19 settembre 2012

CERVIGNANO DEL FRIULI: PARROCO CELEBRA MESSA IN RUMENO E I FRIULANI SI LAMENTANO

Posted in Friuli Venzia-Giulia, integrazione culturale, lingua, religione tagged , , , , , , , a 9:00 pm di marisamoles

Ho spesso detto, con cognizione di causa, che i friulani sono gente con un cuore grande. Avendo poi vissuto sulla propria pelle, decine di anni fa, l’esperienza dell’emigrazione, ho sempre pensato che il friulano sia un popolo particolarmente accogliente nei confronti degli immigrati. E ne sono convinta tuttora ma una notizia riportata dal quotidiano locale, il Messaggero Veneto, mi porta a pensare che le cose possano cambiare quando si tratta dei “diritti di lingua”. In altre parole, vi saranno amici a patto che non tocchiate loro la marilenghe.

Il fatto è questo: la parrocchia di Cervignano del Friuli ha deciso di celebrare, in una chiesa del comune, una messa domenicale in rumeno, data l’alta presenza di immigrati che provengono da quella terra dell’Est Europa. La realizzazione di tale progetto è resa possibile anche dal fatto che don Michele Roca, da poco nominato vicario della parrocchia di Cervignano, è rumeno egli stesso e ciò permette si superare agevolmente il problema linguistico.

Così il parroco don Dario spiega il progetto: «È un modo per far vivere meglio la liturgia ai rumeni che abitano nella nostra diocesi; è un’attenzione in più verso chi è cattolico e si trova a vivere in un Paese straniero.» Ma le proteste non si sono fatte attendere: come si osa celebrare una messa in rumeno quando non lo si fa nell’idioma locale, ovvero il friulano? Sembra quasi una sorta di razzismo al contrario.

Da parte sua il parroco dichiara che, almeno per il momento, non si ravvisa la necessità di dire messa in friulano, anche perché la zona è molto eterogenea, ma che non avrebbe nulla in contrario nel farne celebrare una anche nella lingua locale qualora pervenisse alla sua parrocchia una richiesta in tal senso.

Al di là dell’articolo, leggere i commenti è davvero deprimente.

Se le vie del Signore sono infinite, è ovvio che arrivino anche in Friuli. Però è necessario che qualcuno lo avverta che deve imparare il friulano, onde evitare qualsiasi problema diplomatico.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 20 SETTEMBRE 2012

Com’era facilmente intuibile, al coro di voci polemiche dei lettori del Messaggero Veneto (alcuni dei commenti sono davvero deprimenti), si è aggiunta quella della Lega Nord per bocca di Matteo Piasente, segretario regionale del Carroccio.

Secondo Piasente, l’idea di celebrare una messa in rumeno per gli immigrati non è felice, anzi, è proprio ghettizzante. Non si arriverà mai all’integrazione perché così si scava un baratro tra immigrati e cervignanesi. Osservazione alquanto discutibile visto che si tratta di un’ora la settimana, di un evento che non implica la partecipazione in massa di tutti gli emigrati di lingua rumena, così come nemmeno tutti gli Italiani, oppure tutti i friulani, partecipano al rito domenicale.

Arrampicandosi sugli specchi, a parer mio, Piasente aggiunge: «Dubito che assisteremo mai a Bucarest o in Transilvania ad una messa in friulano.», facendo leva sullo scambio interculturale che in questo modo sarebbe rispettato, mentre la decisione del vicario don Michele Roca a suo dire si risolve in un’iniziativa destinata ad erigere un muro tra friulani e rumeni.

Ma la vera chicca arriva ultima, alla fine dell’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto: «Celebrare la messa in friulano sarebbe un grande segnale per la nostra comunità. L’identità culturale del popolo friulano non può prescindere dalle radici cattoliche. E tutti i fedeli, stranieri compresi, avrebbero una nuova, preziosa, chiave di lettura per interpretare la terra che li ospita».

Ma di quale chiave di lettura parla se per gli stranieri è già complesso imparare la lingua italiana? Io vivo in Friuli da ventisette anni e non so articolare una frase completa e a stento riesco a capire il 50% di quello che mi dicono quando parlano in friulano. E dire che sono portata per le lingue …

E poi, a dirla tutta, difendere a oltranza la lingua friulana, a scapito della stessa lingua nazionale, in una terra che ospita non solo molti immigrati stranieri ma anche gente che arriva dalle varie regioni d’Italia, specie del sud, non è un modo per erigere un muro fra i friulani e il resto del mondo?

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14 commenti »

  1. frz40 said,

    Effettivamente a leggere i commenti c’è da inorridire; ne riporto un paio:
    “Mi vergogno di abitare in un paese che invece di pensare ai propri cittadini pensa prima agli ultimi arrivati, e invece dell’integrazione avremo la divisione visto che se diamo tutto agli altri questi non si adatteranno mai alle nostre usanze ma cercheranno di imporre sempre più le loro.”
    “può anche includere nella sua predica di non stuprare, non rubare,non girare col coltello in tasca ecc ecc…”
    E, in conclusione, mi sembra di capire che il problema vada molto al di là dell’uso del dialetto.

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  2. Anni 60 in GB, dato l’alta presenza di immigrati Italiani a Cambridge, Bedford, Peterborough, la domenica pomeriggio veniva celebrato la S.Messa in Italiano, da “Padre Sacchetti”, era un momento di raccoglimento per tanti, anche i matrimoni e battessimi,e funerali di Italiani. Immagino che ci sia ancora un parroco Italiano che celebra la messa per i tanti immigrati Italiani in Inghilterra. Padre Sacchetti, ricordo bene, faceva la spola fra le varie città, ora che scrivo, ricordo che diede l’estrema unzione ad una nostra vicina Italiana. Per un immigrato che non conosce bene la lingua del paese che lo ospita, cosa di più bello ci può essere’? Forse un ritorno alla messa in latino risolverrebbe il problema?

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  3. Adesso ricordo….tutte le domeniche alla messa delle 11.00, la
    S messa con il prete polacco.
    Ho letto i commenti, Che tristezza….non riesco a commentare.

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  4. Valentino said,

    Ho preferito lasciare il mio commento direttamente sul link in causa.
    Grazie.

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  5. marisamoles said,

    @ frz

    Hai dimenticato questo commento: «Se vogliamo far sentire gli stranieri a casa loro la miglior cosa è quella di rispedirceli!»

    La tua conclusione non fa una piega.

    @ 3theperfectnumber

    La messa in latino? Temo che la capirebbero in pochi. Però nella chiesa che frequento si recita il Padre Nostro in latino e lo sanno anche i bambini. Ma una predica davvero pochi la capirebbero. Forse farei difficoltà anch’io perché a scuola si studia la lingua scritta e non si utilizza il parlato.

    Per il resto, riferendomi al tuo Paese natale, credo che sia solo una questione di civiltà e chi si dimostra offeso, ne ha ben poca.

    @ Valentino

    Credo sia ancora in moderazione. Non vedo l’ora di leggerlo … già mi immagino. 🙂

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  6. marisamoles said,

    @ TUTTI

    Ho aggiornato il post con una riflessione sull’articolo «E ora in Romania dicano messa in friulano» pubblicato oggi sul Messaggero Veneto.

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  7. maryonn said,

    Purtroppo nelle nostre terre c’è poca umanità. Io sono veneta e abito in Veneto, ma se ci fosse un’iniziativa del genere (mi sembra che non ci sia, ma non ne sono sicura) i commenti sarebbero simili.
    Io che frequento poco le chiese, sono stupita da quanto poco cristiani siano coloro che la pensano in quel modo.

    Ps: io mi domando sempre una cosa, ma i leghisti non seguivano la religione celtica? Cosa hanno a che fare con la religione cattolica?

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  8. lilipi said,

    Purtroppo certi leghisti possono frequentare le chiese anche tutti i giorni,ma (come i farisei)sono molto lontani dal Cristianesimo; e soprattutto non ricordano quello che viene detto circa affamati, assetati,pellegrini ecc.(Matteo XXV 35)

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  9. Alberto said,

    Veneti, xenofobi e non, sveglia !

    a) L’Italia è oramai un paese “multilingue e “globale” , un esempio del ventaglio di lingue in cui la Santa Messa è celebrata (non esaustivo):
    – Santa Maria del Carmine, Milano, messa in inglese e in “tagalog”,
    – Chiesa S. Teresina, Noventa di Piave, messa in inglese e in “ibo” (nigeriano)
    – Parrocchia S. Pio X, Padova, messa in inglese (africani e fedeli vari anglofoni)
    – Palazzetto dello Sport, Treviso, Castelfranco Veneto, messa in inglese e in ibo
    – Comunità catt. Congolese “S. Michele”, Roma, messa in congolese e francese.

    b) La Romania é oramai un paese membro a parte intera dell’ Unione Europea dal 2007 , ne segue che il rumeno (lingua neolatina come l’italiano) è una delle lingue ufficiali dell’Unione Europea, e i rumeni non devono “integrarsi” perché possono andare e venire come gli pare.

    d) oramai c’è chi si diverte a considerare “lingue” dialetti come il friulano, l’occitano, il corso, il siciliano il basco. Perché no? Ognuno si diverte come puo’ ( basta non rompere le scatole agli altri… )

    Gli italiani non sono nazionalisti come i francesi, non sono “isolazionsti” come i britannici” sono pero’ “provinciali” ( e in più, ai “leghisti” manca purtroppo il senso del ridicolo).

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  10. lilipi said,

    In Italia la multiculturalità è sempre esistita: prima che i Romani unficassero la penisola, nelle varie parti c’erano Greci, Etruschi,Liguri, Veneti, Galli…E nei secoli si sono aggiunti popoli di varia provenienza e tutti insieme hanno formato il popolo italiano. Secondo me certe affermazioni dei leghisti derivano da una mancata conoscenza della storia. Circa gli attuali immigrati, fatto che essi si integrino(soprattutto nel loro interesse, se pensano di restare in Italia)non esclude che si possa farli sentire meno “esuli”con una messa nella loro lingua.

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  11. marisamoles said,

    @ maryonn

    Non so quale religione seguano i leghisti ma credo che dovrebbero tacere e raccogliersi in meditazione … potrebbero, ad esempio, convertirsi al buddismo.

    @ lilipi

    Io credo che la maggior parte delle persone che si dichiara credente, osservante e praticante non abbia la minima idea di cosa significhi il termine “carità cristiana”.

    @ Alberto

    A prescindere dal fatto che la Romania si trovi nella UE (cosa ancora sconosciuta ai più), la messa può essere celebrata anche in altre lingue purché rimanga sempre la possibilità di ascoltarla in italiano, visto che siamo in Italia.

    Quanto al friulano, al battesimo del figlio di mio nipote, celebrato in Carnia, il sacerdote si è espresso esclusivamente in friulano dall’inizio alla fine della cerimonia. Io ho capito poco o nulla e, in ogni caso, ero indispettita pensando che un atteggiamento del genere sia poco rispettoso nei confronti di chi non conosce la lingua e quindi si sente escluso in un momento in cui la gioia per l’evento avrebbe dovuto essere elemento di fratellanza e condivisione. Onestamente non credo che siano stati i genitori del bimbo a chiedere una messa in friulano.

    “Provinciali” è l’aggettivo giusto non per gli italiani bensì per i friulani.

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  12. marisamoles said,

    @ lilipi

    Però, onestamente, non è che i Romani fossero così aperti e tolleranti nei confronti del provinciali. 😉

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  13. lilipi said,

    Ma intanto accoglievano a Roma anche i culti dei popoli sottomessi(escluso il Cristianesimo); man mano la cittadinanza romana fu estesa; molti letterati provenivano da altre regioni; ci furono anche imperatori “provinciali”… E se Verre depredò i Siciliani, Cicerone li difese… E poi sono passati circa duemila anni e dovremmo esser più “civili” .
    Di nuovo buon fine settimana

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  14. marisamoles said,

    @ lilipi

    Sì, lo so ma volevo fare una battuta. Per la verità, parlando di lingua, che poi è il tema del post, mi era venuto in mente il carme LXXXIV di Catullo, in cui il poeta prende in giro il povero Arrio per la sua pronuncia. Lo riporto qua sotto perché è troppo simpatico (la traduzione è per i lettori che non conoscono il latino):

    Chommoda dicebat, si quando commoda vellet
    dicere, et insidias Arrius hinsidias,
    et tum mirifice sperabat se esse locutum,
    cum quantum poterat dixerat hinsidias.
    credo, sic mater, sic liber avunculus eius.
    sic maternus avus dixerat atque avia.
    hoc misso in Syriam requierant omnibus aures
    audibant eadem haec leniter et leviter,
    nec sibi postilla metuebant talia verba,
    cum subito affertur nuntius horribilis,
    Ionios fluctus, postquam illuc Arrius isset,
    iam non Ionios esse sed Hionios.

    Arrio pronunciava chommoda quando voleva dire commoda
    e hinsidias per insidias
    ed era pure convinto di aver parlato in modo strepitoso,
    quanto più aveva aspirato l’acca di hinsidias.
    Credo che in tal modo parlasse sua madre e lo zio materno
    che era stato schiavo, così il nonno e la nonna materni.
    Quando fu mandato in Siria, finalmente le orecchie di tutti riposarono,
    ascoltavano le stesse parole pronunciate senza aspirazione e senza sforzo,
    e non le temevano più per l’avvenire.
    Quand’ecco giunge una terribile notizia:
    dopo che laggiù fu giunto Arrio,
    i flutti del mar Ionio smisero di essere ionii per diventar
    Hionii.

    Buona serata e buona domenica. 🙂

    Mi piace


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