per sopraggiunti problemi di salute. Dopo quell’esperienza si ammalò di tumore per spegnersi all’età di sessant’anni.

Bravo Ricky Tognazzi, protagonista e regista, ma brava anche Carlotta Natoli, più portata forse per i ruoli comici ma nella sua interpretazione dell’amatissima sorella di Tortora, Anna, ci ha offerto una prova d’attrice al di sopra delle più rosee aspettative.

Non voglio dilungarmi troppo sulla fiction che mi è piaciuta ma non è stata il massimo. Ho apprezzato di più, se devo essere sincera, la miniserie su Walter Chiari interpretata magistralmente da Alessio Boni. Tognazzi mi è sembrato un po’ modesto, o forse dipende dal fatto che, come lui stesso ha dichiarato, non era sua intenzione imitare Tortora ma farne una sua personale reinterpretazione a beneficio dei giovani che non conoscono la sua storia.

Le vicissitudini giudiziarie del popolare presentatore sono invece ben note a noi adulti. Sembra incredibile che sia stato architettato un piano ad hoc, con la complicità dei maggiori capi camorra, ai danni di una persona onesta, apparentemente senza alcun motivo.
Come si ricorderà tra i principali accusatori di Tortora c’era il camorrista “pentito” Giovanni Melluso, detto “Gianni il bello”, lo stesso che nel 1985 accusò Walter Chiari di spaccio di cocaina, assieme al cantautore Franco Califano. Il popolare comico e presentatore venne prosciolto in istruttoria.

Insomma, lo stesso Melluso segnò la vita di due grandi della tv italiana.

Non so se avete fatto caso, ma alla fine della fiction su Tortora, lo sponsor era … calzature Melluso.

Ma come si fa, dico io, ad accettare che una ditta omonima del principale accusatore di Enzo Tortora sponsorizzi la miniserie in due puntate? Una scelta davvero infelice.

21 pensieri riguardo “IL CASO ENZO TORTORA IN TV E LO SPOT INFELICE

  1. Cara Marisa, io ho visto la puntata e ricordo benissimo tutta la vicenda che seguii con attenzione. Prima dell’ arresto Tortora non mi era particolarmente simpatico, poi stupito dalla vicenda e convinto fin dalla prima ora dell’assurdità delle accuse a suo carico, provai sgomento per l’evolversi della vicenda giudiziaria a suo carico. Gli hanno tolto la vita. Tu sai per caso cosa ne è stato di quei magistrati? La risposta è nel libro “Applausi e sputi” di Vittorio Pizzuto (Sperling e Kupfer editori) ed è precisamente questa: Felice De Persia è arrivato al rango di membro del Consiglio superiore della magistratura e di procuratore capo della Repubblica a Nocera Inferiore, Lucio Di Pietro al rango di procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e procuratore generale della Repubblica a Salerno, Diego Marmo al rango di procuratore generale a Torre Annunziata, Luigi Sansone al rango di presidente delle sesta sezione penale della Corte di Cassazione, Orazio Dente Gattola al rango di presidente di sezione del Tribunale di Torre Annunziata. Tutti ampiamente promossi, dunque. Sicuramente, però, per altri meriti. Tempo fa ti dissi che non nutrivo alcuna fiducia nell’amministrazione della giustizia in Italia, oggi penso che la Giustizia nel nostro Paese è un’emergenza addirittura più preoccupante di quella politica, il che è tutto dire.
    Un abbraccio, ciao

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  2. Ieri sera l’ho notato e ho pensato a quanto certi lapsus non siano affatto casuali ma causali…
    Comunque all’uomo per bene che fu Tortora non riuscirono a fare del tutto le “scarpe”.
    Un abbraccio, Ester.

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  3. @ Raffaele

    Avevo sentito in un programma, non ricordo quale, della bella carriera fatta dai magistrati che condannarono Tortora. Nessuno ha pagato per un errore che è costato la vita di un uomo, anzi, sono stati promossi e questo mi sembra davvero paradossale.

    Grazie e ciao.

    @ Quarchedundepegi

    Io ho fatto un balzo sul divano e per buoni cinque minuti mi sono chiesta come si possa arrivare ad una mancanza di buon senso tale. Ma i soldi, si sa, vengono prima del buon senso e del buon gusto.

    Quanto alla giustizia, tralasciando l’umana possibilità di sbagliare, bisognerebbe almeno pagare per un errore così madornale. Alla fine ha pagato Tortora per un errore che nemmeno ha commesso.

    @ Ester

    Bello il gioco di parole! Grazie.

    Ricambio l’abbraccio.

    @ frz

    Credo che manchi il senso proprio di giustizia, negli uomini comuni e in quelli di legge. La premessa credo basti per rispondere alla tua domanda.

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  4. Cara Marisa, non ho visto la fiction ma se la parola di un tizio del genere
    valeva più della parola di un galantuomo, ciò ha dimostrato la pochezza e la superficialità di quei “magistrati”
    A me Tortora era simpatico e m’ispirava gentilezza d’animo
    Bacioni
    Mistral

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  5. @ Mistral

    Il problema è, secondo me, che il galantuomo smette di essere tale in men che non si dica, specie se già condannato dai media prima di essere processato. Succedeva trent’anni fa e succede adesso. Sembra che nulla sia cambiato, ahimè.

    Baci baci.

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  6. Aggiungo, cara Marisa, che ho trovato riuscita l’interpretazione di Tognazzi perché di misura, quasi subliminale. Se infatti la somiglianza fisica è stata solo parziale, notevole il lavoro fatto dall’attore sulla gestualità e i modi del presentatore. In certe inquadrature di schiena e in quel far scendere gli occhiali da vista sul naso c’era Tortora stesso.
    A presto, Ester.

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  7. @ Ester

    Sì, forse nella gestualità Tortora c’era ma comunque Tognazzi non mi ha convinta fino in fondo.

    Anch’io da quando porto gli occhiali da presbite li faccio scendere proprio come lui per guardare in fondo alla classe. 🙂

    Ora corro … consigli di classe incombono …

    A presto.

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  8. Concordo con il tuo giudizio sulla fiction, che anche io ho visto: informativa, più che altro. Media nel senso migliore del termine, ma niente più. Mi è piaciuto anche De Caro, che sempre apprezzo, nel ruolo del ‘buono’.
    L’occasione della fiction è quella anche per ricordare le tante battaglia fatte nella quasi totale solitudine politica e istituzionali dai Radicali, che sono sempre una singolare compagine, ma che, specie fino a un certo numero di anni, ha avuto il merito di saper leggere assai più di altre parti la società civile.
    Non so quanti si ricordino che fine fece, dopo, Francesca Scopelliti. Io lo ricordo, e penso che mi sarei aspettata da lei un percorso differente.

    Nessun turbamento invece per la scelta dello sponsor, anzi. Ci manca solo che, con tutte le arbitrarietà che in Italia si commettono per motivi irrazionali, che uno sponsor regolarmente pagante debba essere escluso per omonimia! Mi pare anzi un ottimo modo per ricordare che l’omonimia in quanto tale – così importante anche nel caso Tortora – non ha alcun valore. Mentre è la sostanza che dovrebbe contare.

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  9. @ ‘povna

    Quello che so sulla Scopelliti è che si è avviata verso la carriera politica (credo sia ancora senatrice) cambiando più volte “bandiera”. Devo ammettere, però, che non mi sono interessata a lei in questi anni. So che si è battuta e si batte perché la Giustizia in Italia possa essere degna del suo nome e per questo obiettivo le scelte politiche hanno un’importanza relativa, basta arrivarci. Anzi, direi che è nel comune interesse che ciò avvenga, uno di quegli obiettivi che non dovrebbe avere un “colore” politico.

    Io continuo a pensare con orrore alla scelta infelice dello spot. Anche se sono consapevole del fatto che Melluso sia un cognome diffuso al sud, specie in Campania, e che la maggior parte della gente che si chiama così sia per bene, non credo che un Melluso imprenditore onesto (almeno spero!) compensi o cancelli il male fatto a Tortora da Gianni il bello.
    E’ solo un mio pensiero, non per forza condivisibile.

    Grazie per essere passata. A presto.

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  10. Cambiare più volte bandiera non è, di per se stesso, qualcosa che somiglia alla coerenza di certe posizioni di Tortora e radicali. Ma, a parte questo, è ovvio che la giustizia della giustizia sia un obiettivo trasversale. Di certo non è la Scopelliti la testimonial più accanita di questa battaglia, mi pare.
    Sul resto, non ho detto che un Melluso onesto compensi un errore giudiziario di proporzioni cosmiche; ho detto che giudicare a prescindere dal significante (uguale o simile) è forse una delle cose che il caso Tortora ci insegna. E proprio per questo non vedo perché si sarebbe dovuto discriminare le povere scarpe Melluso!

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  11. Penso che questa fiction dovrebbe fare riflettere su vari problemi: l’attendibilità dei “pentiti”, le responsabilità dei giudici( che a differenza di medici, docenti ecc.non pagano mai di persona per gli errori fatti), i massmedia che condannano prima ancora della magistratura e arrivano a “distruggere” una persona…Ma purtroppo il caso Tortora non ha insegnato niente

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  12. Purtroppo non ho visto la fiction, ero in GB, rientrata oggi. Ricordo quando TORTORA fu arrestato in diretta, da pochi mesi vivevo in Italia, credetti che fosse parte dello spettacolo, “a show, a gag”.Rimasi sgomenta quando mi resi conto che non era una “gag”. Una storia terribile, da quel giorno, mi meraviglio ancora delle (in)giustizie dei magistrati.
    PS. ti ho pensata, ho viaggiato RYAN AIR…tutto liscio, ma con gran timore di non aver fatto bene i bagagli!!

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  13. @ redpoppy

    Se vuoi vedere le due puntate puoi farlo QUI.
    Sull'(in)giustizia italiana, rimasta tale dopo più di vent’anni, è meglio stendere un velo pietoso.

    Bentornata dalla GB senza complicazioni con RyanAir. Devo dire che pur di tornare a Londra sarei disposta a rischiare un’altra multa. 🙂

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  14. Sono le contraddizioni della vita, per quanto riguarda lo sponsor. Non ho visto la fiction, se non a pezzi. Ma è sempre fase delicata quella di voler proporre in tv casi di cronaca come questi.
    Un sorriso per la nuova settimana.
    ^___^

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  15. Ho visto la fiction, la prima puntata sul web facendo altre cose, la seconda alla televisione proprio perché mi aveva colpito.
    Io di solito le fiction non le guardo, per cui non posso dare molti giudizi.
    Ma questa l’ho vista e mi è piaciuta.
    Oltre che narrare un tragico errore giudiziario, è uno spaccato dell’Italia di quasi 30 anni fa, e mi sembra che per quanto riguarda questo aspetto, Tognazzi abbia fatto un buon lavoro.
    Mi ha colpito il fatto che Tortora quando è morto avesse 60 anni, l’età che ora ha mio marito. Sembrava molto più vecchio, riguardando i filmati di quegli anni, questo è certamente dovuto allo stress che ha subito, ma anche al fatto che siamo cambiati noi italiani.
    Io non mi sento così pessimista come alcuni di cui ho letto i commenti, certamente l’Italia ha molti problemi, e la giustizia è uno di questi. Ma dal mio punto di vista di vegana, i problemi sono molti altri, e li ritroviamo in giro per il mondo, non solo in Italia.
    Ma il discorso sarebbe molto lungo.

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  16. @ maryonn

    Indubbiamente questo tipo di fiction non è paragonabile a tante altre, perlopiù surreali e inguardabili, che la tv ci propina. Forse c’è la tendenza ad essere più critici proprio perché raccontano storie vissute. In ogni caso, hai ragione a dire che la fiction era apprezzabile perché rappresentava uno spaccato dell’Italia di quegli anni.

    Anch’io pensavo che Tortora fosse morto più in età. D’altra parte lui non era un uomo di spettacolo frivolo e in quegli anni non c’era tutta ‘sta mania di protagonismo come ora (vedi Celentano …). Forse per questo suo non volere apparire ma essere apprezzato per quello che sapeva fare, a noi dava l’impressione di essere più vecchio. Negli ultimi anni, poi, le vicissitudini giudiziarie e la malattia l’hanno portato al declino, decisamente.

    Sulla giustizia e gli altri problemi il discorso sarebbe troppo lungo, concordo.

    Grazie. A presto.

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