SE IO FOSSI LA MADRE DI “EHI, PECORELLA” …


Se fossi la madre del militante No Tav che ha insultato, qualche giorno fa, un carabiniere in assetto antisommossa, chiamandolo “pecorella” e incitandolo a sparare (anche se, ha commentato il 28enne ora arrestato, non gli sarebbe convenuto, per quel misero stipendio che prende), non sarei per nulla orgogliosa. Anzi, mi vergognerei, probabilmente non vorrei più vederlo (anche se, si sa, il cuore di mamma è grande e sa perdonare), probabilmente mi chiuderei in casa per evitare i commenti di chi mi conosce e che ha riconosciuto mio figlio nel video.

Se fossi la madre del carabiniere sarei orgogliosa, sì, ma penserei che il suo rimanere impassibile di fronte agli insulti non sia nulla di speciale perché è stato addestrato per questo. E sullo stipendio, cosa potrei dire? Ammazzare no, certo.
Ma lo stipendio non c’entra. Quando si ama il proprio lavoro e ci si mette al servizio e a protezione degli altri, non si pensa agli emolumenti che ogni mese vengono accreditati sul conto corrente bancario.

Non vorrei essere, tuttavia, la madre di nessuno dei due. Non vorrei vergognarmi di mio figlio ma nemmeno stare in pena per lui. Sono poco coraggiosa? Forse. Ma al cuore di mamma non si comanda.

[foto Ansa da Il Corriere]

CIAO LUCIO


“4 MARZO 1943”

Lucio Dalla

Dice che era un bell’uomo
e veniva, veniva dal mare…
parlava un’altra lingua…
però sapeva amare;

e quel giorno lui prese mia madre
sopra un bel prato..
l’ora più dolce
prima di essere ammazzato.

Così lei restò sola nella stanza,
la stanza sul porto,
con l’unico vestito
ogni giorno più corto,

e benché non sapesse il nome
e neppure il paese
m’aspetto’ come un dono d’amore
fino dal primo mese.

Compiva sedici anni quel giorno
la mia mamma,
le strofe di taverna
le cantò a ninna nanna!

e stringendomi al petto che sapeva
sapeva di mare
giocava a far la donna
col bimbo da fasciare.

E forse fu per gioco,
o forse per amore
che mi volle chiamare
come nostro signore.

Della sua breve vita, il ricordo,
il ricordo più grosso
e’ tutto in questo nome
che io mi porto addosso.

E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.

E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.

1. MARZO 2012 CIAO LUCIO, ORA INIZIA IL SECONDO TEMPO.