L’ISTAT FOTOGRAFA L’ITALIA: UN PAESE DI VECCHI

Già lo sapevamo. Dov’è la novità?
Che l’Italia sia ormai un paese di vecchi non è affatto una novità.
L’Istat ce lo conferma, ancora una volta: ogni 144,5 anziani ci sono 100 giovani. Una cifra che incute non poco timore. Eh sì, perché se è vero che i bambini continuano a nascere (pochi e prevalentemente figli di immigrati: il numero medio di figli per donna si attesta a 1,41, con valori pari a 2,23 per le straniere e a 1,31 per le italiane), è anche vero che la popolazione invecchia anche per effetto della maggior longevità che si registra tra la popolazione adulta. Quindi, a meno che non ci sia un’impennata delle nascite (cosa da escludere a priori per questioni economiche: solo nel primo anno di vita un bambino costa migliaia di euro, figuriamoci mantenere un figlio fino a trent’anni, età in cui perlopiù avviene il “taglio del cordone ombelicale”), in Italia ci saranno sempre più nonni che nipoti. La prospettiva non è consolante: 256 vecchi ogni 100 giovani nel 2050.

Un altro dato che deve far riflettere, sempre reso noto dall’Istat, è quello relativo all’occupazione. Non ce lo doveva dire Mario Monti che il posto fisso è ormai è un’utopia, lo sapevamo già. Dallo studio Istat emerge che nel primo semestre 2011 sono stati attivati oltre 5,325 milioni di rapporti di lavoro dipendente o parasubordinato: il 67,7% delle assunzioni è stato formalizzato con contratti a tempo determinato, il 19% con contratti a tempo indeterminato e l’8,6% con contratti di collaborazione.

Non è dato sapere, dall’indagine pubblicata, a che livello si attesti la disoccupazione giovanile ma è risaputo che in Italia ci sono milioni di giovani che non lavorano né studiano (quella che viene chiamata la generazione né né). Senza contare che ci sono persone di cinquant’anni che si sono trovate di punto in bianco senza lavoro e, per sopravvivere, sono costrette ad accettare contratti capestro (i famigerati co co pro, senza ferie, senza malattia, senza contributi …) attraverso i quali è ben difficile arrivare all’età pensionabile, sempre più lontana.

Al di là dei dati diffusi dall’Istat, non va sottovalutato il rovescio della medaglia della superelogiata riforma pensionistica voluta dal governo tecnico capitanato dal premier Monti. Io non sono molto brava a fare i conti, ma semplicemente ragionando mi viene spontaneo concludere che: se è già difficile per i giovani trovare lavoro, la situazione non può che peggiorare con l’allungamento dell’età pensionabile perché i “lavori forzati”, cui saremo costretti noi che avremmo potuto andare in pensione fra otto anni e invece dovremo lavorare ancora 15 anni, precluderà ai giovani la possibilità di trovare un impiego in tempi ragionevoli.

E come sarà, in futuro, la vita di questi vecchi italiani? Con il calcolo della pensione sul contributivo anziché sul retributivo sicuramente misera. Quindi, non solo siamo costretti a lavorare più anni ma dovremo anche accontentarci di una mensilità che, nella maggior parte dei casi, ci permetterà di sbarcare il lunario.

Secondo il mio modesto parere, la riforma delle pensioni sarebbe stata anche accettabile se avesse interessato le nuove generazioni che, visti i tempi di crisi e le oggettive difficoltà di trovare un’occupazione, sono destinate ad attendere i trent’anni per entrare nel mondo lavorativo, anche senza garanzie per il futuro. Ma perché io, che ho iniziato a lavorare a 23 anni, devo continuare fino a 67?

Infine, tornando all’indagine pubblicata su Il Corriere, i dati che emergono relativamente al lavoro femminile sono sconfortanti: gli uomini guadagnano circa il 20% in più delle donne che, in aggiunta, sono gravate dal lavoro domestico per il 71,3%. Ma anche questa non è una novità (leggi QUI).

[immagine da questo sito]

3 pensieri riguardo “L’ISTAT FOTOGRAFA L’ITALIA: UN PAESE DI VECCHI

  1. Ma Lei è già arrivata a San Remo ! si vede che voleva essere giornalista ! Ahi !: « duro fare il giornalista, ma sempre meglio che lavorare » (è di Barzini Luigi, Junior, credo, poi plagiata da un sacco di gente) Da utilizzare con parsimonia, si fa presto a metterci al posto « insegnante » per esempio…;-)
    Ma visto che è professoressa di Lettere , prima che il noto Comandante sia definitivamente gettato nelle tenebre; là (dove) sarà pianto e stridore di denti” (Matteo 30, 25) , insomma, nel dimenticatoio, a Lei sola confido che (lui) mi aveva fatto tornare in mente una poesia che finisce cosi’:
    ….e c’è chi sale
    E chi discende in questo fiottar lieve
    L’acqua ritorna, con la morte, uguale
    E l’odio è stolto
    Tanto se insorga, quanto se incateni
    E’ la pietà che l’uomo all’uom più deve
    Persino ai Re; persino a te, Schettino.
    (Ovvio il cognome è di un altro che ne fece anche lui una grossa)
    Mi era rivenuta in mente perché c’è anche l’acqua….
    Ma, sono andato « fuori tema » e, francamente, San Remo… non ce la faccio, mi perdoni :-(. Ma vedo che ha “scomodato” di nuovo Monti; del mio sproloquio di Alta Economia ritenga solo i calci sul fondo… dei reni, anche ai pensionati (ne so qualcosa). Si è detto che lui, assieme all’altro Mario, Draghi, sarebbe meglio che si occupasse della Grecia. Mah… Uno già ci provo’ tanti anni fà ad occuparsi delle reni della Grecia.: fini’ appeso a testa in giu’ a un distributore di benzina (anche questa non è mia, è dello « Zio Gulio » (*).
    Qui anche se è la « Provenza del fulgido sol(e) » fa sempre freddo, ovvio che la Violetta mori’ di tubercolosi, avrebbe fatto meglio a restarsene a Parigi.
    _____________________
    (*) ndr : uno degli appellativi di Andreotti, immagino si alludeva a : Gli Zii di Sicilia, Leonardo Sciascia.

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  2. Lodo la Sua memoria … insomma, quella poesia di Pascoli non è proprio tra le più note.

    Ma lo sa che pensavo che fosse una persona “seria” (nel vero senso della parola) ma invece mi fa ridere? 😀

    Alla prossima e … si copra se là fa freddo. Qui fa molto più caldo ma attualmente sono a casa con l’influenza. 😦

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