NEIL ARMSTRONG: UN GRANDE UOMO PER UN PICCOLO PASSO


Neil Armstrong, comandante della missione spaziale Apollo 11, il primo uomo ad aver messo piede sulla luna, il 20 luglio 1969, è morto all’età di82 anni in conseguenza di alcune complicazioni sopraggiunte in seguito ad un intervento chirurgico al cuore subito lo scorso 7 agosto.

Tutti ricordiamo l’allunaggio e le parole pronunciate da Armstrong nel momento in cui metteva piede sul suolo lunare: «un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità». Io non so quali vantaggi siano davvero derivati dalle missioni spaziali denominate Apollo. C’è anche qualcuno che mette in dubbio il fatto che l’allunaggio sia davvero accaduto. Stamane, commentando in famiglia la scomparsa di Armstrong, mio figlio ha detto “Un grande attore, niente di più”. Lui appartiene alla schiera degli scettici …

In ogni caso ritengo che Armstrong sia stato un grande uomo e meriti di essere ricordato per un evento di cui il mondo intero è stato quasi incredulo spettatore quel lontano giorno di luglio dello scorso secolo.

Ripubblico in parte, per l’occasione, il post che avevo scritto nel 2009 per il quarantennale.

Dell’allunaggio ricordo ben poco, ma l’atmosfera che si respirava in quel lontano 1969 non la dimenticherò mai. Ero una bambina eppure non mi persi quello storico evento, anche se probabilmente nelle lunghe ore passate davanti alla Tv fui colta dal sonno. Allora mi trovavo al mare, in vacanza. Inutile dire che nell’appartamento in affitto non c’era il televisore; non l’avevamo nemmeno a casa perché credo che i miei l’avessero acquistato un anno dopo. Al bar una folla si era riunita per assistere allo spettacolo. Noi eravamo fortunati perché avevamo il posto a sedere –a fronte, credo, di un cospicuo numero di consumazioni acquistate nelle ore passate là, senza schiodarci mai dalla sedia- e potevamo guardare agevolmente la diretta televisiva. Quelle immagini in bianco e nero mi sono passate davanti in questi giorni, innumerevoli volte. Così non riesco a capire quanto davvero mi ricordassi e quanto, invece, mi pare di ricordare vedendo Tito Stagno che annuncia, sbagliando, l’allunaggio. L’errore di Stagno, subito corretto dall’inviato negli USA Ruggero Orlando, e il bisticcio che ne seguì tra i due giornalisti, me lo ricordo benissimo. A parte il fatto che allora non mi pareva importante il momento esatto in cui il modulo lunare toccò veramente il suolo del nostro satellite, l’evento in sé mi apparve prodigioso.

Da quel giorno guardai la luna con occhi diversi. Cercavo di immaginare gli astronauti che passeggiavano, ovvero saltellavano buffamente, sul suolo lunare. Anzi, talvolta credevo di individuarne le sagome, confondendo le ombre che caratterizzano la luna osservata da quaggiù, specialmente se piena. Nonostante sapessi bene che anche la terra è sferica, o quasi, e che noi ci camminiamo sopra come se fosse piatta, mi chiedevo come facessero quegli astronauti a non cadere nello spazio. È evidente che la luna per me era più tonda o forse mi condizionavano le immagini che alla Tv venivano trasmesse: vedevo quegli uomini circondati dal buio, un buio più buio di quello che potevo osservare intorno a me di notte. Un mondo diverso, surreale. Fantasie di bambina, che altro?

Ora guardo la luna ancora una volta con occhi diversi. La vedo violata dall’uomo e incapace di difendersi da questa specie di aggressione umana. La guardo chiedendomi se mai ci sarà una stazione stabile sulla luna, una di quelle “città trasparenti” che ho visto in qualche film di fantascienza. Nel momento in cui mi rispondo di no, comprendo anche che, semmai l’uomo riuscirà a colonizzare il nostro satellite, io non ci sarò più e forse nemmeno i miei nipoti. Se li avrò.

Eppure, a quarant’anni da quel lontano dì, la NASA non ha mai smesso di pensare alla luna. Nel frattempo, però, un altro pianeta ha attirato l’attenzione di chi si occupa di missioni spaziali: Marte. Il pianeta rosso, con quel nome che trasmette la forza, quella di un dio, anzi il dio della Guerra. Quando penso a Marte non mi chiedo se mai l’uomo ci metterà piede, ma mi viene in mente la canzone di David Bowie “Life on Mars?”. C’è vita su Marte? Mah, chissà. Io sono spesso criticata in famiglia per il mio scetticismo, per il mio essere sicura che l’uomo sia davvero unico nell’universo. Non credo che da qualche parte ci possano essere degli ET che ci osservano, tantomeno sono disposta a riporre la mia fiducia nelle parole di chi dice di essere stato rapito dagli alieni. Ma so che questa è solo una mia opinione, sicuramente discutibile.

Altri scettici, però, e ben più importanti di me, hanno messo in dubbio il fatto che l’uomo sia davvero allunato quel 20 luglio del 1969. C’è chi ritiene che la missione Apollo 11 e le successive siano solo un bluff. Di recente mi è capitato sottocchio il libro di William Kaysing Non siamo mai andati sulla luna. Ho sfogliato solo alcune pagine e ne ho parlato a casa. Mio marito, fanatico filoamericano, mi ha ascoltata sgranando gli occhi. Di dubbi sulla veridicità dei fatti nemmeno parlarne, secondo lui. Mi sono sentita alquanto meschina nell’aver dubitato, anche solo per qualche ora, che la missione Apollo 11 avesse avuto luogo veramente. Però poi, senza farlo sapere al mio consorte, ho scovato un sito interessante in cui si parla dei dubbi sorti a seguito delle dichiarazioni di Kaysing e di altri che la pensano come lui. Se pensiamo che dal libro è stata tratta la sceneggiatura del film di successo “Capricorne one”, dobbiamo credere che il dubbio si è insinuato in molti americani, e non solo in loro.

Leggendo le dichiarazioni di Kaysing e le argomentazioni che porta a sostegno della sua tesi, mi sono resa conto che sono davvero convincenti. D’altra parte, dopo aver letto delle controargomentazioni qui, le mie idee si sono fatte ancor più confuse, quindi non merita che ci perda dell’altro tempo. Ma la lettura dei due siti indicati nei link merita davvero un po’ di attenzione.

Da parte mia continuerò a guardare con occhi romantici la luna, dimenticando che l’uomo c’è stato, esattamente come ho fatto nei quarant’anni che mi hanno divisa da quel lontano 20 luglio, pensando che i problemi di quaggiù siano più urgenti rispetto alle future probabili, o forse no, missioni spaziali. [LINK all’articolo originale]

10 pensieri riguardo “NEIL ARMSTRONG: UN GRANDE UOMO PER UN PICCOLO PASSO

  1. Passo per augurarti un buon fine settimana e per dirti che ho visto il fim “Cuore sacro”.
    Come Irene, mi rendo conto che anche io, in più di un’occasione, sento di subire passivamente eventi …mentre in me si scatena il putiferio… che puntualmente resta sopito sotto la cenere… ed è proprio questo mio agire che spesso mi evita di prendere decisioni anche forti… perchè valuto sempre tutti coloro che mi circondano, le loro emozioni, le loro reazioni, i loro perchè, le loro paure…
    E’ inevitabile che si cresca non dico all’ombra ma in penombra si …
    Purtroppo credo che sia parte del DNA… non è altruismo… è modus vivendi…
    Grazie a te ho avuto modo di vedere questo film… di riflettere su diversi momenti incisivi del film stesso…
    Ora capisco ancor meglio la bellissima citazione che -le persone che amiamo sono solo “sgusciate” in un’altra stanza.-
    Forse è così… ci mancherà il contatto fisico… ma l’unione comunque resterà per sempre…immutata!
    Credo che sia la massima aspirazione di un autore generare emozioni in un racconto, in un film o in una poesia!
    Ora so che Ozptek è un grande ed il suo obiettivo lo ha totalmente raggiunto!
    A seguire mi sono ripromessa di vedere Saturno contro, Le fate ignoranti e Meravigliosa presenza… poi ti saprò dire…
    Un abbraccio grande
    Patrizia

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  2. Credo che ogni evento importante,
    per un motivo o per l’altro, venga sempre messo in discussione.
    Anche questo crea notizia ed alimenta la fantasia degli scettici.
    Mi rendo conto che maggiormente si svolgano ruoli di rilievo,
    maggiormente si è nell’occhio del ciclone, messi in discussione,
    rinnegati… talvolta offesi…
    E’ un clichè che non cambia…
    A me fa piacere ricordare il 20 luglio del 1969 come una data storica
    e come affermi tu… ancora oggi guardando la luna… talvolta sorrido…
    e penso… male che vada… mi ospiterai tu…
    Un abbraccio
    Patrizia

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  3. Cara Patrizia,

    sono contenta che tu abbia apprezzato “Cuore sacro” e aspetto i commenti sugli altri (non ho visto, però, “Meravigliosa presenza” … cercherò di recuperare!). “Le fate ignoranti” è molto bello mentre “Saturno contro” non mi è piaciuto particolarmente. forse per alcuni interpreti che non amo molto.

    Quanto alla luna, fa parte dei miei ricordi di bambina, uno di quelli che mai cancellerò. Forse però non vorrei viverci. 😉

    Buona domenica anche a te. A presto.

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  4. Due morti sincronizzate, stesso nome, stesso momento, eppur così diverse. Fisica la prima, e perciò ininfluente; umana la seconda, quindi totale.
    L’uomo dei piccoli passi si è stancato di questo affollato pianeta. Dev’essere stata dura per lui, dopo aver toccato la Luna con un dito, riabituarsi alle nostre piccinerie, al peso di una vita trascinata giorno per giorno, all’impossibilità di sfuggire da un acquario di terra.
    Nel 1969 ha realizzato i sogni di Ludovico Ariosto, di Cyrano de Bergerac, del Barone di Münchhausen, di Jules Verne, di H.G. Wells, George Méliès, e di tutti gli scrittori di fantascienza del XX secolo.
    Eppure, dopo cotanta impresa e i meritati riconoscimenti, se ne andò a insegnare ingegneria aerospaziale all’università, quasi a sfuggire gli allori che rischiavano di soffocarlo come l’edera velenosa.
    Tutti coloro che nel 1969 erano in grado di intendere e volere, si ricordano che Neil Armstrong fu il primo uomo che camminò, o per meglio dire, saltellò sulla Luna. Però quasi nessuno sa cosa fece egli, negli anni seguenti, una volta ridisceso sulla Terra. Quanti, trovandosi al suo posto, si sarebbero invece montati la testa, e avrebbero sfruttato la meritata notorietà per scopi tutt’altro che scientifici?
    Oggi, 25 agosto 2012, Neil Armstrong si è trovato costretto a rompere la sua riservatezza. Le complicazioni successive a un delicato intervento chirurgico ne hanno arrestato il cuore, e per un paio di giorni tutti i media andranno a nozze con la sua scarna biografia, e con la rivisitazione di quel famoso viaggio.
    Passato il can can del momento, la sua figura comunque non svanirà. Nella memoria ci resta incisa l’immagine di quel goffo pupazzo bianco che saltella su un terreno così strano perché così simile al nostro, e il suono di parole quasi incomprensibili, non per la distanza, ma per la loro semplicità.
    Il secondo morto si chiama anche lui Armstrong, Lance.
    Egli respira, parla, sentenzia, eppure è distante dalla vita quanto Plutone lo è dalla Terra.
    Anche lui, a suo tempo, ha rischiato di morire, ma non a causa dell’ostilità di ciò che lo circondava, lo spazio ostile, il vuoto, l’ignoto, no; lui il nemico ce l’aveva dentro. Prima la chimica, poi il cancro, e poi di nuovo la chimica: impossibile non pensare a un collegamento tra l’una e l’altro.
    Negli Stati Uniti queste storie di sportivi resuscitati “tirano”, e anche se probabilmente tutti sapevano, tutti se ne stettero zitti, non bisognava ammazzare la gallina dalle uova d’oro, anche a costo di svilire ulteriormente uno sport già ampiamente macchiato di scandali: business is business.
    Per vincere 7 (sette) Tour de France consecutivi non bastano buone gambe, polmoni come mantici e muscoli d’acciaio, bisogna correre contro dei brocchi, oppure, in alternativa, fabbricare dei miracoli, disporre di ottimi medici, i migliori del lotto, e, si sa, negli Stati Uniti la ricerca farmaceutica è all’avanguardia. I sospetti ci furono, sin dall’inizio, e anche in casa sua, ma le entrate pubblicitarie garantite dagli sponsor erano diventate una marea in grado di sommergere ogni buona intenzione.
    Poi, qualche anno fa, le prime crepe, alcuni riscontri oggettivi, l’inchiesta, fino alla resa di oggi.
    Lance Armstrong rinuncia a difendersi; si dichiara innocente ma rifiuta di farsi giudicare. Furbo.
    E’ probabile che la possibilità di essere stanato fosse già in previsione, magari fin dall’inizio. Però nel frattempo la macchina Armstrong ha macinato a tutto spiano, producendo profitti per tutti, e creando un immagine di “eroe americano” difficile da scalfire.
    Per mantenere in piedi questa crisalide vuota, oggi egli “è morto”, come ciclista e come uomo. Se n’è andato dallo sport sbattendo la porta, per supponenza, forse, per alterigia, anche, ma soprattutto per evitare un giudizio, una mossa calcolata per instillare, nelle ingenue menti statunitensi, il dubbio che sia stato ordito un complotto contro di lui, il più bravo, il più forte, il più invidiato, come se queste tristi storie non fossero già capitate ad altri ciclisti famosi. Non per caso i suoi numerosi sponsor si son guardati bene dallo scaricarlo.
    Lance Armstrong è morto, ma continuerà a essere il testimonial della vittoria, quella a ogni costo, la vittoria sempre e comunque, quella meno decoubertiana possibile.
    Già proprio un bel testimonial per la vittoria, quella che i greci associavano a una divinità: Nike. Quando si dice il caso…
    A proposito, se qualche appassionato di ciclismo si fosse sentito offeso dalla mie insinuazioni su Lance Armstrong e sul ciclismo in generale, voglio ricordare una frase dell’indimenticabile Fausto Coppi: “io non credo che nel nostro sport ci sia il doping, però non avvicinatevi a un ciclista se avete una sigaretta accesa!”.

    Da: “Vita, morte, e miracoli” su My3place

    Scusa l’intrusione, ma mi è parso che il pessimo comportamento dell’uno desse ancora più lustro all’impresa dell’altro.
    🙂

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  5. Anch’io mi rifiuto di credere che la discesa di Armstrong sulla Luna sarebbe una buffala. Forse non erano che pettegolezzi piene d’invidia create dai sovietici che si sono visti scavalcati dal primato del loro primo uomo nel universo (Yuri Gagarin). Ma forse loro non centrano nulla.
    Comunque, io a tutta questa dietrologia non do tanta importanza. Tali sospetti vanno sempre nel cassettino con altri dubbi famosi. Tipo…. Hitler che non è morto, Elvis che vive tuttora (nascosto chissà dove), le piramidi che sarebbe costruite da qualche civiltà aliena, etc etc.
    Il nostro futuro, le prossime risorse, li riserva lo spazio. Non c’è nulla da fare. La vecchia Terra scricchiola e sta morendo. Quindi non toglieteci le speranze di un altro mondo che possa ospitare l’umanità.
    Armstrong ha fatto il primo passo. Dubitare del suo passo mi sembra blasfemo.

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  6. Sono molto scettica anche io, Marisa. Il mio interrogativo più grande è: ma come mai, con i progressi che la tecnologia ha conosciuto in questi ultimi anni, non c’è mai stata occasione di tornare su questa benedetta luna? Sarà magari un dubbio banale, però io la risposta non l’ho ancora trovata…

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  7. @ Valentino

    Concordo: meglio rimanere con qualche dubbio piuttosto che perdere la speranza. Io, però, come ho già detto, sulla luna non ci vorrei vivere. Ma probabilmente l’ipotesi della colonizzazione del nostro satellite diverrà realtà tra qualche secolo.

    @ Scrutatrice

    Penso di averlo già detto: è probabile che sulla luna non siano state fatte delle scoperte sensazionali. E poi le missioni spaziali, a quel tempo, rientravano nella “gara” tra superpotenze che volevano solo dimostrare quale era la più forte. Un business come tanti altri, piuttosto costoso, tra l’altro.

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