FORSE VI SEMBRERÒ RAZZISTA

Più volte ho detto, nei post e nei commenti di questo blog, che noi Italiani, per non sembrar razzisti, alla fine ci discriminiamo da soli. Oppure gridiamo allo scandalo se qualcosa di sconveniente accade ad uno straniero e magari non spenderemmo una parola per difendere un nostro connazionale. Ma siamo fatti così.

Prendiamo il caso, ad esempio, di un extracomunitario che perda il lavoro (ovviamente senza una giusta causa) o dei bambini stranieri che, non pagando la mensa, rimangano senza un pasto caldo a scuola. Sono cose che, giustamente, ci fanno inorridire. Ma prendiamo, sempre per fare un esempio, il caso di un lavoratore straniero, di religione musulmana, che si licenzia dal posto di lavoro (in un hotel di Venezia, non uno qualsiasi, addirittura il Danieli, dove svolgeva mansioni di facchino, presumibilmente con uno stipendio di tutto rispetto ben arrotondato da generose mance) – non viene licenziato, badate bene – perché non tollera che il suo superiore, la persona da cui debba prendere ordini, sia una donna.

Prendiamo il caso, ancora, di questo lavoratore di fede islamica, che notoriamente relega le donne ad un ruolo subordinato, che poi viene riassunto con la garanzia che, accanto alla donna sua superiore, avrà sempre un uomo che gli darà disposizioni. In questo caso, se dico che questa è una discriminazione bella e buona, nei confronti della persona di sesso femminile che ha tutti i diritti di dare degli ordini, se questa è la sua funzione all’interno dell’hotel, ma anche nei confronti di chiunque altro, italiano o meno, avrebbe avuto tutti i diritti di essere assunto al posto del facchino dimissionario, posso essere considerata razzista?

Se sì, devo dire onestamente che non me ne importa un fico secco.

QUI la stessa notizia riportata da Il Gazzettino, quotidiano veneto.

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19 thoughts on “FORSE VI SEMBRERÒ RAZZISTA

  1. Infatti noi italiani non siamo razzisti, ma…semplicemente imbecilli!!
    Io sostengo sempre che la rovina di tutto è il nostro buonismo che, tra l’altro, mi sembra un razzismo ancora più bieco, perchè sottintende l’esistenza di persone di serie A e persone di serie B! Infine, non credo che rispettare una cultura diversa significhi rinunciare alla propria!

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  2. razzismo
    [raz-zì-ʃmo]
    s.m.
    Dottrina che sostiene la superiorità di una razza sulle altre e che propugna la necessità di mantenerla pura, evitando perciò ogni contaminazione con altre razze, ritenute inferiori, mediante severe discriminazioni razziali e talvolta anche con la persecuzione.

    Quindi, che c’entra qui il razzismo?

    Si tratta invece di comunissima cecità della mente, causata da un eccesso di fervore religioso, tipico di menti particolarmente deboli e influenzabili.
    In questo caso è stato la religione a far deragliare la civile convivenza, ma in altre occasioni è stata la nazionalità, il credo politico, il revanscismo, la lingua, la miseria, e talvolta purtroppo anche il colore della pelle o una ridicola parentela con Noè.

    Ma in questo caso si tratta di mera stupidità, del facchino (ma lui è ubriaco di Islam e pertanto parzialmente scusabile) e del direttore del personale (lui sì imperdonabile) il quale, per spirito di eguaglianza, avrebbe dovuto porre in atto le procedure standard per un prestatore d’opera che rifiuta di svolgere la mansione per la quale è stato assunto, qualsiasi sia il suo credo, il suo colore, o il suo pianeta di provenienza.

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  3. Quoto Monique, e tutto il tuo post. Facciamo schifo, veramente, imbecilli a pecorina che si portano la vaselina da casa. Siamo un popolo di schiavi, per scelta. Lottiamo per essere schiavi, e ce ne vantiamo pure.

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  4. Questo “lavoratore” non meritava d’essere riassunto. In casa nostra non dovrebbe dare scandalo che una donna occupi posizioni di comando…o forse, sotto sotto, si e si coglie l’occasione per dimostrarlo ancora una volta. Non dobbiamo piegarci alle usanze altrui. Non sono problemi nostri sopratutto se la cosa che disturba non viene fatta specificamente per molestare gli altri.

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  5. Che coincidenza, proprio oggi parlavo di questo argomento con alcuni colleghi, in particolare con un collega che in servizio è stato aggredito riportando lesioni gravi da un extracomunitario senza biglietto. Mi dicevano che ormai sono tutti pronti a gridare al razzismo ogni qualvolta si prova a far rispettare anche per loro le regole che valgono per tutti, ma non solo le regole, anche i doveri…
    Invece, il dilagare di questo falso buonismo, predicato in particolar modo da una certa parte politica, ha di fatto permesso a certi personaggi di venire a dettar regole a casa nostra.
    Ps io sono amico vero di molti extracomunitari, che vivono, lavorano e rispettano le regole meglio di tanti italiani, cosa che dovrebbe valere per tutti coloro che vivono qui.
    Ciao

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  6. @ Valentina

    Grazie!

    @ Stelio

    Suvvia, sai bene cosa s’intende comunemente per razzismo, al di là di qualsiasi definizione che si può trovare sul dizionario.
    Se dico che per me quest’uomo non avrebbe dovuto essere riassunto, qualcuno potrebbe anche darmi della razzista.

    Concordo pienamente sull’ultima parte del tuo commento.
    Fossi un politico, farei un’interrogazione parlamentare.

    @ Diemme

    Bella quella della vaselina. 😉

    @ Luisa

    Forse hai ragione a pensare che questa sia l’occasione buona per dimostrare che per molti la parità tra i sessi è inesistente. Ma anche ponendo che un misogino nostrano avesse obiettato sul fatto di prender ordini da una donna, pensi che l’avrebbero accontentato? Io no.

    @ Raffaele

    Hai detto bene: buonismo. E continuiamo a darci la zappa sui piedi.
    Anch’io conosco degli extracomunitari per bene, che rispettano le regole. Non bisogna mai avere dei pregiudizi ma dobbiamo avere la possibilità di appellarci al post-giudizio, ogni tanto. Come in questo caso.
    Ciao.

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  7. @ Marisamoles

    Brava! Hai colto nel segno con l’avverbio “comunemente”.
    Perché sta proprio nella generalizzazione approssimativa, nella mancanza di approfondimento, nella pigrizia mentale, nell’accettazione bovina di luoghi comuni, che risiede la causa di tanti contrasti.
    Se il facchino in questione, seppur fedele all’Islam, fosse stato originario di Ampezzo, si sarebbe posta l’assurda nonché ingiustificata questione razziale?
    E poi, perché mai si dovrebbe passare per razzisti quando semplicemente non si considera accettabile un atteggiamento misogino che nulla ha a che fare con un concetto altrettanto stupido come quello di “razza”?
    Cent’anni fa, in una certa nazione europea, era quasi impossibile che una donna comandi su un uomo, egli si sarebbe sentito sminuito. Lo stato, la famiglia, la società e la chiesa le imponevano la sudditanza. In quella stessa nazione le donne non avevano il diritto di esprimersi, né in società e né in politica. Chi ci provò, pagò il suo coraggio con l’ostracismo da parte del potere maschile. Solamente dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale, alle donne di quella nazione fu concesso il “naturale” diritto di voto, e ci volle ancora un quarto di secolo prima che venisse abrogata quella pratica arcaica chiamata “delitto d’onore”.
    Se mi fossi azzardato a criticare quelle barbare usanze, sarei stato “comunemente” tacciato di razzismo?

    “Uno dice che è un cerchio, quell’altro dice che è un quadrato, e dopo un pò si azzuffano per avere ragione. Se solamente si fossero spostati di un millimetro dalla loro posizione, si sarebbero accorti che era un cilindro…”
    🙂

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  8. Ma no! Non sei razzista! Semplicemente sei una che fa il suo dovere. Quell’egiziano non aveva capito che se si accetta un lavoro e si riceve un salario bisogna fare quello che dicono i capi. E se il capo è una donna bisogna sperare che… sia bella e gentile.

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  9. @ Stelio

    Appunto perché la donna ha con fatica conquistato un posto di tutto rispetto nella nostra società, questa decisione di riassumere l’egiziano sulla base di una vera e propria discriminazione sessista mi pare un passo indietro. A parte il fatto che, se si era licenziato, a mio parere non avrebbe avuto diritto al suo posto.

    @ Quarchedundepegi

    Ti do ragione ma, ahimè, credo che la tua “filosofia” sia poco condivisibile da un islamico.

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  10. @quarchedundepegi
    Non sarei tanto sicuro che tra le qualità preferibili di un capo (donna) ci siano ai primi posti la bellezza e la gentilezza. Certo non guastano, ma al loro posto troverei più importanti l’intelligenza, l’esperienza, la capacità decisionale, l’onestà (materiale e intellettuale), l’entusiasmo, la considerazione per i subalterni, l’affidabilità, la capacità di ascoltare le critiche, le doti organizzative, ecc. Puntando solamente su aspetti esteriori o di relazione, quelli idealizzati da secoli per la donna, e perciò estremamente limitativi rispetto al suo essere persona, si rischia di cadere in un sessismo più infido di quello dell’ottuso musulmano.
    😉

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  11. A dir la verità io non vedo dove sarebbe il tuo razzismo. Semmai, il facchino col suo motivo può essere catalogato come tale.
    Già.
    Forse (in quanto straniero) ci si aspetterebbe una difesa ( o magari un urlo di indignazione) a favore del operaio straniero. Ma (anche col rischio di essere considerato ruffiano) io considero che – dal momento che ho scelto di vivere in un paese diverso – allora devo fare pure io qualche sforzo nel ammettere e accettare le sue usanze.
    Non posso venire qui e chiedere che i altri si comportassero come desidero io. Oppure imporrere le mie usanze (con la scusa/accusa del razzismo).
    Purtroppo, anche per colpa di alcuni personaggi (che sputano veleno a destra e sinistra) si va dal altro estremo.

    Forse sarebbe il tempo di aver coraggio di dire no a quello che supera (o è il contrario) della cultura nostrana e non aver paura della parola “razzismo” quando tutto ciò non ha nessun collegamento con essa.
    E magari sarebbe molto più conveniente (e con molto più effetto) a criticare ed emarginare proprio quelli che sono pronto a vedere razzismo dappertutto. Che sono….. italiani.

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  12. Concordo, soprattutto con la conclusione di Stelio.

    Ma non vi sembra che tutta questa difesa dei credo delle diversità si stia sempre più traducendo nel non esercizio dei diritti e delle tradizioni della normalità?

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  13. @ Stelio

    Guarda che il mio amico Quarc scherza … si vede che non lo conosci! 🙂

    @ Valentino

    Tu sei uno “straniero” (lo virgoletto solo perché in effetti vivi da molti anni in Italia!) intelligente e ragionevole. Non tutti lo sono, purtroppo.

    @ frz

    A me sembra, sì.

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  14. AGGIORNAMENTO

    Sul Gazzettino di oggi è uscito un nuovo articolo su questa vicenda. Ve ne riporto alcuni stralci.

    […] Sulla vicenda si è scatenata una raffica di polemiche e anche un’interrogazione parlamentare [che io avevo auspicato, NdR]ai ministri Fornero e Riccardi annunciata da Souad Sbai del Pdl. Pressoché unanime la condanna a cominciare da quella dell’imam di Venezia, lo sceicco siriano Hammad Mohammed.

    E reazioni anche dal mondo politico veneto. «Un dibattito non solo senza senso – ha commentato il governatore del Veneto Luca Zaia – ma offensivo per i nostri 152 mila disoccupati». Intanto, dall’hotel Danieli, ci si blinda dietro il silenzio. Il direttore, Christophe Mercier, dal canto suo, si è dichiarato sorpreso, ha spiegato di non averne saputo nulla direttamente e si è comunque detto disponibile a parlarne con il diretto interessato. Sempre Mercier ha comunque assicurato che le disposizioni continuano ad essere date da governanti donne.

    Ma non sono solo le critiche a tenere banco, quanto accaduto ha infatti stimolato anche proposte: come quella del direttore dell’Associazione Veneziana Albergatori, Claudio Scarpa. «Vivo gli aspetti legati alla diversità religiosa in prima persona – spiega Scarpa – è vero che chi viene da noi, da Paesi lontani, porta il suo credo, ma è altrettanto vero che anche noi, in Italia, siamo portatori di una cultura, una religione e una storia di millenni cui non possiamo rinunciare. CONTINUA A LEGGERE >>>

    Devo dire, però, che un commento all’articolo di ieri, firmato da un dipendente dello stesso hotel (tale Marino Tagliapietra), ha smentito i fatti.
    Ve lo riporto:

    Sono un facchino dell’hotel Danieli da tanti anni, conosco bene tutti i facchini che vi lavorano, questa storia non ha nulla a che vedere con la realta’, tutti i miei colleghi sono persone altamente qualificate mussulmani e non che si rompono la schiena tutto il giorno e non hanno problemi a ricevere ordini da donne

    D’altra parte, c’è anche chi ipotizza che si tratti dell’ennesima notizia bufala, opera del famigerato avv. Giacinto Canzona.

    Boh, io non so che dire.

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  15. Mah… che sia una bufala? Dopo ciò che aggiungi Marisa davvero non si sa che dire. Fossero come da notizia le cose ti darei mille volte ragione. Il razzismo qui non c’entra, anzi: se fosse successo in Iran, in Egitto ci saremmo scandalizzati tutti di più e avremmo considerato il fatto oltremodo scandaloso, oltraggioso nei confronti del gentil sesso e avremmo tacciato il Paese in questione come arretrato e misogino! Ma sai, essendo noi italiani di natura un po’ compiacenti, chissà… il fatto, sempre se è vero, sarà accaduto proprio per non farsi dare dei razzisti. Qui però c’era in ballo ‘solo’ il rispetto verso l’altrui lavoro (non credo che la signora schiavizzasse il lavoratore dipendente…) qualunque esso fosse, e soprattutto CHI (uomo o donna) lo svolgeva.

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  16. Cara Marisa, ho letto con interesse i commenti e sono in sintonia con voi tutti.
    Non credo che un nostro concittadino emigrato all’ estero avrebbe potuto sognarsi tale comportamento. Quando si emigrava bisognava accettare senza patemi d’animo leggi e regole di quel Paese e se sgarravi ti rimandavano a casa senza pensarci un attimo di troppo.
    Ma, l’ Italiano, si specchia e si compiace di se stesso e fa la ruota come un pavone
    Bacione
    Mistral

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  17. A me pare una bufala;ma se la notizia fosse vera vorrei conoscere l’imbecille che ha deciso la riassunzione con quella “concessione”.Penso che non siamo razzisti, ma solo persone che rispettano certe regole e le vogliono rispettate sia dai nostri concittadini, sia da chi viene “in casa nostra”

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