24 giugno 2012

MADRI

Posted in adolescenti, bambini, cronaca, donne tagged , , , , a 4:13 pm di marisamoles

Tre fatti di cronaca oggi impongono una riflessione. Protagoniste tre madri, molto diverse tra loro, rappresentanti di quel variegato universo in cui essere madri non è mai semplice e mai scontato che si faccia la cosa giusta per i propri figli, o perché non si può o perché non si vuole. A volte perché non si è proprio in grado di intendere e volere.

La prima madre è Sonia, giovane indiana che, impotente, ha assistito alla morte della sua bambina. La piccola Mahi aveva solo quattro anni e, proprio nel giorno del suo compleanno, mentre giocava spensierata, è precipitata in un pozzo profondo 25 metri. Da lì il suo corpicino è stato estratto esanime dopo ottantatré ore, troppe. La vicenda ha riportato alla mente quella analoga accaduta nel lontano 1981 ad Alfredino Rampi. Il caso aveva inaugurato, purtroppo, la “diretta televisiva sulla morte”. Della madre di Alfredino ricordiamo tutti il dolore, la partecipazione a quella lotta contro il tempo, confortata dall’abbraccio di molti, persone conosciute o mai incontrate prima, tutte unite dal dolore. Persino il vecchio presidente Pertini era andato a seguire da vicino la vicenda.
La madre di Mahia, invece, a conclusione della tragica vicenda ha denunciato di «essere stata chiusa in una stanza» e di «non avere ricevuto informazioni reali sulla salute della figlia».

La seconda madre non ha un nome, solo due iniziali: J. P. Ha tre figlie: due bambine di 2 e 8 anni, ben tenute e nutrite, con cui esce spesso. Poi c’è quell’altra, quella di cui si vergogna, con cui non si fa vedere in giro. Dice che lei sta con il padre o con una zia. E invece la bimba, dieci anni, vive rinchiusa in un armadio, come un relitto umano. Ha dieci anni e solo 15 chili, appena tre in più rispetto all’ultima visita medica fatta sei anni fa. Dice che la mamma non la porta con sé, mentre con le sorelle va a fare la colazione fuori, perché “si sporca sempre e si fa la pipì addosso”. Di una cosa è certa: non vuole tornare a casa.
La madre ventinovenne è stata arrestata. Vive a Kansas City, nella civilissima America.

La terza madre si chiama Mistie Rebecca, ha trentadue anni ed è americana. Da quindici anni non vedeva suo figlio sedicenne che vive con il papà. Poi lo ritrova grazie a Facebook. Non è un “incontro” casuale, lei sa che si tratta di suo figlio, sangue del suo sangue. Eppure lo adesca, gli invia delle foto hard e intrattiene con lui una relazione amorosa.
Mistie Rebecca viene scoperta, arrestata e condannata per incesto dalla Alta Corte della Contea di Napa, California. Quattro anni e otto mesi.
Lei commenta così la decisione dei giudici: «Non credo che dovrei essere accusata di incesto perché c’è qualcosa chiamata attrazione genetica che è un fenomeno molto potente e accade al 50% delle persone imparentate che si ricongiungono dopo un lungo periodo di lontananza».

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5 commenti »

  1. Diemme said,

    Sconvolgente. Purtroppo, l’unico caso normale è quello in cui una bambina di quattro anni è morta.

    Per le altre due notizie, non ho parole.

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  2. marisamoles said,

    Sì, ma non è normale che quella povera madre sia stata chiusa in una stanza senza ricevere informazioni sullo stato della figlia. Questo la dice lunga sulla considerazione di cui godono le donne (madri o meno) in certi paesi del mondo.
    Mi stupisco che abbia rilasciato delle interviste televisive. Probabilmente ora sarà chiusa in un’altra stanza per punizione. 😦

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  3. Stelio said,

    Quarto fatto di cronaca.
    La madre di Federico Aldrovandi è stata insultata su Facebook dal gruppo PRIMA DIFESA DUE, e anche il poliziotto condannato (con sentenza definitiva) per la morte di suo figlio, ha pensato bene (pensato?) di aggiungere dei commenti caustici e offensivi, del tipo “ma hai che faccia da culo che aveva sul tg…. una falsa e ipocrita…. spero che i soldi che ha avuto ingiustamente possa non goderseli come vorrebbe…..” oppure “ma che noi paghiamo per le colpe di una famiglia che pur sapendo dei problemi del proprio figlio non hanno fatto niente x aiutarlo mi fa incazzare un pochino e stiamo pagando x gli errori dei genitori…..”, o peggio ancora “La “madre” se avesse saputo fare la madre, non avrebbe allevato un “cucciolo di maiale”, ma un uomo!”
    Non è che il tenore degli altri commenti del gruppo siano di livello superiore, anzi.
    E’ dura essere madre quando ti ammazzano il figlio, e tocca dover lottare per ottenere un minimo di giustizia, per poi finire insultata da questi spudorati.

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  4. marisamoles said,

    @ Stelio

    Si tratta di un caso molto diverso, controverso e che ha assunto, nel tempo, delle sfumature politiche. In ogni caso nulla può giustificare degli insulti nei confronti di una madre che ha perso un figlio. Ma, come si dice rimanendo in tema, la mamma degli idioti è sempre incinta.

    Grazie per la segnalazione. A presto.

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  5. Stelio said,

    @ MarisaMoles
    Precisazione: la frase del “maiale” non è stata postata da Paolo Forlani (il poliziotto condannato), ma da un altro partecipante al gruppo di PRIMA DIFESA DUE. Nessuno del gruppo comunque ha espresso riprovazione o critica verso quell’espressione così violenta e irrispettosa.
    Ah, non cercate il thread incriminato, in quanto è stato ormai rimosso dal gestore del gruppo (sempre troppo tardi).

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