QUASI QUASI MI MANGIO UN GELATO …

In questi giorni fa un caldo bestiale. Oggi un po’ meno ma ieri ero al mare e si schiattava. Al mattino c’era una bella brezza sostenuta e il termometro segnava 27 gradi. Una gioia indescrivibile! Peccato che verso le 13 il vento è cessato e, ora dopo ora, mi sembrava sempre più di stare in un forno. Guardavo con una certa preoccupazione il termometro: fino a 32° ero contenta, poi vedendo che saliva – 34, 36, 38, 40 – ho pensato che se non volevo cuocermi era meglio tornare a casa. Me ne sono andata, e non è da me, alle 17: il termometro era arrivato a 41°.

Ieri, per la prima volta da quando sto a dieta per il colesterolo alto, ho pensato che avrei avuto proprio bisogno di un gelato, non dico voglia, quella c’è sempre. Non ho ceduto ma in compenso ho bevuto due litri d’acqua, più un altro litro prima e dopo la spiaggia, la fame era l’ultima cosa a cui pensavo.

Insomma, il gelato me lo sono solo sognato. Però per compensare, tornata a casa ho fatto una ricerca sull’invenzione del gelato. Ed ecco il risultato.


LA STORIA DEL GELATO

Da alcuni l’invenzione del gelato viene fatta risalire addirittura ad un episodio biblico in cui Isacco, offrendo ad Abramo latte di capra misto a neve, avrebbe inventato il primo gelato della storia. Secondo altri, invece, viene fatta risalire agli antichi Romani che nei loro sontuosi banchetti offrivano le nivatae potiones, veri e propri dessert freddi. In realtà si trattava di sorbetti: passati di frutta impastati con la neve che venivano letteralmente “ingoiati” dai commensali. La parola sorbetto, infatti, deriva dal verbo latino sorbere che significa, appunto, “ingoiare”. D’altra parte il sorbetto non necessita di masticazione.

Per assistere al trionfo di questo alimento bisogna però aspettare il Cinquecento. È Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato moderno, grazie all’inventiva di un architetto, Bernardo Buontalenti (Firenze 1531 – 1608), che per primo utilizza il latte, la panna e le uova.

Persona decisamente ingegnosa messer Buontalenti (un nome, un programma!) e anche pieno di titoli: architetto civile e militare, ingegnere idraulico e urbanista. Proprio per le sue non comuni capacità fu assunto dai Medici e proprio da questi fu incaricato, in occasione dell’arrivo dell’ambasceria di Spagna, di organizzare un’accoglienza strabiliante, tale da “far rimanere come tanti babbei gli stranieri, e spagnoli per giunta”.
Nonostante il sorbetto fosse già stato utilizzato in precedenza, la vera novità del gelato prodotto da Buontalenti furono gli ingredienti: latte, miele, tuorlo d’uovo e un tocco di vino. Inutile dire che l’invenzione fu un successo: al banchetto organizzato per gli Spagnoli servì una crema fredda di gran lunga migliore, per gusto e composizione, dei dolci gelati creati in passato.

Un altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Giuseppe (altre fonti parlano di “Francesco”) Procopio dei Coltelli che si trasferì a Parigi alla corte del Re Sole, ed aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo café Procope che si trova in rue de l’Ancienne Comédie. Si tratta del primo café letterario del mondo dove illustri francesi si recavano per discutere dei loro progetti bevendo un café e assaporando un sorbetto: La Fontaine, Voltaire, Rousseau, Beaumarchais, Balzac, Hugo, Verlaine, Oscar Wilde e tanti altri.

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi nel 1777 aprì la prima gelateria in America. Il gelato si diffuse a tal punto da portare ad una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Aveva allora inizio la storia del gelato industriale. Si dice che il primo produttore su larga scala sia stato un lattaio di Baltimora, Jacob Frussel, che, per salvare una grossa partita di latte invenduto, lo trasformò in gelato. La sua creatività fu premiata: la città gli eresse addirittura un monumento.

BUON GELATO A TUTTI!

[fonti: italianiaparigi, istitutodelgelato, buontalenti.it; immagine da questo sito]

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11 thoughts on “QUASI QUASI MI MANGIO UN GELATO …

  1. Ma un gelato di soia l’avresti potuto mangiare, quello anzi l’abbassa il colesterolo! (Almeno credo, in questo momento, come sai, non ho a tiro la mia nutrizionista di fiducia 😉 ).

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  2. Sei stata bravissima a resistere alla tentazione. Il gelato rinfresca un po’ poi fa ripiombare in un circolo vizioso e li desidera sempre più ed è difficile smettere. Lo so, con questo caldo potrebbe essere il male minore 🙄 Interessante anche la storia sulla nascita del gelato 🙂

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  3. @ Diemme

    Guarda, non ho mai provato il gelato alla soia ma all’inizio della dieta, trovandomi in crisi di astinenza da dolci, ho comperato il budino alla soia. Una vera schifezza! Buttato nelle immondizie. 😦

    O mi mangio un gelato buono o preferisco farne a meno. Ti dirò: potrei mangiare quello alla frutta che in teoria non dovrebbe contenere panna (il classico sorbetto, insomma) ma non mi fido. E poi a me piacciono i gusti tipo nocciola, bacio, torroncino, pistacchio … esattamente quelli meno indicati. Pazienza.

    @ Luisa

    Sono contenta che ti sia piaciuta la storia del gelato. Pensa che, nonostante fossi convinta che per me gli antichi Romani non avessero segreti, le nivatae potiones sono state una scoperta. Non si finisce mai di imparare. 🙂

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  4. Approfondimento per il “Café Procope” (ora Restaurant “Le Procope”) , Francesco Procopio dei Coltelli, palermitano, riprese in effetti un precedente “Café” al tempo di Lugi 14° e lo rese famoso, come dice Marisa, ovviamente per il caffé, ma certo serviva certamente gelati (non fosse altro che la celebre granita di caffé con panna siciliana).
    Oggigiorno è un ristorante elegante, frequentato soprattutto da turisti ma anche, a mezzogiorno, da impiegati e “quadri ” del mondo economico parigino (niente o pochi invece gli “intellettuali” ).
    Arredamento settecentesco (sarebbe un po’ kitsch/demodé se non fosse che è autentico) con concessioni alla Rivoluzione Francese (le toilettes c’è scritto: “citoyen” et “citoyenne”!) .
    Ma attenzione, la cucina è della più pura tradizione gastronomica francese (ex: merluzzo alla Colbert, paté en croûte Richelieu, galletto al vino Julienas… ) tuttavia tra i dessert trovate il tiramisù, o il gelato all’ Amaretto.
    Ci sono stato due o tre volte qualche anno fa. Buon rapporto qualità-prezzo, specie a mezzogiorno o la sera alla c.d. “happy our”, se arrivate cioè prima delle 19 h30 : interessante per i turisti anglosassoni (soprattutto gli USA che ogni ora del giorno o della notte è buona per mettersi a tavola..) Gli italiani, anche se passeggiare per Parigi mette appetito, preferiscono cenare più sul tardi.. Comunque, se qualcuno progetta una settimana a Parigi puo’ valere la pena.

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  5. @ Alberto

    Grazie per l’approfondimento, molto gradito.
    Come dessert il tiramisù mi sembra proprio banale.
    Parigi è il mio sogno da sempre. Temo rimarrà purtroppo solo un sogno.
    Se penso che l’amica di mia mamma, quella della telefonata, ha una casa a Parigi e ci passa almeno tre mesi all’anno …
    😦

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  6. Io adoro il gelato. Penso proprio che potrebbe dirsi il mio alimento preferito. E come te amo le creme: nocciola, cioccolato, stracciatella e tutti gli infiniti tipi di variegati…slurp! Si può dire che uno dei motivi per i quali attendo l’estate è esattamente quello di poter mangiare gelati (e non me li faccio mancare neanche in inverno comunque ;)).
    Ad ogni modo so che esiste addirittura una dieta a base di gelato…Ecco, forse quella servirebbe a me, non tanto per dimagrire quanto per farmi venire la nausea di questa libidine!

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