SCUOLA: BAMBINI VITTIME DEI BULLI O DEGLI/DELLE INSEGNANTI?

Stamattina, grazie ad una segnalazione che ho trovato in sala insegnanti al mio arrivo a scuola (come sempre con largo anticipo!), ho letto un articolo che Massimo Gramellini ha pubblicato sul quotidiano La Stampa, dal titolo Il bambino e il congiuntivo. Con la sua solita ironia, il giornalista faceva una riflessione su un caso emerso grazie a Flavia Amabile che, nel suo blog, ha pubblicato la lettera di una madre amareggiata perché il figlio di nove anni, bravo, intelligente ed educato, è da quattro anni, cioè dall’inizio della scuola elementare, vittima dei soliti bulli che lo prendono in giro per la sua “diversità”: si esprime, infatti, con un linguaggio curato e conosce perfettamente l’uso del congiuntivo. (QUI potete leggere il post che ho pubblicato sull’altro mio blog, laprofonline)

Ora, anche se ormai da mesi pubblico sull’altro blog gli articoli che concernono la scuola, vorrei fare qui una mia riflessione su questo episodio, prendendo in esame la lettera di questa mamma sfiduciata e la risposta della dirigente della scuola frequentata dal figlio. (QUI potete leggere entrambi i testi) Lo faccio in questa sede perché la vicenda ha risvegliato in me antichi ricordi e riaperto ferite mai rimarginate, risalenti alla mia esperienza di madre alle prese con gli insegnanti dei figli.

Scrive, dunque, la mamma del bambino oggetto di scherno, descrivendo l’esperienza del figlio all’inizio della scuola primaria, dopo un periodo felice passato in quella dell’infanzia:

Poi sono arrivate le elementari, e il suo piccolo incubo quotidiano. È arrivata la sua identificazione come un bambino “diverso”, perché usa il congiuntivo, non fa a botte, ha spesso delle cose da dire sugli argomenti trattati in classe. Da “diverso” a “bersaglio” il passo è breve: mio figlio vive da quattro anni giorni in cui la violenza (quella verbale più di quella fisica) fa parte delle sue giornate.
Ho parlato con le madri dei bambini interessati e la risposta è stata – in sintesi – “sono bambini”.
Ho parlato con le insegnanti e la risposta è stata – in sintesi – “sì, ma non se la può prendere per tutto, e se noi non cogliamo gli altri bambini sul fatto, non possiamo farci niente”.
Ho parlato con la preside e la risposta è stata – in sintesi – che avrebbe provveduto.
[…]
Mi chiedo come sia possibile non vedere, non sentire. Perché io lo vedo, come fuori dalla scuola questi bulletti in erba lo apostrofano. Più di una persona mi ha riferito di aver notato questi atteggiamenti nei suoi confronti.
È bizzarro che solo nelle mura scolastiche tutto ciò passi inosservato. Come se su 20 bambini su cui dividere l’attenzione uno sia sempre fuori fuoco, e quello sia sempre lo stesso. Come se il concetto di “vince il più forte” fosse nel programma di studi
.

Sono parole che fanno riflettere, che rimandano ad una scuola – elementare, per giunta! – in cui vige la regola del più forte, in cui chi è più debole, pur trattandosi di una debolezza solo apparente, non ha strumenti con cui difendersi, non ha alleati su cui contare. E non sto parlando di bambini.

Risponde la dirigente della scuola frequentata dal bimbo:

A proposito del comportamento dei compagni verso T. , la maestra mi ha riferito che, non appena accadono episodi di questo tipo, nei confronti di qualsiasi alunno della classe, l’intervento delle insegnanti è immediato nel richiamare gli autori del fatto. Fa parte infatti dell’operato delle docenti educare i bambini al rispetto reciproco e alla tolleranza nel rapportarsi quotidianamente tra di loro.

Dunque, le maestre avrebbero agito sempre in modo tempestivo, educando al rispetto e alla tolleranza. Avrebbero, in altre parole, fatto il loro dovere. Mi chiedo: se gli episodi continuano da quattro anni, forse l’aspetto educativo da solo non basta. Nonostante io sia convinta che, specie quando si ha a che fare con bambini piccoli, le punizioni dovrebbero essere evitate il più possibile, sono anche dell’idea che, qualora l’intervento prettamente educativo non sia sufficiente, si debba procedere, con i mezzi idonei e adatti all’età (che ignoro, non avendo mai insegnato alle elementari ma che delle maestre degne di questo nome devono saper utilizzare), a punire i diretti interessati. La punizione dei colpevoli, la giusta sanzione per una trasgressione (non è forse un trasgredire alle regole prendersi gioco ripetutamente di un compagno?) sono a volte gli unici mezzi, accanto all’educazione alla convivenza civile, con cui si possono ottenere dei risultati.

Prosegue la dirigente:

La docente in questione ha sempre operato costruttivamente; ha sempre goduto anche della stima dei genitori della classe, stima manifestata apertamente alla fine di ogni anno scolastico, anche con scritti inviati alla Dirigenza, auspicanti la permanenza della docente, incaricata annuale, nella classe anche per l’anno successivo.
Da ultimo, l’Istituto Comprensivo, di cui la scuola elementare di Via Fabriano fa parte, ha alle spalle una lunga tradizione di accoglienza, parte integrante del POF dell’Istituto, declinata attraverso iniziative e pratiche quotidiane di tolleranza, rispetto, solidarietà
.

Ed ecco entrare in scena i luoghi comuni e quel burocratese usato e abusato ogni volta che sia necessario difendersi dalle accuse. E vediamoli uno ad uno questi luoghi comuni.

Le insegnanti stimate. Che vuol dire? Che sono preparate culturalmente? Oppure che, accanto alle conoscenze, certamente apprezzabili, dei contenuti delle materie insegnate e delle corrette metodologie didattiche, hanno anche una adeguata preparazione nell’ambito della psicologia infantile e della psicopedagogia? Perché la preparazione culturale in assenza delle altre competenze vale ben poco.
E poi, se l’insegnante in questione è stimata ed apprezzata dagli altri genitori significa ben poco se anche una sola madre racconta vicende di tale gravità accadute sotto i suoi occhi. O forse la maestra è stimata perché lascia che i bulletti facciano la loro parte indisturbati, ed è quindi apprezzata dalle loro famiglie.

Altra nota dolente: il POF. Quando non si sa cosa dire, si tira fuori il famoso POF, documento imposto a tutte le scuole, di ogni ordine e grado, dal momento in cui si ha avuto la pretesa di equiparare le scuole a delle aziende. Una carta dei servizi arricchita dai contenuti disciplinari, nulla di più. Allora, siccome nel POF di quell’istituto sta scritto che la scuola ha una lunga tradizione di accoglienza che presuppone iniziative e pratiche quotidiane di tolleranza, rispetto, solidarietà, quel bimbo, che sa usare i congiuntivi ed è quotidianamente vessato dai compagni, deve adattarsi lui a quel tipo di accoglienza? Deve stare al gioco? Deve rispettare lui quel clima impostato sulla tolleranza, il rispetto e la solidarietà? Sta a vedere che è lui l’intollerante perché manifesta, anche se soltanto entro le mura domestiche, il disagio che gli deriva dal fatto di essere vittima di scherzi e atteggiamenti volti allo scherno. Scusate ma non capisco.

Man mano che procedo nello scrivere questo post mi rendo conto che l’argomento sarebbe stato più adatto al blog laprofonline. Ma, come avevo anticipato, questa vicenda mi ha riportato indietro nel tempo ed è giunta l’ora di raccontare la mia esperienza.

Il mio primogenito era uno scolaro vivace, curioso e attento fino alla terza elementare. Poi, sostituite due maestre su tre, le cose sono cambiate.
Durante l’inverno accadeva spesso che, arrivata l’ora di preparare lo zaino, al termine delle lezioni, e prepararsi per l’uscita, lui non trovasse berretto e sciarpa. Era sempre l’ultimo ad uscire e, dato che nessuna maestra aspettava la sua uscita, non capivamo mai il perché del suo ritardo. Poi, un giorno confessò che i suoi compagni gli nascondevano il berretto e la sciarpa, quindi doveva cercarli in ogni angolo dell’aula e qualche volta anche fuori, nei corridoi e nei bagni. Con grande insistenza riuscimmo a fargli ripetere la frase che la maestra gli aveva rivolto il giorno in cui lo vedemmo parecchio abbacchiato e volemmo conoscerne il motivo: “Ninin [appellativo con cui qui in Friuli ci si rivolge ai bambini in tono affettuoso, equivalente a tesoro … quel giorno, però, il tono della maestra doveva essere parecchio ironico] non posso ogni giorno stare qui ad aspettare che tu ritrovi i tuoi indumenti, devo andare a pranzo“. Detto questo, se ne andò.
A questo punto dovrei ricordare, per chi non lo sapesse, che le maestre hanno l’obbligo di attendere fuori dalla scuola finché l’ultimo scolaro sia stato prelevato, nonché accertarsi che le persone che vengono a prendere i bambini siano conosciute e autorizzate. Per un periodo dovetti delegare per iscritto la baby-sitter a prendere mio figlio al rientro pomeridiano, essendo io occupata nella frequenza di un corso all’università.
In seguito all’episodio descritto mandai mio marito dalla maestra. Volevo evitare il confronto, sempre sgradevole, tra insegnanti e gli raccomandai di tenersi calmo ma fermo nel manifestare la propria contrarietà riguardo all’atteggiamento assunto da quella insegnante nei confronti del bambino. Ritornò ancora più abbacchiato dei figlio. Mi riferì che la signora gli aveva detto, testualmente: “E’ suo figlio che si deve svegliare, altrimenti non imparerà mai a vivere”. Da quel giorno assistemmo al degrado irreparabile dei rapporti con quella e le altre insegnanti, perché lei era una specie di leader. Non protestammo mai, né oralmente né per iscritto, rivolgendoci al direttore, sperando che mio figlio se la cavasse da solo, mantenendo sempre un comportamento educato e nello stesso tempo indifferente nei confronti di giochini stupidi come quelli. Alla fine i compagni si stufarono.

E che dire quando un insegnante diventa bullo a sua volta? L’episodio riguarda il mio secondogenito, di tutt’altro carattere rispetto al fratello: vivacissimo, deciso, testardo, intraprendente … ho finito gli aggettivi ma, pregi o difetti che fossero, ne aveva in quantità impressionante. La vicenda ebbe luogo in seconda media.
Terminata la lezione di educazione fisica, arrivato nello spogliatoio il mio piccolo (lo chiamo così tuttora che ha 22 anni!) non trovò più i suoi vestiti. Non era l’unico, comunque. Cerca che ti ricerca, lui e i suoi compagni trovarono gli indumenti nelle tazze dei water. Subito si rivolsero al docente, raccontando l’accaduto. Lui scoppiò a ridere e, senza smettere, li mandò in aula. Pensate che sia finita qui? No. Mio figlio e gli altri, non avendo avuto alcun supporto da parte del professore, si recarono, in pantaloncini corti e canotta (abbigliamento con cui tornò a casa alla fine delle lezioni … era marzo!), in presidenza. Raccontarono il fatto e il preside chiese subito a chi avessero chiesto il permesso di parlare con lui, se all’insegnante di educazione fisica o quello dell’ora successiva. Risposta: “a nessuno, il prof N. ci ha riso dietro e siamo venuti qui direttamente”. Risultato: mio figlio fu sospeso per due giorni dalle lezioni per insubordinazione. Gli altri no perché lui fu accusato di averli sobillati.
E i responsabili della bravata? Mai scoperti. Non chiedemmo neppure i danni per la tuta da ginnastica “finita” nel water e ovviamente facemmo una lavata di capo a nostro figlio che comunque avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione per conferire con il dirigente.

Altro episodio, sempre con protagonista il piccolo e il docente di educazione fisica, alla fine della terza media. Ultimo giorno di scuola, prima dell’inizio delle lezioni: mio figlio si trovava in cortile, pronto a varcare il portone d’ingresso, quando gli finì addosso un gavettone (effettivamente un secchio colmo d’acqua) gettato dalla finestra dell’aula insegnanti. Gliel’aveva tirato il professore di educazione fisica che, anche in quella occasione, scoppiò in una fragorosa risata. Mio figlio tornò a casa per cambiarsi e pretese di essere riaccompagnato a scuola dal padre senza giustificazione scritta perché, diceva, “mica ho fatto ritardo per colpa mia, io ero già davanti alla porta, pronto per salire in classe”. Anche in quell’episodio fu lui la vittima: non solo il preside pretese ugualmente la giustificazione per il ritardo ma gli fu anche detto che si trattava in fondo di uno scherzo innocente, da ultimo giorno di scuola. Peccato che fuori ci fossero 15 gradi e che a scuola non potesse disporre di una stufa per asciugarsi gli abiti inzuppati.

Ecco, allora io mi chiedo: perché i genitori devono sempre stare zitti (per evitare ritorsioni) e se parlano non vengono mai creduti?

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49 thoughts on “SCUOLA: BAMBINI VITTIME DEI BULLI O DEGLI/DELLE INSEGNANTI?

  1. Bene, al mio articolo sul venticinque aprile (chi ci libererà?) aggiungerò anche il link a questa tua denuncia (episodi che ho passato sulla mia pelle, docenti e dirigenti scolastici, c’erano tutti dentro): come e da chi vengono educati gli italiani.

    Con questi esempi, con questi docenti, come dovrebbero venir su gli italiani di domani?

    Meno male che al momento pare che stia in una scuola seria, con docenti seri, dirigenza scolastica seria (ma collaboratrici scolastiche sguaiate e prepotenti, cui pare non si possa mettere riparo).

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  2. Quando mia figlia minore era alle medie, molti anni fa, c’erano dei compagni invidiosi che la trattavano male e la deridevano. Anche mia figlia era molto brava a scuola ed era “strana”, per certi standard, proprio come il bambino della lettera.
    Dopo un episodio spiacevole, sono intervenuta e l’ho fatto con creatività (che credo sia una mia dote).
    Ho ricordato la teoria del pensiero magico (ho letto molto di pedagogia e psicologia, ma non sono un’esperta del settore), ho preso da parte i 3 ragazzi responsabili degli episodi e ho fatto loro credere di poter leggere nel loro pensiero, e che avrei saputo subito appena l’avessero pensato delle loro intenzioni di prendere in giro e fare scherzi a mia figlia. L’ho fatto in maniera tranquilla, parlando con loro e sperando di poter evitare problemi con i loro genitori.
    Era un tentativo, ma ha funzionato, meglio di ramanzine o colloqui con genitori ed insegnanti, perché i 3 ragazzi (due femmine e un maschio) non l’hanno più presa di mira.
    Aggiungo che all’epoca avevo dalla poca fiducia nella capacità degli insegnanti di far fronte alla situazione, mi ricordo il professore di matematica come la pensava, mi aveva detto che i ragazzi bravi dovevano farsi carico di quelli meno capaci e meno volenterosi, e se non ci riuscivano era perché non ci mettevano buona volontà.
    Ma non metterei tutti gli insegnanti sullo stesso piano, ho avuto buone esperienze con mia figlia minore, a volte è questione anche di fortuna.

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  3. @ Diemme

    Aspetto con ansia il tuo post. 😉

    Le collaboratrici? Stendiamo un velo pietoso, anche se ce ne sono di molto valide. Comunque, se torno a nascere faccio la “bidella”: non avrei lezioni da preparare né compiti da correggere, leggerei giornali di gossip, farei i cruciverba, lavorerei all’uncinetto o a maglia … ogni tanto dovrei pulire le aule, ma in fondo lo farei solo nei ritagli di tempo. 🙂

    @ maryonn

    Grazie per la tua testimonianza. Sei stata fortunata a risolvere la situazione con uno stratagemma. Purtroppo a volte è davvero difficile relazionarsi con i docenti o con il dirigente. Ho assistito a vere e proprie guerre … 😦
    Io credo che la maggior parte dei docenti sappia fare il proprio lavoro ma quando devi “combattere” con certe persone sopravviene un senso di frustrazione anche solo pensando che possano fare del male ad altri, non solo ai tuoi figli. Forse ora qualcosa si sta muovendo, non c’è più quel muro di omertà. quella voglia di nascondere i fatti perché ne va del buon nome della scuola. Se non altro se ne parla e, in casi gravi, come quelli delle violenze sui bambini, si agisce. Speriamo che in futuro la situazione migliori ancora.

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  4. Da alunna ho sempre rispettato e preteso rispetto dai miei compagni ; da insegnante non ho mai fatto finta di non vedere e non sentire(come purtroppo fanno alcuni, che vedono in chi è una vittima solo un “piantagrane”).Non ho mai accettato che si dicesse:”E’ solo una scherzo”,oppure” Sono ragazzi…”,perché nella mia regione si dice”‘u lignu s’addrizza quannu è virdi”(Il legno si raddrizza quando è verde).A seconda delle circostanze ho usato con i prepotenti varie misure, tra cui il ridicolizzarli e farli sentire degli idioti,ricorrendo a punizioni in casi estremi. Ho sempre cercato di evitare il ricorso al dirigente scolastico(a meno che non si picchiavano ) e il coinvolgimento delle famiglie,ma non ho mai minimizzato se erano queste a segnalarmi il problema.In separata sede, ho cercato di aiutare la vittima di turno dandole la mia solidarietà, rassicurandola sul suo valore,insegnando anche a non subire ma a difendersi con risposte appropriate o mostrando indifferenza e qualche volta sdrammatizzando(se realmente negli altri non c’era la volontà di offendere).Per fortuna,in genere i problemi si superavano.In ogni caso penso che il rispetto si debba insegnare da piccoli e che si debba combattere la logica del branco.

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  5. Concordo: il legno si raddrizza quando è verde. Tuttavia è necessaria la collaborazione anche delle famiglie. Qualche volta, però, sono gli insegnanti che non collaborano, come nel caso del bambino che usa il congiuntivo. Ancora una volta dico che è questione di buon senso, da ambo le parti.

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  6. Aggressività maleducazione, “bullismo” a scuola: argomento eccessivamente vasto; Allora, come altri più sopra, mi limito ad un esempio familiare (estremo pero’) mio nipotino Mayeul (strano nome? Ma San Maiolo è un santo importante: francese, ha “esportato” le abbazie di Cluny in Italia. Oggi esportano i “Carrefour” ma il principio è lo stesso…chiusa la parentesi). Dunque Mayeul ha un anno di età, va alla nursery pubblica (i genitori tutti e due lavorano). E’ un bambino intelligente, sicuro di sé, calmo, educato “all’antica”, dopo “papà” e” mamma” sta imparando “grazie” e “prego” (“nonno” verrà dopo…). Ebbene, dopo qualche settimane di nursery (non so come si dice in italiano visto che, mi sembra, non esiste) non è affatto cambiato, solamente, se contrariato da fratelli, sorella, genitori , senza preavviso, MORDE ! E fa anche male!
    Il papà gli ha spiegato che – a casa e in famiglia – non si fa, ma non lo ha veramente rimproverato.
    Morale: credo che l’insegnante che ha spiegato:”è suo figlio che si deve svegliare, altrimenti non imparerà mai a vivere” non abbia purtroppo tutti i torti.
    Il “bullismo” a scuola c’è sempre stato, ma una volta cominciava al ginnasio. Credo che quello che scandalizza gli adulti di oggi è che inizi sempre più presto.
    Un ultima considerazione, scommetto che il secondogenito che si è preso due giorni di sospensione, non è mai più stato importunato a scuola. Una regola, non scritta, di rugby (americana) dice: “le regole devono esistere, ma per vincere bisogna violarle”.
    La mia terza figlia ha giuocato a rugby per tutto il tempo del liceo (si è anche rotta una clavicola) non mi risulta che sia mai stata importunata. Lo so che pensate adesso: no, è una splendida ragazza, posso inviare foto.

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  7. @ Alberto

    Credo che per nursery si intenda l’asilo nido. Qui in Italia ce ne sono pochi pubblici e molti privati con rette salatissime e liste d’attesa infinite. Ho iscritto mio figlio nel 1990 e non ho mai ricevuto risposta. Che lo chiamino ora che sta per compiere 24 anni? 😯

    Mayeul dimostra già un bel carattere!

    Può darsi che la maestra di mio figlio avesse ragione ma quello su cui ho discusso è l’indifferenza mostrata e la violazione di un obbligo professionale, dato che non si è nemmeno curata di aspettare che lui ritrovasse gli “oggetti smarriti” e di accertarsi che qualcuno della famiglia lo prelevasse. Ecchecavolo! Doveva andare a pranzo, lei. 😦

    Congratulazioni alla figlia rugbista. Mio figlio non è mai stato molto appassionato di sport ma ha imparato molto presto a difendersi.

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  8. …Ma quante belle parole…bastano quattro frasi ,ed ecco che tutti ci ricordiamo del libro “Cuore”.. e se vi dicessi “ a casa ho un burattino di legno che non vuole andare a scuola”..tante per raccontare una favoletta. Ma vi pare possibile parlare di bullismo fatto da 20 ragazzini… oggi basta poco e tanto per tornare alle favolette gridare : Al lupo!! Al lupo!! Il vero problema sta nell’enfasi con cui è stato trattato questo argomento delicatissimo sui giornali. La colpa è dei giornalisti, che dal disagio di un bambino e di una madre hanno creato una notizia e non dato una risposta ad entrambi. Certo, loro non sono psicologi, ma nemmeno padroni della verità, soprattutto se questa viene storpiata pur di fare scalpore. I bulli generalmente sono piccoli gruppetti di 3-4-5 persone in una classe e non un intera classe. Vi immaginate questi bambini che spadroneggiano all’interno della scuola, che fanno razzie di merendine nei corridoi, ecc…mi viene da ridere. L’ immagine di questa classe che si vuole dare è a dir poco surreale. Va, da parte mia, la piena compassione alla madre, ma se un bambino non riesce dalla prima elementare ad inserirsi in un gruppo non credo che il problema sia quest’ultimo. Così facendo, la madre certamente non ha aiutato suo figlio, anzi, aumenta ancora di più il suo isolamento, sia incoraggiando questo atteggiamento di “diverso”, sia discriminando l’intero gruppo di bambini che a suo dire sarebbe ignorante e maleducato.
    La cosa da fare certamente non era questa. Poteva comunicare di più sia con gli insegnanti, sia con le famiglie dei bambini, nonché trovare un supporto pedagogico. Nelle classi, tutti hanno un soprannome o ci si sfotte, vuoi per l’aspetto fisico, vuoi per il nome, vuoi per l’atteggiamento e quant’ altro, ma fare di questo bambino una vittima e degli altri dei mostri, mi sembra un po’ troppo..

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  9. I nostri cari fanciulli tutti bravi piccoli bene educati o, al massimo, capaci di scherzi alla “Gianburrasca” ( visto che si cita De Amicis e Collodi…) ? Mah, speriamo…
    Negli ultimi dieci anni l’ ISTAT segnala una media di circa 6500 minori di età inferiore ai 14 anni denunciati ogni anno alla Giustizia (per la verità, cifra + o – costante, almeno fino al 2007).
    Possiamo ragionevolmente pensare che arrivano alla denuncia circa il 50 per cento del totale dei piccoli “malviventi”… gli altri restano impuniti o comunque non denunciati.
    Pochi? Troppi?
    Certo i giornalisti, oramai lo sappiamo, tutto è buono per fare notizia. Certo, la maggior parte di questi piccoli criminali non vanno a scuola (o raramente…). Certo non è a Udine e dintorni che si concentrano , ma in regioni italiane meno , diciamo, “tranquille”.
    Ma non credo che sia fenomeno da sottovalutare o prendere “alla leggera” . Un fatto mi sembra evidente: i nostri cari “bambini” assumono comportamenti da adulti in étà sempre più precoce, nel bene e, spesso purtroppo, nel male.
    E dagli esempi citati sembra chiaro che la scuola non sia preparata a questo fenomeno ( e molti genitori nemmeno ).

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  10. @Alberto: mi hai preceduto nella risposta, che appoggio totalmente. A scuola di mia figlia due bullette di dodici anni tenevano in scacco tutta la scuola, anche parandosi dietro un gruppo di delinquentelle più grandi di una zona là vicino.

    La salvezza dei nostri figli è stato un ragazzo uscito dal riformatorio e mandato in quella scuola che, miracolosamente, si è assunto il ruolo di paladino e, essendo un ragazzo di strada a cui le minacce delle due bullette non smuovevano una cellula ,è riuscito a riportare un po’ d’ordine.

    Dobbiamo dire grazie a lui se non ci siamo dovuti tutti riportare di corsa i nostri figli a casa.

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  11. sicuramente questi vostri episodi citati ci devono far riflettere, ma io conosco bene la classe, i bambini e gli insegnanti e vi posso assicurare che non si tratta di episodi di bullismo. Come genitore educato all’antica, dovevo andare a letto dopo il Carosello (per chi se lo ricorda) e a scuola, fortunatamente io non li ho mai presi, volavano dagli insegnanti certi schiaffoni a mano aperta che il solo rumore faceva rabbrividire, posso garantirvi che sono dei ragazzi molto educati, rispettosi dei loro compagni di scuola, nonché delle insegnanti, tanto è che ogni anno viene chiesta la conferma di una di loro in quanto non di ruolo.
    Certo parlare di queste cose fa bene, ma in questo modo si mette in cattiva luce un intera classe, se non addirittura la scuola e sicuramente ciò non aiuta a combattere il bullismo o a fenomeni di delinquenza, perché si mette sullo stesso piano dei delinquenti con dei ragazzi, che oserei dire nemmeno vivaci più di tanto, visto che hai miei tempi 40 anni fa, si faceva di “peggio” e credo che chiunque possa raccontare degli aneddoti simpatici sulla scuola, di piccoli scherzi e di sfotto.
    Se viene negato di fare anche questo la scuola è finita…prima di imparare il congiuntivo si impara a crescere insieme, a fraternizzare, a socializzare…non credo che questo bambino l’abbia fatto e non credo pertanto che la colpa di tutto ciò debba ricadere sugli altri bambini.

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  12. Pingback: 25 aprile: chi ci libererà « Diemme

  13. Io credo che a bambini così. presi di mira, si debbano impartire lezioni di arti marziali per renderli più sicuri. Non scherzo, io stesso le ho praticate e penso che l’unica sia quella, di certo non aspettarsi aiuti dai docenti o altri, non servirebbe. Credo che sia l’unico modo. Il modo dei bambini è una giungla come ogni altro e chiunque voglia avvicinarsi per cercare rogna dovrebbe sapere che ci rimetterà parecchio.

    E’ un comportamento animale noto, molte specie non si attaccano perché sanno che anche in caso di vittoria il costo per loro sarebbe notevolissimo. Se una specie sa di poter colpire impunemente, lo farà. Come disse Sherman quando convinse Lincoln ad incendiare Atlanta: occorre causare il meggior numero di danni possibili al nemico.

    Nella giungla dei bambini è lo stesso, occorre causare quanti più danni possibili, anche perdendo uno scontro, chiunque si avvicini deve sapere che gli farà male. Spaice dirlo, questa è la mia esperienza, essere “bravi” non serve a nulla, anzi se c’è un problema occorre fare di tutto per farlo uscire fuori, deve divenire clamoroso, nessuno deve potersi trincerare dietro sorrisini o assensi di compiacimento, si devono piantare talmente tante grane che l’indifferenza non sarà più un opzione praticabile.

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  14. @Exodus: dove si clicca “I like”?

    “Se c’è un problema occorre fare di tutto per farlo uscire fuori, deve divenire clamoroso, nessuno deve potersi trincerare dietro sorrisini o assensi di compiacimento, si devono piantare talmente tante grane che l’indifferenza non sarà più un’opzione praticabile”.

    Lo stampo e lo metto in bacheca in ufficio..

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  15. @ TUTTI

    Scusatemi se rispondo in ritardo ma in questo periodo vorrei avere giornate di 48 ore per poter fare tutto. 😦

    @ Giovanni

    Fin dal primo commento ho immaginato che Lei conoscesse la vicenda da vicino. Mi creda, non era mia intenzione mettere in cattiva luce un’intera classe e infatti, se legge bene, le mie osservazioni, assieme agli esempi riportati dalla mia esperienza personale, sono rivolte alle insegnanti. Lei dice che sono brave e addossa la responsabilità al bambino scrivendo: se un bambino non riesce dalla prima elementare ad inserirsi in un gruppo non credo che il problema sia quest’ultimo. Mi dispiace ma non sono d’accordo. Un bambino non può fare tutto da solo, ha bisogno di una guida: a casa quella dei genitori a scuola quella degli insegnanti. La scuola non trasmette solo contenuti ma forma gli individui. Se, come leggo nella lettera della madre del bimbo (a proposito, non so di quali giornalisti parli quando afferma: “Il vero problema sta nell’enfasi con cui è stato trattato questo argomento delicatissimo sui giornali.”. personalmente non ho letto alcun articolo sulla vicenda e la giornalista de La Stampa, Flavia Amabile, ha solo pubblicato le due lettere, della mamma e della dirigente scolastica, senza fare alcuna osservazione ma lasciando ai lettori la parola nei commenti), la situazione si è protratta per anni e non accenna a migliorare, mi sembra alquanto semplicistico dire che sia colpa del bambino o che la madre abbia esagerato nel riportare i fatti. Insomma, la scuola qualcosa avrebbe potuto, anzi, dovuto fare.

    Lei scrive: «ai miei tempi 40 anni fa, si faceva di “peggio” e credo che chiunque possa raccontare degli aneddoti simpatici sulla scuola, di piccoli scherzi e di sfotto.». Ai Suoi tempi ma ora le cose sono cambiate: a scuola si insegna il rispetto reciproco, si promuove uno spirito di collaborazione, si favorisce un clima di reciproco scambio in cui ognuno si “mette al servizio degli altri” affinché la peculiarità di ciascuno diventi fonte di arricchimento per tutti. Non dico che non si debba scherzare, ci mancherebbe, ma non mi pare che delle scritte di scherno sulla lavagna rivolte a quel bambino possano rientrare nella categoria “scherzi innocenti per poterci ridere su”.

    Inoltre mi preme sottolineare che quando si parla di bullismo a scuola, non si intende necessariamente violenza e delinquenza. Nessuno credo abbia pensato, venendo a conoscenza di questa vicenda, che quella classe sia costituita da 20 teppisti. ma si ricordi che la violenza verbale, la presa in giro non bonaria, l’emarginazione causano traumi forse peggiori della violenza fisica stessa. Anzi, talvolta generano violenza da parte della vittima ed è una fortuna che questo bambino sia così assennato da non reagire in modo sconsiderato, pur continuando a vivere male la sua esperienza scolastica. E, mi creda, tutto ciò potrebbe influire negativamente sul percorso scolastico futuro. Se così fosse, la colpa sarebbe del bambino, secondo Lei?

    Infine Le chiedo: se suo/a figlio/a, visto che sta nella stessa classe, fosse trattato così Lei come padre gioirebbe? Direbbe: “massì, son bambini”?

    @ Alberto

    Concordo: non in tutte le realtà scolastiche il clima è lo stesso, ma comunque anche se fossero fenomeni isolati, non dovrebbero essere sottovalutati. La delinquenza minorile è in aumento e dirò di più: non è detto che sia relegata nei “bassifondi” o sia appannaggio dei più deboli, ragazzi che non frequentano la scuola e non lavorano, che vivono in situazioni disagiate. Molte volte sono i figli di papà i più prepotenti, veri e propri bulli travestiti da boss che hanno il loro seguito di gregari.

    @ Diemme

    Non c’è il like per i commenti, mi spiace. 😉

    Grazie per il link al tuo post. Per mancanza di tempo ( 😦 ) non sono riuscita a commentare ma ho letto il post e l’ho trovato molto interessante e ricco di spunti.

    @ Exodus

    Imparare a difendersi è giusto, ma io non credo ci sia bisogno di apprendere le arti marziali. A volte le parole feriscono di più dei pugni. Alle elementari è forse un po’ presto ma questo bambino prima o poi imparerà a difendersi. Il fatto è che per annientare gli altri, al momento, dovrebbe avere degli alleati. le maestre, per esempio. Un adulto sa come mettere in difficoltà anche il bullo più incallito. Basta volerlo.

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  16. # Marisa:

    parlo per esperienza, non credo che i bambini abbiano ancora i mezzi “culturali” per dirimere una controversia, possono fare cose atroci se non sono cresciuti in un ambiente che gli insegni il senso delle cose, in un certo senso sono scatole vuote in cui l’educazione modera gli istinti. Se ricevono una corretta educazione.

    Ricordo un bambino di otto-nove anni a cui il padre ripeteva sempre di “farsi valere” Gli insegnanti non sapevano più cosa farne di lui. Una volta, davanti ad un rimprovero di una madre di una compagna, si lancio in avanti aggrappandosi con tutto il suo peso (era robusto) ai capelli della donna e poi si lasciò cadere tirandola giù. Fu un attimo e la donna, presa di sorpresa, rischiò di avere il collo lesionato, se non peggio. Se lei avesse reagito contro il bambino i genitori l’avrebbero subito denunziata per aggressione ad un pargolo di otto anni.

    Io imparai lo judo a sei anni, non che serva a molto contro cinque o sei bulli coalizzati contro di te, per quello ci vuole il karate. Cmq vivevo in un ambiente in cui anche insultando un bullo quello non l’avrebbe capito mica, il gruppo non ha il senso dell’umorismo, e quando sei schiacciato a terra pensi a proteggere la testa, non a ferire con le parole. Riconosco che l’ambiente che purtroppo frequentavo non era dei più acculturati. Se vivi in una città con gente benestante ed educata magari un bambino può fare a meno di fare a pugni. Se invece il clima è più degradato, beh, allora non ci sono insegnanti che tengano, o hanno il coraggio di buttare fuori dalla scuola gli elementi dannosi, oppure per il bravo bambino sono guai.

    Un mio zio ritirò il figlio di cinque-sei anni dalla scuola pubblica per evitare altri problemi, è un finanziere, un militare, ma capì che non c’era nulla da fare.

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  17. non credo che mio figlio per il semplice motivo che frequenta una classe debba essere considerato un bullo, lo stesso dicasi per gli altri bambini, è come dire: gli italiani sono tutti mafiosi…! non bisogna fare di tutto un erba un fascio e generalizzare…le parole sono belle, ma come fanno male quelle dei bambini ad un bambino, credo facciano ancora più male quelle di un genitore ad altri bambini……vedo che c’è una sorta di vissuto in tante persone che hanno scritto su questa situazione anche sui giornali e sembra quasi una caccia alle streghe…c’è un pò di frustrazione….un volere quasi vendetta di soprusi passati… …la realtà è un’altra…non perchè io voglia difendere mio figlio, non c’è niente da difendere…ma sono semplicemente amante della GIUSTIZIA .Mi sembra che si stia facendo un processo sommario, cercando un caprio espiatorio, quando il fatto non sussiste…non voglio entrare nello specifico, me ne guarderei bene dall’offendere persone e soprattutto bambini, ma se vi dico la realtà è un’altra credetemi e per correttezza non entro nel merito..sono solidale con coloro che hanno vissuto qualche trauma infantile, certo però non è colpa di questi bambini, all’epoca non erano ancora nati. Allora perchè giudicarli ed etichettarli?? Cosa vi hanno fatto di male ??.Solo perchè vanno a scuola e cercano di imparare il congiuntivo…?!?questa è una vicenda in cui il bullismo non c’entra. Torno a ripetere, è giusto che se ne parli , è un problema che in futuro potrebbe avere anche mio figlio , però non bisogna citare le scuole….( si va nel penale) Perchè bisogna parlare del bullismo e menzionare la classe di mio figlio? Come può difendersi mio figlio da tutto ciò, non può essere traumatizzante per lui…e se invece fossero i vostri figli nella situazione del mio…costretti a subire un umiliazione gratuita, solo perchè 1 e dico 1 bambino non riesce ad inseririrsi in una classe dove ci sono cinesi, rumeni, russi, ecc. che non hanno problemi. Cerchiamo di considerare anche questo aspetto, non vorrei sembrare di parte (ma mio malgrado lo sono) e se le cose fossero al contrario…?!?… Perchè infangare questa scuola?!? La scuola, come la società, è in declino, ma in questa sicuramente non ci sono bulli e c’è grande collaborazione tra docenti, alunni e famiglie. Non credo che solo perchè un ragazzo non si inserisce, e che vi garantisco non è la vittima designata, la si deve screditare. Certo, siamo abituati a parlare (scrivere), c’è la libertà di parola, di opinione, ma c’è anche la privacy, soprattutto sui minori. Non si può generalizzare quando si accusa….si facciano nomi e cognomi, altrimenti e meglio starsene zitti…certi problemi vanno trattati con delicatezza, la signora ha scelto il mezzo e il modo sbagliato per chiedere aiuto, doveva farsi seguire da uno psicologo, visto che il problema è il suo (dovuto a lei) e non della scuola. Spero di essere stato chiaro….. nell’esprimermi e grammaticalmene corretto, non sono amante del congiuntivo….
    ..ma della gioia e del piacere di stare con le persone..

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  18. Sono una mamma di una bimba di 9 anni,premetto che ci siamo trasferite un anno in un altro paese, frequenta la 4 ma da quando e qui a scuola soffre di balbuzzia funzionale..la maestra mi ha detto che devo curarla..mentre il primario mi ha detto di lasciar perdere perche’ con il tempo sarebbe migliorata..alcuni giorni mi torna a casa dicendo che la maestra di matematica urla e gli mette timore..io che cosa posso fare ?

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  19. @ anna

    Gentile signora,
    la Sua testimonianza mi ha fatto ricordare un episodio simile accaduto nella scuola primaria frequentata da mio figlio molti anni fa. Una bambina balbuziente (solo a scuola perché in casa parlava spedita, senza alcun problema) veniva regolarmente derisa dalle maestre, in particolare una che aveva detto, davanti ai compagni, “bambina mia, di’ ai tuoi genitori che ti portino in una scuola speciale, non possiamo aspettare i tuoi tempi”. Il fatto, molto grave, aveva portato ad un’ispezione ministeriale che si è comunque conclusa con un nulla di fatto. Alla fine nemmeno una denuncia penale, in conseguenza di pesanti accuse nei confronti della famiglia, fatte per iscritto, ha portato a nulla. Le maestre sono rimaste al loro posto.
    Io le consiglio di parlarne con il preside, se non l’ha già fatto. Se è il caso, prenda in considerazione un cambio di scuola. A mali estremi …

    Le auguro di cuore di risolvere il problema anche se è evidente che i problemi non li ha Sua figlia ma le insegnanti.

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  20. # Anna: le consiglio di urlare, strepitare, fare la maleducata, difendere sua figlia se necessario fino ad umiliare l’insegnate, come ho scritto prima lei deve diventare una grana vivente per chiunque si avvicini a sua figlia, insomma, quando qualcuno si avvicina a suo figlia, parlo delle insegnanti il c… della persona deve tremare pensando alla scenata che lei gli farà. Il mondo è così, se non si batte una madre per sua figlia di certo non lo farà l’insegnante. A torto o a ragione non ha importanza, siamo in un mondo di muro contro muro, non è importante aver ragione o averla vinta, affatto, ciò che è importante è sapere che se uno esagera ne pagherà le conseguenze. Non è necessario radiare un insegnante, è necessario dargli talmente tanti colpi sociali che la prossima volta agirà con moderazione. Attenzione, non vuol dire che la ragione stia da una parte o dall’altra, non è quello: vuol dire solo che chi non agisce ha sempre torto, sempre e comunque. Sarà sempre schiacciato da gente forse meno forte ma sicuramente più determinata. Non è importante vincere uno scontro, ma è importante combattere, farsi rispettare, nel caso far cambiare classe alla bambina e poi denunziare il fatto, a viso aperto e muso duro, senza timori. Come si dice in sicilia: “Quando vedi mio figlio ricordati di toglierti il cappello davanti a Lui”. Non perché sia un figlio di brillanti, ma perché è un bambina di nove anni. Saluti e buona fortuna.

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  21. @ Exodus

    Innanzitutto bentornato!
    Ho riletto un po’ la discussione perché è passato del tempo e non ne avevo memoria. Non posso far altro che ribadire le mie osservazioni di allora: non credo sia una buona idea mettersi al livello di quelle insegnanti. Sbraitare non significa farsi valere e tacere non sempre vuol dire subire. Credo ci siano altri modi, come ho suggerito alla signora Anna.

    Grazie per l’intervento e buona serata.

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  22. Intervengo di nuovo perché ero intervenuto nel 2012 : qui siamo mi sembra « fuori tema ». Non si tratta del « bullismo » ma del rapporto insegnante – alunno …eterno problema.
    La signora Anna non puo’ fare altro che prendere l’iniziativa che suggerisce Marisa, o forse andare di nuovo a parlare con l’insegnante in questione, ma non certo nel modo, intenzionalmente paradossale, suggerito da Exodus.
    Ma una cosa è certa, se volete che i vostri figli imparino qualcosa a scuola : mai screditare un insegnante di fronte a loro, mai dare loro ragione di fronte ad un insegnante (alcuna importanza che « la ragione stia da una parte o dall’altra »).
    Altrimenti,senza la convinzione della legittimità e dell’autorità (oh che brutta parola…) dell’insegnante, sicuro che sarà sempre difeso contro l’insegnante, di cui avrà perduto la stima, il figlio in questione non imparerà più nulla ( e l’étà non importa, si tratta di un comportamento istintivo, comune a qualsiasi mammifero superiore).

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  23. @ Alberto

    Grazie alle notifiche dei commenti, ho l’occasione di darti un saluto. 😉
    Credo che il commento della signora Anna non sia del tutto fuori tema perché il post ha per titolo “Bambini vittime dei bulli o degli insegnanti?”. Il caso della bambina di Anna credo possa rientrare nel secondo caso.

    Ti auguro una buona serata e ti abbraccio.

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  24. Non sono d’accordo che si debba giustificare sempre l’autorità, per principio: questo non è rispetto per l’autorità, ma affossamento dello spirito critico, quell’affossamento che poi farà commettere ogni ignominia con la motivazione “obbedivo agli ordini”, e l’autorità, qualunque cosa faccia, ha sempre ragione.

    Obbedire all’autorità solo in quanto tale, aprescindere dal suo operato, significa essere schiavi e, quel che è peggio, esserlo per scelta.

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  25. io però credo che occorra prima per i genitori, per impartirgli una educazione che permetta ai bambini di vivere in un mondo “reale”, fare chiarezza su ciò che è un mondo “com’è” e non “come vorremmo che fosse”.

    Questo mondo è composto da persone piene di problemi, stressate, innervosite, caffeinomani, oppressi dal capufficio, dalla moglie, dai figli, dal marito… che cercano alla fine come piccoli squali di sfogare le frustrazioni su qualcuno, non importa chi, su qualcuno: sui propri figli, sul partner, sul tuo alunno, sull’impiegato allo sportello. Questo è il mondo. Ora, si può ragionare con queste persone, ma solo se parti da una posizione di forza. Se non ti fai intimidire. La forza viene rispettata. Che sia forza fisica, morale, spirituale, ma devi essere forte se vuoi dialogare con questo mondo.

    Nei confronti della scuola è come nel resto del mondo: o ti poni in una posizione di forza, di rispetto, o ti mostri aggressivo con intelligenza e calcolo, oppure vi assicuro che contate meno di zero, adulti o piccoli che siate. L’ho già scritto nei commenti precedenti: un predatore non ne attacca mai un altro (a meno che non sia a rischio la sua sopravvivenza) perché i danni che può riportare, anche vincendo uno scontro, sono incalcolabili. Detto in altri termini: “Se vuoi la pace prepara la guerra”. Tutti i popoli che non l’hanno fatto sono spariti dalla storia. Per le persone è uguale. Se uno cerca la pace, umana, spirituale, sociale, economica, e non è pronto alla guerra non la otterrà. A scuola è lo stesso. Ho esperienza. Se il bambino non può difendersi, e non lo difende nessuno, lo stressato di turno non lo rispetterà.

    Aggiungo una cosa: non mi illudo che ciò avvenga sempre, anzi non avviene mai, è il motivo per cui viviamo in una società in cui pochi predatori dominano su moltitudini di sagge pecorelle che in fondo vogliono solo mantenere uno status quo di tranquillità. Ma non funziona così. Se si mantiene questo modo di pensare l’unica cosa che salva le persone più mansuete dalle ingiustizie della vita è… la fortuna, se c’è, di non incappare nello stressato di turno. Nel migliore dei casi, non parlo di bullismo o altro, ma solo di agnelli sacrificali, da bambini e poi da adulti.

    Ricordo un fumetto favoloso, di un povero bagnino che cercava di salvare le persone ma veniva maltrattato da tutti i bagnanti. Essendo stufo, maltrattato per maltrattato, cominciò a togliersi qualche soddisfazione:
    “Bagnino, a me un gelato”. Staff, diritto in faccia!
    “Bagnino vammi a prendere il pallone finito sul casotto”. Pallone preso e forato a coltellate. “Papa il bagnino ha rotto il pallone!” – “Adesso lo sistemo io”. E il povero bagnino che dice “embè?” con sguardo sinistro e giocherellando col coltello. Il papa: “Credo che il bagnino abbia fatto bene, ragazzi!”.

    Insomma, credo che occorra essere come il bagnino. Però occorre fermarsi prima di lui, alla fine la spiaggia si svuotò delle persone terrorizzate e il proprietario dello stabilimento lo inseguì col fucile automatico.

    Ecco, basta litigare quanto basta, ma farlo, e fermarsi prima di svuotare la spiaggia, ‘”in medio stat virtus”.

    Ciao!!!!

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  26. # Diemme:

    C’è anche l’inverso della medaglia però: si può rispettare l’autorità e disprezzare la persona. Io rispetto la gerarchia ma disprezzo alcune persone che di quella gerarchia fanno parte. E non nascondo il mio disprezzo. Anzi, lo evidenzio per riuscire a cambiare qualcosa. Si può rispettare un insegnante come tale e al tempo stesso dirle: “lei non è degna di essere un insegnante”. O un politico. O un amministratore. O un capo militare. La funzione è degna ma non tutti sono degni.

    Il disprezzo verso chi è indegno può manifestarsi in vari modi, ad esempio togliendo il saluto, ignorando una persona. Quella persona indegna, non l’autorità. Certo per farlo occorre carattere e nessuna paura. O quasi. Ma occorre farlo, altrimenti si rischia da un lato la sottomissione passiva e dall’altra il caos. Come ho scritto, è una questione di forza e di rispetto, si può esercitare senza mettere in discussione tutto ma occorre agire. Non rimanere passivi a pensare. Se una persona fa schifo io glielo dico. Fai schifo. Se ha un’autorità superiore alla mia devo ubbidire ma posso farlo senza rivolgere la parola, senza sorridere alle sue battute, facendo comprendere il mio desiderio di “mantenere le distanze”. Un insegnate può essere tranquillamente contestata sulla base del codice deontologico dell’insegnante. Se urla ad un bambino sta violando un codice. Io la massacro. Come persona indegna, non come insegnante. Con ogni probabilità smetterà di prendersela col mio bambino e urlerà col bambino di qualcun altro che non sa reagire.

    Ciao, ciao, ciao.

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  27. Exodus, io sono d’accordo… io passerei col carrarmato su tutti gli incompetenti che occupano indegnamente posti che spetterebbero a ben altre anime elette!

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  28. Gli incapaci, incompetenti, furbi, parassiti hanno una capacità di aggregazione sociale sconosciuta ai meritevoli. Tipo associazione a delinquere. L’unione fa la forza. Due imbecilli uniti valgono più di un genio isolato. E’ la legge della democrazia!!!!!

    E cmq anche i dipendenti, i politici, gli amministratori incapaci rimangono al loro posto… dove volete che vadano????

    Ciaooooo!!!!!

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  29. i carabinieri. Fai anche una raccomandata alla scuola, all’attenzione del dirigente scolastico. Probabilmente non succederà niente, può darsi addirittura che le cose peggiorino, ma è un atto dovuto. Ogni altro comportamento ti renderebbe complice dei bulli (la vittima, alla fine, in un modo o nell’altro, diventa spesso complice del suo carnefice, prima di tutto col suo silenzio).

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  30. @ Diemme

    Credo che prima di rivolgersi ai Carabinieri sia necessario almeno tentare di “lavare i panni in casa”. Le cose bisogna provarle, prima di tutto, verificare le posizioni delle diverse parti e tentare una mediazione. Solo come ultima istanza mi rivolgerei alle Forze dell’Ordine. Cerchiamo di rispettare il ruolo formativo che la scuola deve avere. Poi, casomai, qualora fosse evidente che la scuola ha abdicato a quel ruolo, andiamo avanti.

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  31. Tu hai ragione, ma con la mia esperienza credo che la scuola a quel ruolo abbia abdicato da un pezzo. Comunque hai ragione, sia pure formalmente, si deve rivolgere prima al dirigente scolastico. E il giorno dopo fare un esposto, con o senza testimoni.

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  32. Come sempre dipende dalle scuole. Poi, la signora non scrive quale età abbia il figlio, che scuola frequenti … perché c’è differenza tra elementari, medie e superiori. Nel mio liceo c’è la possibilità di segnalare, anche in forma anonima, episodi di bullismo ed io, in quanto referente dello sportello d’ascolto, ho il compito di indagare. In questo caso è indispensabile la collaborazione di tutti, docenti-personale non docente- studenti-genitori-dirigente, per ottenere dei risultati. Il che non è sempre facile.

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  33. Sì, hai ragione, però considera che spesso e volentieri il bullismo prosegue fuori dalla scuola, le scuole sono di quartiere, e il bambino preso di mira a scuola viene infastidito anche per strada, all’ingresso della scuola, all’uscita, ma anche altrove, quando è in giro per il quartiere, persino sugli autobus se gli capita di imbattersi nei bulli. Le forze dell’ordine, per quanto mi risulta, sono amiche dei cittadini e il tutelarli è il loro mestiere. A me dissero che, in seguito all’esposto, avrebbero chiamato ragazzi e genitori, e che una bella strapazzata, probabilmente, li avrebbe fatti desistere (anche se aggiunsero che, nei casi più gravi, se fanno già parte di gruppi di vandali, essere chiamati dalla polizia o dai carabinieri diventa un vanto, e va ad arricchire il loro curriculum di delinquenti in erba).

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  34. Ciao Marisa! ho ricevuto il tuo avviso sette volte, “bug” informatico (o “tiratina d’orecchie”) ? Buon natale et buon anno! Alberto _________

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  35. Qui le forze dell’ordine escludono un intervento se prima non è stato esaurito l’iter amministrativo presso le autorità scolastiche (a meno evidentemente di reato visibile e comprovato verso la vittima). Rispetto dell’autorità scolastica o pretesto per non intervenire? non saprei..

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  36. @ Diemme

    Credo che quando gli atti di bullismo proseguono fuori dalla scuola, l’istituzione possa fare ben poco. Certamente da parte della vittima un esposto va fatto, specie in questo caso ma la scuola ha l’obbligo di arginare solo i fatti che si svolgono all’interno delle sue quattro mura.

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  37. @ Alberto

    A mio parere è un modo corretto di agire. Ad esempio, anche quando si verificano dei furti, prima si cerca di risolvere la cosa scovando il colpevole o almeno cercando di farlo confessare, poi eventualmente si chiede l’intervento delle Forze dell’Ordine. Ciò non toglie che, qualora si scopra l’esecutore – che deve essere comunque sanzionato secondo il regolamento disciplinare interno -, la famiglia della vittima possa sporgere regolare denuncia.

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  38. salve a tutti mi avevo già scritto di mio figlio che è spesso e volentieri vittima di bullismo a scuola perchè è un pò ritardato medio grave per fortuna ha 13 anni e frequenta la seconda della scuola a. moroni. Comunque ho fatto valerei miei diritti di genitore e ho detto alla preside che se non sistema lei la situazione faccio denuncia,la preside mi ha detto di darle uno o due gioni per vedere di risolvere il problema.
    ma aspettiamo e vediamo come andrà a finire.

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  39. IL BULLISMO NELLE ELEMENTARI PARTE DALLA MASTRA PERCHE I BAMBINI PRENDONO ESEMPIO DAGLI ADULTI .SE LA MASTRA FOSSE UN PO PIU DISCRETA A FARE COMMENTI ES.SEI PIGRO DORMI SVEGLIA NON SAI LEGGERE NON SAI NIETE ECC. NON CI SAREBBE IL BULLISMO CI SAREBBE PIU RISPETTO TRA I COMPAGNI .

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