BAMBINE IN VETRINA ANZICHÉ AL CENTRO ESTIVO

Che fare dei bimbi nel periodo estivo se i genitori lavorano e non hanno a chi affidarli? La cosa più semplice da fare sarebbe rivolgersi alle cooperative che gestiscono i centri estivi. Soluzione che piace ai genitori ma anche ai figli che hanno così occasione di rimanere a contatto con i coetanei senza aspettare la ripresa delle lezioni. Per di più giocando e divertendosi.

Ma una madre particolarmente creativa, d’accordo con altre madri “colleghe”, ha trovato un’altra soluzione, chiamiamola così: mettere le bambine, sue e delle altre madri consenzienti, nella vetrina del suo negozio. Le bimbe giocano davanti agli increduli passanti, a volte distese su dei soffici piumoni, altre su una spiaggia artificiale in costume da bagno. Addosso rigorosamente i capi di abbigliamento venduti dalla padrona del negozio, mamma di due di esse. Le altre, di età compresa tra i cinque e i sette anni, sono figlie di altri commercianti della zona.

Manuela Montemezzani, artefice di questa singolare iniziativa, si difende dagli attacchi di chi ritiene la trovata alquanto sconveniente, dicendo che il quartiere (siamo a Pavia) in cui ha aperto da poco la sua attività commerciale è morto e mettere le bimbe in vetrina avrebbe contribuito a dare una scossa. Non c’è che dire: missione compiuta. Se l’intento era quello di far parlare di sé c’è riuscita in pieno, visto che la notizia è apparsa sui giornali nazionali (QUI Il Corriere da cui è tratta anche la foto).

Ma che dicono i suoi concittadini? Sembra che gli unici ad aver sollevato obiezioni siano stati alcuni sindacalisti cui la signora ha risposto per le rime. Perplesso il sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, che non condanna l’iniziativa anche se gli sembra una forzatura, una trovata non particolarmente azzeccata.

Persino l’aiuto parroco della chiesa vicina chiude un occhio: «Con i tempi che corrono, bisogna stare attenti. Ma se poi uno vuol vedere del male in una cosa così, allora guardiamoci attorno. Tra tv e pubblicità…».

Scusate ma io sono allibita. Non solo dal fatto in sé, deprecabile a mio avviso, ma anche dalle parole di un prete che ritiene peggiore la tv e la pubblicità dell’esporre in vetrina delle bambine come fossero merce. Evidentemente non sa distinguere tra finzione e realtà.

A me questa realtà non piace. Sulla tv posso anche discuterne ma è tutt’altro argomento.