PIERDAVIDE CARONE AL FUNERALE DI LUCIO DALLA: UN SALUTO DALL’ULTIMO DELLA SUA FAMIGLIA NON ANAGRAFICA

Se l’ultima presenza televisiva di Lucio Dalla, scomparso in Svizzera giovedì 1 marzo, sarà per sempre associata all’ultimo chiacchierato festival di Sanremo, la prima partecipazione alla gara canora dell’ex concorrente di “Amici, Pierdavide Carone, sarà per sempre legata a quel suo maestro che ha voluto generosamente lasciargli il palcoscenico e osservarlo dall’orchestra, ultimo pupillo di quel pigmalione qual era.

La canzone Nanì, con cui l’inedito duo si è esibito sul palco dell’Ariston, è stata composta a quattro mani. Lucio aveva voluto, com’era sua abitudine ogni qualvolta era convinto di un giovane talento, produrre l’album di Pierdavide Carone. Quest’ultimo era presente oggi alle esequie del maestro e, sconvolto dalla notizia della scomparsa di Dalla, ha cancellato le date di alcuni concerti che avrebbe dovuto tenere in questi giorni. Anche lui ha reso omaggio al cantautore bolognese, assieme alle oltre sessantamila persone che hanno assediato l’amata Piazza Grande (Maggiore nella toponomastica), a pochi passi dall’abitazione di Dalla, e la cattedrale di San Petronio dove si è tenuta la Santa Messa funebre.

Oggi Dalla avrebbe compiuto sessantanove anni e l’officiante, padre Berardo Boschi, ha esordito, nella sua omelia, augurandogli buon compleanno. Monsignor Cavina aveva aperto, poco prima, la celebrazione con queste parole: «Anche la basilica di San Petronio oggi è troppo piccola per lui, domenica scorsa era qui per la messa, oggi siamo qui per lui». Nei volti di tutti i presenti, non solo gli amici e le personalità politiche, ma anche e soprattutto la gente comune, si è potuto leggere il dolore, il dispiacere, l’incredulità di fronte ad una scomparsa così improvvisa quanto inaspettata. Come se ne fosse andato un parente o un amico speciale, ed effettivamente Dalla era generoso e non sapeva mai negare un appoggio o una partecipazione a chi glielo chiedeva. Come ha detto padre Boschi dal pulpito: “Bologna ha perso un figlio vero che rivestiva la città di quella sottile ironia, quella profondità, quella clownesca creatività”. Non solo Bologna, l’intera Italia, gente di tutte le età, gente che lo amava e che non dimenticherà mai il suo talento. Lucio, oltre a lasciare un’indiscutibile eredità d’affetti, ha lasciato le sue opere attraverso le quali i grandi raggiungono l’immortalità.

Tornando a Carone, dalle pagine di FB, dopo aver cercato di superare lo choc iniziale con il silenzio, ha dedicato all’amico e maestro parole semplici ma ricche di autentica stima e riconoscenza:

Sono convinto che ora ci sta guardando e si diverte da morire assieme agli altri coinquilini del Paradiso, sicuramente ci starà sfottendo per le reazioni di ognuno di noi, ha passato una vita intera ad osservare le reazioni della gente alle cose della vita (belle e meno belle), la sua musica è testimone di ciò che scrivo… Della sua famiglia non anagrafica io ero l’ultimo nascituro e della sua arte ne rappresento il canto del cigno, e la consapevolezza che deriva da questo smuove in me le emozioni più agli antipodi che si possa immaginare… Mi gratifica ma al contempo mi fa sentire così solo oggi… Quanto è speciale un uomo che a 68 anni si mette a servizio di un giovane? Non sempre dietro un grande artista si cela un grande essere umano, questo è quello che dissi quando fui ospite del suo concerto a Bologna, l’ho ridetto durante il festival e lo ridico ancora più forte oggi, perché è quello che mi ha lasciato Lucio Dalla e se potrò rivivere metà della sua grandezza allora anch’io riuscirò ad essere una persona migliore. Arrivederci Lucio.

Che il secondo tempo della sua vita possa essere per Lucio ancora più ricco di emozioni del primo.