31 dicembre 2011

VORREI …

Posted in affari miei, auguri, buon anno tagged , , , , , , a 2:44 pm di marisamoles

… essere felice sempre e non accontentarmi di quel tanto che per mostro e miracolo talvolta nasce d’affanno, per dirla con Leopardi

… poter guardare serenamente al futuro senza chiedermi “Come sarà?” ma convincendomi che sarà quel che sarà (per dirla con i Ricchi e Poveri!) basta che sia

… pensare che la notizia che andrò in pensione nel 2027 sia solo una bufala di fine anno da parte di quei buontemponi che ci governano

… che mi sia concesso di dare in subappalto, a qualche povero precario senza cattedra, la correzione dei compiti

… che in famiglia si rendessero conto che sono una donna di una certa età
( 😦 ) e che le mie energie non sono inesauribili

… che a scuola si rendessero conto anche loro (gli allievi, i colleghi …) della stessa cosa … possono sempre consultarsi con i miei familiari (scritto senza gl perché io sono “antica”)

… sperare che gli amici ritrovati non si perdano di nuovo nel lento o veloce fluire del tempo che porta via con sé ogni cosa (se non si può fermarlo, si può sempre far finta che noi non ci lasciamo trascinare via …)

… augurarmi che gli amici di sempre si consultino con i miei familiari (vedi sopra)

… che le persone che amo, seppur in difficoltà, possano apprezzare il bello della vita (ovvero quel poco che resta, visto che di goderci la pensione – quindi anche il bello della vita – non se ne parla)

… che tutti quelli che conosco e che non stanno bene in salute possano guarire al più presto

… che quello che sta finendo sia stato l’annus horribilis che nessuno vorrebbe mai passare ma che rimanga davvero un caso isolato, segno del destino che si fa beffe di noi e se ne frega altamente se lo mandiamo al diavolo

E CON QUESTI MIEI DESIDERI DI FINE ANNO AUGURO A TUTTI UN FANTASTICO

E VISTO CHE CI SONO, VI REGALO QUESTA STUPENDA CANZONE …


[immagine tratta da questo sito]

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29 dicembre 2011

PER DIVORZIARE NON È MAI TROPPO TARDI. ANCHE DOPO 77 ANNI DI MATRIMONIO

Posted in divorzio, matrimonio, Uomini e donne tagged , , , , a 12:34 pm di marisamoles

A proposito di “divorzi d’argento”, come vengono chiamati quelli che vengono siglati da coppie sposate da trent’anni e più, questo è davvero incredibile perché, più che d’argento, è di platino. Questo metallo prezioso, infatti, contraddistingue il 75° anniversario di matrimonio e la coppia in questione, lui sardo e lei napoletana, è stata sposata per ben 77 anni. Eppure, dopo che lui scoprì il tradimento della moglie, consumato più di sessant’anni prima e da lei confessato, la vita di coppia non è stata più quella.

I protagonisti di questa vicenda alquanto bizzarra sono Antonio, novantanove anni, e Rosa, novantasei.
Nel 2002 lo sposo scoprì una lettera che la moglie aveva spedito, qualche anno dopo le nozze, all’amante. Lì per lì, ritenne la cosa migliore da farsi chiedere “asilo” al figlio maggiore ma poi, evidentemente, la prole, costituita da ben cinque figli, avrà cercato di farlo ragionare, convincendolo a tornare nel “nido”. Ma lui ha continuato a serbar rancore nei confronti della consorte ed il rapporto coniugale si dev’essere irrimediabilmente incrinato: continui pretesti di lite hanno portato la coppia davanti ai legali per formalizzare l’atto di separazione.

È proprio vero che, come diceva Carlo Verdone in un suo noto film, l’amore è eterno finché dura. Quei settantasette anni devono essere sembrati davvero un’eternità se alla fine la coppia quasi centenaria ha messo la parola fine ad un matrimonio record, per durata e longevità dei coniugi.

E poi si dice che sono più propensi gli uomini a perdonare un tradimento …

[fonte: Il Corriere]

28 dicembre 2011

SIAMO TUTTI FRATELLI … O FORSE NO

Posted in Natale, religione tagged , , , , , , a 9:21 pm di marisamoles

Ennesima rissa tra preti nella Basilica della Natività a Betlemme (Cisgiordania). Ennesima perché pare che accada frequententemente di assistere a scene degne di un film western, con tanto di scazzottate che poco si addicono all’abito sacro che i protagonisti indossano e al luogo che non è proprio simile ad un saloon.

Il motivo del contendere, questa volta, è una questione di “territorialità”. Ovvero, i preti greco-ortodossi e armeni, protagonisti della rissa, non si sono trovati d’accordo sulla suddivisione delle aeree della Basilica che dovevano essere pulite in vista della celebrazione del Natale (per gli ortodossi, il 7 gennaio).

La Basilica, che risale al VI secolo e, secondo la tradizione, sorge nel luogo in cui era situata la capanna dove nacque Gesù, è co-gestita dai religiosi cattolici romani, greco-ortodossi e armeni. Accade spesso che preti e monaci litighino sulle rispettive competenze.

Ma non eravamo tutti fratelli?

Be’, anche Caino e Abele lo erano

26 dicembre 2011

PERCHÉ IL 26 DICEMBRE SI FESTEGGIA SANTO STEFANO?

Posted in Natale, religione tagged , , , , , , , , , , a 7:13 pm di marisamoles


Stefano è un nome di origine greca (deriva infatti da Stéphanos, latinizzato in Stephanus) che significa “incoronato”. Data l’etimologia precristiana, il riferimento era alla corona della vittoria; successivamente, con la diffusione del Cristianesimo, essendo Stefano un protomartire (infatti, fu il primo martire cristiano, arrestato nel periodo dopo la Pentescoste, morì lapidato) il suo nome fu legato alla corona del martirio.

La data in cui la liturgia ricorda il primo martire è sempre stata il 26 dicembre, proprio perché il giorno successivo al Natale. La Chiesa, infatti, nei giorni seguenti la celebrazione della nascita di Cristo ricorda i comites Christi, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio.

Poche e incerte sono le notizie che riguardano Santo Stefano: fu probabilmente uno dei primi ebrei a convertirsi, seguì l’insegnamento degli Apostoli e in virtù della sua cultura, saggezza e fede genuina, divenne anche il primo dei diaconi di Gerusalemme.
Di questo Santo si parla nei capitoli 6 e 7 degli Atti degli Apostoli: si narra che i dodici Apostoli elessero sette savi, scegliendoli tra i discepoli ormai numerosi, affinché si occupassero esclusivamente di diffondere la parola di Dio. Il primo dei sette fu proprio Stefano che si adoperò con instancabile impegno nella missione cui era stato destinato, convertendo numerosi ebrei in transito per Gerusalemme.


Ben presto, però, l’opera di Stefano fu oggetto di critica da parte degli ebrei che assistevano alla conversione sempre più massiccia dei loro. Fu così che nel 33 o 34 Stefano fu accusato di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”.
Catturato dagli anziani e dagli scribi, fu trascinato davanti al Sinedrio e accusato grazie a falsi testimoni che dichiararono: “Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno, distruggerà questo luogo e cambierà le usanze che Mosè ci ha tramandato”.
Quando il Sommo Sacerdote gli chiese: “Le cose stanno proprio così?”, Stefano pronunziò un lungo discorso, rifacendosi alle Sacre Scritture in cui si preannunciava l’avvento del Giusto.

Nonostante il disappunto espresso dai presenti, rivolto ai membri del Sinedrio, concluse il suo discorso con parole che fecero aumentare l’odio e il rancore verso di lui: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo, che sta alla destra di Dio”.
Fu, quindi, trascinato fuori dalle mura di Gerusalemme e lapidato senza pietà. Di seguito si scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani, comandata da Saulo.
Tra la nascente Chiesa e la sinagoga ebraica, il distacco si fece sempre più evidente fino alla definitiva separazione.

La storia delle reliquie di Santo Stefano è significativa. Si racconta che il 3 dicembre 415, due anni dopo l’Editto di Milano con cui l’imperatore Costantino aveva concesso la libertà di culto e, di fatto, sancito la fine delle persecuzioni contro i Cristiani, ad un sacerdote di nome Luciano venne svelato in sogno il luogo in cui giacevano le spoglie del protomartire. In accordo con il vescovo di Gerusalemme, le reliquie iniziarono ad essere diffuse in tutto il mondo. Una piccola parte rimase al sacerdote Luciano e il resto fu traslato il 26 dicembre 415 nella chiesa di Sion a Gerusalemme.

Il proliferare delle reliquie testimonia la grande devozione che fu tributata a questo santo. Dappertutto sorsero chiese, basiliche e cappelle in suo onore; solo a Roma se ne contavano una trentina, delle quali la più celebre è quella di S. Stefano Rotondo al Celio, costruita nel V secolo da papa Simplicio.
In Italia ben 14 Comuni portano il suo nome.
Nell’iconografia, il Santo è raffigurato con la ‘dalmatica’, la veste liturgica dei diaconi. In ricordo della sua lapidazione, è invocato contro il mal di pietra, cioè i calcoli, ed è il patrono dei tagliapietre e muratori.

[fonti: wikipedia e santiebeati.it; nell’immagine sotto il titolo, “Santo Stefano” di Carlo Crivelli, Venezia, 1476 da questo sito; nella seconda immagine “Martirio di Santo Stefano” di Paolo Uccello, 1433-34, cappella dell’Assunta, Prato da questo sito ]

24 dicembre 2011

AUGURI

Posted in auguri, Natale tagged , a 3:17 pm di marisamoles

A TUTTI I LETTORI TANTI CARI AUGURI DI

E BUONE VACANZE … A CHI SE LE PUO’ PERMETTERE!

[immagine ghirlanda da questo sito; scritta “Buon Natale” da questo sito]

22 dicembre 2011

TRIESTE: ANCHE JOVANOTTI PER L’ULTIMO SALUTO A FRANCESCO

Posted in cronaca, Friuli Venzia-Giulia, Trieste, vip, web tagged , , , , , , a 4:37 pm di marisamoles


Francesco Pinna, 20 anni appena, studente lavoratore, è morto a Trieste il 12 dicembre mentre allestiva il palco del concerto di Jovanotti che si sarebbe dovuto tenere nel capoluogo giuliano, al PalaTrieste.
Affranto, il cantante ha cancellato la tappa del tour (e, se non sbaglio, anche le altre) e questa mattina si è presentato alla cappella di Sant’Anna, nel cimitero cittadino, per l’ultimo saluto al giovane ucciso mentre svolgeva il suo lavoro per sole 5-6 euro l’ora.

Nell’immediatezza dell’incidente, sulle pagine di Twitter, Lorenzo Cherubini scrisse: «Questa tragedia mi toglie il fiato e mi colpisce profondamente. Un tour è una famiglia e si lavora per portare in scena la vita e la gioia.»
Due giorni fa, sempre attraverso il web, il cantante ha ringraziato quanti gli sono stati vicini: «Grazie a tutti per la partecipazione e per l’affetto, ci aiutate ad attraversare questi giorni assurdi». E sul suo sito ha pubblicato una fotografia di Francesco.

La presenza di Lorenzo (non il cantante Jovanotti ma l’uomo Lorenzo, padre di famiglia non solo artista) ai funerali del giovane triestino dimostra che anche i cantanti di successo hanno un’anima. Il fatto che poi esterni il suo dolore attraverso un social network è la dimostrazione che la tecnologia non serve solo a scrivere ca****e, come molti vip, specie cantanti, fanno.

UN PENSIERO ALLA FAMIGLIA DI FRANCESCO, PER LA QUALE QUESTO NATALE NON SARA’ AFFATTO BUONO.

[foto di Andrea Lasorte per Il Piccolo]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 23 DICEMBRE 2011

Il tour di Jovanotti, sospeso dopo il grave incidente che è costato la vita a Francesco Pinna e in cui sono rimaste ferite altre otto persone (nel frattempo la magistratura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e disastro colposo, da cui risultano indagate nove persone), riprenderà da Trieste. L’ha comunicato il cantante stesso, al ritorno dal funerale della giovane vittima, nelle sue pagine di Twitter: “Trieste. La mia musica ricomincera’ da questa città”.
Alcuni giorni fa il management del cantante aveva comunicato che dopo un periodo di pausa il tour di Jovanotti sarebbe ripreso a marzo. Il ‘tweet’ dell’artista fa cosi’ presumere che il primo concerto sara’ a Trieste. [fonte Ansa da Il corriere]

21 dicembre 2011

L’ORTOGRAFIA SUL WEB E L’APOSTROFO DI SAVIANO

Posted in attualità, cultura, lingua, vip, web tagged , , , , , , , , , , a 6:26 pm di marisamoles


Purtroppo è cosa nota che gli scritti che viaggiano sul web siano pieni di refusi (ne ho scritto QUI, uno dei miei primissimi post di questo blog). Dal quotidiano on line ai messaggi su FB o Twitter, dai testi scritti sui blog ai commenti lasciati dai lettori parrebbe che la lingua italiana, non solo ortograficamente parlando, sia sempre più sconosciuta. E i dati relativi a vari concorsi pubblici, anche per posti altamente qualificati, ne sono la conferma. Non parliamo, poi, degli errori grammaticali e ortografici commessi dagli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Ho più volte trattato questo argomento e sempre con una certa tristezza, come accade quando si vede maltrattato l’idioma materno, specie se si cerca di insegnarlo nel miglior modo possibile ai propri studenti. Ma le nuove generazioni, e quelle vecchie che le emulano, scrivendo avvalendosi delle nuove tecnologie sono convinte che la cosa più importante sia farsi capire dall’interlocutore che di certo non andrà per il sottile facendo notare gli errori e non criticherà l’uso ed abuso delle abbreviazioni più fantasiose.

Ricordo un “vecchio” tema in classe, proposto ai miei allievi proprio sull’uso delle nuove tipologie di scrittura. Una ragazza, decisamente brava e con l’incredibile, al giorno d’ggi, attitudine per la scrittura curata, scrisse:

Come esseri umani, creature dotate di raziocinio, custodi di sentimenti, desideri e speranze, non potremmo ritenere possibile l’esistenza di qualcosa di più naturale dell’amore per la conoscenza e la padronanza della lettura e della scrittura. In un mondo frenetico e in continua evoluzione come quello in cui viviamo e continueremo a vivere, la fruizione inestimabile del contatto umano attraverso la scrittura ha assunto, negli anni, connotati molto particolari come, per fare un esempio di facile comprensione, le e-mail e gli sms, lettere della moderna generazione di scritti, figli di una realtà ormai dipendente dalla tecnologia più varia.
Secoli di tradizione epistolare, di messaggeri impavidi pronti a rischiare tutto, spesso anche la propria vita, pur di proteggere il prezioso contenuto di quei testi del cuore che erano le lettere – portatrici di speranza, attesa e salvezza -, soppiantate dall’impellente fretta di un mondo troppo moderno e innovativo, troppo giovane per dare ascolto all’esperienza passata di quella realtà ormai scomparsa che era l’”era della corrispondenza via corriere”. Al giorno d’oggi, tuttavia, appare quasi impossibile anche solo sperare che il “popolo scrittore” possa volgere il proprio sguardo all’universo ormai trascorso e mutato delle lettere e del loro intervento di incomparabile importanza nella vita di tante e tante anime in fremente attesa di una risposta. L’improbabilità di tale auspicabile evento è resa evidente dagli effetti della diffusione globale della tecnologia dei cellulari e degli elaboratori elettronici quali i computer e, soprattutto, dell’immediatezza di risposta grazie alla quale ci è permesso accedere a qualunque genere d’informazione.

Adesso ditemi quante adolescenti sarebbero in grado di utilizzare l’idioma natio in modo così soave oltreché corretto. Ben poche. E non parliamo dei maschi.
Attente lettrici di romanzieri davvero mediocri come Moccia (solo per fare un esempio … d’altra parte io non ho grande esperienza nell’ambito della narrativa per teenagers), le ragazze d’oggi non solo scrivono poco e male, anche quando non ricorrono ad un linguaggio deturpato da abbreviazioni e adornato da simboli grafici di ogni specie, ma hanno anche a disposizione un repertorio lessicale assai limitato, ahimè.

Ma lasciamo stare gli studenti e veniamo a chi della scrittura ne ha fatto una professione, peraltro ben remunerata. Prendiamo Roberto Saviano, per esempio. Come riporta Bebbe Severgnini su Il Corriere, lo scrittore partenopeo, in un messaggio su Twitter, ha commesso un grossolano errore ortografico, uno di quelli che i miei allievi nemmeno fanno più, se non altro per non sentirmi sbraitare ogni volta e per non vedere le sottolineature triple sui compiti in classe. Ecco il testo (sul cui contenuto non mi soffermo, visto che non è al centro della mia riflessione):

«Khadz Kamalov, un giornalista coraggioso, è stato ucciso. 70 giornalisti russi uccisi in Russia. Qual’è il peso specifico della libertà di parola?»

Così lo commenta Severgnini:

«Mi è piaciuto il tweet newyorkese di Roberto Saviano (77.657 followers). Per la sostanza, ovviamente; ma anche per quell’apostrofo di troppo («Qual è…»). Poi l’ha corretto, ma non deve vergognarsi: anzi. Tutti sbagliamo, e su Twitter non esistono correttori automatici (per fortuna). Non solo: quell’apostrofo è la prova che RS, i tweet, se li scrive da solo.»
Poi continua: «Twitter è un esercizio nuovo e antichissimo: Callimaco, Marziale, Poliziano, Voltaire, Achille Campanile, Ennio Flaiano, Leo Longanesi e Indro Montanelli (coi «Controcorrente») se la sarebbero cavata benone. Bravi come loro, in giro, non ce ne sono più. Ma esistono molte persone brillanti con il passo breve e la battuta secca.»

L’articolo di Severgnini è simpatico e, per non dilungarmi oltreché per non andare off topic, vi invito a leggerlo tutto.
Tornando a Saviano, se è vero che in un primo momento ha provveduto a correggere l’errore, poi ci ha ripensato e ha pubblicamente dichiarato, ovviamente sempre su Twitter:

«Ho deciso 🙂 continuerò a scrivere qual’è con l’apostrofo come #Pirandello e #Landolfi. r.»

Va be’, contento lui, noi ce ne faremo una ragione. Allora, forse dovrei invitare i miei studenti a scrivere “esiglio” con gl emulando Foscolo? Gradirei una cortese risposta dal signor Saviano … nel frattempo, però, continuerò a raccomandare ai miei allievi di non usare il gl perché oggigiorno “esilio” si scrive senza.

[immagine da questo sito]

19 dicembre 2011

NON VIAGGIATE CON RYANAIR, SE POTETE

Posted in affari miei, viaggi tagged , , , , , , , a 6:23 pm di marisamoles

Come anticipato nel precedente post, vi descrivo la mia disavventura all’aeroporto di London Stansted, al ritorno dal viaggio a Cambridge.

Sono partita dall’aeroporto del Friuli – Venezia Giulia (Ronchi del legionari) domenica 11 dicembre. Essendo un viaggio di studio organizzato dalla scuola in cui insegno, non ho scelto io né l’aeroporto (che, comunque, rimane il più comodo perché vicino a casa) né il vettore.
Ho superato il check-in e il controllo all’imbarco con un bagaglio a mano di circa 6 chili (il massimo consentito è di 10 chili) che avevo già portato in un precedente viaggio a Londra volando con la stessa compagnia, la Ryanair. Per questo non ho avuto esitazioni a portarlo. Al momento del controllo all’imbarco, l’addetta non mi ha nemmeno chiesto di provare ad infilare il borsone nell’apposito “gabbiotto”, mentre ad una mia collega ha fatto un sacco di storie per uno zaino (bello grande, simile a quelli che si portano in montagna per scalare) che, tuttavia, dopo innumerevoli tentativi, ha superato il test.

Al ritorno, domenica 18 dicembre, all’aeroporto di Stansted prima del check-in ho controllato il peso dei bagagli (a pagamento!): 12 chili il trolley da imbarcare (su un massimo di 15) e 6 chili e 400 grammi il borsone. Per sicurezza ho provato ad infilare nel “gabbiotto” il bagaglio a mano e, seppur con una certa difficoltà, dovuta anche al fatto che sul fondo avevo messo la cartellina con il materiale del corso (solo fogli A4, niente di speciale) che all’andata non avevo, e due libri (che all’andata erano posizionati allo stesso modo), è entrato. Ero tranquilla.

Prima dell’imbarco nella zona dei Free shop, per spendere le poche sterline rimaste, ho acquistato una scatola di biscotti Short Bread (peso 175 grammi!). Nella fretta ho infilato nel borsone la scatola e il portafoglio (Ryanair non ti lascia nemmeno portare una borsetta, oltre al bagaglio a mano, per tenere a mano portafoglio e documenti!) forse senza fare attenzione agli “spigoli”; fatto sta che al momento del controllo prima dell’imbarco il borsone non è entrato nel “gabbiotto” al primo tentativo e stavo cercando di sistemarlo alla meglio, spostando a tatto la scatola di biscotti e il portafoglio più un’altra bustina che dovevo tenere a mano in quanto contenente dei farmaci che avrei potuto aver bisogno di assumere durante il volo, quando l’addetta mi ha bloccato e, nonostante le mie proteste, mi ha sottratto il borsone e invitato a spostarmi a lato dove una sua collega stava applicando ad altri sventurati (che forse, però, avevano un bagaglio a mano eccedente il peso, mentre il mio era ben al di sotto del massimo consentito) le targhette del “gate bag”, chiedendo ben 40 sterline (più o meno 48 euro!) per il bagaglio aggiuntivo in stiva. Ad una ragazza che mi seguiva nella “fila degli sventurati” hanno addirittura rotto il cellulare togliendole dalle mani a forza il bagaglio che non aveva superato il test.

Mi sono semplicemente sentita vittima di un’ingiustizia (oltre che di un vero e proprio atto di violenza!), in primo luogo perché avevo scelto di portare con me quel borsone perché già sperimentato come bagaglio a mano, in secondo luogo perché il peso era di ben 3 chili e 600 grammi inferiore al massimo consentito, e in terzo luogo perché non mi è stato possibile spiegare che l’impaccio era dovuto a qualche oggetto che era stato infilato male nel borsone di tela non rigido e che bastava aprire la cerniera a lampo e spostare ciò che impediva l’inserimento del bagaglio nel “gabbiotto”. La mia protesta sul peso notevolmente inferiore al massimo consentito non è stata presa in considerazione così come la mia richiesta di estrarre i libri che, da regolamento, possono essere portati a mano (ad un mio collega era stato, infatti, consentito di togliere i libri e il notebook, per eccesso di peso, nel viaggio precedente e sempre nello stesso aeroporto).

Lascio immaginare come ho fatto il viaggio di ritorno. Già non mi piace volare, figuriamoci nello stato d’animo in cui mi trovavo! Ringrazio lo sconosciuto viaggiatore che mi sedeva a fianco e che si è sorbito per due ore le mie continue lamentele. Infatti, più ci pensavo e più mi incazzavo. La cosa è davvero incredibile e lui, il mio compagno di viaggio, si è trovato in tutto e per tutto d’accordo con me.

Scesa a Ronchi dei legionari ho inutilmente cercato qualche responsabile della Ryanair ed un addetto del locale aeroporto, cui ho spiegato le mie vicissitudini, mi ha detto che la compagnia irlandese applica tariffe basse per poi accanirsi sui viaggiatori che regolarmente vengono spennati al momento dell’imbarco con il supplemento per il bagaglio a mano. Sarebbe una loro precisa tattica commerciale ma a me sembra piuttosto un furto legalizzato. L’ho pure spiegato all’addetta al “Gate bag” a Stansted, anche se, preda della rabbia e della concitazione, ho scambiato la parola “furto” con “ladro”. Tanto mi ha capito perfettamente, così come ha ben compreso una mia poco cortese invettiva, dicendo “I understand Italian”. Le ho risposto: “Mi fa piacere!”.

Alla fine, l’addetto dell’aeroporto di Ronchi mi ha consigliato di non fare nulla e di dire addio per sempre alle mie 40 sterline. Io, però, più ci penso e più mi viene nervoso perché, come ho già detto, non ho avuto in precedenza alcun problema né a Ronchi né a Stansted con lo stesso borsone. E’ mai possibile che debba “pagare” (in tutti i sensi) per una colpa che non ho? E soprattutto, è mai possibile pagare una scatola di biscotti Short bread (che ai miei figli neanche piacciono!) ben 48 euro?

Quindi, faccio un appello: NON VOLATE CON RYANAIR, SE POTETE!

12 dicembre 2011

GREETINGS FROM CAMBRIDGE

Posted in affari miei, viaggi tagged , , , , a 9:12 pm di marisamoles


Eccomi qui. Sta finendo il mio primo giorno a Cambridge. Vorrei scrivere una sorta di diario (dico “vorrei” perche’ non so esattamente quanto tempo libero avro’ nei prossimi giorni) e per iniziare raccontero’ la mia avventura all’aeroporto.

11/12/2011 PARTENZA E ARRIVO.
Come sempre all’aeroporto sono arrivata con largo anticipo. Ho sempre il terrore di fare tardi …
Al momento di recarmi a fare il check in, ho salutato mio marito che prontamente mi ha detto: “Con quegli stivali pieni di fibbie non passi. Te li faranno togliere”. Meno male che non mi ha fatto scommettere … naturalmente averva ragione ma non solo mi hanno fatto togliere gli stivali (e indossare una specie di “babucce” usa e getta), mi hanno anche chiesto di togliere la collana. Be’, poco male. Il problema e’ che la chiusura si e’ impigliata fra i capelli e … rotto il filo, perle che rotolano per tutto l’aeroporto o quasi. Meno male che la poliziotta, gentilissima, me le ha raccolte quasi tutte, comunque la figuraccia non me la sono risparmiata.

Il volo e’ stato abbastanza tranquillo ma le mie orecchie e lo stomaco gradiscono poco il viaggio in aereo. Senza contare che con gli stivali avevo un caldo bestiale.
Dall’aeroporto di Londra Snt a Cambridge il viaggio e’ stato breve anche se, arrivata per ultima al pullmino, ho trovato posto solo nel fondo. Il mio stomaco non gradisce molto nemmeno i viaggi in pullman, specie se non sono seduta davanti, ma mi sono detta: “Hai fatto due ore di volo, non sara’ mica mezzora di pullman a spaventarti!”.
Arrivata al college mi sono stupita del fatto che non piovesse. Siamo andati quasi subito a cena (qui si cena alle 18 … no comment) e poi via alla scoperta della citta’, anche se in realta’ c’ero gia’ stata. Siamo usciti in gruppo tutti contenti, non abbiamo fatto nemmeno cinquanta metri e … il diluvio universale. Naturalmente ci siamo bagnati completamente prima di arrivare in centro e non ci siamo infilati nel primo pub, abbiamo cercato quello che piaceva alla maggioranza. Ecco, se qualcuno vuole farmi un dispiacere, mi trascina in un pub. Ma del resto se si e’ in compagnia, si deve stare al gioco. Ma un’astemia come me cosa mai puo’ bere al pub? Una cioccolata calda … meno male che non era proprio un pub tipico inglese, era piuttosto un bar travestito da pub, cosi’ giusto per ingannare i turisti.
La notte e’ passata quasi insonne. Dalla stanchezza sono crollata alle dieci, ma alle tre ero sveglia. Poi ho dormicchiato fino alle sette e, morta di sonno, mi sono infilata sotto la doccia. Almeno la camera e’ gradevole, con un bel bagno … ci ho messo mezzora per capire dove sta l’interruttore della luce per poi rendermi conto che bastava spostarsi verso il centro della stanza perche’ si accendesse da sola. Naturalmente non c’e’ modo di spegnerla, lo fa autonomamente ma dopo una mezzoretta. Peccato che il letto si trovi di fronte alla porta del bagno e che la luce che fuoriusciva da uno spiraglio era puntata direttamente sugli occhi.


12/12/2011 PRIMO GIORNO.
Con la luce del sole (oggi la giornata e’ stata bellissima fino alle sette di sera) il posto si e’ rivelato in tutta la sua bellezza. Edifici neogotici, una bella chapel nel centro della old court, edifici con gli alloggi piu’ recenti (dove sta anche la mia camera), una grande scalinata che porta nella Dinner Hall (chiamarla refettorio e’ un insulto … sembra semplicemente di stare sul set di un film di Harry Potter … guarda la foto sotto il titolo del post, ma guarda bene soprattutto le pareti e il soffitto!), l’aula a noi destinata sulla torre che sovrasta la loggia d’ingresso.
La colazione e’ stata abbondante (ho poi mangiato poco a pranzo ma devo dire che il cibo non e’ un granche’) e le ore passate in aula piuttosto pesanti, specie quelle pomeridiane. Pero’ il nostro tutor e’ bravo, parla piano e non ho difficolta’ a capirlo. Era quello che temevo piu’ di tutto perche’ se parlano veloce faccio fatica a capirli gli Inglesi.
Nel pomeriggio siamo anche riusciti a fare un giro per il centro. Siamo passati per il King’s College e il suo parco, e arrivati in centro lo spettacolo, ieri sera rovinato dalla pioggia, e’ stato bellissimo. Cambridge addobbata con le luci e i festoni natalizi e’ davvero deliziosa. Ci deve essere anche qui la crisi, pero’, perche’ in quasi tutti i negozi ci sono gia’ i saldi.
Ora devo proprio andare a studiare… per domani devo, infatti, preparare la mia presentazione. Non che sia una mission impossible ma il tutor ci ha imposto di usare una serie di frasi la cui utilita’, almeno per me, e’ assai scarsa. Ma da vera teacher io non discuto. Non faro’ mica come gli allievi!


13/12/2011 SECONDO GIORNO
La scorsa notte ho dormito un po’ meglio della prima, nonostante la pioggia battente e il vento forte che non mi ha fatto per nulla rimpiangere la “mia” bora. Anzi, diciamo che in questo caso la mia origine triestina mi e’ servita a limitare un po’ lo choc.
La mia camera sta al terzo piano dell’edificio piu’ recente del college (vedi foto sopra). Stando praticamente nel sottotetto, posso dire di non essere particolamente fortunata in quanto la pioggia si sente a meraviglia. La mia dirimpettatia, pero’, non l’ha sentita il che significa che o ha il sonno pesante o la piu’ sfigata sono io. Ma va bene cosi’, dopo tutto sono a Cambridge, che voglio di piu’ dalla vita? Be’, almeno un caffe’ decente … l’espresso inglese, anche quando te lo spacciano per espresso, e’ una brodaglia schifosa e costa due sterline e cinquanta! Poi ci lamentiamo se in Italia lo paghiamo 1 euro.
Ieri ho anticipato a M. Antonella che avrei parlato del “pollaio”.
Dovete sapere che nel college e’ vietato fumare anche negli spazi aperti. Non solo, non si puo’ accendere la sigaretta nemmeno davanti all’ingresso … sara’ per questo che ieri quando il tutor mi e’ passato davanti (io stavo fumando nella zona del parcheggio di fronte all’entrata principale), nonostante io l’avessi accolto con un sorriso smagliante e un “good morning” molto polite, non mi ha nemmeno degnata di uno sguardo? O forse il motivo e’ che ancora non mi aveva inquadrata come una sua corsista? Boh.
Dicevo, dunque, che in tutto il college e’ diffuso il no smoking. L’unica zona in cui non vige il divieto e’ una specie di “pollaio”. Ha questo aspetto a causa della recinzione di legno ma quando si entra e’ ancora peggio. Praticamente la zona fumatori e’ costituita da una panca di legno sotto una tettoia (grazie al cielo, almeno non mi bagno!). Ma lo spettacolo che si offre agli occhi dell’ignaro fumatore e’ alquanto desolante: una serie di cassonetti per ogni tipo di rifiuti. Infatti, l’area e’ situata proprio dietro alle cucine … Insomma, e’ un po’ come se servisse da monito: “Sei una fumatrice? Bene, e’meglio che ti butti direttamente nel cassonetto!”. Si’, ma quale? Ce ne sono di tutti i tipi: per il vetro bianco, per quello verde, per le bottiglie verdi, per la carta, per la plastica, per gli avanzi di cibo e bibite … immagino che i rifiuti umani, quali siamo considerati noi fumatori, potrebbero trovare il luogo ideale nel cassonetto dell’organico. 😦
Ora veniamo alle cose serie. Ho appena finito di preparare la presentazione di un progetto transnazionale per domani mattina. Stamane, invece, dovevamo presentarci. Cinque minuti a testa, non uno di meno (se volevamo evitare lo sguardo di disappunto del teacher) non uno di piu’ anche perche’ lui ha in mano il cronometro! La mia presentazione e’ stata bloccata dal suono inesorabile dell’orologio mentre stavo per parlare del mio hobby principale, ovvero scrivere sui miei blog. Poco male, le cose piu’ interessanti (lavoro e famiglia) le avevo gia’ trattate. Parlare dei blog avrebbe fatto miseramente cadere l’immagine di serieta’ che avevo trasmesso in un discorso giudicato “very good”. Ho comunque il sospetto che a nessuno avrebbe detto che la presentazione era una schifezza. D’altra parte e’ pagato per dirci che siamo bravi. Oggi ha persino detto che siamo il suo gruppo migliore da quando prende parte a questo progetto, ovvero almeno quattro anni. I nostri sguardi illuminati si sono incrociati e si sono spenti nel momento esatto in cui le nostre menti hanno simultaneamente capito che lo dice a tutti.
Il tutor comunque e’ un tipo molto English, a partire dall’abbigliamento: giacca, cravatta e panciotto con un abbinamento di colori abbastanza passabile, il che non e’ un dettaglio da trascurare. In piu’ e’ un arzillo vecchietto di 84 anni … una verve invidiabile. Confesso che mi sono sentita molto misera pensando alla mia preoccupazione di andare in pensione a 65 anni.
Qui i professori hanno indubbiamente una certo rilievo sociale. Lo dimostra il fatto che la tavolata a loro dedicata nella dinner hall e’ sopraelevata. Da noi nelle aule hanno persino abolito le pedane che poi servivano a controllare meglio gli allievi seduti in fondo, mica a dare un’aura di dignita’ a noi poveracci. E poi i teacher del college hanno il permesso di calpestare i prati. Questo, pero’, non l’ho capito: non hanno la capacita’ di svolazzare sul verde ne’ hanno il passo piu’ felpato degli studenti e degli altri comuni mortali. Anzi, ora che ci penso, l’unica altra categoria cui e’ concesso di calpestare l’erba e’ quella dei giardinieri. Ho pensato che sono una teacher anch’io e, per quanto la mia aura di dignita’ non sia paragonabile a quella di una English teacher, potrei evitare di fare il giro del mondo percorrendo rigorosamente i sentieri … saro’ sempre meglio di un giardiniere, o no? Va be’, meglio non fare la solita italiana …
Infine, parliamo dei pasti. Per quanto mi sia proposta di mangiare poco, tra lezioni in classe, studio, brevi passeggiate in centro (ci possiamo organizzare come vogliamo: o si fanno i compiti di pomeriggio, prima di cena, e si esce dopo, oppure si studia dopo cena e si esce prima), sembra che l’unica consolazione qui sia il cibo. Regolarmente arrivo con il vassoio al mio posto e mi sento oppressa dai sensi di colpa per averlo riempito un po’ troppo. Oggi ho lasciato un pezzo di dolce perche’ era preparato con il ginger, che qui mettono un po’ dappertutto, e non era il massimo. Domani vedro’ di darmi una regolata: solo verdure. Peccato che qui si vedano solo carote, patate, broccoli e cavoli. Stasera mi sono lasciata ingannare dall’aspetto invitante di una specie di pasticcio … erano broccoli travestiti, altroche’.

14/12/2012 TERZO GIORNO
Stamattina a lezione il nostro teacher ha parlato delle differenti abitudini degli Inglesi rispetto agli Italiani. Ad esempio, ha detto che noi siamo abituati a gesticolare quando parliamo mentre per loro il massimo e’ conversare tenendo le mani in tasca … si concentrano meglio. Oddio, magari e’ anche vero ma per noi e’ un po’ da maleducati. Altra strana abitudine che noi abbiamo e che loro non sopportano e’ quella di toccarci l’un l’altro e di baciarci anche se la persona che abbiamo di fronte l’abbiamo appena conosciuta. Be’, questo e’ vero, pero’ siamo espansivi mentre gli Inglesi, che non sopportano di essere abbracciati e baciati ne’ ti stringono la mano ad ogni pie’ sospinto, anche se ti incontrano sei volte in una giornata (come facciamo noi), sono un tantino glaciali. Del resto ci si adatta al clima: noi siamo mediterranei, loro no.
Quello che gli Inglesi non sopportano di noi e’ che, se possiamo, evitiamo di fare la fila. Per loro la fila e’ sacra e chi non rispetta questa abitudine e’ un vero e proprio profano. Pero’, secondo me, e’ anche vero che la nostra fama e’ ingiusta e crea il pregiudizio. Insomma, se capiscono che sei italiano, aspettano un tuo passo falso prima ancora che tu faccia qualcosa che non va. Prendiamo oggi al self service, per esempio. C’era la fila per i secondi e io, come sempre, stavo pazientemente aspettando il mio turno. Poi ho pensato di portarmi un po’ avanti per sbirciare e decidere per tempo cosa mi sarebbe piaciuto assaggiare. Non l’avessi mai fatto! Mi hanno subito guardato in cagnesco, ma io mi sarei rimessa in fila subito.
A proposito di cibo, ieri i broccoli mi hanno quasi distrutta, oggi hanno attentato alla mia vita le prugne nascoste sotto una specie di pasta brise’. Il cibo qui riserva sempre delle sorprese e la mia pancia sta gridando vendetta.
Nel pomeriggio, prima che le prugne dichiarasserto guerra alla mio intestino, siamo andati al Fitzwilliam museum. A parte lo splendore dell’edificio in se’, le opere d’arte contenute sono di una bellezza strabiliante (e’ la parola che ho “adottato”, mi devo sforzare di usarla il piu’ possibile …). La mia preferita e’ stata la galleria degli impressionisti francesi: Monet, Matisse, Cézanne, Pissarro, Degas e Renoir. Ma in questo periodo c’e’ anche una special exibition: Vermeer’s Women: Secrets and Silence. Veri e propri gioielli. Se non riusciamo andare a Londra alla National Gallery abbiamo potuto comunque goderci delle opere d’arte davvero ragguardevoli.

15/12/2011 QUARTO GIORNO
Oggi abbiamo lavorato sodo in gruppo. Siamo riusciti a fare solo un salto al museo di storia naturale, nel pomeriggio. Bello e interessante ma diciamo che le scienze non sono la mia passione.
In compenso mi sono consolata sentendo il nostro tutor parlare delle scuole inglesi. Ha detto che in quelle pubbliche le classi possono essere molto numerose, anche piu’ di trenta allievi. E se qualche docente e’ assente, non trovando un supplente, si aggregano due classi arrivando a sessanta allievi … in pratica, le lezioni si tengono anche fuori dall’aula, nei corridoi e in ogni luogo basta che sia sufficiente ampio. La lezione di oggi e’ stata davvero interessante e penso che al ritorno scrivero’ un post dedicato al sistema educativo inglese sul blog laprofonline.
Ora sono proprio distrutta. Domani sara’ l’ultimo giorno di corso e sabato passeremo l’intera giornata a Londra. Per il momento … buona notte!

16/12/2011 QUINTO GIORNO
Oggi in mattinata abbiamo presentato i progetti elaborati in gruppo. Si e’ trattato di una simulazione, ovviamente, ma l’impegno profuso da tutti noi sta a dimostrare che gli insegnanti e, piu’ in generale, il personale della scuola quando deve lavorare non si tira indietro! Il nostro tutor era soddisfatto e devo dire che, nonostante ci sia il sospetto che dica a tutti le stesse cose, sembrava davvero sincero nel manifestare il suo entusiasmo per il nostro lavoro. Nell’ultima parte della mattinata si e’ un po’ sbilanciato e ha parlato di se’. Il bello e’ che si e’ espresso prima in un italiano perfetto (il che sta ad indicare che ha capito benissimo tutto cio’ che ci dicevamo in italiano durante il pranzo!) e poi addirittura in LATINO! Fantastico! Poi, al momento degli addii, ci ha baciati e abbracciati tutti in vero stile italiano, ma d’altra parte ha vissuto per un anno a Trieste nel secondo dopoguerra e viene spesso in Italia per lavoro. Alla fine, nonostante il breve periodo passato insieme, ci siamo tutti un po’ commossi. Della serie: anche i prof hanno un’anima.
Nel pomeriggio siamo stati nel centro di Cambridge a fare shopping. Io mi sono limitata a comprare dei regali … qualcuno anche per me stessa, ovviamente! Abbiamo, pero’, anche fatto una visita al St. John’s College (i piu’ importanti come il King’s e il Trinity erano chiusi, mannaggia) ed e’ stato un breve tour gradevole, nonostante la giornata non promettesse nulla di buono. Stamattina, infatti, ci siamo svegliati con la neve … durata poco, perche’ poi ha iniziato a piovere e solo nelle prime ore del pomeriggio il tempo e’ migliorato.
Stasera abbiamo cenato in centro, in un pub che sembrava pero’ piu’ un ristorante che un pub. Dovete sapere che il venerdi’ sera in Inghilterra escono tutti. Nessuno prende la propria macchina perche’, prevedendo di sbronzarsi alla grande, usano il taxi (di solito salgono in tre-quattro e dividono la spesa, anche se qui i taxi non hanno tariffe assurde come in Italia). Fino all’ora di chiusura, alle 23, fanno il giro dei pub anche se qualcuno si ferma a lungo nello stesso posto.
Una stravaganza che ho notato riguarda le ragazze, piu’ o meno giovani (si puo’ definire “ragazza” una cinquantenne o no?!). Prima pero’ faccio una premessa. Facendo il giro per negozi, io e altre tre colleghe abbiamo notato che una buona percentuale di abiti da donna era confezionata con stoffa leggera, a volte con lustrini e perline, a manica corta se non addirittura senza maniche. Abbiamo pensato che abiti di tal genere fossero adatti al veglione di fine anno. E invece no: stasera al pub la maggior parte delle donne indossava abiti scollacciati, con paillettes e gonne cortissime, collant velatissimi e alcune anche senza calze. A parte la volonta’ di sedurre, che qualcuna certamente aveva, un abbigliamento cosi’ estivo era effettivamente adatto ai 30 gradi che dovevano esserci dentro al locale. Noi vestite con maglioni e leggins abbiamo fatto la sauna. Ma d’altra parte delle prof con microgonna e scollatura oscena non si sono mai viste, ne’ in Inghilterra ne’ in Italia. Per fortuna.
Sono uscita dal pub frastornata dalla musica e dal chiasso indecente che dagli anni in cui frequentavo le discoteche non avevo piu’ sentito. Stiamo parlando, insomma, del Giurassico.

17/12/2011 SESTO GIORNO
Finalmente è arrivato il giorno della gita a Londra! Per quanto questa città sia fantastica per i musei degni di nota, io e altre tre colleghe abbiamo deciso di godercela “dal di fuori”. Entrare in un museo significa, infatti, passarci delle ore senza nemmeno vedere tutto. Quelli più importanti li ho visitati ma sempre di corsa. Dovendo scegliere, considerato il fatto che avevamo a disposizione otto ore, abbiamo preferito fare un bel giro (abbiamo camminato per almeno quattro ore) tra il quartiere di Westminster e quello di Knigthsbridge, per fiondarci poi nel meraviglioso mondo di Harrods.
Sì, lo so. Magari da delle prof ci si aspetterebbe di più ma per una volta lasciateci sognare girando per i reparti di Dior o Cartier e ammirando le fantastiche vetrine di Tiffany. Insomma, quando mi ricapita un’occasione come questa? E poi mi sono limitata a guardare e sono stata davvero brava a lasciare il cuore – solo quello e non la carta di credito – su un braccialetto (d’argento, ovviamente) che sarebbe costato come un computer. Dopo aver fatto questo ragionamento, ricordando che a Natale mi sono ripromessa di comprarmi un notebook che non possiedo, ho resistito alla tentazione.
Mi sono consolata facendo acquisti nell’Harrods Arcade, il reparto in cui si cpmprano i gadget con il marchio del favoloso store.
Una cosa mi ha colpita molto: il monumento dedicato a Diana e Dodi che Al Fayed padre ha voluto far erigere nel suo magazzino. Più che il monumento in sé, davvero bruttino in verità, mi ha lasciato perplessa la scritta apportata sulla statua: “vittime innocenti”. A questo proposito si potrebbe aprire un dibattito ma non mi sembra questa la sede giusta. Il fatto è che Mr Al Fayed è convinto al 100% del complotto (smentito da tutte le indagini fatte sia in Francia, dove i due sono morti, sia in Inghilterra) che avrebbe portato alla morte una coppia scomoda per la casa reale britannica. Mi stupisco, però, che abbia potuto apporre quella scritta su un monumento visto da milioni di persone. Mah …
La passeggiata a Westminster di sera, con le luci natalizie ha assunto un carattere quasi magico. Bello anche il palazzo del parlamento sul quale svetta la torre con l’orologio più famosa al mondo: il Big Ben. Mi sono chiesta quale origine abbia il suo nome e ho trovato la risposta (veramente sarebbe meglio parlare di ipotesi) sul web. Due sono le ipotesi più probabili: la prima sostiene che il nome derivi da Sir Benjamin Hall, membro della Camera dei Comuni e supervisore dei lavori per la ricostruzione del Palazzo di Westminster; la seconda sostiene invece che la celebre torre debba il suo nome al campione dei pesi massimi di pugilato Benjamin Caunt, che combatté il suo ultimo incontro nel 1857, anno in cui la torre fu eretta. Ma il vero nome della torre sarebbe in realtà Magnus Beniaminus mentre la campana si chiamerebbe Great Bell.
La giornata si è conclusa a Cambridge dove alle 21 e 30 è stata un’impresa quasi impossibile trovare un posto in cui cenare. E ti credo: là cenano alle 18!

18/12/2011 BACK HOME
Questa magica avventura è, dunque, finita. Back home, con grande tristezza ma serbando il ricordo dei magnifici compagni di viaggio che ho avuto la fortuna di trovare.
Solo una nota negativa: un increscioso inconveniente all’aeroporto di Londra Stantsted. Ma di questo parlerò in un altro post.


(scusate gli errori grafici … la tastiera inglese non ha gli accenti, ahime’!)

[Grazie a Salvatore, mio compagno di fumate, che mi ha gentilmente fornito la foto del “pollaio” … ad imperitura memoria!]

10 dicembre 2011

CAMBRIDGE … I’M COMING!

Posted in affari miei, lavoro tagged , , , , a 3:15 pm di marisamoles

Ebbene sì, sono in partenza. Domani a quest’ora, salvo ritardi, sarò sul volo che mi porterà a Londra. Destinazione: Cambridge.

Che ci vado a fare? Forse vi chiederete. Non vado a divertirmi, anche se, adorando l’Inghilterra, ogni volta che ci vado per studio, tutto mi sembra più leggero, meno impegnativo che affrontare il tran tran di tutti i giorni. Quindi, vado a studiare, ancora una volta. Per la precisione, frequenterò un corso di formazione, finanziato dall’Unione Europea, che ha lo scopo di sviluppare le competenze professionali per la cooperazione transnazionale ed è rivolto al personale della scuola che svolga mansioni di tipo dirigenziale. L’obiettivo primario di questo progetto è quello di facilitare e aumentare la mobilità del personale, in modo da promuovere l’adozione da parte delle istituzioni partecipanti di una prospettiva di dimensioni più fortemente Europee nella loro azione formativa ed educativa e di contribuire all’innovazione dei sistemi di istruzione e formazione e al miglioramento della loro qualità.

Detto così sembra tutt’altro che semplice. Non resta che provare.
Insomma, di questi tempi è meglio approfittare di un’opportunità del genere visto che non so per quanto ancora potremo avere dei finanziamenti europei.

La sede del corso, come ho detto, è Cambridge, una delle città universitarie più importanti del Regno Unito. Il college che ospiterà il mio gruppo è molto grazioso, almeno sembra dalle fotografie che ho trovato sul web. Chi c’è già stato è ritornato entusiasta. Quindi, spero che sia un’esperienza altrettanto bella per me.

Non nascondo la mia emozione. Anche ora, mentre scrivo, sono in forte agitazione, un po’ perché sto pensando al migliaio di cose che devo ancora fare prima di partire, un po’ perché non amo andare in aereo e, infine, perché non vedo l’ora di raggiungere il “mio” college ma al tempo stesso temo le “sorprese”. Lo so, sono un po’ complicata però so anche che domani sera sarò molto più tranquilla.

Non porto con me il pc (anche perché non possiedo un notebook!) ma mi hanno detto che non ci sono problemi, Internet è a portata di mano a qualsiasi ora del giorno e fino a tarda sera. Confido, dunque, nella possibilità di rimanere in contatto con voi che leggete e di certo non vi risparmierò i miei racconti.

“SEE” YOU SOON! 🙂

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