LIBRI: “VENEZIA È UN PESCE” di TIZIANO SCARPA

PREMESSA.
Ho la fortuna di abitare non lontano da Venezia (meno di due ore di treno, ancor più breve il viaggio in automobile ma non consigliabile per il problema del parcheggio: piazzale Roma è infatti superaffollato in tutte le stagioni e il ticket è alquanto salato … almeno quanto il mare della laguna!), sicché l’ho visitata tante volte e la conosco abbastanza bene. Chi dice di conoscere Venezia come le sue tasche, a meno che non ci abiti ma anche in qual caso avrei dei dubbi, è presuntuoso: nessun turista potrà mai vederla tutta e ad ogni visita ci saranno sempre dei posti nuovi da scoprire. L’ideale sarebbe farsi accompagnare da un veneziano doc nei luoghi meno turistici. Come dice Scarpa: “senza meta” e “smarrirsi è l’unico posto in cui valga la pena di andare” (pag. 13).
Io amo Venezia e ci vorrei vivere, pur consapevole dei tanti disagi che una città come questa comporta. È ovvio che in me la lettura di questo libro abbia destato delle emozioni particolari, dettate anche dai ricordi come i week-end romantici che mio marito ed io abbiamo fatto da fidanzati. Tuttavia mi rendo conto che chi non ha mai visitato questa meraviglia forse potrà non apprezzare il libro di Scarpa. Mi spiego: non ci sono immagini, la descrizione dei luoghi non sempre è dettagliata e può risultare decisamente vaga a chi non ha memoria dei posti. Ma posso dare un consiglio: leggere il libretto così com’è, per goderselo perché la scrittura è davvero accattivante. Poi, volendo, ci si può piazzare davanti al computer, ricercare i luoghi su Google-immagini e avere un’idea, un po’ meno vaga, di ciò che dall’autore viene descritto.

Comunque sia, buona lettura! Godetevelo perché merita davvero.


Si tratta di una nuova edizione rivisitata e ampliata di Una gita a Venezia con Tiziano Scarpa, edita da Paravia nel 1998.
Non lasciatevi ingannare dal sottotitolo di questo libriccino, tanto piccolo quanto incantevole: Venezia è un pesce. Una guida (Feltrinelli, Collana Universale Economica, 2000). Letto così uno s’immagina di trovarsi di fronte ad una guida, l’ennesima, sulla città lagunare, piccolo ma prezioso gioiello dell’alto Adriatico. La città più bella del mondo. E invece sfogliando questa “guida” non si trovano illustrazioni né mappe né itinerari consigliati né luoghi in cui si possa alloggiare o riposarsi mettendo i piedi sotto la tavola, anzi la tola, come direbbe un veneziano. Che guida è, allora?

Fin dalle prime pagine ci si rende conto di quanto sia speciale questo libriccino scritto da Tiziano Scarpa, veneziano classe 1963, residente a Milano, scrittore, giornalista, autore di testi teatrali e per la radio, nonché lettore live appassionato.

“Venezia è un pesce. Guardala su una carta geografica. Assomiglia ad una sogliola colossale distesa sul fondo. Come mai questo animale prodigioso ha risalito l’Adriatico ed è venuto a rintanarsi proprio qui? […] Venezia è sempre esistita come la vedi, o quasi. È dalla notte dei tempi che naviga: ha toccato tutti i porti, ha strusciato addosso a tutte le rive […] Sulla cartina geografica il ponte che la collega alla terraferma assomiglia a una lenza: sembra che Venezia abbia abboccato all’amo.” (pagg. 7-8)

Così inizia quest’affascinante avventura: un viaggio a Venezia, in compagnia di un veneziano che guida una ipotetica turista (Scarpa le dà del tu) alla scoperta della città attraverso il coinvolgimento di tutti i sensi. Un’esperienza fisica, oltreché emotiva, attraverso ciò che i piedi, le gambe, il cuore, le mani, il volto, le orecchie, la bocca, il naso e gli occhi riescono a percepire.

A Venezia i piedi sono importanti perché, se davvero si vuol godere delle sue bellezze, è necessario camminare, preferibilmente senza meta. I piedi calpesteranno la caratteristica pavimentazione della città lagunare, formata da i masegni, percorreranno in su e in giù i gradini dei quasi cinquecento ponti che collegano un isolotto ad un altro.

Le gambe, a volte non senza fatica, ci porteranno attraverso le calli, le salizade, i campi e campielli (di piazze ce n’è una sola: la meravigliosa piazza San Marco), le fondamenta … E gli occhi scruteranno tutte le meraviglie di Venezia, la sua architettura, i suoi monumenti, le bellezze di una città in cui il tempo sembra essersi fermato, come in uno scatto fotografico, quello in cui i turisti la immortalano e allo stesso tempo neutralizzano quella che Scarpa definisce pulchroattività. Eh sì, perché per gli abitanti troppo splendore nuoce gravemente alla salute, non possono difendersi dal radium pulchritudinis che li fiacca, smorza ogni slancio vitale, li intorpidisce, li deprime. Non per niente i veneziani si sono sempre chiamati Serenissimi: che è come dire morbosamente calmi, istupiditi, sonnambuli. (pag. 72)

Chiudi gli occhi e leggi con le dita la fisionomia delle statue, i bassorilievi, le modanature scanalate. Gli alfabeti scolpiti nelle lapidi ad altezza d’uomo. Venezia è un ininterrotto corrimano Braille. (pag. 42)

“Mettere le mani addosso a Venezia” è il più spontaneo dei gesti. Chi ha la possibilità di fare un giro in gondola, ad esempio, può tastare le sue fòrcole, gli scalmi che svettano a poppa. Oppure non si può fare a meno di toccare la circonferenza delle vere da pozzo, chiuse da coperchi di bronzo, stringerla quasi in un abbraccio.

Se pensiamo al volto ci vengono immediatamente in mente le maschere veneziane. Volto in veneziano significa maschera come persona in latino. Qui Scarpa ci prende per mano e ci porta a vedere le maschere della Commedia dell’Arte, ce le fa conoscere, ci fa sperimentare quanto sia bello essere a Venezia nel periodo del Carnevale. Con la bocca assaporiamo i piatti tipici e impariamo a pronunciare alcuni termini della gastronomia locale, come i bigoli (bigoi )in salsa, il figà a la venessiana e le sarde in saór:

Potrebbero allibirti le papille e lasciare interdetti i tuoi spasimanti: l’alto tasso cipollino è un antifurto antibacio. (pag. 56)

A proposito di naso, gli odori si spargono tra le calli, invadono i rii, si sprigionano dal mercato del pesce. Non sempre con l’olfatto si percepiscono dei profumi, provenienti dalle numerose trattorie. Talvolta a Venezia bisognerebbe turarselo, il naso. Se pensiamo, ad esempio, che i turisti a volte scambiano le calli per gabinetti all’aperto. Ed è qui che si scatena l’ingegno dei veneziani: per esempio, delle lastre di pietra che sembrano triangoli di tetto spiovente, che capita di vedere ovunque, sono progettati per far rimbalzare gli schizzi addosso al maleducato di turno. (pag. 66)

Con le orecchie si colgono rumori d’ogni tipo: le voci dei gondolieri che hanno un clacson portatile nell’ugola, le sirene delle navi, i versi degli uccelli, primi fra tutti i piccioni, incontestati inquilini di piazza San Marco, e i gabbiani in sosta sui tronchi che in laguna segnano la via ai battelli per non farli incagliare.

“I gabbiani si riposano in cima a quei tronchi, ognuno sul suo rotondo monolocale di cento centimetri quadri. Fanno la siesta sulle bricole dei rii. Si svegliano tutti insieme, si danno appuntamento alle Zattere con i pensionati e le vecchiette che svuotano sulla riva pane secco e cornici di pancarrè”. (pag. 51)

In ultimo il cuore. Venezia è sinonimo di cuore e fa rima con amore, come nella migliore tradizione poetica. Venezia è per antonomasia la città egli innamorati. Cosa c’è da aggiungere? Per esempio degli episodi “piccanti” che Scarpa si diverte a raccontare, oppure una storia d’amore che si può leggere su una delle colonne del palazzo Ducale, la più triste e struggente che sia mai stata raccontata. (pag. 35)

A conclusione di questo straordinario viaggio, Tiziano Scarpa ci mette la “coda”, come a tutti i pesci che si rispettino: una piccola antologia di testi veneziani, fra cui un reportage di Guy de Maupassant tradotto, dall’autore stesso, per la prima volta in italiano.
Il letterato francese così inizia il suo scritto:

“Venezia! Esiste una città più ammirata, più celebrata, più cantata dai poeti, più desiderata dagli innamorati, più visitata e più illustre?
Venezia! Esiste un nome nelle lingue romanze che abbia fatto sognare più di questo? È grazioso, dì altronde, è sonoro e dolce: evoca d’un sol colpo nello spirito una chiassosa parata di ricordi magnifici e un intero orizzonte di sogni incantatori”. (pag. 99)

Questa guida così speciale si è rivelata una lettura emozionante, travolgente, quasi incantatrice. L’esiguo numero di pagine (126, compresa la “coda”) fa sì che la si possa legger tutta d’un fiato, dimenticando ciò che ci sta attorno, estraniandoci per immergerci completamente nella magia che solo Venezia può produrre agli occhi di chi la “vede”, anche solo leggendo questa guida particolare. Perché il merito che va dato a Scarpa è quello di aver scritto con il cuore, da veneziano innamorato della sua città e consapevole che la sua è una città indimenticabile.
Se i napoletani dicono: “Vedi Napoli e poi muori”, io ho un detto di miglior auspicio: “Vedi Venezia e prega di non morire prima di rivederla ancora una volta, e un’altra ancora, e poi ancora, ancora, ancora …”.

La lettura è nel complesso gradevole e agevole, nonostante lo stile particolare, a volte intriso di retorica, ma mai spicciola, con un lessico non troppo comune. Simpatico l’uso di neologismi che ben rappresentano la fervida immaginazione linguistica di Scarpa.

LE MIE (ALTRE) LETTURE

NINNA NANNA, NINNA OH, QUESTA BIMBA A CHI LA DO …

Incredibile: una giovane donna partorisce e tre giovani uomini, ben tre dico, si presentano in ospedale rivendicando la paternità e si azzuffano. I sanitari hanno dovuto chiamare i Carabinieri.

Il singolare episodio, degno di una trama da film, è accaduto all’ospedale Civico di Palermo. I tre sono stati zittiti solo quando la puerpera ha indicato il vero padre. Gli altri due “pretendenti”, dopo una fugace occhiata, hanno girato i tacchi.
Che dite, chiederanno il test del DNA? Per me sì.

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]