UDINE: NIENTE CELLULARI IN BAR E NEGOZI

Prima in Europa, la città di Udine, capoluogo del Friuli, ha messo al bando i telefonini dai bar e ristoranti. Sono già numerose le adesioni alla proposta partita dal consigliere comunale e pediatra Mario Canciani e dal sindaco Furio Honsell, noto matematico e già rettore dell’ateneo cittadino, ancor più famoso, nel resto di Italia, per l’assidua partecipazione al programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, qualche anno fa. Il sindaco appoggia l’iniziativa anche perché, come testimonia «in giunta sono state più le volte in cui ho usato il campanello a causa dei cellulari che a causa delle discussioni. Tutti a smanettare su Twitter, Facebook, gli sms».

La campagna “Liberi dal cellulare, liberi di parlare” è appoggiata, oltre che dal Comune di Udine, anche dall’Associazione contro l’elettrosmog (Ace), Confcommercio, l’Associazione albergatori udinesi e Confindustria.
Il promotore, dottor Canciani, spiega: «L’idea è nata durante una cena di lavoro con colleghi scandinavi: appena seduti a tavola tutti hanno spento i cellulari. Sul momento sono rimasto basito, ma poi ho pensato che quel gesto si sarebbe dovuto trasformare in una buona pratica sia dal punto di vista dell’educazione sia da quello del rispetto della salute».

Da parte sua l’assessore alla Qualità della città, Lorenzo Croattini, assicura che non ci sarà alcuna caccia alle streghe nei confronti del cellulare ma che con questa campagna s’intende favorirne l’uso consapevole e rispettoso verso gli altri avventori dei locali pubblici.
D’accordo anche la dottoressa Antonella Colutta, titolare di una nota farmacia e referente del centro storico per Confcommercio Udine; secondo quanto da lei affermato, sarebbero già molte le adesioni anche fra i colleghi. Quindi la cell-free zone è destinata ad allargarsi.

Io sono favorevole all’iniziativa e non solo per i danni – non del tutto accertati – che possono derivare dalla continua esposizione alle onde elettromagnetiche. Trovo, invece, che l’utilizzo del telefonino nei luoghi debba essere regolamentato. Almeno dove e quando si può, visto che per strada non credo si possa vietarne l’uso. A chi interessa, ad esempio, che Tizio debba trovarsi alle 19 con Caio per l’aperitivo? O quale importanza ha che Pinco non riesca a prendere il pane e, quindi, che lo debba prendere la moglie? O ancora, che Pallo debba andare a prendere a scuola il figlioletto perché la mamma non ce la fa?

Siamo costretti quotidianamente ad ascoltare, malvolentieri, conversazioni telefoniche che non ci riguardano affatto: dal medico, alla cassa del supermercato, allo sportello postale, in autobus … senza contare che talvolta ci preoccupiamo fortemente per la salute mentale di tutti quelli che parlano da soli per strada, una specie di epidemia diffusa da chissà quale strano virus, finché non ci rendiamo conto che tutti quei “pazzi” hanno l’auricolare nascosto e parlano al cellulare con un ignoto interlocutore. Se nulla possiamo fare in questi casi, almeno beviamoci un caffè e mangiamoci una pizza in santa pace.

L’ultimo sgradevole episodio cui ho assistito si è verificato addirittura in chiesa. Durante la Messa, alla mia vicina, una signora piuttosto anziana, è squillato più volte il cellulare. Lei puntualmente rifiutava la chiamata – dopo aver trafficato un bel po’ per rintracciare il telefonino nella borsa – ma senza spegnerlo. Alla quarta chiamata la sento dire: “Ti chiamo dopo” mentre il telefono continuava a squillare, segno che non solo non sapeva come spegnere l’aggeggio, non era in grado neppure di rispondere.

A questo punto faccio un appello all’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato: la prego, Sua Eccellenza, istituisca una Cell-free zone in tutte le chiese cittadine. Come dice? C’è già? Allora metta un bel cartello: “In caso di utilizzo del cellulare durante le funzioni, i trasgressori saranno puniti con l’obbligo alla frequenza quotidiana del Rosario per un mese intero più un’offerta alla Chiesa di 500 euro“. Sarebbe un modo per avere più fedeli in chiesa durante la settimana e per rimpinguare le casse dell’arcidiocesi.

[fonte: Messaggero Veneto; immagine da Il Corriere]

13 pensieri riguardo “UDINE: NIENTE CELLULARI IN BAR E NEGOZI

  1. Già parecchi anni fa girando in Inghilterra in treno, c’erano carrozze dove i telefoni cellulari erano banditi, oltre naturalmente a certe aree dei vari locali (compresi i pub!)
    Ricordo che al mio ritorno in Italia il non poter scegliere se “ascoltare le telefonate altrui” o farne a meno mi ha non poco rattristata.

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  2. Il parroco della chiesa di mia sorella ha affisso un cartello al portone. Dice così: “Dio ti chiama, ma non al telefono. Quindi spegnilo!” Dove non arriva il buonsenso, arriva l’ironia, no?!??! 🙂

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  3. @ Diemme

    😀

    @ giusymar

    In Inghilterra non c’è un uso sfrenato dei cellulari come qua. A lezione, durante i corsi che ho frequentato negli anni, era vietatissimo usare il cellulare ma anche semplicemente tenerlo acceso. Ricordo che sbadatamente un collega l’aveva lasciato acceso e sfortunatamente qualcuno l’ha chiamato. Il gelo è calato in aula. 😦
    Hanno ragione. E’ una questione di educazione e rispetto per gli altri.

    PS. Piacere di risentirti. Spero vada tutto bene. Un abbraccio.

    @ quarchedundepegi

    Anche qui, in teoria, sarebbe vietato usare il telefonino nei mezzi pubblici (autobus, treni …). Poi c’è chi passa il tempo del viaggio al telefono per sentirsi meno solo … 😉

    @ PennelliRibelli

    Grande quel parroco! Però l’obbligo di offerta ai trasgressori ce lo metterei. 😉
    Spero anch’io che l’iniziativa si diffonda. Ricordo che non appena era diventato obbligatorio non fumare al ristorante, si era levato un coro di proteste da parte dei fumatori. Io, invece, ero favorevole perché, oltre a fumare di meno, ora mi gusto di più il pasto. Senza squilli del telefono sarà ancora meglio. Probabilmente, almeno qui, troveremo all’esterno dei ristoranti fumatori e mobile addicted assieme.

    @ Luciana

    “Pace” è una parola rara di questi tempi. 😦

    Buona settimana anche a te. Un abbraccio.

    @ Paolo

    Ne dubito anch’io. 😦

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  4. Permettimi di dissentire Marissa. I bar (sopratutto) sono luoghi pubblici. Dove la gente entra generalmente per essere in compagnia di altra gente. Non si può chiedere “una santa pace” dal momento che abbiamo scelto di frequentarlo. Altrimenti ci prendiamo la bottiglia di Merlot e c’è la godiamo a casa. Più tranquillità di cosi….
    Perché se dobbiamo subire un divieto di telefonate al bar allora (perché no?), facciamolo anche con le partite sulla Sky. Oppure con i Jukebox. A me potrebbe dar fastidio Fredy Mercury che tu ascolti (scherzo, ovviamente, a chi potrebbe dare fastidio il grande Mercury?).
    Per non parlare dei classici “bip” delle macchinette di poker.
    Quello che voglio dire io…. “Ma basta con questa tendenza proibizionista che sta affliggendo quest’epoca”.
    Certo, parlare al telefono con voce alta produce disagi intorno al soggetto, ma la regola è valida in qualsiasi ambiente. Anche in casa, se gridi al telefono, ti sentono i vicini. Vietiamolo pure in casa? Si, posso capire in chiesa, oppure nella biblioteca, per non parlare alle ore di scuola. Dove c’è bisogno di una certa attenzione particolare. Ma in un bar? Abbiamo bisogno del silenzio in un bar? Mi sembra esagerato. Come la mettiamo con quelli che si vedono al bar dopo partita tra Juve e Milan? Le sembra meno rumorosi? O dobbiamo multarli pure loro?

    P.S. Speso Marissa sento gente che si vanta di odiare il telefonino. Di non usarlo più per l’intera giornata. Ma che brava gente. Una giornata intera senza parlare al telefono. Senza pero, accennare il fatto che anche se non avevano parlato con il demonico aggeggio, eppure c’è l’avevano in tasca. E che se nel caso di bisogno, non avrebbero il minimo ritegno di usarlo. Sia per chiamare, che per ricevere. Il telefonino, Marissa, che vogliamo o no, che lo odiamo o no, ci da sicurezza. E se qualcuno continua a vantarsi del “non uso”, perché non prova a chiuderlo e lasciarlo a casa per una settimana. Vedra la differenza.

    P.S.

    “- Mammaaaa…. stasera vado al bar con i amici.
    – Quando torni, amore?
    – Non lo so, ma comunque sarà tardi, oggi è il compleanno di un amico.
    – Va bene ma chiamami se c’è qualche problema.
    – Mamma, sai bene che non posso. Siamo a Udine, e c’è il divieto, tu lo sai. Il telefono lo lascio a casa.”

    Grazie.

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  5. @ Valentino

    Mi pare tu abbia frainteso. Nessuno vieta di portare il telefonino appresso né di tenerlo acceso. Qui s’intende che, anche per godersi in santa pace una chiacchierata con gli amici al bar o al ristorante, si eviti di usarlo per comunicare all’interno dell’esercizio pubblico. Si può benissimo lasciarlo acceso con la vibrazione e recarsi all’esterno per rispondere ad una chiamata. Oppure usarlo, sempre all’esterno, per chiamare qualche familiare o amico con cui si debba comunicare. Mi sembra che ci sia una bella differenza tra limitazione della libertà individuale e l’attenersi ad una regola di civiltà. anche se non scritta.

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