21 dicembre 2011

L’ORTOGRAFIA SUL WEB E L’APOSTROFO DI SAVIANO

Posted in attualità, cultura, lingua, vip, web tagged , , , , , , , , , , a 6:26 pm di marisamoles


Purtroppo è cosa nota che gli scritti che viaggiano sul web siano pieni di refusi (ne ho scritto QUI, uno dei miei primissimi post di questo blog). Dal quotidiano on line ai messaggi su FB o Twitter, dai testi scritti sui blog ai commenti lasciati dai lettori parrebbe che la lingua italiana, non solo ortograficamente parlando, sia sempre più sconosciuta. E i dati relativi a vari concorsi pubblici, anche per posti altamente qualificati, ne sono la conferma. Non parliamo, poi, degli errori grammaticali e ortografici commessi dagli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Ho più volte trattato questo argomento e sempre con una certa tristezza, come accade quando si vede maltrattato l’idioma materno, specie se si cerca di insegnarlo nel miglior modo possibile ai propri studenti. Ma le nuove generazioni, e quelle vecchie che le emulano, scrivendo avvalendosi delle nuove tecnologie sono convinte che la cosa più importante sia farsi capire dall’interlocutore che di certo non andrà per il sottile facendo notare gli errori e non criticherà l’uso ed abuso delle abbreviazioni più fantasiose.

Ricordo un “vecchio” tema in classe, proposto ai miei allievi proprio sull’uso delle nuove tipologie di scrittura. Una ragazza, decisamente brava e con l’incredibile, al giorno d’ggi, attitudine per la scrittura curata, scrisse:

Come esseri umani, creature dotate di raziocinio, custodi di sentimenti, desideri e speranze, non potremmo ritenere possibile l’esistenza di qualcosa di più naturale dell’amore per la conoscenza e la padronanza della lettura e della scrittura. In un mondo frenetico e in continua evoluzione come quello in cui viviamo e continueremo a vivere, la fruizione inestimabile del contatto umano attraverso la scrittura ha assunto, negli anni, connotati molto particolari come, per fare un esempio di facile comprensione, le e-mail e gli sms, lettere della moderna generazione di scritti, figli di una realtà ormai dipendente dalla tecnologia più varia.
Secoli di tradizione epistolare, di messaggeri impavidi pronti a rischiare tutto, spesso anche la propria vita, pur di proteggere il prezioso contenuto di quei testi del cuore che erano le lettere – portatrici di speranza, attesa e salvezza -, soppiantate dall’impellente fretta di un mondo troppo moderno e innovativo, troppo giovane per dare ascolto all’esperienza passata di quella realtà ormai scomparsa che era l’”era della corrispondenza via corriere”. Al giorno d’oggi, tuttavia, appare quasi impossibile anche solo sperare che il “popolo scrittore” possa volgere il proprio sguardo all’universo ormai trascorso e mutato delle lettere e del loro intervento di incomparabile importanza nella vita di tante e tante anime in fremente attesa di una risposta. L’improbabilità di tale auspicabile evento è resa evidente dagli effetti della diffusione globale della tecnologia dei cellulari e degli elaboratori elettronici quali i computer e, soprattutto, dell’immediatezza di risposta grazie alla quale ci è permesso accedere a qualunque genere d’informazione.

Adesso ditemi quante adolescenti sarebbero in grado di utilizzare l’idioma natio in modo così soave oltreché corretto. Ben poche. E non parliamo dei maschi.
Attente lettrici di romanzieri davvero mediocri come Moccia (solo per fare un esempio … d’altra parte io non ho grande esperienza nell’ambito della narrativa per teenagers), le ragazze d’oggi non solo scrivono poco e male, anche quando non ricorrono ad un linguaggio deturpato da abbreviazioni e adornato da simboli grafici di ogni specie, ma hanno anche a disposizione un repertorio lessicale assai limitato, ahimè.

Ma lasciamo stare gli studenti e veniamo a chi della scrittura ne ha fatto una professione, peraltro ben remunerata. Prendiamo Roberto Saviano, per esempio. Come riporta Bebbe Severgnini su Il Corriere, lo scrittore partenopeo, in un messaggio su Twitter, ha commesso un grossolano errore ortografico, uno di quelli che i miei allievi nemmeno fanno più, se non altro per non sentirmi sbraitare ogni volta e per non vedere le sottolineature triple sui compiti in classe. Ecco il testo (sul cui contenuto non mi soffermo, visto che non è al centro della mia riflessione):

«Khadz Kamalov, un giornalista coraggioso, è stato ucciso. 70 giornalisti russi uccisi in Russia. Qual’è il peso specifico della libertà di parola?»

Così lo commenta Severgnini:

«Mi è piaciuto il tweet newyorkese di Roberto Saviano (77.657 followers). Per la sostanza, ovviamente; ma anche per quell’apostrofo di troppo («Qual è…»). Poi l’ha corretto, ma non deve vergognarsi: anzi. Tutti sbagliamo, e su Twitter non esistono correttori automatici (per fortuna). Non solo: quell’apostrofo è la prova che RS, i tweet, se li scrive da solo.»
Poi continua: «Twitter è un esercizio nuovo e antichissimo: Callimaco, Marziale, Poliziano, Voltaire, Achille Campanile, Ennio Flaiano, Leo Longanesi e Indro Montanelli (coi «Controcorrente») se la sarebbero cavata benone. Bravi come loro, in giro, non ce ne sono più. Ma esistono molte persone brillanti con il passo breve e la battuta secca.»

L’articolo di Severgnini è simpatico e, per non dilungarmi oltreché per non andare off topic, vi invito a leggerlo tutto.
Tornando a Saviano, se è vero che in un primo momento ha provveduto a correggere l’errore, poi ci ha ripensato e ha pubblicamente dichiarato, ovviamente sempre su Twitter:

«Ho deciso 🙂 continuerò a scrivere qual’è con l’apostrofo come #Pirandello e #Landolfi. r.»

Va be’, contento lui, noi ce ne faremo una ragione. Allora, forse dovrei invitare i miei studenti a scrivere “esiglio” con gl emulando Foscolo? Gradirei una cortese risposta dal signor Saviano … nel frattempo, però, continuerò a raccomandare ai miei allievi di non usare il gl perché oggigiorno “esilio” si scrive senza.

[immagine da questo sito]

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15 commenti »

  1. HELP………..!, writing in Italian is a NIGHMARE for me, I really try SO HARD.
    Chissà quante brutte figure ho fatto….non parliamo delle doppie, un problema per noi Inglesi!

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  2. NIGHTMARE……………!CHE BRAVA CHE SONO!

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  3. Voglio conoscere quella ragazza: è fantastica! 🙂

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  4. map85 said,

    Ciao, Marisa!
    A proposito del “qual’ è” al posto del più tradizionalmente
    corretto qual è, vorrei spezzare una lancia a favore di Saviano
    & Company, cioè di tutti quelli che lo usano, o per errore o per
    convinzione…

    Il I marzo di quest’anno nella mia città c’è stato un interessante convegno,
    organizzato dal CIDI, a cui ho partecipato e in cui sono intervenuti il prof.
    Mario Ambel e la prof.ssa Annamaria Palmieri.
    Ti incollo qua sotto l’inizio dell’articolo che ne dava notizia…
    ______________________
    28-02-2011 – Campobasso
    Nuovi orizzonti per l’insegnamento letterario: domani convegno al Cidi
    CAMPOBASSO. “Mentre la lingua cambia, la scuola “evolve”?”
    E’ questa la denominazione del convegno che si terrà domani, primo marzo, dalle 16.30, presso la biblioteca dell’Istituto di Istruzione superiore “G. M. Galanti”, via Trieste, a Campobasso.

    Tra usi e culture, si presentano i nuovi orizzonti per l’insegnamento linguistico letterario.

    Interverranno: Mario Ambel: direttore della rivista “Insegnare” e Annamaria Palmieri: presidente del CIDI di Napoli. [ ]
    ___________________________________________

    Ebbene, in questo convegno si è parlato della frattura che si sta
    aprendo e approfondendo tra la lingua italiana, parlata e scritta,
    che sotto la spinta dei mutamenti in atto nell’attuale società, si sta
    rapidamente evolvendo e adattando alle esigenze degli utenti,
    parlanti e scriventi, e la scuola, che talvolta pretende di cristallizzarla
    questa lingua, pietrificarla, sclerotizzarla in forme ormai obsolete purché obbedienti alla tradizione…
    E tra gli altri esempi si citava proprio questo “qual è” che in base
    la tradizionale regola ortografica, non vorrebbe l’apostrofo, in quanto c’è troncamento e non elisione, come anche nel più frequente “un” seguito da sostantivo maschile iniziante per vocale (“un uovo”).
    Sennonché, sosteneva la prof. ssa Palmieri, ormai nell’italiano di oggi,
    sia parlato che scritto, sia in prosa che in versi, la forma tronca (qual) dell’aggettivo o del pronome “quale” è caduta sempre più in disuso,
    risultando recessiva rispetto alla forma piena,(quale) che è diventata tanto forte da far preferire lo iato sia al troncamento che all’elisione…

    Es.: “Quale onore!” ormai prevale sia su “qual onore!” che sull’orribile “qual’onore!”
    Perfino quando la vocale è la stessa prevale lo iato:
    “Quale elefante?” meglio dell’antiquato e un po’ buffo “Qual elefante?”
    e del rampante “Qual’elefante?”
    Essendo quindi la forma piena “quale” dominante sulla tronca “qual”,
    come del resto “tale” rispetto a “tal”, è comprensibile che qualcuno
    incominci a volerlo apostrofare…
    Del resto lo stesso Severgnini in un suo articolo sul “Corsera” sottolineava il progressivo affermarsi e prevalere dello iato sull’elisione, sempre, nei nomi plurali, (chi direbbe o scriverebbe più “gl’Italiani” invece del più diffuso e moderno “gli Italiani”, “degl’imbrogli” invece di “degli imbrogli”, forme apostrofate ancora usate dal Manzoni), e, talvolta, nei singolari quando la vocale iniziale della seconda parola è diversa (“una estremità”, “bella idea”, ma “l’aquila”, un’amica, Sant’Anna).
    Inoltre Severgnini notava che è preferibile lo iato all’uso esagerato della
    consonante eufonica “d” “tu e io” invece che “tu ed io”, “dillo a Elena”
    invece che “dillo ad Elena” (su questo avrei delle riserve!), mentre la
    stessa consonante eufonica è necessaria se le due vocali contigue sono uguali : “andare ad Ancona”, “Palermo ed Enna”.
    Viceversa era un vero e proprio errore quello che un tempo le maestre
    imponevano o consigliavano di fare ai loro scolaretti delle elementari,
    cioè di aggiungere una vocale in fin di riga, pur di evitare l’
    apostrofo in fin di riga… 😉 Es.. “la
    aquila” “lo
    elicottero “bello
    uomo
    come ha ben evidenziato il Gabrielli nel suo “Il Museo degli Errori”.

    Ergo, cerchiamo di essere un po’ elastici noi insegnanti, (e lo raccomando prima di tutto e di tutti a me stessa che, insegnando insieme all’italiano anche il latino e greco, tendo ad essere piuttosto esigente per quanto riguarda il rispetto delle regole, ortografiche, ortofoniche, morfologiche, sintattiche… eccetera eccetera… 😉
    e, senza brandire la matita rosso-blu, permettiamo a Roberto Saviano di apostrofare “qual è”! 😉

    M. Antonella

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  5. marisamoles said,

    @ 3theperfectnumber

    Ma tu sei bravissima! Anche se nello scritto, specie nelle parole con le doppie, fai degli errori, sei perdonata! 😉 Vorrei essere brava nella padronanza dell’inglese come lo sei tu nella padronanza dell’italiano.
    Nel post si fa riferimento agli Italiani madrelingua che non sanno scrivere …

    Quanto al “nighmare”, gli errori di battitura possono succedere … i miei non si contano, specialmente negli ultimi tempi. Si vede che sono proprio stanca.

    @ Scrutatrice

    Sì, è proprio fantastica. Conoscerla sarebbe un po’ difficile per via della distanza ma è davvero una ragazza speciale e capisco il tuo apprezzamento vista anche la tua passione per la scrittura.

    @ M. Antonella

    Posso capire che noi insegnanti di Lettere dovremmo essere un po’ più elastici ma, per quanto mi riguarda, il “qual’è” con l’apostrofo continuerò a sottolinearlo. La lingua, è vero, è in evoluzione; io sono disposta ad accettare i neologismi o tutt’al più quelle forme ormai in uso come “famigliare” al posto di “familiare”, anche se a me personalmente dà fastidio.

    Putroppo si è disposti spesso ad accettare delle forme scorrette perché ormai le usano tutti. Il “ma però” oppure l’ “a me mi” o anche “gli” per “loro” e l’uso del pronome personale “te” anche quando è soggetto. Che orrore! No, no, io insegno ai miei studenti a parlare e scrivere in modo corretto poi faranno quel che vorranno. Tuttavia ci sono ragazzi (come la mia allieva o Veronica-Scrutarice di Universi) che non sono disposti ad adeguarsi al linguaggio di massa.

    Grazie dell’istruttivo intervento ( 😉 ) e buona serata.

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  6. icittadiniprimaditutto said,

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  7. @ map85

    Thank you for an enlightening lesson in the use and misuse of written Italian, it has cleared a few of my many doubts.

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  8. frz40 said,

    Veronica, per la verità, mi terrorizza. Sbaglio?

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  9. lucianaele said,

    Buonissima giornata.
    Non so se in questi giorni riuscirò ancora a passare dai vostri blog.
    Intanto auguro un Sereno Natale a te e famiglia.
    Luciana

    Mi piace

  10. Ciao Marisa, si sbaglia per ignoranza, per fretta o soltanto
    per abitudine a “copiare gli errori”.
    Nessuno è immune da questo virus, un’ efficace medicina è il tuo rimedio: insegnare sempre l’uso corretto della nostra amata lingua.

    Un caro augurio di Buon Natale .
    Mistral

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  11. marisamoles said,

    @ frz40

    @ lucianaele

    Tanti cari auguri anche a te, cara Luciana.

    Un abbraccio

    @ Mistral

    «nessuno è immune da questo virus» Mi piace! Spero che la mia medicina funzioni …

    Anche a te tanti cari auguri di buon Natale.

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  12. A.G. said,

    “Ma lasciamo stare gli studenti e veniamo a chi della scrittura ne ha fatto una professione”: non vorrei sbagliare, ma non mi sembra una frase grammaticalmente ortodossa.

    Mi piace

  13. marisamoles said,

    @ A.G.

    Ammiratore/trice di Saviano? 😉

    Non grammaticalmente ortodossa non significa grammaticalmente scorretta. Un errore ortografico, invece, è errore e basta. In ogni caso, la ridondanza è comunemente accettata negli scritti non formali. Ed io non faccio la scrittrice di professione.

    Comunque, tu ci metti le iniziali puntate, io il nome e il cognome. Ci vuole troppo coraggio a metterci almeno il nome di battesimo?

    Mi piace

  14. A.G. said,

    No, non sono un ammiratore di Saviano, se posso rivendicare una qualche autonomia di pensiero. Non ho messo il nome perché non mi sembrava importante, così come non mi sembra così rilevante “metterci la faccia” in un blog, quasi che chiamarmi Anastasio, Alessio o Atenagora cambiasse i termini della questione. Mi chiamo Antonio, comunque. La distinzione tra scritti formali e non formali porterebbe troppo lontano, e tra l’altro offrirebbe il fianco a chi sul web si ‘deformalizza’. Io sono un devoto e un difensore dell’ortografia e ho molto apprezzato i Suoi articoletti, ma dire che “un errore ortografico è un errore e basta”, come se la grammatica fosse, al contrario, una materia plastica e mobile, non mi persuade granché, e non solo perché l’ortografia fa parte della grammatica, ma perché essa non ha uno statuto privilegiato che la metta al riparo dal tempo, se non grazie a una petizione di principio. Anzi, è soggetta a vari processi di ammodernamento e semplificazione. Nota in calce: se posso permettermi, l’Accademia della Crusca ha precisato (peraltro sulla scorta delle indicazioni dello storico della lingua Bruno Migliorini) che l’uso della ‘d’ eufonica dovrebbe essere limitato ai casi di incontro tra due vocali uguali (es. ‘ed ecco’, ‘ad andare’, ecc.). Vedo invece che Lei ne fa un uso generoso e difforme. Se ho capito bene, Lei insegna Lettere alle superiori. Avrà senz’altro letto romanzi contemporanei: ecco, in nessuno romanzo (tranne rarissime eccezioni) scritto negli ultimi quarant’anni troverà una ‘d’ tra due vocali spaiate. Non stiamo parlando di errori, ovviamente, ma di cacofonie evitabili. Con osservanza.

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  15. marisamoles said,

    Caro Antonio (se posso permettermi … almeno so che Lei [mi adeguo] è un uomo!),

    quando dicevo che “un errore ortografico è un errore e basta” intendevo che non si tratta di “punti di vista”. Se scrivo “un anatra” senza apostrofo o “coscenza” senza la “i” commetto degli errori che non dipendono da scelte stilistiche.
    Quanto all’uso della “d” eufonica, che secondo il Suo parere userei in modo “generoso e difforme” ( ❓ ), se è vero che tendenzialmente sta decadendo, eccetto il caso da Lei ricordato (citato anche dalla commentatrice Map85), è anche vero che affermare che il suo utilizzo negli altri casi procuri “cacofonie evitabili”, mi scusi ma mi pare proprio un controsenso, se consideriamo i concetti cui rimandano i prefissi.
    I narratori moderni e contemporanei spesso non sanno proprio scrivere e, secondo il mio modesto parere, non abbiamo nulla da imparare da loro. Io leggo e scrivo da quarant’anni (mi riferisco alla lettura e scrittura per diletto, non ai tempi delle elementari in cui ho imparato a leggere e scrivere) quindi è ovvio che sono legata ad un certo tipo di scrittura che, forse, può sembrare “antica”. Però io preferisco così piuttosto che abbassare il livello in nome di una presunta modernità.

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