LIGNANO IN LUTTO, UNA PENISOLA UN PO’ MENO FELICE

Non ho intenzione in questo post di parlare del massacro dei coniugi Burgato avvenuto nella loro villetta di Lignano Sabbiadoro (Udine) nella notte tra sabato e domenica. Non lo faccio perché ho letto ogni riga su questo efferato omicidio su tutti i quotidiani nazionali e locali e sempre rabbrividendo, nonostante i 36 gradi di quest’estate infuocata.

Chi, come me, ha passato più di metà dei suoi anni a villeggiare nella splendida Lignano, non può non conoscere, o almeno ricordare, i coniugi Burgato. Leggendo i vari articoli, da parte di chi li conosceva bene sono state dette tante belle parole di affetto e vicinanza. Descritti come persone oneste, grandi lavoratori, coppia affiatata, sempre pronta a dare una mano a chi aveva bisogno d’aiuto … belle testimonianze sulla cui genuinità non ho alcun dubbio. Perché i friulani sono davvero gente onesta, gente con un cuore grande così.

Ora Lignano è sotto choc ed è di questo che voglio parlare. Noi che viviamo in questa terra semplice ed onesta siamo propensi a credere di stare in un’isola felice, un luogo protetto dove, a parte i casi di criminalità minore, da cui non possiamo essere immuni, nulla di male può accadere. Leggiamo quasi con distacco, come fossero sequenze di film violenti, le notizie di cronaca nera che riguardano persone a noi sconosciute, accadute in luoghi non noti, con la presunzione di dire “qui no, non può succedere”. Eppure casi drammatici sono accaduti in passato.
Ricordo, ad esempio, l’assassinio di una quasi vicina di casa e collega, insegnante di Inglese, avvenuto parecchi anni fa da parte di uno studente minorenne a cui la poveretta dava lezioni private. Non ha ancora colpevoli, per fare un altro esempio, l’omicidio della compagna di un noto industriale del manzanese avvenuto qualche anno fa. Non dimentichiamo, poi, l’ordigno fatto esplodere sull’arenile di Lignano Sabbiadoro nel 1996, con la replica nel 2000, da unabomber dal volto ancora ignoto.
Insomma, dopo ogni fatto del genere ci sentiamo un po’ meno protetti, un po’ più esposti ma ce ne dimentichiamo presto, convinti che questa sia davvero un’isola felice.

In verità Lignano si adagia su una penisola, con i suoi otto chilometri di spiaggia dorata, da cui il nome della Lignano più conosciuta. Poi c’è Pineta e Riviera. Una penisola felice, specie in questo agosto caldo e assolato, senza nemmeno l’ombra della pioggia. Una vacanza indimenticabile per chi la sta passando da quelle parti. Ma la felicità, la tranquillità di una piccola cittadina, pulsante di vita specialmente in estate, è stata travolta da questo fatto di sangue. Da qui partono molti interrogativi, si fanno supposizioni, l’opinione pubblica, anche se quella ristretta di un paese di villeggiatura, si sostituisce al lavoro degli investigatori. Ognuno ha la sua idea, ma quella che più mi spaventa è l’irrazionale attribuzione di responsabilità sugli stranieri. Qualcuno, infatti, nei commenti ai vari articoli comparsi sul Messaggero Veneto ha subito gridato allo straniero. La solita paura del diverso si trasforma in un grido di odio che non mitiga di certo la paura stessa.

Non è mio costume esprimermi su un crimine finché non sono stati acciuffati i colpevoli, contestati i reati, svolti i processi … una mia idea ce l’ho ed è terribile. Una cosa che ho subito sentito a pelle anche se spero di sbagliarmi. Non la rivelo perché, com’è ovvio, si tratta di una illazione e, trattandosi di pubbliche esternazioni, non vorrei poi avere delle conseguenze spiacevoli. Tuttavia ritengo che chi grida allo straniero, dice che Lignano è popolata da residenti perlopiù extracomunitari, e per questo non ci si può aspettare nulla di buono, anzi, le cose andranno sempre peggio, non sa quello che dice.

Come tutti i luoghi di villeggiatura, anche Lignano è poco popolata al di fuori della stagione estiva. Presumibilmente la disponibilità di alloggi, a prezzo modico, ha attirato anche gli stranieri che forse per recarsi ogni giorno al lavoro devono farsi chilometri e chilometri, trovando tuttavia conveniente una sistemazione del genere, visto che gli affitti in città sono spesso esosi, senza contare che c’è chi se ne approfitta (e lo può fare dando in locazione un appartamento ammobiliato).

La caccia ai mostri assomiglia sempre più a una caccia alle streghe, basta su pregiudizi e sospetti infondati. Il mostro può essere il vicino di casa che parla italiano e non arabo, il parente più amato, l’amico più fidato. Ogni estate, di fronte ai fatti di sangue, psicologi, criminologi e psichiatri hanno sempre fatto a gara per dimostrare che il troppo caldo dà alla testa, che i crimini aumentano nella stagione calda. Per ora stanno zitti, per fortuna. Perché il Male esiste da sempre e non ha stagione né va in vacanza.

Fra tutti gli articoli che ho letto vi segnalo questo di Pino Roveredo per il Messaggero Veneto. S’intitola “L’ultimo bacio d’amore fra Paolo e Rosetta”. Ne riporto l’incipit:

La tragedia è come il temporale, arriva senza farsi annunciare, poi scoppia, scuote, devasta, e quando se ne va, come una beffa, ti riconsegna una consuetudine da rivivere. Quando passa il temporale, dentro quella consuetudine si è costretti a raccogliere le angosce di una confusione, e tutti i punti di domanda che si smarriscono in cerca di una risposta. Cos’è successo? E com’è potuto accadere? Ma, perché proprio a loro? Dio mio, e se toccava a me?…

A Lignano è passato un temporale, e ha lasciato sopra la ferita atroce della tragedia. In quel luogo di vacanza e mare, una cattiveria senza riposo, ha sfogato la maledizione di una furia assassina su due persone indifese, offendendo il loro diritto di vivere con l’arroganza bestiale e animale di una strage. CONTINUA A LEGGERE>>>

PER AMORE DI UNA EX

Non è la prima volta che accade né sarà l’ultima. Comperare un’intera pagina del quotidiano locale per gridare il proprio amore o, come in questo caso, cercare di riconquistare la ex, è un gesto plateale che, seppur compiuto con le migliori intenzioni, rimane un clamoroso esempio di quanto difficili siano le relazioni oggigiorno, di quanto gravi sui rapporti la difficoltà di comunicazione.

Sia ben inteso: non giudico nulla e nessuno. Il fatto che conosca personalmente i due protagonisti non significa che sappia tutti i risvolti della loro storia e, soprattutto, i motivi della rottura. Questa notizia, non recentissima ma giunta alle mie orecchie solo qualche giorno fa, mi fa riflettere e, com’è mio costume, lo faccio ad alta voce.

Dunque, lui è Mauro, ha quarant’anni, una relazione con Sara, sedici anni più giovane, che dura da parecchi anni (agli inizi la ragazza era minorenne). I due quasi tre anni fa hanno avuto una bambina che, in questa spiacevole situazione, è come sempre la vittima innocente. Ma, come dichiara Mauro al giornalista del quotidiano Il Piccolo, in questa vicenda non ci deve entrare. Se ha comprato un’intera pagina del quotidiano per cercare di convincere la sua amata Sara a fare un passo indietro, pur consapevole che c’è una possibilità su un milione che le cose vadano per il verso giusto, non l’ha fatto perché vuole riavvicinarsi alla figlia, visto che nessuno gli impedisce di vederla.

Dicevo, non mi sono noti i risvolti ma dal testo che Mauro ha fatto pubblicare il problema è lui: le pubbliche scuse ed una promessa: «Non posso cambiare il passato, ma posso dare il meglio di me stesso per darti il presente e soprattutto il futuro che meriti».

Dopo più di un mese, come pare, la situazione non è cambiata. Certo, come poteva pensare lui di riconquistare lei acquistando una pagina di giornale? Insomma, la vita è qualcosa di diverso rispetto ad un romanzetto di Federico Moccia. I tre metri sopra il cielo sono un luogo dove si può anche stare per i primi tempi, poi bisogna mettere i piedi per terra e guardare in faccia la realtà.

In questa vicenda ci sono più cose su cui riflettere:
la differenza d’età. Perché mai una ragazzina di sedici-diciassette anni va alla ricerca di un uomo più grande? Forse quello che vuole è un surrogato del padre? Oppure si sente troppo matura per i suoi coetanei? O forse cerca un uomo adulto con la speranza di andarsene da casa presto, progetto assai difficile da concretizzare con un ragazzo della sua età?
la decisione di mettere al mondo un figlio in età (quella della donna, intendo) piuttosto giovane. Avere un figlio a vent’anni o poco più al giorno d’oggi non capita di frequente. Anzi, meglio non usare il verbo “capitare” perché, almeno in questo caso, la bambina è stata voluta. Forse solo il desiderio di maternità ha spinto la giovane Sara a portare avanti la relazione?
la decisione di andarsene. Indubbiamente, con il tempo i nodi vengono al pettine. Anche l’idillio più magnifico a lungo andare diventa routine. La nascita della bimba, poi, forse ha portato a dei problemi di assunzione di ruoli e responsabilità cui i due non erano pronti. Lui ha quarant’anni, è vero. ma non è detto che si sia pronti a fare il padre solo perché l’età anagrafica è quella in cui normalmente si è padri, in certi casi anche da molto tempo. E i vent’anni di lei? Troppo pochi? Sarebbe stato diverso se avessero atteso un po’ di più per diventare genitori? Forse Sara si è resa conto che la gioventù è un periodo bellissimo che non torna più e magari la sua le sta sembrando un po’ “sprecata”?
la difficoltà di tornare indietro. Lei non ci pensa proprio. D’altra parte, com’è possibile che si possa sperare di ottenere qualcosa attraverso un gesto così plateale, quando i problemi sono rimasti irrisolti parlandosi a quattr’occhi?
E il prossimo passo di Mauro quale sarà? Forse quello di rivolgersi a Maria De Filippi e trascinare Sara a C’è posta per te?