DROGATO DI LAVORO? PROVA IL TEST

Sei drogato di lavoro? Hai il pensiero fisso là? Non riesci a goderti in santa pace nemmeno il week-end? Ti senti in colpa se invece di lavorare te ne vai a fare un giro?

Ecco, queste sono le domande che a me sarebbero bastate per dichiararmi drogata di lavoro. Ovviamente considerando il fatto che la mia attività di insegnante mi permette di gestirmi il lavoro a casa come ritengo opportuno. Il che implica che a volte mi alzo presto la mattina e/o faccio tardi la sera. Raramente mi concedo una pausa nel week-end (porto i compiti da correggere persino al mare!) e molto spesso mi viene il nervoso se devo mollare tutto per andare a fare la spesa. Questo è solo un esempio, naturalmente.

Altre sono le domande che vengono poste in un test pubblicato su Il Corriere di oggi.
Eccole.

1) Pensi spesso a come trovare tempo per lavorare di più
2) Ti capita di trascorrere più tempo al lavoro rispetto a quanto avevi inizialmente programmato
3) Lavori per sentirti meno in colpa, in ansia, depresso/a o per scacciare la sensazione di essere incapace
4) Altri ti hanno detto che dovresti lavorare di meno ma non gli hai mai dato ascolto
5) Ti senti sotto stress se per qualsiasi motivo non puoi lavorare 6) A causa del lavoro metti sempre in secondo piano i tuoi hobby, le attività del tempo libero, l’esercizio fisico
7) Lavori così tanto che questo sta compromettendo il tuo benessere e la tua salute.

A ogni domanda si può rispondere mai, raramente, qualche volta, spesso o sempre. Se si risponde “spesso” o “sempre” ad almeno quattro delle sette domande, è estremamente probabile essere «drogati di lavoro».

E tu, quanto drogato di lavoro sei?

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6 thoughts on “DROGATO DI LAVORO? PROVA IL TEST

  1. Fantastico!

    Ora finalmente, grazie al Corriere, ho compreso che chi pensa unicamente al lavoro è un drogato di lavoro. Ma va? Chi l’avrebbe mai supposto…
    Non oso immaginare quali auguste menti abbiano messo a dura prova i loro neuroni per azzardare questa rivoluzionaria teoria, roba da Premio Nobel.
    E altrettanto lodevole è la tempestività e il coraggio di chi ha deciso di dare in pasto al mondo questa notizia, non temendo né scetticismo e né scene di panico. Il Pulitzer è assicurato.
    Che classe, anzi che classi, quella medica e quella giornalistica!
    Bene, benissimo, allora mi ci metto anch’io. Chissà che, come per il Trota, ci scappi una laurea anche per me.

    1) Pensi spesso a come trovare occasioni per fare sesso.
    2) Ti capita di trascorrere più tempo a fare sesso rispetto a quanto avevi inizialmente programmato.
    3) Fai sesso per scacciare la depressione o la sensazione di essere incapace.
    4) Altri ti hanno detto che dovresti fare meno sesso ma non gli hai mai dato ascolto.
    5) Ti senti sotto stress se per qualsiasi motivo non fai sesso.
    6) A causa del sesso metti sempre in secondo piano il lavoro, i tuoi hobby, le attività del tempo libero, l’esercizio fisico (beh, questo magari no…).
    7) Fai così tanto sesso che questo sta compromettendo il tuo benessere e la tua salute.

    A ogni domanda si può rispondere mai, raramente, qualche volta, spesso o sempre. Se si risponde “spesso” o “sempre” ad almeno quattro delle sette domande, è estremamente probabile essere «drogati di sesso».

    Al sedicente giornalista che si fosse arrischiato a proporre questo articolo al suo Direttore di Redazione al Corriere, qualche lustro fa sarebbe stata assicurata una corsia preferenziale verso l’uscita, immediata e repentina, con lettera di raccomandazione per Novella2000.
    Oggi evidentemente al Corriere hanno altri problemi, quello di riempire le pagine tra una pubblicità e l’altra, e quello di fare spazio ai ben noti arrampicaspecchi e ai soliti quattro soloni cerchiobottisti che lisciano il pelo ai loro lettori. Il resto è contorno, zeppe, arzigogoli, ghirigori, inquinamento ambientale (carta inutile) e lessicale (parole inutili).
    Per inciso, Elena Meli non è nuova a questi sensazionali exploit.
    Ricordo l’articolo dove lei “informava” il lettore che troppi zuccheri fanno male alla salute, e che generalmente mangiando meno si vive di più, parola di eminenti ricercatori universitari. In questo caso la giornalista arriva seconda di un palmo, preceduta solo di qualche secolo da Erasmo da Rotterdam, il quale ricordava che “chi vuole mangiare assai deve mangiare poco” (perché vivendo di più, alla lunga, mangerà di più dell’ingordo).
    Ammirevole anche il suo articolo che riportava le dotte conclusioni dell’Associazione Nazionale Dietisti, i quali hanno scoperto che stiamo sprecando il cibo e che riducendo questi sprechi si ridurrebbero l’impatto ambientale e i costi. Neanche una parola sull’ingiustizia della fame nel mondo…
    E così via di questo passo, sempre citando eminenti laboratori che stabilivano come l’inizio della primavera fosse il periodo peggiore per le allergie (incredibile!), che il trattamento farmacologico funziona meglio se viene praticato al momento giusto (non prima di ammalarsi e neanche dopo essere guariti…), che i bimbi di oggi sono dei polentoni a causa della TV, del computer e dell’auto (e gli adulti?), che il caos, lo smog, la solitudine fanno male (e io che pensavo che attaccarmi allo scarico dell’auto fosse salutare…), che gli uomini non pensano solamente al sesso, ma anche a mangiare e a dormire (ovviamente in questa sequenza, prima mangiare, poi sesso, poi, 30 secondi dopo, dormire, poi mangiare per ritemprarsi, poi sesso, poi dormire, e alla via così finché non scoppia la caldaia).
    Un tempo si usava dire che, di sera, ormai il giornale è buono solamente per incartare il pesce. Adesso ho capito perché si chiama il Corriere della Sera…
    Bye

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  2. @ Diemme

    Beata te! 👿

    @ Stelio

    E vabbè, dai, non essere così severo. Io ho segnalato l’articolo solo per farci due risate. Nemmeno l’ho fatto il test … tanto già lo so che sono drogata di lavoro. Anche se, pensandoci bene, non avendo mai fumato nemmeno uno spinello, posso supporre che il superlavoro non dia quel genere di euforia. 🙂

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  3. @ Marisa

    E infatti non ce l’ho con te. Ho avvertito nel tuo scritto una certa qual ironia. E’ chiaro che non credi a questi test da quattro soldi.
    E’ che, purtroppo per me, quando leggo certe cose il sangue mi va in acido muriatico, e non riesco a restare zitto.
    Mi danno particolarmente fastidio questi professori che studiano l’ovvio e ce lo spacciano come frutto di ponderose ricerche, trattandoci tutti come fossimo degli ignorantissimi Monsieur Jourdain, a parte i soldi buttati per inventare l’acqua calda….
    Peggio che peggio quando la stampa (che si professa seria ma riesce solamente a essere seriosa) si spende per promuovere queste corbellerie che hanno la valenza degli oroscopi del Divino Otelma o delle lettere del cuore di GrandHotel.
    Bye

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  4. @ Stelio

    Sì, avevo capito che ce l’avevi con i giornalisti. Io spesso leggo i commenti dei lettori sul Corriere e, quando ci sono notizie frivole (gossip soprattutto), in tanti protestano. Ma ormai non ci si può nemmeno aspettare di leggere notizie serie in testate serie. La serietà annoia. Forse perché la gente ha voglia di notizie leggere visto che già la vita di tutti i giorni è piuttosto pesante.

    E poi, non trovi che la soap “The family” sia per certi versi taaaaaanto esilarante? 🙂 Sarà forse per accontentare i lettori e non farli annoiare.

    Buona serata e a presto.

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