3 settembre 2012

STORIA DEL GHETTO DI VENEZIA

Posted in arte, cultura, religione, storia tagged , , , , , , , , , a 12:08 pm di marisamoles

Avrei voluto pubblicare questo post ieri, 2 settembre, in concomitanza con la ricorrenza della Giornata europea della cultura ebraica, ma non ho fatto in tempo. Credo, comunque, che conoscere la storia del ghetto di Venezia, il più antico d’Europa, sia d’interesse per tutti e che non ci sia bisogno di una giornata in particolare per ricordare il popolo ebraico e le sue vicissitudini, oltre che la sua cultura.
Un piccolo contributo che spero sia gradito e un invito a visitare, se possibile, questo luogo che ha un fascino particolare anche se non rientra tra i più battuti itinerari turistici.


Li Giudei debbano tutti abitar unidi in la Corte de Case, che sono in Ghetto apresso San Girolamo, ed acciocchè non vadino tutta la notte attorno: Sia preso che dalla banda del Ghetto Vecchio dov’è un Ponteselo piccolo, e similmente all’altra banda del Ponte siano fatte due Porte, qual Porte se debbino aprir la Mattina alla Marangona (campana di San Marco che scandiva il lavoro all’Arsenale);, e la Sera siano serrate a ore 24 per quattro Custodi Cristiani a ciò deputati e pagati da loro Giudei a quel prezzo che parerà conveniente al Collegio Nostro

Con queste parole il Senato della Serenissima ordinò, il 29 marzo 1516, l’istituzione del ghetto dove il popolo ebraico residente a Venezia rimase segregato per quasi tre secoli, fino all’arrivo di Napoleone che l’abolì nel 1797.

Passando attraverso uno dei sottoportici caratteristici della città lagunare si possono notare ancora oggi nel marmo i buchi in cui venivano infilate le sbarre dei cancelli che di notte chiudevano il ghetto lasciando i suoi abitanti isolati dal resto della città. Solo ai medici era permesso di uscire, in quanto i medici ebrei non erano condizionati dalla religione cattolica ed erano consultati di preferenza per la loro preparazione considerata all’avanguardia.

Prima del confino degli ebrei nel ghetto, una piccola comunità di circa 1300 individui era presente in città fin dal XII secolo e documentata nel 1152. Dal XIII secolo ebbero residenza stabile presso l’Isola di Spinalonga, che da allora, avendo molti abitanti Giudei, cambiò il proprio nome in Giudecca.
Con il passare del tempo agli Ebrei fu vietata la residenza in città e furono costretti a stabilirsi nelle vicinanze, specie a Mestre, mantenendo tuttavia il diritto di commerciare all’interno della città lagunare.


Nel 1516, come si è detto, il governo della Serenissima decretò l’obbligo di risiedere all’interno del ghetto, senza poterne uscire la notte. Nacque così il Ghetto Vecchio che, con l’aumento della popolazione, divenne ben presto insufficiente per contenere tutti gli abitanti. Nel 1541 si decise, quindi, di ampliare la zona dando origine al Ghetto Nuovo, cui seguirà un ulteriore ampliamento nel 1663, con la nascita del Ghetto Nuovissimo.

Il Ghetto Nuovo (o Novo), che si trova sull’isolotto di Cannaregio, sorse nel luogo in cui si trovava una fonderia di cannoni. Pare che il nome derivi appunto dal verbo getàr, cioè “fondere”. Ma questa non è l’unica etimologia: la parola potrebbe derivare dal tedesco gitter (inferriata), dall’ebraico get (divorzio) o ancora dal tedesco gasse (vicolo). Fatto sta che da allora la parola ghetto ha assunto il significato che tutti conoscono e ha dato origine al verbo ghettizzare che significa escludere, emarginare.

Gli Ebrei di Venezia dovevano provvedere a loro spese alla sorveglianza sostenendo il costo delle barche che di notte facevano la ronda attorno all’isolotto. Cosa questa che non gravava particolarmente sulla comunità perché, grazie all’abilità degli abitanti in ambito mercantile, il ghetto godeva di una florida economia. Al commercio si affiancava il prestito su pegno. La comunità stessa si ingrossava sempre più: dapprima con l’arrivo dei todeschi, poi del levantini, provenienti da Istanbul, che divennero davvero indispensabili alla sopravvivenza dei commerci di Venezia. Sa ultimi arrivarono i ponentini e i tre gruppi, denominati nazioni, si riunirono nella Università all’interno del ghetto.


Dal punto di vista culturale fin dal XVI secolo il ghetto di Venezia conobbe una vivacità rara. Da parte dei vari gruppi etnici vennero fatte costruire le sinagoghe, o “Schole”. Sorsero così le Schole ashkenazite Tedesca e Canton, la Schola Italiana, le Schole sefardite Levantina e Spagnola. Nonostante alcuni interventi successivi, le sinagoghe sono rimaste intatte nel tempo, testimoniando il valore del ghetto di Venezia.
Delle nove sinagoghe costruite a partire dal 1719 solo cinque sono rimaste in piedi. La più grande è quella Levantina, edificio di gran pregio architettonico.
L’aumento demografico è, inoltre, testimoniato dalle altissime case, cosa rara a quei tempi, divise in piani più bassi della norma. Quando ci si avvicina al sestriere di Cannaregio saltano all’occhio quasi fossero delle torri che si stagliano verso il cielo.

Nonostante lo sviluppo economico e demografico, con l’andar del tempo, a causa dell’ingerenza del governo della Serenissima, che imponeva che l’attività di prestito fosse un’esclusiva degli ebrei perché maggiormente controllabili, si diffuse malumore fra gli abitanti del ghetto che non ottenevano dal prestito i guadagni sperati e mal digerivano quella sorta di schiavitù in cui caddero. Questo fatto, assieme a una diffusa crisi economica, fece temere una fuga di massa, verso gli inizi del Settecento. Ma naturalmente il senato giocò d’anticipo: decretò che l’autorizzazione a lasciare il ghetto fosse concessa solo a coloro che fossero in regola con il pagamento delle tasse e della quota di debiti contratti fissata dai capi dell’Università.

Dalla situazione di crisi e di diffuso disagio gli ebrei veneziani furono salvati dalle truppe napoleoniche che aprirono definitivamente le porte il 7 luglio 1797. Da quel momento gli ebrei iniziarono ad integrarsi con i veneziani e a inserirsi nel tessuto cittadino.


[fonti: alcune informazioni sono state tratte dal mensile Meridiani. n° 75; tra i siti consultati, museoebraico.it, innvenice.com; immagini: panoramica da questo sito, piazza con monumento Olocausto da questo sito, ingresso sinagoga da questo sito, interno sinagoga da questo sito]

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16 commenti »

  1. Trutzy said,

    Ciao, lo visiterò senz’altro, non sapevo della sua esistenza!

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  2. Interessantissimo questo post! Non conoscevo affatto la zona di cui hai parlato. Ora mi è venuta voglia di documentarmi sul Ghetto romano, di cui conosco solo la specialità culinaria: i carciofi alla giudia…

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  3. marisamoles said,

    @ Trutzy

    Impossibile conoscere tutto di Venezia e, come ho detto, il ghetto non è una meta turistica fra le più conosciute. Se decidi di fare una gita, avvertimi! 🙂
    Ciao.

    @ Scrutatrice

    I carciofi alla giudia li ho sentiti nominare, comunque la cucina ebraica è molto varia e buona. Oddio, usano un po’ troppo aglio per i miei gusti … ma i dolci sono super. Nel ghetto di Venezia c’è anche un buon ristorante e un’ottima pasticceria. Insomma, ci vuole proprio una bella gita. 😉

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  4. Diemme said,

    Ieri per l’appunto era la giornata della cultura ebraica, nell’antico ghetto ebraico c’erano un sacco di manifestazioni e mi avrebbe fatto molto piacere partecipare ma, ahimé, il dovere mi ha trattenuto in casa.

    Tornando a noi, mi fa sempre un brutto effetto leggere delle discriminazioni subite nel passato, anche perché non credo che la testa della gente sia così tanto cambiata; ancora mi capita troppo spesso d’incontrare gente piena di pregiudizi, che mi porta a pensare che siano cambiate sì le leggi (e meno male!), gli usi e i costumi, ma finché non cambierà l’animo delle persone non saremo mai al sicuro.

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  5. frz40 said,

    Non lo conoscevo. Molto interessante, brava,

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  6. marisamoles said,

    @ Diemme

    Forse la testa della gente non è cambiata ma è lo spirito di chi sa e vuole difendere la propria Fede che, a mio parere, è diverso. Il dialogo interreligioso può ancora fare molto. Chi nutre pregiudizi semplicemente non ha Fede ma è convinto di averla, in qualsiasi Dio egli creda.

    @ frz

    Grazie. Io sono fortunata perché vivo vicino a Venezia, ho visitato spesso il ghetto e qualche volta anche con la classe in visita guidata. Per questo su certe cose sono più documentata.

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  7. Alberto said,

    “Je serai un Attila pour Venise” proclamava Napoleone Bonaparte ai due patrizi veneti Donà e Giustinian inviati dal Senato della Serenissima minacciata di invasione dall’Armée d’Italie. E mantenne la promessa, perfino i cavalli di San Marco partirono per Parigi!
    Ma per giustificare la fine della Repubblica Veneta, anche allora era necessaria una certa propaganda. Non esistendo ancora “le armi di distruzione di massa” si trovo’ altro…
    Tra cui la “discriminazione”, se non addirittura persecuzione, degli ebrei di Venezia. Non è proprio cosi’: la Serenissima Repubblica nei secoli del suo splendore fu pragmatica e tollerante, e non poteva essere diversamente, la sua potenza essendo essenzialmente economica e commerciale, verso patrizi, popolo, mercanti, stranieri, agli ebrei prestava particolare attenzione, ma soprattutto perché erano banchieri, quindi privilegiati ma strettamente regolati, e tassati.
    Come accenna Marisa,, moltissimi gli ebrei che si rifugiarono a Venezia, in provenienza dalla Spagna per sfuggire alla feroce Inquisizione Spagnola.
    Principio fondamentale pero’ : ognuno doveva stare al suo posto e conservare la sua identità ben distinta, e visibile (berretta gialla per gli ebrei).
    Sentito parlare del Fondaco dei Tedeschi e del Fondaco dei Turchi? Deposito di passaggio di mercanzie ma anche residenza obbligata dei mercanti di passaggio delle rispettive nazioni, anche loro dovevano portare “berrette” o altro, che li distinguesse.
    E il terribile “Consiglio dei Dieci” che agiva su denuncie “anonime”? No: “segrete” cioé riservate, dovevano essere firmate e, se si rivelavano false, il delatore passava l’ “anima dei guai”…
    Avete visitato le carceri del palazzo Ducale ? I ” piombi”, celle di “lusso” se confrontate con gli “standard” dell’epoca. Quanto a quelle del seminterrato, la guida vi fa notare i cm d’acqua piu’ o meno alta…già, che pero’ allora stava molto più in basso!
    Purtroppo le cose furono ben diverse con il fascismo, gli ebrei subirono la stupida discriminazione delle “leggi razziali” (ad esempio era loro vietato andare a bagnarsi al Lido l’estate..) Poi, dopo l’ 8 settembre , con l’invasione tedesca , iniziarono le deportazioni…ma questa è un’altra storia. Chi è interessato puo’ leggere gli scritti di Riccardo Calimani, di antica famiglia ebrea veneziana, o di Gaetano Cozzi (mio prof a Padova qualche anno fa…).

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  8. marisamoles said,

    @ Alberto

    Grazie per l’interessante e utile integrazione.
    Ai fondachi dedicherò un altro post. 😉

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  9. Cara Marisa, grazie per le tue “lezioni”
    Non avevo conoscenza di tutto ciò…
    Bacione
    Mistral

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  10. marisamoles said,

    @ Mistral

    Grazie a te per essere passata.
    Contraccambio il bacione.

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  11. […] STORIA DEL GHETTO DI VENEZIA « Marisa Moles's Weblog […]

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  12. tachimio said,

    Molto interessante il tuo post che ho letto subito ma commentato solo ora per le solite corse del momento. A Venezia sono stata spesso da ragazzina e poi in età adulta con mio marito soggiornando all’Hotel ”Agli Alborettii” vicino Ponte Accademia e anche con mio figlio( le foto del post le scattò proprio quella volta che insieme facemmo i turisti pur conoscendola già .) Alla Giudecca andai con mio marito e anche con Andrea visitammo il ghetto , assolutamente da vedere. Grazie di tutto cara Marisa. E’ sempre un piacere leggerti. Isabella

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  13. marisamoles said,

    Grazie, Isabella. Buona giornata.

    Liked by 1 persona

  14. tachimio said,

    A te una buona serata cara Marisa. A presto. Isabella

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  15. marisamoles said,

    Anche a te auguro una buona serata.
    Un abbraccio.

    Liked by 1 persona

  16. tachimio said,

    Notte cara

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