25 gennaio 2012

NAUFRAGIO CONCORDIA: PERCHÉ PER ME DE FALCO NON È UN EROE E SCHETTINO NON È UN CRIMINALE

Posted in cronaca, Legge, televisione tagged , , , , , , , , , a 9:55 pm di marisamoles


A poche ore dal tragico naufragio della nave Costa Concordia, di fronte al porto dell’isola del Giglio, le conversazioni telefoniche intercorse tra il comandante della nave da crociera, Francesco Schettino, e il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno (che aveva assunto l’incarico di coordinare le operazioni di salvataggio dei 4200 naufraghi), Gregorio De Falco, hanno fatto il giro del mondo. Tradotte in tutte le lingue (compreso quel “cazzo” che, onestamente, non è stato per niente apprezzabile né tantomeno giustificabile, seguito da un poco opportuno “Cristo”, ma forse De Falco ignora il secondo Comandamento …), hanno esposto al pubblico ludibrio una persona che, avrà pure sbagliato, essendo pur sempre un essere umano, ma si trovava in un chiaro stato confusionale. Come un bambino colto in fallo, comprendendo di averla fatta proprio grossa, cercava di arrampicarsi sugli specchi e, se vogliamo, negare pure l’evidenza. Non è necessario essere degli psicologi per capire che quelle telefonate hanno messo in luce tanto la debolezza di Schettino quanto il potere esercitato da De Falco su un uomo in evidente stato di choc. Fra i due i rapporti di forza erano simili a quelli instaurati tra il curato manzoniano don Abbondio e i Bravi di don Rodrigo. E mi pare proprio il caso di supporre che il comandante della Concordia, non solo in quei concitati momenti ma anche e soprattutto dopo, possa aver pensato di essere un vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro e che il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare.

Così, mentre il mondo intero stava sospeso tra l’indignazione e la derisione, io ero letteralmente basita. Ho ascoltato molte volte quelle telefonate, letto le trascrizioni fedeli, e ogni volta lo stupore cresceva. Mentre le voci di condanna si levavano sempre più forti, io per quell’uomo, il comandante Schettino, superficiale, ingenuo e, se vogliamo, sciagurato (secondo l’etimologia, non nel senso di “scellerato” ma di “sventurato”) riuscivo a provare solo una grande pietà.

Ora le mie impressioni hanno avuto conferma dalle parole del Contrammiraglio CP Salvatore Schiano Lomoriello, residente a Manfredonia, ufficiale delle Capitanerie di Porto che, analizzando le telefonate di De falco e Schettino, ha messo in luce, una dopo l’altra, le mancanze del Comandante della Capitaneria di Livorno:

Forma: di una virulenza verbale inaudita, minacciosa, blasfema, volgare che, mi si creda in coscienza, mi ha fatto VERGOGNARE di essere un Ufficiale delle Capitanerie di Porto. Istituzione quest’ultima che essendo palestra di contatti umani, ci ha insegnato di essere sempre rispettosi con TUTTI, mai saccenti, mai protagoniosti ma al servizio della Gente di Mare fermo restando tutte quelle prorogative di Polizia Giudiziaria che la legge ci affida e che vanno esercitate sempre senza alcuna forma di indugio ma con pacatezza e fermezza. Non mi pare he tutto ciò sia ricontrabile nel contesto della telefonata in questione che ha esposto una persona già vinta dalla vita a ludibrio planetario senza alcuna forma di umanità che mi avvilisce e mortifica.

Sostanza: qualcuno mi dovrà pur spiegare in quale trattato di Diritto Marittimo o altra fonte normativa in merito al Soccorso e Salvataggio in mare sia scritto che il Comandante della Nave perde la Titolarietà del Comando quando è stato dichiarato l’ordine di “abbandono nave ” e che in tal caso detta prerogativa passa all’Organo soccorritore. L’Ufficiale Capo della Sezione Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno in merito afferma : “Comandante, rivolgendosi al Com.te Schettino, lei ha dicharato l’abbandono della nave, ORA COMANDO IO ” (sic) e dopo tanti irriverenti bla bla bla “LE ORDINO DI” etc etc. In tutta questa vicenda, in ipotesi, non sarà mica stato consumato il reato di usurpazione di Comando? E’stato legittimo l’ordine dato? Trova quantomeno fondamento nella legge quanto con violenza verbale inaudita è stato fatto segno il Comandante Schettino, persona in quel momento , come ho già vuto modo di dire, VINTO DALLA VITA? A me e’ parso come sparare sulla CROCE ROSSA senza un briciolo di umanità ma con della forza verbale la cui genesi non mi va di stigmatizzare ma che lascio all’analisi di chi legge.

Eppure, le TV, gli organi di stampa hanno eletto De Falco a livello di “Eroe”, un insigne critico del Corriere della sera cosi scrive :”Grazie Capitano…… ” Ma di che vorrei chiedergli, di cosa, che cosa ha prodotto in positivo quella “sparata telefonica” se non irridere, minacciare, esporre il Comandante Schettino a ludibrio pubblico. E noi viviamo in un paese civile? Nella culla del diritto? In un paese dove la stampa sta spingendo perché quell’Ufficiale sia fatto segno di un “solenne encomio ”. Sarebbe, in tal caso, un’offesa al Diritto un’offesa a tutti quegli Ufficiali che in silenzio e con dedizione massima hanno fatto il proprio dovere senza mai salire sul palcoscenico del protagonismo ma stando sempre lontanissimi dallo stesso.

[LINK della fonte]

Sia ben chiaro: io non assolvo il comandante Schettino e riconosco le sue colpe che immagino gravino sulla sua coscienza come il macigno sradicato dalla potenza della Concordia sulla scogliera “non segnalata sulle mappe” e rimasto incastonato, come la gemma più orribile, sul fianco della nave. Non lo assolvo ma non riesco a condannarlo, almeno non riesco a condannare solo lui. Non lo faccio perché penso che questo sia il compito della Magistratura e perché trovo che i processi sommari fatti dalle televisioni, dai giornali, dalla gente comune negli uffici nei bar o sugli autobus siano poco rispettosi non del comandante – lo si può anche odiare e insultare, se si pensa che egli davvero meriti odio e insulti – ma di una famiglia che sta soffrendo, di una moglie che forse sta difendendo l’indifendibile, di una figlia esposta come il padre al pubblico ludibrio. Con la differenza che un adulto ha le spalle forti, un’adolescente no. E si sa quanto possano essere cattivi i coetanei, specie se influenzati dalle voci degli adulti.

Per me De Falco non è un eroe ma solo un uomo, un militare, che ha esercitato le sue funzioni con troppa autorità e poco rispetto.
Per me Schettino è un uomo che ha sbagliato, non sarà mai più un comandante, sarà forse un criminale – preferisco però aspettare la formale condanna da parte di un tribunale – ma non è nemmeno l’unico responsabile di ciò che è accaduto. Sulla codardia dimostrata nell’abbandono della nave preferisco non esprimermi. Forse la Costa Crociere dovrebbe selezionare meglio il personale, specie quello a cui affida posizioni di comando.

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50 commenti »

  1. espress451 said,

    1) E’ vero che il coraggio uno non se lo può dare, ma allora non si sceglie un lavoro in cui quel tipo di “chiamata” è sempre possibile seppur rara.
    2) L’intercettazione di Schettino con un amico il giorno seguente il naufragio (“appena la nave si è inclinata io sono sceso”) purtroppo non lascia spazio a molte supposizioni.
    3) Il suo lucido pensiero di portare con sé il proprio computer non si addice ad un suo possibile panico.
    4) L’errore è sempre possibile nelle umane cose, coprire quanto successo e ritardare la possibilità di soccorsi muove dapprima rabbia e poi tristezza.
    5) Tutto ciò non toglie l’accettazione rassegnata di un comportamento etico davvero discutibile ma umano nella sua fragilità.
    6) De Falco non è un eroe, avendo solo svolto il suo dovere. E’ davvero saccente uno che riprende un comandante perché già in salvo mentre i passeggeri della sua nave sono ancora in pericolo senza alcuno che guidi i loro movimenti? Semmai eroi sono stati altri che da quella nave sono andati via per ultimi a rischio della loro vita. E senza essere comandanti. Ma forse essendolo di più.
    7) Oltre a Schettino vi sono sicuramente altri responsabili, dai componenti dell’equipaggio, ai vertici della Costa Crociere, alle stesse Capitanerie di Porto circostanti che non potevano non vedere un simile avvicinamento sui radar.
    8) Tante riflessioni si muovono dentro pensando a quanto ogni singolo comportamento umano possa ricadere a pioggia su altre persone.
    A presto, Es.

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  2. marisamoles said,

    Cara Ester,
    le tue osservazioni possono essere condivisibili ma rientrano nel “processo mediatico” da cui io desidero tenermi fuori. In questi giorni è stato detto tutto e il contrario di tutto (solo per fare un esempio, la testimonanza di un membro dell’equipaggio che difende il comandante LINK e che contrasta con quanto affermato da altri) ed è per questo che credo sia meglio attendere la conclusione delle indagini per conoscere la verità, tutta la verità.
    La mia riflessione era circoscritta alle telefonate intercorse tra i due comandanti e se un comandante della Capitaneria di Porto critica aspramente il tono di De Falco, evidentemente significa che così non ci si comporta.
    Se è vero che ogni singolo comportamento umano possa ricadere a pioggia su altre persone, è onesto riconoscere che anche le telefonate abbiano contribuito a mettere in ridicolo il comandante Schettino con le inevitabili ripercussioni sulla sua famiglia. Comprendo bene il dolore di molte altre famiglie, dolore causato dallo stesso comandante, ma non posso non pensare anche al dolore di quella famiglia.
    Immagino che la figlia quindicenne del comandante della Concordia non si diverta a vedere un video come questo:

    Buona notte.

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  3. Stelio said,

    Come ho scritto nel mio ultimo post, in questa vicenda ci sono ancora molti punti oscuri, oscuri forte, tanto che sembrano proprio tenuti all’ombra da qualcuno.
    Ma per quanto riguarda i due personaggi in questione, sarei d’accordo con te, non ci sono nè eroi e nè criminali (perlomeno non loro due).
    Ma noi dobbiamo misurare la vicenda con un altro metro.

    1 – Non stiamo parlando di un dialogo tra due persone comuni, in quanto entrambi, uno per giuramento e l’altro per contratto, sono dei militari.
    Il comandante (e già la parola dice tutto) della nave ha i poteri di pubblico ufficiale, dà ordini, punisce, requisisce, è un plenipotenziario, secondo solo all’armatore (che però è lontano), quindi è quanto di più assimilabile a una figura militare in ambito civile.

    2 – Soprassediamo pure sull’immagine romantica del capitano (altro termine derivato dalla gerarchia militare) che affonda con la sua nave, restiamo nell’ambito della responsabilità personale e dell’etica professionale.
    Se tutto fosse avvenuto a causa di un incidente, un incendio, uno tsunami, un attentato, il comportemento di Schettino sarebbe censurabile ma non ancora deprecabile. Il fatto è che il guaio (eufemismo) l’ha creato lui colla sua bella alzata di ingegno.
    Sarò forse stato educato male, ma sono solito pensare che quando qualcuno commette un errore ne debba sentire la responsabilità, e debba cercare di rimediare o almeno di attenuarne le conseguenze.
    Schettino l’ha combinata grossa e non ha sentito il bisogno di prodigarsi, fino all’ultimo, per non far pagare ad altri (innocenti?) le conseguenze del suo (e non solamente suo) errore. Anche se fosse caduto in acqua, anche se fosse stato portato a riva, anche se non ci fossero state lance disponibili, a nuoto doveva tornarci sulla Concordia!

    3 – Ok, De Falco è un militare, e potrei portare mille testimoni a conferma della mia allergia verso tutto ciò che sa di armi, divise, ordini, gerarchia, ecc., ma in quell’occasione il registro era adeguato.
    Sussisteva un grave pericolo, e chi era nella posizione più favorevole per sventarlo si rifiutava di collaborare. De Falco ha parlato come si parla a un militare, richiamandolo ai suoi doveri, cercando di dare a Schettino una scossa, financo forse di salvarlo da sè stesso, purtroppo inutilmente.

    4 – Abbandonando la nave, Schettino e il suo secondo, si sono arresi, hanno praticamente abdicato, come un re e un vicerè che scappano lasciando il popolo in balìa degli eventi. Come la storia d’Italia ha già dimostrato, un re debole e pusillanime perde ogni rispetto e diritto. Così Schettino, rinunciando a coordinare l’abbandono della nave, ha automaticamente abdicato ai suoi doveri e parimenti al comando, diventando un subordinato di chi in quel momento cercava (purtroppo da lontano) di tappare le falle create dalla manovra improvvida e dall’irresponsabilità personale di Schettino.

    5 – De Falco non è un eroe, nè immagino egli ami essere così definito. Però non è uno scemo. Quando ha fiutato l’aria che tirava (e non era aria di mare ma lezzo di fogna), ha pensato bene di registrare tutte le conversazioni, affinché a nessuno in futuro potesse venir voglia di supporre, contestare, fraintendere, inventare, ciò che lui e Schettino si stavano dicendo.
    Se il 27 giugno 1980 avessimo avuto un De Falco in servizio, forse la strage di Ustica non sarebbe ancora avvolta nelle nebbie, e ci srebbero i nomi e cognomi dei responsabili, dell’incidente e dei depistaggi.

    Saluti

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  4. giuseppe said,

    A parte le considerazioni sull’accaduto, che non voglio fare per non entrare nel “processo mediatico”, emergerebbe – dall’intervento del contrammiraglio CP (un superiore del com.te De Falco, se non fosse in pensione) un aspetto giuridico a mio avviso importante dall’affermazione “adesso comando io” fatta dal De Falco. Se ha ragione il contrammiraglio é evidente una grave lacuna da parte di chi la pronuncia, tanto più che riveste il ruolo di Com.te della CP di Livorno. Andrebbe, perciò, verificato chi ha ragione.

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  5. icittadiniprimaditutto said,

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  6. Marisa you have voiced my thoughts, I abhor all this satire which is traveling around the social networks, I too have been thinking of his family, the weight of his error which is crushing them day after day. I watched interviews with the people of his town and they were all on his side defending him. It may be a small comfort, but at least he has solidarity surrounding him at home. Unfortunately the TV seems to be replacing The Court of Justice, giving out sentences. Justice will be done, by the time any sentence will have been pronounced Schettino’s life will hell.

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  7. Diemme said,

    Mi dispiace Marisa, non riesco ad essere d’accordo.

    Che Schettino non sia l’unico colpevole, mi pare chiaro, che la Capitaneria di Porto sapesse da sempre dell’uso dell’ “inchino” e colpevolmente lo consentisse, salvo poi “darsi un tono” a disastro avvenuto, sono convinto, ma reputo il Capitano un uomo colpevole, vergognoso e indegno, e francamente me ne infischio di come sta lui, di come sta la moglie, che per anni avrà chiuso gli occhi pure sulle suo corna in cambio della carta di credito e, francamente, per la figlia sono pure contenta, ché genitori del genere l’avrebbero rovinata: forse invece questo bagno di verità e questa presa di coscienza del valore della responsabilità la potranno salvare.

    Non è mai troppo presto per capire che non esistono azioni senza conseguenze, e che uno non se ne può andare in giro per il mondo a fare quello che cavolo gli pare, senza nessuna cura, rispetto e responsabilità per la pelle altrui.

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  8. frz40 said,

    Le colpe del capitano sembrano essere evidenti e le conseguenze sono state molto gravi. Ciò non toglie che abbia diritto ad un regolare processo, nel quale possa esporre le proprie giustificazioni. Così sarà, ma quando? Per intanto, la lapidazione mediatica, ha già fatto la sua strada, con tutte le conseguenze del caso, non solo sull’interessato, ma sulla sua famiglia, sulla categoria professionale e persino sul Paese.
    E’ questa un’ennesima sconfitta della giustizia ordinaria alla quale più nessuno crede né in termini di tempestività, né in termini di affidabilità.
    Ed è così che si moltiplicano a dismisura le voci dei tanto facili quanto incompetenti censori ai quali i nostri media danno spazio e rilievo per mere ragioni commerciali.
    Il popolo vuole subito il colpevole e la sua lapidazione. Ed è in questo senso che erge ad eroe chi per primo ha provveduto a lapidare il presunto mostro. Ma come giustamente scrive il Corriere c’è da chiedersi quale risultato utile abbia prodotto.

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  9. paolo said,

    Mi dovrebbe spiegare il Contrammiraglio CP Salvatore Schiano Lomoriello, residente a Manfredonia, come farebbe lui scappato per prima dalla nave (quando a bordo c’erano ancora migliaia di persone) a coordinare l’evacuazione della nave seduto su uno scoglio…sic sic…
    …..è chiaro che perdi il comando della nave se non sei più a bordo..
    cosa cazzo vuoi coordinare su uno scoglio?? santa maremma..

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  10. Diemme said,

    @Paolo: straconcordo.

    Che Schiano rosichi un po’ per la notorietà di De Falco?

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  11. marisamoles said,

    Ringrazio tutti per i commenti. Con qualcuno sono d’accordo con altri no ma ribadisco che non era tanto mia intenzione prendere in esame la condotta del comandante Schettino quanto il tono del comandante De Falco durante le conversazioni telefoniche che, secondo me, non dovevano essere date in pasto ai giornali e alle Tv, rimanendo atti utili alle indagini.

    Senza offesa per nessuno, per evitare di ripetere ciò che ho già scritto nel post e nella replica ad Ester, rispondo solo a Paolo: un comandante è tale finché ne ha titolo. La Costa Crociere ha sospeso Schettino solo dopo cinque giorni pertanto lui era al comando della nave, ne aveva titolo. Che fosse sulla scogliera a godersi lo spettacolo (mi par tanto di vedere Nerone che suona la lira contemplando Roma divorata dalle fiamme … fatto leggendario e mai storicamente provato!) è stato smentito dalle testimonianze.

    Buona serata a tutti.

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  12. marisamoles said,

    Ho ricevuto una mail da parte di un lettore che mi invita a leggere un articolo in linea, diciamo così, con la mia visione dei fatti. Credo meriti attenzione, non solo da parte di chi è d’accoordo con me, perché riporta il parere di un comandante che da 30 anni fa lo stesso mestiere di Schettino.

    Questo è il LINK.

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  13. Fernando said,

    Credo che ogni considerazione andrebbe fatta solo sui fatti certi.
    Di certo, per ora, c’e’ solo la sciagurata manovra di Schettino.
    Immagino che dopo l’impatto Schettino fosse un uomo morto, e chi infierisce su un uomo morto una volta veniva definito vile, non eroe.
    I toni della telefonata di De Falco e le sue assurde richieste non hanno di certo aiutato l’emergenza, ma solo accontentato il feroce giustizialismo di noi italiani. Francamente incomprensibile l’atteggiamento dei media, come al solito piu attenti al gossip che a narrare i fatti

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  14. lilipi said,

    Secondo me, “l’inchino” era una prassi quasi normale, e quindi Schettino non è tanto colpevole della manovra fatta quanto di tutto il suo comportamento successivo, su cui però possono aver influito anche colloqui avuti con la Società(e questo andrebbe appurato). E’ stato comunque un irresponsabile e posso capire, anche se eccessiva, la durezza con cui De Falco lo richiamava alle sue responsabilità. Però quella telefonata doveva essere registrata per restare agli atti e aiutare le indagini sull’accaduto, non per essere data in pasto al pubblico e fare il giro del mondo, condannando una persona al pubblico ludibrio.Purtroppo ancora una volta, in nome del diritto-dovere di informare, un fatto è stato spettacolarizzato a spese di una seria ricerca della verità e senza nessuna pietà per la famiglia incolpevole di Schettino. Ma ormai la pietà è un sentimento sempre più sconosciuto.

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  15. […] la pubblicazione del precedente post, sono stata contattata via e-mail dall’Ammiraglio Salvatore Schiano Lomoriello che, […]

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  16. marisamoles said,

    @ Fernando
    Grazie per il commento. Penso che ormai la cronaca vera non ci sia più, siamo in balia di giornalisti che cercano solo di aumentare la tiratura dei giornali e di conduttori televisivi che tentano di alzare l’audience. In tempi di crisi si fa quel che si può per salvarsi il posto! 😦

    @ lilipi

    Sul fatto che le conversazioni telefoniche dovessero essere segretate e rimanere agli atti, a disposizione della magistratura mi trovi pienamente d’accordo. Mi pare di averlo già scritto da qualche parte.

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  17. […] Spero solo che non si continui il processo mediatico contro il Comandante Schettino, sul quale ho altrove espresso il mio disappunto. Onestamente non capisco quale interesse possa suscitare negli […]

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  18. Fernando said,

    Non capisco, cari amici, questi giudizi sommari su un fatto occorso in un mondo del quale si conosce poco o nulla. Siamo diventati tutti esperti di diritto della navigazione? Di procedure di emergenza in mare? Siamo davvero a conoscenza delle motivazioni reali di una telefonata sbagliata nei toni e nei contenuti, come si evince dall’intervista nel link sopra proposto?

    Date un occhiata a cosa sta emergendo… (LINK)

    E questa non e’ un assoluzione di Schettino, che comunque rimane il responsabile di una manovra imperdonabile che ha condotto alla sciagura.
    M andiamoci piano con le lapidazioni!!

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  19. marisamoles said,

    @ Fernando

    Ho letto con interesse l’articolo de “Il giornale” e mi sono resa conto che riporta i miei stessi interrogativi. Primo tra tutti, il fatto che la Capitaneria di Porto non avesse nemmeno registrato la collisione con lo scoglio (sembra assurdo che sia stata una passeggera ad avvertire i Carabinieri); in secondo luogo, ho pensato la stessa cosa quando De Falco ordinò a Schettino di risalire a bordo per mezzo della biscaggina. Riporto la parte dell’articolo in cui si parla di questo “strano” ordine:

    «A verbale il comandante nega la fuga. Sostiene che in quelle condizioni lui non aveva alcuna possibilità di risalire e che con De Falco non si sono capiti, anzi, credo «non ci sia stata una benevola sinergia e incoraggiamento (da parte di De Falco, ndr) a fare qualcosa di diverso.

    […] A suo dire, insomma, De Falco invece di minacciarlo e di urlargli contro di «risalire dalla biscaggina», ossia la scala di corda da cui scendevano i passeggeri («cosa folle e impraticabile» secondo l’Unione sindacati capitani di lungo corso, poiché «avrebbe costretto l’interruzione del flusso dei naufraghi») poteva dirgli «un attimo comandante, ci sta l’elicottero, la faccio venire a prendere dalla guardia costiera» e la calo dentro.»

    Non mi pare di dover aggiungere altro.

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  20. Diemme said,

    A me Schettino non piace, ma certo che quella telefonata mi ha sempre puzzato di fasullo (v. mio commento a questo link).

    Io ho perduto in mare una persona che “pare” avesse lanciato un allarme alla Capitaneria (un’altra, non parliamo di quella di Livorno) e, sempre “pare”, che non ci fosse nessuno a raccoglierla.

    Nessuno, naturalmente, potrà mai dimostrare niente: lui è morto, e tutti gli altri, colpevoli o innocenti, restano ai loro posti.

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  21. marisamoles said,

    @ Diemme

    Spero che questa volta non capiti. Chi ha sbagliato deve pagare, ma TUTTI quelli che hanno sbagliato non uno solo che, se con il suo errore ha innescato tutta una serie di tragiche conseguenze, non deve essere un capro espiatorio.

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  22. KeepCalm&CarryOn said,

    I have listened to these telephone calls over and over again, as I have students in the UK who wanted them translating into English. Originally I thought of Schettino – what an idiot and coward! It was almost comedy!! But the more I have listened to these two phonecalls, the more I agree with Marisa that De Falco shouting, threatening and swearing would possibly only make Schettino, more nervous and less able to handle the situation. But maybe that is a cultural difference?? Schettino has made one hell of a mistake. He does not need prison, (although maybe he does, to protect him from his countrymen) He and his family will live in torture, Schettino for the rest of his life. First and foremost I feel incredibly sorry for the victims, their families and friends, but I cannot help myself feeling sorry for the inevitable separation, agony and human suffering that Schettino and his family must now face. Also this ship had passed by Del Giglio many times before – who had allowed that to happen?

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  23. marisamoles said,

    @ KeepCalm&CarryOn

    Thanks a lot for your comment. I’m very happy you agree with me. I think we must change our opinion when we realize that the first one is not right.

    You ask: “Also this ship had passed by Del Giglio many times before – who had allowed that to happen?”. I suppose that the Capitaneria di Porto allowed that unless, as we say in Italy, “ci è scappato il morto” (you can translate “Someone is dead”). Unfortunately this time there were too many dead.

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  24. Alberto NANI, Montélimar ( Francia) said,

    Molto tempo è già passato dal fatto, che già interessa molto meno… giusto un punto comunque vorrei charire: tutti coloro che commentano scandalizzandosi per il linguaggio del Comandante de Falco,sono «anni luce » lontani dall’ambiente militare o comunque di un’organizzazione gerarchica di questo tipo . Il tono e il linguaggio di De Falco non sono nè « offensivi » ne « inopportuni » ecc. ecc : sono , che piaccia o no, il modo “normale” di esprimersi in tale ambiente e in tale tipo di situazione.
    Aggiungo che in fondo De Falco ha fatto il possibile per « aiutare » Schettino : sapeva benissimo cosa gli sarebbe capitato per non essere sceso per ultimo, e ha tentato in tutte le maniere (vedi la frase : « questa telefonata è registrata ») di farlo risalire a bordo, credo anche (forse soprattutto) per questo motivo. De Falco è un esperto e si rendeva certamente conto che pochi morti su quasi quattromila passeggieri che scendono , in fondo in maniera ordinata ,da una nave incagliata a cento metri dalla riva, non necessitano assolutamente che il comandante sia a bordo, ma che il comandante passerà ” l’anima dei guai” (gergo anche questo militare) per non esserci rimasto!.

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  25. marisamoles said,

    @ Alberto NANI

    Non so se ha letto bene ma chi definisce il linguaggio usato da De Falco “di una virulenza verbale inaudita, minacciosa, blasfema, volgare …” è proprio un Ammiraglio delle Capitanerie di Porto. Se si scandalizza lui, forse non è così tanto normale usare un linguaggio del genere in ambito militare.

    Quanto al fatto che De falco abbia avvertito che la telefonata era registrata, credo l’abbia fatto per intimidire Schettino e per coprirsi le spalle: com’è possibile che la Capitaneria di Porto di Livorno abbia tollerato bel 51 (o forse più) “inchini” di fronte al Giglio senza mai fiatare? Avesse sanzionato la compagnia (o il comandante) con, chessò, 50mila euro di multa, forse quest’usanza sarebbe stata abbandonata e non dovremmo piangere le vittime della Concordia. E poi: com’è possibile che la Capitaneria di Porto non avesse visto che la nave da crociera era fuori rotta e stava per cozzare contro le Scole? E ancora: è possibile che l’allarme sia stato dato dai Carabinieri avvertiti dai parenti dei naufraghi?

    Mi creda: De Falco, in quanto responsabile, al momento della tragedia, della Capitaneria di Porto di Livorno aveva tutti i motivi per scaricare ogni responsabilità sul comandante Schettino. Spero che la magistratura faccia chiarezza anche su questo punto.
    Che poi De Falco abbia in tutti modi cercato di convincere Schettino a risalire a bordo, è vero. Ma come avrebbe potuto farlo? Attraverso la biscaggina e intralciando l’evacuazione dei croceristi? Mi sembra una cosa senza senso. Comunque Schettino, invece di andare in albergo, sarebbe potuto rimanere in zona e assistere ai soccorsi. Questo sì, ammetto che avrebbe potuto farlo.

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  26. Alberto NANI, Montélimar ( Francia) said,

    giusto un punto, poiché altrimenti potrei sembrare “polemico” e non è mia intenzione, ma unicamente perché, di nuovo, noto come il pubblico sia cosi’ lontano dalla realtà di come funzionano certi servizi.
    La Capitanieria di Porto non aveva alcuna idea di dove era li “Concordia” in tempo reale, e mi domando se ha i mezzi per farlo (umani e tecnici). Siamo purtroppo nella realtà , molto lontani dalle finzioni che vediamo alla TV. E’ necessario ricordare che i caccia intercettatori USA hanno messo quasi un’ora per alzarsi in volo per tentare di intercettare gli aerei di linea che hanno distrutto le twin towers di New York (senza riuscirci)? E crede veramente che in Italia si possa fare meglio? I carabinieri sono stati i primi a essere avvisati poiche il comandante Schettino ha omesso di lanciare l’ SOS regolamentare. E questa sara una negligenza che gli verrà certamente contestata. Sono d’accordo che De Falco non è un eroe: è semplicemente uno che ha cercato di fare il suo lavoro in una situazione di emergenza, e Schettino non è certamente un criminale, ma semplicenente uno (che si è rivelato) incapace di fare il comandante di una nave di quel genere.

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  27. marisamoles said,

    @ Alberto NANI

    Anch’io non sono interessata alle polemiche e facendo parte di quello che Lei chiama “pubblico”, ammetto di non essere particolarmente ferrata in materia. Però, proprio perché difficilmente parlo giusto per parlare, quanto ho osservato nel precedente commento l’avevo tratto da informazioni avute prima, probabilmente lette in qualche forum. Tuttavia mi sono documentata e da fonte certa (che preferisce rimanere anonima, si tratta comunque di un “addetto ai lavori”) ho saputo che le Capitanerie di Porto sono dotate di due sistemi di controllo che permettono di individuare le navi in navigazione: l’ AIS (Automatic Identification System, serve ad individuare le navi in un più ampio raggio) e il VTS (Vessel Traffic Control, consente di individuare le navi in un raggio inferiore e serve per controllare l’approccio ai porti). Questi sistemi risultano essere in dotazione della Capitaneria di Porto di Livorno. Credo che la magistratura dovrà appurare un malfunzionamento o perché, altrimenti, la nave non sia stata avvistata. Forse per la distrazione degli addetti?

    Questo non è un film. Purtroppo è cronaca vera.

    P.S. Se è vero che Schettino non ha lanciato il may day come avrebbe dovuto, è anche vero che la CP avrebbe potuto capire cosa stava succedendo prima che arrivassero ai Carabinieri le telefonate dei parenti dei naufraghi.

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  28. Alberto NANI, Montélimar ( Francia) said,

    AIS: Automatic Identification System: permette, alla nave che ha installato un ricevitore, di identificare altre imbarcazioni – dotate di
    un dispositivo di trasmissione AIS (detto anche transponder o transceiver) che trasmette in una precisa frequenza VHF – che si trovano entro 20-30 miglia nautiche . I dati ricevuti permettono di visualizzare direttamente sulla carta nautica elettronica la posizione delle imbarcazioni intorno a voi.
    (Il VTS ha un raggio d’azione ancora più piccolo, si puo’ paragonare al sistema che guida un aereo in atterraggio dalla torre di controllo)
    Quindi:
    1) l’ AIS serve ad una nave per individuare altre navi e non alle Capitanerie di porto per sorvegliare il Mediterraneo.
    2) l’Isola del Giglio è a circa 80 miglia nautiche da Livorno : il doppio della portata di un AIS.
    3) Il naviglio commerciale è obbligato ad avere a bordo l’apparato AIS trasmittente ma questo non garantisce che sia acceso e stia trasmettendo ( eh! già! è dotato di un interruttore…)
    Inoltre:
    De Falco”non ha registrato apposta ” per inguaiare Schettino, la registrazione è obbligatoria (per fortuna) ,se non sempre , per lo meno in emergenza

    L’ Ammiraglio che pretende che in Marina si usi un linguaggio da educande, ha fatto l’Accademia Militare di Livorno ed è mai comandato una nave? Si puo’ avere il grado di “ammiraglio ispettore ” avendo passato tutta la vita in una capitaneria di porto : ” Nella Marina Militare i gradi di ammiraglio di divisione e ammiraglio di squadra sono conferiti solo agli ufficiali di Stato Maggiore (anche detti “di Vascello”); gli altri corpi, i cosiddetti corpi tecnici (Amministrazione, … Medici; FM, Farmacisti; CM, Commissariato; CP, Capitanerie di porto) prevedono il grado di “ammiraglio ispettore”.
    Infine:
    Perché tutti osannano (o diabolizzano ) De Falco, mentre invece del povero capo commissario di bordo Marrico Giampetroni , che, ricordiamolo và! si è rotto una gamba tentando di aiutare il più possibile i passeggeri , tutti se ne infischiano?
    Una risposta puo’ essere quella di un altro blog, che mi pare non abbia esattamente la stessa linea “politica” del vostro: LINK

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  29. marisamoles said,

    @ Alberto NANI

    Da quest’ultimo intervento mi sembra una persona informata, quasi un addetto ai lavori. Però precedentemente aveva scritto: “mi domando se ha i mezzi per farlo (umani e tecnici)”. Si è documentato nel frattempo o le cose le sapeva già ma non voleva darlo ad intendere?

    In ogni caso, ribadisco che sui dettagli tecnici si sta già indagando e spetta solo alla magistratura scoprire la verità. Io in questo post volevo solo riflettere sul tono assunto da De falco durante le conversazioni e non sulla correttezza o meno del suo operato che, tuttavia, non ritengo nulla di straordinario. Mi chiedevo, in particolare, quali ripercussioni potesse avere la divulgazione del contenuto delle telefonate, specialmente sulla sua famiglia. Tutto qui.
    Poi, senza una mia precisa volontà, nei commenti si è talvolta andati off topic, cosa che normalmente succede. Ma tutto ciò che dico rimane una mia personale opinione che, se non supportata da fatti concreti, rimane discutibilissima.

    Quanto al post cui mi rimanda, dal solo titolo avrei fatto volentieri a meno di leggerlo e, visto che l’ho fatto, devo dire che vi ho trovato esattamente quanto già immaginavo di trovare.
    Non so cosa intenda per linea “politica”. Questo è un blog di cui sono unica amministratrice, su cui si discute relativamente a fatti personali o di cronaca che ritengo possano interessare i lettori, mantenendo un confronto civile (come d’altronde è il nostro), senza la pretesa di scoprire la “verità” o di condizionare i lettori in modo da portarli sulle mie.
    Di “politica” (con o senza virgolette) non mi interesso.

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  30. Alberto NANI, Montélimar ( Francia) said,

    prendo volentieri buona nota
    Cordialmente

    Mi piace

  31. Stelio said,

    @ marisamoles
    Attenzione: se voi non vi occupate di politica, la politica si occupa di voi. Da “La sposa in nero” di François Truffaut 🙂

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  32. marisamoles said,

    @ Alberto NANI

    Contraccambio cordiali saluti. Au revoir. 🙂

    @ Stelio

    E’ questo il problema, purtroppo. 😦

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  33. Diemme said,

    Quoto Stelio. Anch’io faccio parte di quelle persone che “non si occupano di politica”, anche se il famoso “Discorso ai giovani” di Piero Calamandrei avrebbe dovuto farmi cambiare rotta già da un bel po’ di tempo…

    LINK: Perché la libertà non è gratis

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  34. luigi said,

    Anch’io al posto di Schettino sarei scappato. Intanto lui e’ rimasto sulla nave fino a quando ha potuto, dopo che erano scesi 4000 persone.. Ma con lo scossone e l’inclinazione a 90 gradi era impossibile rimanere su quel ponte finito sott’acqua nel giro di poco tempo. Inoltre ha cercato di risalire, ma c’era una sola scaletta, tra l’altro occupata dai passeggeri che scendevano in fila indiana. Ha aspettato fino alle ore 2,00 quando e’ stato prelevato con una scialuppa e nonostante abbia fatto notare di essere il comandante e che doveva risalire sulla nave, gli e’ stato risposto dalle persone che lo hanno prelevato, di aver ricevuto un contrordine e che dovevano portarlo a terra.

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  35. A. Nani said,

    Su questo blog avevo appena scritto che la “Concordia” e lo Schettino erano oramai finiti nel “dimenticatoio”. Mi sbagliavo.. dunque:
    “scappare o non scappare”?
    Dare definizione oggettiva di cio’ che è “giusto” è un compito “diabolico” (Signora Moles, ci vuole provare lei?) Definire invece cio’ che è “criminale” (cioé: “contro la legge” ) è facile e (quindi) noioso, chiedo quindi scusa se vi annoiero’ con quanto segue:
    Codice Italiano della Navigazione:
    Art. 303 – Abbandono della nave in pericolo:
    …Il comandante deve abbandonare la nave per ultimo, provvedendo in quanto possibile a salvare le carte e i libri di bordo, e gli oggetti di valore affidati alla sua custodia.
    Art. 1097 – Abbandono di nave o di aeromobile in pericolo da parte del comandante.
    Il comandante, che, in caso di abbandono della nave, del galleggiante o dell’aeromobile in pericolo, non scende per ultimo da bordo, è punito con la reclusione fino a due anni. Se dal fatto deriva … la perdita della nave…., la pena è da due ad otto anni. Se la nave o l’aeromobile è adibito a trasporto di persone, la pena è da tre a dodici anni.
    E per quanto riguarda la competenza della Capitaneria di Porto , cioé de Capitano De Falco:
    Art. 1235 – Ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria. Agli effetti dell’art. 221 del Codice di procedura penale sono ufficiali di polizia giudiziaria:
    1) i Comandanti e gli ufficiali del Corpo delle capitanerie di porto…..

    Schettino aveva abbandonato la nave “per ultimo”? poteva o non poteva risalire a bordo? la nave era ancora “in pericolo” ? Deciderà la Magistratura (spero su prove tecniche e testimonianze sotto giuramento, e non su quello che si dice su Internet). (“..spetta solo alla magistratura scoprire la verità”, dixit M.M.)

    Lei, Egregio Signore, afferma: “anch’io .. sarei scappato”? Bé io no… anche senza articoli di codice. Questione di gusti.

    A questo proposito, poiché vivo all’estero, informo che qui non ha destato alcuna sopresa che un capitano di nave italiano abbia abbandonato una nave. Ha destato ben più sorpresa che si sia trovato un capo dello Stato italiano serio e di prestigio internazionale.

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  36. marisamoles said,

    @ Luigi

    Alberto Nani è stato più veloce di me nel rispondere e lo ringrazio per le informazioni tecniche.

    Ciò che riporti nell’ultima parte del commento è basato su delle testimonianze? Non mi pare di aver letto che Schettino abbia atteso fino alle 2 di notte e che gli sia stato impedito di risalire a bordo (d’altra parte avrebbe solo ostacolato le operazioni di sbarco degli ultimi naufraghi). Probabilmente è quello che lui ha dichiarato ma le testimonianze sono discordanti. Mi spiace ripetermi ma ritengo che solo la magistratura, che ha in mano tutti gli elementi per giudicare, possa fare chiarezza.

    Quanto al fatto di abbandonare la nave, va contro non solo la legge ma anche il codice etico. Faccio un esempio: quando esco da scuola con le classi e devo far attraversare la strada ai miei ragazzi, mi piazzo in mezzo alla carreggiata (ovviamente sulle strisce pedonali) e non mi schiodo da lì finché non è passato l’ultimo allievo. Possono anche investirmi ma non metterei mai in pericolo gli allievi che mi sono affidati dalle famiglie. E’ proprio una questione etica, dettata dalla propria coscienza. Schettino ha abbandonato la nave e deve rispondere di quest’atto che oltre ad essere illegale è deontologicamente e moralmente inaccettabile.

    @ Alberto Nani

    “Lei, Egregio Signore, afferma: “anch’io .. sarei scappato”? Bé io no… anche senza articoli di codice. Questione di gusti.”

    Per me non è tanto questione di gusti, come appena detto, quanto di coscienza.
    Sempre restando in tema, se porto dei minorenni in “gita”, non li lascio da soli nemmeno cinque minuti, a costo di mangiarmi un panino sulla panchina del parco assieme a loro. Non tutti gli insegnanti lo fanno, però: molti li lasciano mangiare al parco e vanno al ristorante.
    Credo ci siano molti comandanti che non farebbero correre rischi alle persone che trasportano ma non significa che tutti si comportino allo stesso modo.

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  37. Diemme said,

    @A.Nani: “qui non ha destato alcuna sopresa che un capitano di nave italiano abbia abbandonato una nave. Ha destato ben più sorpresa che si sia trovato un capo dello Stato italiano serio e di prestigio internazionale”. Temo che lei abbia ragione, e questo mi addolora, e contro questo lotto: cioè, non perché all’estero cambino idea, ma perché in Italia cambino comportamento. O meglio, che la percentuale di persone serie ed eticamente degne aumenti al punto di diventare rappresentativa del nostro Paese.

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  38. […] notizia mi sono soffermata a riflettere sul titolo e mi sono chiesta: se il consulente fosse stato Gregorio De falco, il titolo del film sarebbe stato “Benvenuti a bordo, […]

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  39. […] Allora io presi le difese di Schettino perché quella telefonata fu, a parer mio vergognosa. De Falco, dipinto dall’opinione pubblica come un eroe (tanto da essersi guadagnato una medaglia concessa dal Capo dello Stato), si rivolse al comandante della Concordia con un’arroganza, una prepotenza, un tono di biasimo, di rimprovero e di minaccia che non si possono accettare. Dall’altra parte del telefono, un comandante in stato confusionale, comprensibilmente scosso per l’accaduto e certamente conscio dell’immane tragedia che quell’inchino malriuscito (operazione che, tuttavia, Costa non aveva mai sanzionato, lasciando che fosse tacita e innocua pratica abituale) aveva causato, nonché delle conseguenze che avrebbe avuto sulla sua carriera, sulla sua famiglia, sulla sua vita futura. […]

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  40. Giulio said,

    Mandare in confusione una persona già confusa, ma che ancora si sforza di coordinare quel poco che resta di coordinabile è stato un atto di una gravità enorme. Continuo a chiedermi quanto abbia fatto bene quella telefonata allo svolgersi della situazione. Credo invece che al Com.te Schettino quella telefonata gli abbia scippato tutte le capacità decisionali che potenzialmente gli rimanevano. Seduto su una comoda poltrona e dando ordini non eseguibili dato la situazione “l’er.e” pretendeva di fermare il flusso dei passeggeri che scendevano per far risalire a bordo (caz.o) il Comandante Schettino!
    Della serie “Vi piace vincere facile?” o “Come ammazzare un uomo morto!”. Sperava addirittura in una candidatura in politica. Il Comandante Schettino pagherà se accerteranno le sue colpe, il Comandante De Falco pagherà se dopo la sua arrogante telefonata sarà appurato che i benefici nell’azione di salvataggio siano stati nulli o addirittura abbiano aggravato l’evento.

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  41. Giulio said,

    Dimenticavo il ritiro della medaglia!!!

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  42. marisamoles said,

    @ Giulio

    Devo dire che sono piacevolmente sorpresa di trovare qualcuno che la pensa come me.
    Grazie! 🙂

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  43. Alberto said,

    Certo Giulio,
    e già che ci siamo la medaglia potremo darla al Comandante Schettino. Perché no? . Siamo in Italia dopotutto…

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  44. Diemme said,

    @Alberto, purtroppo, al pensiero che potrebbe davvero accadere, non nel senso che qualcuno l’abbia proposta, ma in quello che tanti mascalzoni in Italia hanno ricevuto pure un premio anziché le meritate patrie galere, ci sarebbe davvero da piangere!

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  45. Giulio said,

    I comportamenti sbagliati devono essere valutati con lucidità, non sulla scia di processi mediatici. Viaggiare controcorrente è dura, ma valutare un comportamento asetticamente alleggerisce la coscienza.
    Critico le azioni del Com.te Schettino, ma allo stesso modo critico il tanto osannato Com.te DE FALCO in quanto dal suo sbraitare non è scaturita alcuna buona azione nel salvataggio dei passeggeri, ha invece creato un controproducente panico. Il fine era quello di salvare vite, non quello di fare una rimorchiata ai responsabili, che fatta in altri frangenti sarebbe stata più che accettabile. Encomiabile è stata la telefonata precedente con un’altro responsabile della Capitaneria. Toni pacati con un unico obiettivo: non allori o medaglie, ma tentativi di risolvere il triste episodio. Nel corso della storia tanti avvenimenti, con il passare del tempo, sono stati rivalutati perché e venuta a mancare la spinta emotiva. Sono certo che, giustamente il Com.te Schettino pagherà le sue colpe, altrettanto certo che ingiustamente al Com.te De Falco rimarrà la sua medaglia.

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  46. Alberto said,

    Perfettamente d’accordo che ” I comportamenti sbagliati devono essere valutati con lucidità”; quindi il: ” Dimenticavo il ritiro della medaglia!!! ” è forse fuori luogo..
    Giusto una precisazione : è falso che al Capitano De Falco sia stata data una qualunque medaglia.
    E l’affermazione che la telefonata “ha invece creato un controproducente panico” è anch’essa perlomeno superficiale: al momento della telefonata la maggior parte dei passeggeri era a terra. Non era il tono di una telefonata tra un responsabile che sta perdendo la pazienza e uno Schettino, già totalmente intontito dalla paura, che poteva cambiare la sorte dei passeggeri.
    La poteva cambiare per Schettino: se, obbedendo all’ordine di chi oramai per legge era un suo superiore, fosse tornato a bordo: avrebbe evitato l’accusa di abbandono della nave, fattispecie chiaramente definita dal Codice penale marittimo e per la quale è perseguito in giustizia. Oltre che per aver distrutto per imperizia una nave dal valore di milioni di dollari, indirettamente provocato la morte di 32 passeggeri e “affondato” assieme alla nave, il futuro delle crociere in mediterraneo della Costa per alcuni anni.
    “Venuta a mancare la spinta emotiva” è su questi due punti – e non sul linguaggio e tono particolare di una conversazione (tono e linguaggio che, da testimonianze raccolte, sembra lo Schettino utilizzasse abitualmente con suoi subalterni) – che la Magistratura prenderà le sue decisioni.
    Sono quindi d’accordo per “limitare l’emotività” (e la discussione su medaglie inesistenti) e aspettare la sentenza dei giudici su questo fatto oramai piuttosto “datato”

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  47. Giulio said,

    @ Alberto
    Premetto che il tema delle considerazioni riguardano il “tono” della famosa discussione non il disastroso evento con le varie responsabilità.
    Probabilmente la mia valutazione è stata influenzata dalla scarsa conoscenza dei fatti e dalla “spinta emotiva” alla notizia che qualcuno sperava in una proposta di candidatura.
    Ma fortunatamente il mondo è pieno di gente che fa giornalmente il proprio lavoro, con dedizione, prendendo delicate decisioni in situazioni complicate e soprattutto senza speranza di ricompensa per le proprie azioni dettate semplicemente dall’onestà interiore.
    Sono le ultime notizie che mi spingono a riflettere. Quotidianamente chi coordina azioni in situazioni di crisi o tragici eventi non prende medaglie, ovviamente se non amplificate dai media.
    Il leggere fra le righe ritengo sia doveroso per uno spirito critico.
    Non chiaramente dal punto di vista penale, ma dall’opportunità del tono assunto continuo ad avere i miei personali dubbi.

    Mi piace

  48. Stelio said,

    @ Marisamoles, Alberto, Diemme, Giulio

    Ecco, siamo arrivati proprio al punto dove volevano loro, a farci discutere su quanti decibel e su quali epiteti doveva o non doveva usare De Falco, su un medaglia da assegnare o da ritirare, su una condanna senza appello o su un volemosebene, una visione strabica sul dettaglio per distrarre l’attenzione. Prodotto tipico nostrano: la distrazione di massa.
    Soprassediamo un attimo sulla faccenda personale di Schettino e De Falco.
    In soldoni, la famosa “Legge di Muphy” afferma che se esiste una minima possibilità che qualcosa vada storto, si può star sicuri che prima o poi succederà.
    Un tempo le crociere erano roba da nababbi, mitizzate da rotocalchi e cinegiornali. Per offrire questo sollazzo a un pubblico pagante più vasto ma di più modeste risorse, sono stati inventati questi pollai di lusso galleggianti, enormi pachidermi del mare che si spostano da un panorama all’altro e da un intrattenimento all’altro. Non a caso, all’ingresso di queste navi c’è il cartello “Lasciate ogne speranza di annoiarvi, voi ch’entrate”, e loro faranno di tutto per farvi provare un brivido di piacere ogni secondo della vostra crociera, un’overdose di godimento.
    Tra i brividi compresi nel contratto ci sono anche i passaggi mozzafiato rasenti a coste indiscutibilmente suggestive, o accanto a località di grande fascino.
    Così capita questi pachidermi transitino vicinissime alle nostre isole, o a quelle greche, che si infilino su per gli scuri fiordi norvegesi, o che attraversino la fragilissima Venezia, con la compiacenza di compagnie, enti turistici, capitanerie, e di pensa che il mare sia soltanto una possibilità in più di sfruttamento economico.
    Era inevitabile che succedesse, per distrazione, per incapacità, per supponenza. La sfortuna non c’entra, la sfortuna se la sono andata a cercare col lanternino. La Concordia ha urtato uno scoglio al Giglio, ma un’altra poteva picchiare contro una parete su al Nord, oppure sbagliare una manovra davanti alla Giudecca. Se andate a cercare le rotte e gli “inchini” vedrete che c’è solamente l’imbarazzo della scelta.
    Ecco, su queste cosa non bisogna ragionare, è necessario distrarre, distrarre, distrarre.
    Niente di meglio della crocifissione di un comandante che accampa scuse, che tenta un improbabile scaricabarile, che balbetta giustificazioni, che manifesta indecisione e inettitudine. Eccolo trovato il responsabile della tragedia: al rogo!
    Tolto di mezzo Schettino, l’inaffidabile Schettino, l’infido Schettino, il pavido Schettino, tutto si risolverà per il meglio, le rotte torneranno sicure, la navigazione sarà un gioco da ragazzi.
    Ma non bastava ancora. La buona sorte che sempre soccorre chi non la merita, fornì loro un angelo vendicatore: De Falco (già il nome…).
    Allora, bravo De Falco, grande De Falco, immenso De Falco, medaglia, medaglia, medaglia per l’eroe dei due mondi: quello marino e quello mediatico.
    Perché di volgare operazione mediatica si trattò, la costruzione di un personaggio in grado di riscattare l’italica stirpe, di mostrare al mondo (e ai possibili futuri croceristi) che possono stare tranquilli, che c’è il De Falco che veglia sulla loro navigazione, e lui è uno che non la manda a dire a nessuno, cazzo!
    Così adesso abbiamo le due tifoserie che si scannano nel derby Schettino – De Falco, mentre chi sta al banco se la ride e, come al solito, vince sempre.
    Schettino ha le sue colpe, quelle aver accettato di sfiorare l’isola, di aver cercato di minimizzare l’accaduto, di aver traccheggiato un po’ troppo, di aver ceduto all’emozione, e in ultima istanza di non essere morto.
    De Falco ha usato un “linguaggio da caserma” (ma d’altronde non è un militare?), e per questo è stato immediatamente adorato da tutti quelli che vorrebbero usare (ma non ne hanno il coraggio) quello stesso tono verso tutti gli inetti che quotidianamente rifiutano il loro dovere (per il quale sono magari pagati profumatamente).
    Chi sa, ha ben sfruttato questo meccanismo, così a quegli elefanti che circolano nelle cristallerie non ci pensiamo più, almeno fino al prossimo incidente.

    Mi piace

  49. […] Falco, famoso per la telefonata fatta a Schettino con toni accesi (ricordate quel suo “torni a bordo ca**o!), si dice amareggiato ma da militare esegue gli […]

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  50. Giulio said,

    “De falco non è un eroe, la telefonata del salga a bordo era costruita”

    ROMA – Sull’opportunità o meno del trasferimento in ufficio, preso dal diretto interessato come una sorta di “punizione”, non si sbilancia. Ma è certo che Gregorio De Falco, l’ormai ex capo della sezione operativa della direzione marittima di Livorno, non sia un eroe. E ne è convinto perché è stato lui stesso, dice, a dimostrare che quella telefonata del “salga a bordo cazzo” era tutta preparata, studiata a tavolino.

    A parlare così è, in esclusiva per Qui Grosseto, Patrizio Lepiane, noto penalista di Monza, che nell’ambito del processo Concordia ha svolto, per la difesa di Francesco Schettino, il controesame del capitano quando sedette sul banco dei testimoni. In quel caso il legale aveva messo sotto torchio De Falco per oltre tre ore, al fine – racconta “di riabilitare la figura di Schettino agli occhi dell’opinione pubblica da diversi punti di vista, tra cui quello marittimo”.

    “Dopo la famosa udienza uscirono sui giornali diversi articoli dai quali emerse che, per quanto incalzato dalla difesa, il comandante De Falco ha sempre sostenuto di aver agito nell’interesse delle persone a bordo. La stampa però ha sviato da quello che era l’intento del controesame”.

    Quindi, il vero e proprio attacco al comandante diventato eroe:

    La telefonata che ha fatto il giro del mondo non nasce direttamente tra De Falco e il comandante Schettino. All’inizio della registrazione, infatti, si sente che il comandante della Capitaneria di Livorno dice: “Dovevo chiamare il procuratore, cazzo!” Tutto è stato costruito in modo tale da poter dare in pasto all’opinione pubblica il capro espiatorio migliore del mondo.
    Insomma tutto ribaltato: De Falco non è un eroe. Schettino non è un colpevole. Almeno non l’unico.

    Mah!!!

    Mi piace


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