GRAN BRETAGNA: CONTRACCETTIVI ALLE TREDICENNI ALL’INSAPUTA DELLE FAMIGLIE

Una cosa del genere qui in Italia scatenerebbe una sorta di insurrezione. Qui le famiglie devono essere avvertite di tutto ciò che succede ai loro figli, specialmente nell’ambito della scuola. Quando qualcosa con va a genio ai genitori, sono subito pronte le denunce. Talvolta molto discutibili.

Secondo quanto riporta il Daily Telegraph, una campagna governativa contro le gravidanze delle teenager (molto frequenti anche perché le ragazze madri possono usufruire di agevolazioni e sussidi di ogni tipo, compresa l’assegnazione di una casa – per noi qualcosa di fantascientifico), che ha coinvolto almeno nove scuole secondarie, per un totale di 1700 ragazze di età compresa tra i 13 e i 14 anni e 3200 quindicenni, ha portato all’impianto di contraccettivi sottocutanei all’insaputa delle famiglie. Si tratta di bastoncini piccoli e sottili posizionati sotto la pelle dell’avambraccio che rilasciano un flusso costante di ormoni che inibiscono l’ovulazione.
Ad altre 800 ragazzine sarebbero state fatte delle iniezioni sempre ai fini contraccettivi.

L’iniziativa, realizzata da Solent NHS Trust, una sorta di Asl di Southampton, e portata avanti dal 2009, ha ottenuto i suoi frutti: c’è stato, infatti, un calo del 22% degli aborti.
Il vero scandalo, a quanto pare, consiste nel fatto che tutto si sia svolto nelle scuole senza che le stesse abbiano avvertito le famiglie. Una sorta di “vaccinazione” senza autorizzazioni.

Ora si sta assistendo ad uno scaricabarile tra l’azienda sanitaria e le scuole stesse cui sarebbe spettato, pare, il compito di avvertire i genitori delle ragazzine interessate.
Particolamente infuriati i rappresentanti del Family Education Trust, che hanno accusato le autorità sanitarie di incentivare il sesso promiscuo tra gli studenti. Però, c’è da dire che l’intervento d’impianto del contraccettivo sottocutaneo non è stato imposto ad alcuna minorenne se non consenziente. Anzi, si è proceduto su richiesta delle ragazze che hanno semplicemente dovuto compilare un questionario medico prima di farsi impiantare il contraccettivo.

Riassumendo: nessuna è stata obbligata a subire l’intervento contro la sua volontà ma né la scuola né l’azienda sanitaria, tantomeno le minorenni stesse hanno provveduto ad informare mamma e papà.

Al di là del fatto che trovo lodevole l’iniziativa (sempre che sia tutelata la salute delle ragazze, come pare), ritengo sia stato quantomeno imprudente non chiedere preventivamente l’autorizzazione ai genitori. D’altronde mi rendo conto che sarebbe stata una richiesta rischiosa da fare, considerando la giovane età delle interessate. Insomma, senza voler fare i bacchettoni, quale genitore darebbe il suo consenso ad un metodo contraccettivo qualora la richiesta venisse fatta da una tredicenne o quattordicenne? In Inghilterra non so ma qui da noi sarebbe altamente improbabile che si verificasse una tale eventualità.

Però mi chiedo: perché nelle scuole italiane bisogna chiedere l’autorizzazione della famiglia per fare assistere i minorenni alle lezioni di educazione sessuale? E perché si assiste ad atteggiamenti molto ostili ogni volta che si parla di distributori di preservativi nei bagni delle scuole?
Insomma, la contraccezione è sempre meglio dell’interruzione di gravidanza che, specialmente in giovanissima età, può procurare seri traumi. O mi sbaglio?

[notizia e foto da Tuttoscuola.com]

4 pensieri riguardo “GRAN BRETAGNA: CONTRACCETTIVI ALLE TREDICENNI ALL’INSAPUTA DELLE FAMIGLIE

  1. Come sempre una buona comunicazione all’interno della famiglia avrebbe risolto a monte il problema. “Mamma, a scuola mi propongono questo bastoncino. Cosa ne dici?”

    Però quando la comunicazione non c’è, le ragazzine di 13-14 anni mica chiedono permesso a papà e mamma per fare sesso? E’ perché non dare loro la possibilità di disporre di un anticoncezionale, senza informare i genitori?

    Si può obiettare che forse questa disponibilità avrebbe potuto causare qualche rapporto prematuro in più, ma se è servito per qualche aborto in meno, ben venga.

    E nella scuola italiana? Vige la politica dello struzzo. E il problema è sempre quello. Manca una buona comunicazione nella famiglia.

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  2. Qui non si tratta di comunicazione in famiglia ma di comunicazione tra scuola e famiglia. Il che è diverso. In Italia sarebbero arrivate delle belle denunce perché in ogni caso un anticoncezionale va prescritto solo dopo aver fatto delle analisi specifiche, trattandosi di ormoni. Specialmente se si tratta di ragazze in giovane età. Non so se sono stati fatti questi controlli; tuttavia, è il medico di famiglia che conosce la storia clinica dei pazienti e sa se una terapia va bene per loro.

    Avrebbero quantomeno potuto informare le famiglie che avevano intenzione di impiantare questo bastoncino sottocutaneo, su richiesta delle ragazze interessate e mantenendo il riserbo sulle generalità delle stesse. Sarebbe stato già qualcosa. Poi, magari, a casa le madri si sarebbero precipitate a controllare le braccia delle figlie. 🙂

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  3. Come spesso mi capita salto qualche passaggio e vado direttamente alle conclusioni.

    Certo. Una bella comunicazione tra scuola e genitori per chiedere di proporre il bastoncino solo alle ragazzine per le quali i genitori avessero dato autorizzazione, sarebbe stata quanto mai opportuna.

    Pur tuttavia volevo dire che in mancanza di tale comunicazione i benefici dell’iniziativa (- 22% di aborti) mi sembrano largamente superiori al danno di qualche rapporto sessuale precoce in più.

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