27 settembre 2012

A VOLTE TORNANO

Posted in affari miei, scuola tagged , , , , , , , a 7:42 pm di marisamoles


Li vedi da lontano e li riconosci subito: senza libri, con lo sguardo luminoso, anche di prima mattina, con quell’aria soddisfatta di chi, guardando gli studenti che si avviano tristi e rassegnati verso le aule scolastiche, pensa “Beccatevi un’altra giornata di lezione, noiosa, pesante o forse no, potrebbe essere anche leggera e divertente ma io ho già dato, io ne sono fuori, finalmente”.

Non hanno zaini sulle spalle né il badge in mano, pronto per registrare puntualmente la loro presenza a scuola. Sono gli ex studenti. A volte tornano. Aspettano i “vecchi” prof fuori dall’aula insegnanti, nei corridoi, davanti alla porta dell’aula che la bidella ha indicato, in attesa che si accorgano di loro. A volte bussano e tu non puoi far finta di niente, non puoi dire che non va bene interrompere una lezione, che aspettino il suono della campanella, così magari ti accompagnano nell’altra aula, dove altri ventisette allievi ti aspettano, pronti per la lezione di letteratura.

Mentre cinquantaquattro occhi ti scrutano, che immagini già quello che stanno pensando “Evvai, ora esce e noi ci perdiamo cinque minuti di lezione!”, e allora dici che ti assenti un attimo, stiano buoni e zitti, tanto sei fuori dalla porta e li senti, anzi, lasci la porta aperta. E quelli che a volte tornano ti raccontano dei test d’ingresso all’università, che sono andati bene o sono andati male. “Tanto fa niente, m’iscrivo a un’altra facoltà e ritento il prossimo anno.” Oppure ti dicono che ne hanno tentati due, uno a medicina e uno a ingegneria; è andato bene il secondo, fa lo stesso. E tu ti chiedi “come fa lo stesso?”, ma poi pensi che bravi come sono, ogni scelta sarà quella giusta.

Poi, prima dell’inizio della lezione, ne trovi uno davanti all’aula e ti dice “ho seguito il suo consiglio: vado all’estero per un anno, imparo la lingua, lavoro e poi vedremo”. Tu ti chiedi quando hai dato questo consiglio, ché non te lo ricordi. Poi t’illumini e pensi che sì, hai fatto un discorso generale, un consiglio dato a tutti ma in realtà era rivolto a uno solo, i genitori ti avevano chiesto la collaborazione, “magari lei ci riesce a convincerlo”. Tu sapevi già, comunque, che avresti convinto tutti ma non lui. Infatti.

A volte li incontri per strada e non li riconosci. Sono passati tanti anni, quanti? Otto, dieci … ma sì, “si ricorda, ero discolo, non avevo voglia di fare niente. Grazie a lei sono cambiato, mi sono iscritto all’università, vado piano ma alla laurea ci arrivo, vedrà.” E tu lo guardi e finalmente ricordi, riconosci il suo visetto da adolescente dietro la barba incolta dell’uomo che è diventato, i suoi occhi vispi da furbetto, azzurri come il mare. Poi, quando fa per salutarti, ti dice: “prof io sono la testimonianza vivente del buon lavoro che ha fatto. Grazie.”. E tu lo guardi e vorresti abbracciarlo ma gli stringi solo la mano che lui ti tende con uno sguardo che sa di gratitudine eterna.

Ritorni a casa e ti sembra di camminare a un metro da terra. Ripensi a quell’incontro e ti convinci che il tuo lavoro è davvero il più bello del mondo. E piangi. Di felicità, finalmente.

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20 commenti »

  1. Valentina said,

    Dev’essere gratificante!
    Io a parte una volta alla scuola elementare e una alle medie per la prof. di musica, non sono mai tornata a scuola. Ho sempre considerato tutto un capitolo chiuso. Mi è capitato più volte di incontrare la prof. di matematica del liceo a delle cene di un club in cui è iscritta mia zia, e mi ha fatto tanto piacere perchè era una dei miei preferiti, ma nient’altro.

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  2. Raffaele said,

    Cara Marisa hai scritto un bellissimo post e pur non essendo un insegnante, mi sono immedesimato nelle tue emozioni. Come ex allenatore di calcio di giovani calciatori mi sono ritrovato anche io a ” riconoscere il suo visetto da adolescente dietro la barba incolta dell’uomo che è diventato, i suoi occhi vispi da furbetto, azzurri come il mare” e capisco cosa si prova. Da adulto, molti anni fa, sapendo che il mio ex prof di italiano dell’Istituto tecnico abitava a pochi km da dove mi ero trasferito io, decisi di andarlo a trovare. Erano trascorsi però quasi vent’anni da quando non ero più un suo alunno e difatti lui non mi riconobbe, poi però quando gli dissi il mio nome successe una cosa che non mi aspettavo e mi colpì. Mi disse :” Raffaele Cozzolino, ricordo ancora il tema che facesti sulla Formula1 e sul coraggio, su quel pilota che salvò dal fuoco il suo collega”. Incredibile, io neppure più ricordavo quell’episodio del ’73 che tanto mi aveva toccato e che aveva ispirato il mio tema. Ricordo ancora che mi diede un 10 e poi lui lo lesse alla classe. A quelle parole ammetto di essermi commosso come lui, che al ricordo gli occhi si inumidirono.
    Ciao

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  3. Diemme said,

    Sei troppo tenera, alla faccia di quell’acidona di cui non ricordo neanche il nome che qualche post fa ti aveva detto che eri troppo attaccata agli studenti e di mollarli!

    Mamma mia che acidona! Lo ripeto perché, hai visto mai passasse e leggesse, non vorrei pensasse che l’abbiamo dimenticata 😆

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  4. Che bellissimo post. Mi sono commossa. 🙂

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  5. map85 said,

    Grazie per queste riflessioni, Marisa!
    Per aver saputo esprimere con parole leggere, un po’ ironiche,
    a tratti commoventi, come ha già detto Isabella, i sentimenti, le emozioni che molti insegnanti provano, quando i loro ex alunni vanno a salutarli e a ringraziarli.
    Questo tuo post meriterebbe di essere inserito nel progetto
    Storie di didattica” della “Scuola che Funziona”

    Che ne dici???

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  6. marisamoles said,

    @ Valentina

    Io ricordo solo un incontro fortuito con la prof di storia e geografia della terza media, che non aveva grande considerazione di me, e la gioia infinita che ho provato dicendole che avevo nove nelle sue materie. 😆

    Poi la cosa più bella è stata rimettere piede nella mia scuola da insegnante e ritrovare nello stesso consiglio di classe la mia “vecchia” prof di matematica. Non sono mai riuscita a darle del tu.

    Per il resto, non sono mai andata a cercare gli ex insegnanti. Ma erano altri tempi, loro non erano così accoglienti come siamo noi adesso.

    @ Raffaele

    Mi fa piacere che tu abbia provato emozioni simili. Quando si ha a che fare con i ragazzi, vederli crescere dà gioia perché, almeno dal mio punto di vista, è bello pensare che un po’ anche noi siamo cresciuti con loro e per loro.

    Anch’io ricordo in particolare qualche tema di Italiano. Il tuo deve essere stato indubbiamente un bel tema. Bravo!

    Ciao. Un abbraccio

    @ Diemme

    L’acidona me la ricordo bene, nome e cognome. Tuttavia, preferisco non pensare a lei, anche se, mentre scrivevo, è stato inevitabile. Se passasse di qua mi farebbe comunque piacere perché probabilmente si chiederebbe come mai non la va mai a trovare nessuno dei suoi ex studenti. 😆

    @ Isabella Imparato

    Grazie mille e benvenuta!

    @ M. Antonella

    Mi fa piacere che ti sia piaciuto e che tu lo ritenga degno di essere inserito nel progetto “Storie di didattica” ma il mio post non è propriamente didattico. Comunque se dici che è il caso, lo posterò (ammesso che io capisca come si fa. Non ho ben capito come funziona “La scuola che funziona” … 😦 )

    Un abbraccio e a presto.

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  7. map85 said,

    Ti do il link al portale “Storie di Didattica”, dove, volendo, avrai la possibilità di inserire il tuo racconto con facilità.

    Ricambio l’abbraccio.

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  8. A volte tornano perchè hanno nostalgia, perchè vogliono passeggiare di nuovo per quei corridoi, entrare in quelle aule, confortare i nuovi studenti, magari anche i futuri maturandi, e dire loro “godetevi questo periodo, fate tesoro di tutto ciò che apprendete su questi banchi, ma non affezionatevi troppo ai professori, chè poi diventa dura lasciarli..”
    Ed infatti dopo poco tocca a loro, ai professori, che domandano del futuro, delle prospettive di vita, delle scelte. E ti guardano con un sorriso a trentadue denti, con una strana luce negli occhi…sarà soddisfazione, sarà orgoglio, sarà anche affetto cresciuto e maturato (anche lui!) in cinque anni di vita scolastica insieme.
    A volte tornano e vorrebbero sedersi di fronte alla cattedra per assistere nuovamente ad una lezione, gioire al suono della campanella, intrattenersi a parlare del più e del meno con gli insegnanti, mentre per i corridoi altri scolari chiacchierano tra loro, stuzzicano una merendina o magari ripassano per il compito, il test o l’interrogazione, con la schiena appoggiata al muro e la testa persa tra le pagine dei libri.
    A volte tornano solo per ricordarsi di certi momenti e conservarli per sempre nel cuore.

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  9. La riconoscenza è rara; ma quando c’è fa doppiamente piacere… e allora ci si commuove.

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  10. marisamoles said,

    @ Map85

    Fatto! Grazie.

    @ Scrutatrice

    Che bella questa testimonianza “dall’altra parte”.
    Grazie di cuore.

    @ quarchedundepegi

    Proprio vero. Sono riuscita a commuovermi da sola scrivendo e addirittura rileggendo …

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  11. lilipi said,

    Mi sono commossa leggendo il tuo post e anche i commenti. Penso che gli ex alunni ricordino con nostalgia un periodo della loro vita che è stato bello e con affetto quei docenti che hanno contribuito a renderlo tale. Proprio domenica scorsa ho incontrato una mia ex alunna,oggi madre di ragazzi che frequentano la scuola media, e mi ha detto con rammarico: “Non è più come una volta: per noi la scuola era una seconda casa”.E ti assicuro che li facevamo studiare!.Penso che i docenti dovrebbero riflettere molto sull’importanza del fattore affettivo nella relazione educativa. Un abbraccio.

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  12. espress451 said,

    Riconosco tanti “passi” emotivi del tuo post… Quante volte, soprattutto mentre passeggio in centro, qualcuno mi viene incontro con sguardo sinceramente contento, mi abbraccia e solo dopo mi parla. Ecco, in quell’abbraccio e in quello sguardo mi arriva dentro la “gratitudine eterna” che ben descrivi, cara Marisa. E sento di aver fatto la mia parte affinché quel giovane imparasse a camminare…
    Un abbraccio, Ester.

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  13. marisamoles said,

    @ lilipi

    E’ sempre un piacere incontrare i vecchi allievi e, se devo essere onesta, è un doppio piacere quando vedi che ti fermano quelli di cui non ti ricordi e che si girano dall’altra parte alcuni che hai avuto fino a due anni fa. Capita anche questo.
    Grazie. Ti abbraccio.

    @ Ester

    E pensare che ci sono ancora docenti che credono che la cosa migliore sia mantenere le distanze per paura che si dia troppa confidenza agli allievi. In realtà, pensano che un buon rapporto confonda i ruoli. Ma per far sì che ciò non accada ci vuole solo un po’ di esperienza.

    Grazie. Un abbraccio

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  14. Diemme said,

    Non credo che sia questione d’esperienza, piuttosto di buon senso, e sicurezza di sé: chi ce l’ha e chi non ce l’ha.

    Secondo me, chi ha bisogno di fare il cerbero per non confondere i ruoli, qualche problema di fragilità ce l’ha.

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  15. marisamoles said,

    @ Diemme

    Parlavo di esperienza perché è questa, in particolare, che ti fa capire qual è il limite da non oltrepassare. Sai com’è, ai ragazzi dai un dito e si prendono il braccio. 🙂

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  16. io Patrizia said,

    Cara Marisa,
    come sai amo molto il mio lavoro… e certamente non i bambini mi hanno creato disagio in questa prima fase dell’anno scolastico… ma tutta la burocrazia, i piccoli e grandi pettegolezzi di corridoio, la mancanza di complicità tra colleghe e non solo la certezza di aver compreso dopo circa 30 anni d’insegnamento che la signorilità viene calpestata mentre chi ha voce grossa, insensibilità e a Napoli diciamo ” cazzimma” va avanti…
    Ecco questo mi ha veramente stancata… e mi accorgo che l’insegnamento di oggi non è più quello di ieri … fatto di complicità, a porte aperte… con il solo ed unico fine di far crescere in modo adeguato psicologicamente e didatticamente questa materia grezza che ci viene affidata.
    Non è vero che i bambini di oggi sono diversi, sono gli adulti ad essere più insofferenti, stanchi e quel filino cattivi…
    non è scuola dove vige… “mors tua …vita mea”
    L’aria che si respira nelle scuole purtroppo è di grande disagio … di docenti stanchi e frustrati che al mattino si svegliano con l’unico intento… di racimolare un qualche punto a favore schiacciando gli altri…
    La mia serenità è quando chiudo la porta dell’aula… quando entro in contatto con i miei alunni… dove ho cercato da sempre tagliarmi una piccola oasi di serenità e di benessere che respiro solo con i miei bambini che mi ricompensano al mille per mille… e si affidano a me anche a cicli conclusi con lo stesso entusiasmo, dialogo e semplicità di sempre…
    Che dire… “io speriamo che me la cavi…” per il lavoro e per … tutto…
    A te così dolce e carina con me… auguro buon prosieguo di anno scolastico e serenità in tutto ciò che desideri…
    Appena sarò nuovamente in forma … riprenderò a scrivere nel blog… comunque vi leggo e non mi dimentico di voi…
    Con tanto affetto
    Patrizia

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  17. marisamoles said,

    Cara Patrizia,

    ti ringrazio per le belle parole e per la tua testimonianza che conferma quanti insegnanti appassionati ancora amino la scuola, checché se ne dica. Anch’io quando chiudo la porta dell’aula dimentico i pensieri e i problemi della vita di tutti i giorni. Sono stanca, è vero, ma non mi stanca né stressa tanto il lavoro a scuola quanto quello domestico perché ogni anno, per quasi tutta la sua durata, mi sento agli arresti domiciliari. E se penso che sia ingiusto, che dovrei godermi anche qualche momento di libertà, che anche i carcerati hanno un’ora d’aria al giorno, alla fine prevale il senso del dovere e rinuncio ad uscire. Fortunatamente ancora i ritmi sono sopportabili e le giornate ancora discrete …

    Un forte abbraccio e a presto.

    Marisa

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  18. […] dilungarmi troppo. Veniamo dunque all’inizio del post, veniamo a quelli che, secondo Marisa, “ a volte tornano”. A volte tornano perchè hanno nostalgia, perchè vogliono passeggiare di nuovo per quei […]

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  19. Cle said,

    Che bello leggere il punto di vista del prof su questo aspetto del “ritornare” al liceo!!!
    😀
    io sono tornata poche volte anche perché dei miei prof è rimasta poca traccia.

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  20. marisamoles said,

    @ Cle

    Peccato che dei tuoi prof sia rimasta poca traccia. Io li ricordo tutti, nel bene e nel male, anche se effettivamente negli anni non mi sono preoccupata di andarli a cercare. Devo dire, però, che i primi due anni di università li ho passati fuori sede ed è bastato per perdere i contatti con i compagni e dimenticare il liceo.

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