NAUFRAGIO CONCORDIA: LE PRECISAZIONI DELL’AMMIRAGLIO SALVATORE SCHIANO LOMORIELLO


Dopo la pubblicazione del precedente post, sono stata contattata via e-mail dall’Ammiraglio Salvatore Schiano Lomoriello che, ringraziandomi per aver prestato attenzione al suo commento e condiviso il suo punto di vista sulla vicenda (relativamente alle telefonate intercorse tra i due Comandanti – Schettino e De Falco –) mi ha fatto notare che il suo intervento era stato riportato solo parzialmente dai media, in quanto egli aveva avuto cura di prendere in esame l’accaduto non solo in relazione alle conversazioni telefoniche, argomento principale del mio post.
Precisamente, aveva espresso, nell’immediatezza dei fatti, il suo parere in una lettera indirizzata al Collegio Capitani

“per stigmatizzare in ogni suo aspetto la vicenda che ha coinvolto la nave Costa Concordia, il suo Comandante ed altri soggetti attori nella vicenda stessa.”

È opinione dell’Ammiraglio Schiano Lomoriello che, per amore di verità, sia indispensabile analizzare la vicenda basandosi su

“tre fatti concreti che sono da ricondurre a tre momenti precisi: la collisione con lo scoglio, l’incaglio e la telefonata intercorsa tra la C.P. di Livorno e il Com.te Francesco Schettino.”

Riguardo la collisione con lo scoglio, secondo l’Ammiraglio Schiano è fuor di dubbio che

“la nave ha condotto una navigazione che si pone al di là di ogni norma di sicurezza in mare”.

Tuttavia ritiene che spetti alla Magistratura appurare

“perché la nave si trovava sottocosta in maniera maldestra”

e non a chi non ha esperienza di navigazione, tantomeno ai media che hanno travisato i fatti con il solo scopo di condannare il Com.te Schettino e santificare altri (De Falco)

“che procura sdegno in coloro che vivono sul mare e in chi ha speso una vita al servizio del mare (come lo stesso Schiano) e su di esso lavora”.

Il secondo fatto concreto su cui si sofferma a riflettere l’Ammiraglio Schiano, è quello che riguarda l’incaglio. Da esperto di mare egli suppone, icto oculi, che

“il Comandante Schettino abbia fatto ricorso all’istituto della ‘Avarie comuni’, che prevede a tutela della nave, dell’equipaggio, dei passeggeri e del carico, in presenza di un concreto pericolo di affondamento della nave, di condurre la stessa a piaggiarsi”.

Nel caso la supposizione sia corretta, escludendo che la nave da sola si sia incagliata dove ancora oggi si trova, il Com.te avrebbe in questo modo evitato un numero maggiore di vittime, facilitando, infatti, i soccorsi. Nel contempo l’Ammiraglio osserva che il Com.te è stato iellato

“perché se la nave si fosse incagliata in una soglia sabbiosa o fangosa, presumibilmente staremmo a parlare di una situazione meno drammatica, perché, forse, la nave sarebbe stata attanagliata da entrambe le fiancate dalla sabbia e, forse, poteva rimanere nella sua posizione senza abbattersi su una fiancata nel modo come adesso giace.”

Sulle telefonate tra De falco e il Comandante della Concordia non mi soffermo oltre. Invito, pertanto, i miei lettori, qualora non l’avessero già fatto, a prendere visione del precedente post, linkato all’inizio del presente articolo.

Cosa potrei aggiungere? Nulla, in quanto è come se l’Ammiraglio avesse letto nei miei pensieri, dati tecnici a parte. Essendo io nata sul mare, pur non capendo nulla di navigazione e soffrendo pure il mal di mare (fatto che esclude a priori che io programmi una crociera e, tuttavia, nel caso contrario non mi farei certo influenzare da questa disgrazia perché sono perfettamente consapevole del fatto che in Italia ci sono moltissimi validi Comandanti e che da una vicenda, seppur tragica, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio), aggiungendo che sono nipote di un Comandante (anche se mio nonno, purtroppo, non l’ho mai conosciuto), si vede che in me c’è qualcosa di innato che mi riconduce, inconsapevolmente, alle mie origine “marinare”.

Infine, mi associo alla preghiera che l’Ammiraglio rivolge alle vittime di questo sciagurato naufragio (poco fa salito a 17):

occorre ricordare le vittime che essa ha causato. Io sono credente, talché non posso se non concludere questa mia interlocuzione con Lei, affidando alla Misericordia del Signore le vittime in questione, nel fondato convincimento che essa e’infinita e Eterna.

PER CHI VOLESSE LEGGERE L’INTERO CONTRIBUTO, PUBBLICO DI SEGUITO LE SCANSIONI DELLA LETTERA. PER INGRANDIRLE BASTA CLICCARE SOPRA LE IMMAGINI. (mi scuso per la maldestra operazione fatta per nascondere i dati privati di terze persone che non ho ritenuto opportuno pubblicare)

10 pensieri riguardo “NAUFRAGIO CONCORDIA: LE PRECISAZIONI DELL’AMMIRAGLIO SALVATORE SCHIANO LOMORIELLO

  1. Un vecchio proverbio veneto recita: xè pèso el tacòn del buso (la toppa è peggiore del buco).
    E qua di buchi ne abbiamo.
    Il buco nella linea di assitenza al comando che non ha impedito a Schettino di comportarsi come un adolescente che impenna il motorino.
    Il buco nello scafo che (in teoria o nelle speranze dei progettisti) non doveva essere mortale.
    Il buco di un’ora tra il patatrac e l’ammissione tipo “Houston… abbiamo un problema”.
    Il buco (mentale, psicologico, etico) che ha portato a riva Schettino (e poi in albergo) mentre un tot di passeggeri era ancora nel (ormai) relitto.
    Un buco dal quale sono uscite (per la gioia dei cronisti) le registrazioni telefoniche.
    Un buco dove finiranno i milioni di danni per recuperare la nave, o i miliardi di danni se avremo un disastro ecologico.
    Adesso l’Ammiraglio Salvatore Schiano Lomoriello si rammarica del comportamento del De Falco, e di quello dei media che si sono gettati come squali su quelle telefonate.
    E ha ragione.
    Nel suo mondo.
    Quello dove probabilmente ci si dà ancora del Voi, dove la gerarchia conta più della sostanza, dove si devono innanzitutto salvare le forme.
    Ma benedetto ammiraglio, abbia pietà di noi.
    Non non siamo esseri perfetti, imperturbabili, alieni ai sentimenti. Forse un militare di carriera è abituato a controllare le emozioni, a seguire delle regole scritte e non scritte di valore superiore a quelle borghesi, ha il dovere di seguire delle rigide procedure, costi quel che costi, fosse pure il sacrificio supremo.
    Noi no, noi siamo dei mollaccioni che si dolgono se la persona alla quale ci siamo affidati (pagando) ci tradisce (e non una volta sola), e poi parteggiamo ignobilmente per il vendicatore che, anche se non ripara ai torti, appare come il provvidenziale fustigatore.
    Ammiraglio Salvatore Schiano Lomoriello, siamo difettosi, ci perdoni. E perdoni pure tutti i giornali del mondo che hanno criticato il comportamento di Schettino, associando l’Italia tutta alla sua debolezza, ed elogiato De Falco per aver cercato (con troppa energia?) di raddrizzare la situazione (la nave no, per quella era troppo tardi), riscattandoci in parte (almeno a parole).
    Il potere derivato dalla posizione gerarchica (meritata o meno), da un pezzo di carta (magari anche comprato), da un organigramma rigido e inalienabile, da una scala sociale cronicamente bloccata, da formalismi e burocrazie d’antan, da un moralismo peloso e ipocrita, da interessi di bottega e di poltrona, hanno una valenza straordinaria nella nostra penisola.
    Altrove queste rigidità hanno lasciato il posto al merito, al rispetto, all’efficienza, alla qualità del servizio, permettendo, se del caso, libertà di critica e di intervento.
    Da noi invece il motto imperante è “non spettava a me”.
    Quindi caro ammiraglio, mi creda, ci lasci crogiolare nelle nostre piccinerie, nelle nostre minime rivalse. Fa un torto a lei, al suo grado e alla sua onorata carriera, il rimestare in questo pasticciaccio con troppa sincerità e passione, non è più tempo, e ormai i buchi (tutti i buchi) non si possono ricucire. Benvenuto nel XXI secolo.

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  2. @ Pappalardo Natale

    Grazie per il Suo intervento.

    @ Stelio

    Come sempre è un piacere leggere i tuoi appassionati commenti. Permettimi, però, di dissentire quando osservi che l’Ammiraglio Schiano vive in un altro mondo. Per esperienza posso dire che non c’è più nell’ambiente militare la rigidità e il rigore di un tempo nell’osservare le cose del “mondo terreno”. Ho frequentato, grazie ai miei genitori, il Circolo Ufficiali, la Lega Navale e il “Bagno militare” (s’intende lo stabilimento balneare! 🙂 ) e non ho mai conosciuto persone tanto diverse da noi comuni mortali.

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  3. ogni commento alla lettera del C.A CP( a disposizione) Lomoriello è perfettamente inutile poichè evidenzia solo la voglia di una persona al di fuori del servizio e dell’intera vicenda di avere una ribalta sulla pelle di tutti, dei naufraghi, dei morti e dispersi e dello stesso Schettino. Si goda la pensione C.A. CP ( a disposizione).

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  4. Schiano Lomoriello si lamenta, tra l’altro, dei toni usati da De Falco nella famosa telefonata…. ma caro C.A. ha la memoria corta?? ma i suoi toni se li ricorda??
    Segua il consiglio di Stelio, si goda la pensione e non entri in cose più grandi di lei….

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  5. @ A.D.

    Non credo che il C.A. Le risponderà, comunque a me farebbe piacere conoscere i fatti. Quali toni avrebbe usato e con chi? In quale contesto? Chi è Lei che si firma solo con le iniziali?
    Insomma, a me il suo intervento, che pubblico dopo aver rotto le riserve, sembra quello di chi, dopo aver lanciato il sasso, nasconde la mano. Di Schiano Lomoriello si sono dette tante cose, ma non si può affermare che sia uno che le manda a dire. Lui le cose le dice chiare, pur correndo il rischio di essere criticato.

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