UDINE: PARTORISCE ALL’ALBA SUL MARCIAPIEDE

Una signora friulana, già madre di un bambino, ha partorito all’alba sul marciapiede perché le doglie sono arrivate all’improvviso e non è riuscita ad arrivare all’ospedale. La sorte ha voluto che nello stesso condominio in cui abita la coppia di neogenitori abiti anche un’ostetrica che ha assistito al parto. Tutto si è risolto bene per la mamma e per il piccolo.

Il primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Udine, Diego Marchesoni, ha spiegato che tecnicamente si chiama “parto precipitoso” ed è un fenomeno in aumento perché sono sempre più le donne che desiderano rimanere a casa fino alla fine del termine dei nove mesi, ritenendo il parto un evento del tutto naturale. Tant’è che il responsabile del 118, Elio Carchietti, ha avanzato l’ipotesi di fare in modo che a bordo dell’ambulanza ci sia anche un’ostetrica. (notizia da Il Messaggero veneto)

Confesso che ho letto l’articolo con il batticuore e nello stesso tempo con le lacrime agli occhi, ripensando alla nascita del mio secondogenito che ha davvero rischiato di venire al mondo in ambulanza. Per chi non l’avesse letto, questo è il LINK del post.

OVER 45: PIÙ SANI, PIÙ BELLI MA ANCHE UN PO’ PIÙ RINCO

Diciamolo: oggi non si invecchia più come una volta. Gli esperti dicono che siamo “programmati” per vivere anche 120 anni e più, ma tutti sanno che quello che conta, soprattutto, è lo stile di vita. Una corretta alimentazione, un po’ di movimento, quando è possibile trascorrere qualche ora all’aria aperta (oddio, nelle grandi città questo sarebbe più rischioso che altro …), niente fumo, niente alcool, una regolare vita sessuale, un lavoro appagante, una famiglia serena … ecco, mi sono fatta un po’ prendere la mano. Comunque, è chiaro che più lo stile di vita è corretto, maggiore sarà la possibilità di campare cent’anni e più. Tenendo sempre presente che le malattie non sempre sono legate al tipo di vita condotto e che gli incidenti non si possono prevedere …

Una volta gli uomini e le donne lavoravano fin dalla tenera età, spesso erano occupati in attività faticose e per moltissime ore al giorno. L’alimentazione non era varia e ricca, le malattie erano sempre in agguato e la maggior parte delle volte si rivelavano letali perché non c’erano farmaci adeguati né era così semplice essere assistiti con competenza e professionalità negli ospedali pubblici.
La conseguenza di una vita precaria ed esposta ai rischi più disparati portava la gente alla morte in giovane età e spesso a quarant’anni gli uomini e le donne ne domostravano venti di più.

Ma guardiamo oggi i nostri cinquantenni: le donne sfoggiano, oltre ai miracoli della chirurgia estetica, un abbigliamento da teenager, pettinature svolazzanti da cubiste, trucco perfettamente in tinta con l’abbigliamento, tacchi alti, portamento da indossatrice e voce suadente da telefonista erotica (be’, forse questo è un po’ troppo!). Emule di donne vip come Madonna e Demi Moore, cinquantenni pimpanti, sembrano non voler proprio invecchiare; talvolta, tuttavia, appaiono anche un po’ ridicole nel patetico tentativo di assomigliare alle figlie ventenni (una volta erano le figlie a voler essere simili alle madri, segno dei tempo che cambiano).
Gli uomini, palestrati, con barbetta sfatta che fa troppo macho, capelli tinti o, al contrario, lasciati bianchi alla Richard Gere, profumati e vestiti come i più fighi modelli delle migliori case di moda, non si arrendono all’età che passa e, per convincersene, rimorchiano ragazzine che hanno, o potrebbero avere, l’età delle figlie.

Ecco la differenza tra gli uomini e le donne di qualche generazione fa e quelli che oggi non definiremmo mai persone di “mezza età” perché sarebbe mortalmente rischioso: una volta si invecchiava e si era felici perché si acquistava saggezza e il potere di dispensar consigli; oggi, invece, non si vuole invecchiare, i consigli li si dispensa ugualmente ma tanto non vengono ascoltati, e della saggezza non sappiamo che farcene dal momento che quasi più nessuno la richiede.

Ma può bastare un aspetto curato, preferibilmente naturale, a far rimanere giovani a lungo? Direi di no. L’età avanza – e ve lo dice una che non si sente affatto l’età che ha ma comunque è cosciente di non essere più una trentenne – e non s’arresta un’ora (come direbbe il vate Petrarca). Se fisicamente i cinquantenni di oggi si portano bene l’età che hanno, il cervello, cari miei, invecchia e non chiede il permesso. Non solo, non c’è abilità chirurgica che possa ovviare al lento e inesorabile invecchiamento delle cellule cerebrali che inizia già a quarantacinque anni! Sì, sì, mica a sessanta come si credeva una volta.

L’ha scoperto un gruppo di ricercatori inglesi, francesi e americani, guidato da Archana Sing-Manoux dell’University College di Londra. (QUI potete leggere i risultati su cui non mi dilungherò)
L’unica consolazione, almeno per me, è che pare le donne risentano in minor misura dell’invecchiamento cerebrale.

A questo punto mi rivolgo al governo: è vero che l’età media si è allungata ma protrarre l’età del pensionamento fino a 65-67 (forse 70 in un futuro spero non troppo prossimo) avrà come effetto collaterale di avere un bel po’ di rinco in tutti i settori, pubblico o privato che sia.
Ecco, io mi immagino già in cattedra a parlare di Dante o di Virgilio perdendo qualche colpo qua e là e magari attribuendo al poeta latino la paternità della Commedia e alla corona fiorentina quella dell’Eneide. Dite che gli studenti non se ne accorgerebbero? E’ probabile ma non è che la cosa mi consoli molto.