13 gennaio 2012

OVER 45: PIÙ SANI, PIÙ BELLI MA ANCHE UN PO’ PIÙ RINCO

Posted in salute, Uomini e donne tagged , , , , , a 11:30 am di marisamoles

Diciamolo: oggi non si invecchia più come una volta. Gli esperti dicono che siamo “programmati” per vivere anche 120 anni e più, ma tutti sanno che quello che conta, soprattutto, è lo stile di vita. Una corretta alimentazione, un po’ di movimento, quando è possibile trascorrere qualche ora all’aria aperta (oddio, nelle grandi città questo sarebbe più rischioso che altro …), niente fumo, niente alcool, una regolare vita sessuale, un lavoro appagante, una famiglia serena … ecco, mi sono fatta un po’ prendere la mano. Comunque, è chiaro che più lo stile di vita è corretto, maggiore sarà la possibilità di campare cent’anni e più. Tenendo sempre presente che le malattie non sempre sono legate al tipo di vita condotto e che gli incidenti non si possono prevedere …

Una volta gli uomini e le donne lavoravano fin dalla tenera età, spesso erano occupati in attività faticose e per moltissime ore al giorno. L’alimentazione non era varia e ricca, le malattie erano sempre in agguato e la maggior parte delle volte si rivelavano letali perché non c’erano farmaci adeguati né era così semplice essere assistiti con competenza e professionalità negli ospedali pubblici.
La conseguenza di una vita precaria ed esposta ai rischi più disparati portava la gente alla morte in giovane età e spesso a quarant’anni gli uomini e le donne ne domostravano venti di più.

Ma guardiamo oggi i nostri cinquantenni: le donne sfoggiano, oltre ai miracoli della chirurgia estetica, un abbigliamento da teenager, pettinature svolazzanti da cubiste, trucco perfettamente in tinta con l’abbigliamento, tacchi alti, portamento da indossatrice e voce suadente da telefonista erotica (be’, forse questo è un po’ troppo!). Emule di donne vip come Madonna e Demi Moore, cinquantenni pimpanti, sembrano non voler proprio invecchiare; talvolta, tuttavia, appaiono anche un po’ ridicole nel patetico tentativo di assomigliare alle figlie ventenni (una volta erano le figlie a voler essere simili alle madri, segno dei tempo che cambiano).
Gli uomini, palestrati, con barbetta sfatta che fa troppo macho, capelli tinti o, al contrario, lasciati bianchi alla Richard Gere, profumati e vestiti come i più fighi modelli delle migliori case di moda, non si arrendono all’età che passa e, per convincersene, rimorchiano ragazzine che hanno, o potrebbero avere, l’età delle figlie.

Ecco la differenza tra gli uomini e le donne di qualche generazione fa e quelli che oggi non definiremmo mai persone di “mezza età” perché sarebbe mortalmente rischioso: una volta si invecchiava e si era felici perché si acquistava saggezza e il potere di dispensar consigli; oggi, invece, non si vuole invecchiare, i consigli li si dispensa ugualmente ma tanto non vengono ascoltati, e della saggezza non sappiamo che farcene dal momento che quasi più nessuno la richiede.

Ma può bastare un aspetto curato, preferibilmente naturale, a far rimanere giovani a lungo? Direi di no. L’età avanza – e ve lo dice una che non si sente affatto l’età che ha ma comunque è cosciente di non essere più una trentenne – e non s’arresta un’ora (come direbbe il vate Petrarca). Se fisicamente i cinquantenni di oggi si portano bene l’età che hanno, il cervello, cari miei, invecchia e non chiede il permesso. Non solo, non c’è abilità chirurgica che possa ovviare al lento e inesorabile invecchiamento delle cellule cerebrali che inizia già a quarantacinque anni! Sì, sì, mica a sessanta come si credeva una volta.

L’ha scoperto un gruppo di ricercatori inglesi, francesi e americani, guidato da Archana Sing-Manoux dell’University College di Londra. (QUI potete leggere i risultati su cui non mi dilungherò)
L’unica consolazione, almeno per me, è che pare le donne risentano in minor misura dell’invecchiamento cerebrale.

A questo punto mi rivolgo al governo: è vero che l’età media si è allungata ma protrarre l’età del pensionamento fino a 65-67 (forse 70 in un futuro spero non troppo prossimo) avrà come effetto collaterale di avere un bel po’ di rinco in tutti i settori, pubblico o privato che sia.
Ecco, io mi immagino già in cattedra a parlare di Dante o di Virgilio perdendo qualche colpo qua e là e magari attribuendo al poeta latino la paternità della Commedia e alla corona fiorentina quella dell’Eneide. Dite che gli studenti non se ne accorgerebbero? E’ probabile ma non è che la cosa mi consoli molto.

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11 commenti »

  1. Il nostro nuovo governo sfoggia una terza età………..come mai non si mettono in pensione?’

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  2. marisamoles said,

    Forse perché vogliono dimostrare che non è vero che più si va avanti con l’età e più si diventa rinco? 😉

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  3. Raffaele said,

    Questa settimana sono morti due miei colleghi andati da poco in pensione, non avevano 60 anni, l’ultimo era in pensione da appena una settimana. L’aspettativa di vita in aumento è viziata da una falsità. Nel calcolo incide la mortalità infantile, che una volta era molto elevata. Di sicuro c’è che se uno conduce una vita regolare, mangia bene, non fuma e non beve e non è costretto a fare un lavoro di quelli che “uccidono” ha maggiori possibilità di vivere più a lungo, ma non si può decidere politiche di welfare partendo da presupposti cosi falsi.
    Ciao, un abbraccio
    Ps mai spegnere il cervello, questo secondo me fa la differenza ad una certa età.

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  4. lilipi said,

    Condivido tutto quello che dici e aggiungo: ci sono persone pimpanti anche in tarda età( secondo me sopattutto quelle che nel lavoro “si sono risparmiate”), altre che ad un certo punto si accorgono di perdere colpi e aspirano alla pensione, altre ancora che non si accogono neppure di perdere colpi e, pur potendo andare in pensione, restano tenacemente attaccate ai loro posti. Che fare per salvaguardare gli alunni? Io sarei per la flessibilità dell’età pensionistica, ma anche per verifiche periodiche dei requisiti richiesti ad un insegnante. Peraltro,posso testimoniare che in pensione si sta bene

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  5. marisamoles said,

    @ Raffaele

    Bravo! Non si possono costringere le persone a “tirare avanti” solo perché così contribuiscono a risollevare il Paese. Se da un lato la riforma delle pensioini potrebbe avere dei riscontri positivi, dall’altro è potenzialmente dannosa per chi potrebbe non godersela affatto e per chi potrebbe danneggiare se stesso e gli altri. E dico questo pensando anche ad un lavoro logorante come il tuo. Conosco ex ferrovieri andati in pensione a 40 anni!
    Quanto al “non spegnere il cervello” sono d’accordo ma c’è il rischio che il cervello si spenga per conto suo, prima dell’età. 😦
    Un abbraccio.

    @ lilipi

    “verifiche periodiche dei requisiti richiesti ad un insegnante”: la cosa più giusta da fare ma costerebbe molto all’amministrazione. D’altra parte, io mi accontenterei della possibilità di svolgere il mio lavoro al di fuori della classe, magari come tutor dei ragazzi in difficoltà (non avrei 600 compiti da correggere al quadrimestre!) o dei tirocinanti. Ma credo che a questo, che è poi il modello-Finlandia, non arriveremo mai. Il problema sono sempre e solo i soldi.
    Posso immaginare che in pensione si stia benissimo soprattutto per chi ha altri interessi e altre attività, anche intellettuali, da svolgere.
    A presto.

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  6. Stelio said,

    Ricordo di aver letto che una grande organizzazione mondiale, ben nota per la sua irriducibile campagna contro il controllo delle nascite, calcolò che il pianeta Terra è in grado di sfamare ben 45 miliardi di persone.
    Ora, non saprei se stare pigiati come galline ovaiole in batteria, ingurgitando gallette di Soylent Verde, aspettando soltanto di crepare per la pandemia a venire, risponda a un desiderabile concetto di vita (perlomeno umana).
    Così come passare tre o quattro decenni sospesi tra incoscienza e carrozzina da comoda, sbavando davanti alla fosca visione di un televisore permanente acceso, relegati a un precoce purgatorio di “Dead Men Waiting”, perdendo i pezzi uno alla volta, non penso sia la massima aspirazione dell’animo umano.
    Perché vita non è solamente respirare, parlare, mangiare e andare al cesso. Vita è sognare, gioire, sperare, scoprire, curiosare, partecipare, e soprattutto non augurarsi di morire.
    Quanto alla decadenza cerebrale, un processo inarrestabile che inizierebbe già a 45 anni, esendo ormai vicino alla sessantina sono perfetamente in gardo di smentire chi ha deto chi a detto chi che dopo i 45 anni. Ricordo benissimo che questa roba che io mi ricordo ancora che anno detto 45 miliardi estaremo tutti bene si si mangia anche bene sempre. Altro ceh a 45 anni. E stasera abbiamo il merluzo e mi ricordo anche ieri che era sulla tele che dichono che fa bene. niente dimentico per altri 45 anni. altro che rinco Ma ma chi siete ?
    vado

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  7. icittadiniprimaditutto said,

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  8. giusymar said,

    Compirò 49 anni a Luglio e sento di avere bisogno di riposarmi in maniera maggiore di solo qualche anno fa.
    Non solo ho bisogno di riposarmi di più ma , non reggo nemmeno più tutti gli straordinari fatti per anni ed anni.
    E non credo di essere nemmeno tanto rincoglionita. Cerco di fare un pò di moto e di tenermi attiva leggendo e tentando di non far addormentare il cervello….ma il brio dei vent’anni è tutta un’altra cosa!!!

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  9. marisamoles said,

    @ Stelio

    😀

    @ GiusyMar

    A chi lo dici! 😦

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  10. lilipi said,

    @marisa e @ giusymar
    forte della mia età ed esperienza,voglio essere deliberatamente saccente e darvi qualche consiglio: lavorate seriamente ma senza “ammazzarvi”: nessuno vi farà una statua per il vostro impegno; se siete stanche, riposatevi; non fate ricorso a passatempi che diventano nuove fatiche; accettate di fare gradualmente le cose con più lentezza e senso di fatica, senza entrare in crisi, ma diminuendo(se è possibile)le cose da fare e facendovi aiutare se occorre; e soprattutto vogliatevi bene e cercate di essere in pace con gli altri e con voi stesse. Tutto questo non fermerà l’età, ma vi permetterà di affrontare più serenamente il suo “avanzare”.Tanti auguri

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  11. marisamoles said,

    @ lilipi

    Grazie per i consigli. Io, però, non mi “ammazzo” per una sorta di vocazione all’eroismo perché so che tanto nessuno ci fa la statua. Mi ammazzo proprio perché, rispetto ad anni fa, lavoro molto di più: più classi, più materie con voto scritto e orale quindi più compiti da correggere, più riunioni (di solito nel pomeriggio del giorno libero!), lezioni anche al pomeriggio (con un orario massacrante: tutti i giorni dalle 7.50 alle 13, il venerdì fino alle 14.30, con sei ore buche in cui inevitabilmente lavoro, mentre un tempo andavo a farmi una passeggiata). In casa vado molto a rilento con le faccende e quindi poi tutto si accumula (i panni da stirare e la polvere sui mobili!), anche se, rispetto a prima, ho imparato a fregarmene. Quanto all’essere in pace con me stessa, io ci provo ma sono gli altri poco in pace con me … 😦

    Per quanto mi sforzi di essere ottimista, analizzando i miei ultimi vent’anni (in cui ho cresciuto i figli, studiato, lavorato, tenuto la casa sempre in ordine, trovato il tempo per le passeggiate, la palestra e il caffè con le amiche …), posso solo pensare ad un inesorabile peggiormento. Oh, Fato avverso! come direbbe Foscolo.

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