14 novembre 2011

DIO C’È

Posted in affari miei, famiglia, figli, religione tagged , , , , , a 11:20 pm di marisamoles


Mi rendo conto di quanto sia impegnativo il titolo di questo post in cui sto per raccontare quello che mi è successo di recente. Mi rendo perfettamente conto anche di quanto sia difficile toccare un tasto delicato come la fede, affidando i propri pensieri ad un blog ma, nello stesso tempo, sapendo bene che queste pagine non sono quelle di un diario segreto e che quello che sto per dire potrà incontrare qualche dissenso o suscitare non poche perplessità.
Nonostante tutto ho deciso di scrivere, forse per convincere più me stessa che chi avrà la bontà o l’interesse di leggere questo articolo.

Cos’è la fede? Mah, direi una parte di noi (sempre che si sia credenti, ovvio). Non ci chiediamo se la fede c’è o non c’è, allo stesso modo in cui non facciamo tanto caso al cuore che batte, a meno che non si verifichino situazioni tali da non poter fare a meno di ascoltare il suo battito. Allo stesso modo, respiriamo senza chiederci se, come, quando i polmoni pompano aria. Ma loro continuano il loro instancabile lavoro per permetterci di vivere.
Con la fede è lo stesso. Lei se ne sta lì buona buona, la maggior parte del tempo, poi all’improvviso ci dà dei prepotenti segnali della sua esistenza. Così come quando un infartuato si rende conto che il suo cuore non lavora come dovrebbe o uno che sta per affogare realizza che i suoi polmoni vorrebbero lavorare a dovere ma non sono in condizione di farlo.

Il preambolo è stato un po’ lungo, lo so, ma era necessario.
L’educazione religiosa me la sono fatta da me. Io sono un’autodidatta della fede, non ho avuto nessun modello da seguire in famiglia. Sono sempre stata una trasgressiva, in tutto e per tutto, trasgressiva anche in modo del tutto insospettabile. I miei non andavano a messa, io sì. Forse da piccola avevo lo spirito missionario, speravo di poter trascinare anche la mia famiglia sulla strada della Verità.

Da figlia ho fallito ma da madre ho cercato nel miglior modo possibile di trasmettere ai miei figli la fede, attraverso l’esempio. Missione ancora più impossibile, però mi sono impegnata tanto, ma tanto, forse troppo perché alla fine ho ottenuto l’effetto contrario. Quando mi sono resa conto che da sola avevo iniziato questo percorso di fede e da sola mi ero ritrovata come da bambina, ho pensato che forse la religione non facesse per me. Piano piano, constatando il mio fallimento e osservando la gioiosa armonia che traspirava dalle famigliole unite alla messa domenicale, ho semplicemente smesso di fare le solitarie uscite della domenica mattina. Complice anche la delusione che ho avuto nel rendermi conto che certi sacerdoti non hanno nemmeno un briciolo di quella carità cristiana che io, laica, dimostravo nei confronti delle persone care. Ho, dunque, capito che non divorziavo dalla fede. Stavo rompendo con la chiesa, convinta più che mai che proprio lei e i suoi ministri fossero la rovina della religione.

Ho vissuto due anni senza chiedermi dove fosse finita la mia fede. Non ero più certa di averla, in effetti, ma in cuor mio non riuscivo a rassegnarmi ad aver perduto quello per cui fin da bambina avevo combattuto, sfidando la mia stessa famiglia. Ma la mia fede era là, nel suo angolino, pronta a darmi dei segnali che non avrei fatto fatica ad interpretare.

Veniamo, dunque, a quel che è successo qualche giorno fa (a quest’ora credo che i lettori siano curiosi di saperlo!).

Ora di cena. Uno dei miei figli, il primogenito, manca all’appello. Penso ad un ritardo, anche se so che di solito avverte. Passa il tempo, chiedo al fratello se per caso l’abbia avvertito del ritardo oppure l’abbia avvisato che non sarebbe venuto a cena (di solito i messaggi se li scambiano fra di loro perché non li pagano). Mio figlio dice che non ne sa niente.
Il tempo passa e, nonostante sappia perfettamente che i miei figli, entrambi, mi ritengano un’ansiosa, una che dopo cinque minuti di ritardo inizia a chiamare sul cellulare (come facevano le nostre mamme, poi?), inizio a telefonare. Non raggiungibile. Penso: forse è al cinema e ha il telefono staccato (ormai il ritardo era di circa un’ora), forse mi ha detto che non sarebbe venuto a cena e io non l’ho ascoltato, presa come sempre sono dai miei pensieri. Cercavo di convincermene con scarsi risultati. Meglio passare per una madre rinco che pensare qualcosa di peggio.

Passa un’altra ora. Ogni volta che entro in cucina, vedo la tavola apparecchiata, il suo piatto pronto, ormai coperto, e non mi do pace. Ritelefono: ora il cellulare squilla ma nessuno risponde. Riprovo più volte con lo stesso risultato. Cerco di tranquillizzarmi, ormai dovrei essere convinta di aver capito male, di non averlo sentito mentre mi diceva “ceno fuori”.

Sono sul divano, davanti alla tv, per niente tranquilla. Ora è il mio cellulare a squillare: numero non memorizzato in rubrica. “Sta chiamando dal telefono di altri, sarà rimasto senza soldi oppure la batteria è scarica”, penso. Ma la voce dall’altro capo è una voce che nessuna madre vorrebbe mai sentire, una voce sconosciuta che si rende inconsapevolmente partecipe della disperazione di una persona altrettanto sconosciuta. “Polizia stradale” e a quelle parole mi sembra di morire, ora sì che sento il cuore che batte, mi pare che scoppi, e il respiro, be’ quello mi manca, mentre affogo nella disperazione del dubbio. Alle parole “incidente” e “pronto soccorso” credo che i battiti del cuore e il respiro siano gli ultimi della mia vita.

Corriamo, io e l’altro mio figlio. Guida lui, io non sono in grado, tremo come una foglia. Durante il tragitto eccola, la mia fede sopita ma non scomparsa nel nulla. Prego e prometto che ricomincerò il mio cammino di cattolica credente e praticante se a mio figlio non è successo nulla di grave, di irreparabile.

Al pronto soccorso lo vedo sulla barella. È sveglio. La prima cosa che gli chiedo è se muove le gambe. Mi dice di sì, mi dice che ha battuto la testa e forse ha un dito rotto. Mi dice che gli hanno fatto tutti gli esami, nelle tre ore in cui io credevo che fosse al cinema, credevo di essere completamente rinco, credevo di non essere una buona madre che ascolta i suoi figli quando le parlano.
Poi lui mi dice “mi dispiace” e scoppia a piangere. E io rispondo che a me no, non dispiace per nulla di vederlo sano e salvo. “La macchina è distrutta” fa lui, continuando a piangere. Mentre gli asciugo le lacrime e trattengo a stento le mie, cercando di mostrarmi forte per far forza a lui, ma continuando a tremare come una foglia, gli dico che della macchina non me ne frega niente, che lei è distrutta ma lui no, ed è questo che importa.

Passa la notte in ospedale, gli infermieri mi mandano via con molta dolcezza, mi dicono che lui è sotto osservazione e che io ho bisogno di riprendermi, di riposare. L’altro figlio mi convince a tornare a casa e mi riporta dal fratello il giorno dopo. Lui è tranquillo, dolorante ma sereno. Fra poche ore tornerà a casa.

L’incidente che la polizia stradale al telefono aveva definito “piccolo” in realtà è stato uno di quelli che semina la morte, come tanti cui assistiamo guardando i servizi al telegiornale. Mio figlio è vivo e relativamente acciaccato per puro miracolo. Io ci credo.
Non aveva bevuto, stava tornando a casa a cena, alle sette e mezza di sera. Si sentiva stanco, quello sì. Ma non ricorda nulla di quel che è successo e forse questo è un bene.

Quante volte io e mio marito l’abbiamo rimproverato per aver voluto comprare una macchina nuova, superaccessoriata. Ora mi rendo conto che proprio quell’automobile gli ha salvato la vita.
Ecco, forse qualcuno a questo punto dirà che Dio esiste e si chiama Airbag. Io, però, preferisco pensare che Dio esista e si chiami Amore.

[immagine: “Mani giunte in preghiera” di Albrecht Dürer, da questo sito]

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22 commenti »

  1. Cara Marisa,
    L’hai scritto bene. L’ho letto tutto. Posso solo dirti che sicuramente Dio esiste, o l’Angelo Custode o uno Spirito Guida o… certamente è male “amministrato” da noi e ancora peggio in certi ambienti islamici (perché è sempre lo stesso Dio).
    Hai dimostrato molto bene come, in certi momenti della vita, sembra che di colpo possa cambiare tutto… e qualche volta cambia veramente tutto. Questo fatto da te raccontato ci dimostra che sarà sempre più necessario gioire di quello che OGGI abbiamo e ringraziare quelle “Energie” che chiamiamo Dio.
    Ora tuo figlio si è ripreso? E tu?
    Buona giornata.

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  2. Raffaele said,

    Ciao Marisa, sono felice che questa vicenda si sia conclusa bene. Attraverso le parole del tuo post, credo di aver capito quello che deve aver provato mia madre quando ero giovane e dopo i miei innumerevoli incidenti stradali.
    Grazie a Dio e’ andata bene, per il resto anche io mi sento autodidatta della fede.
    Un abbraccio
    Raf
    Ps scusa ebventuali errori ma ho dimenticato gli occhiali. Ciao

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  3. Ho le lacrime che non riesco a vedere i tasti. ricordi che ritornano con tanto dolore. La fede….io l’ho persa, il mio figlio in un banalissimo incidente non sì è risvegliato, forse non l’ho persa, sarà come dici tu in un angolino assopito. Auguri per il tuo figlio. Un abbraccio a te carissima Marisa.

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  4. Cle said,

    Marisa, sto piangendo.UUn abbrabbraccio fortissimo.

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  5. LadyPaola said,

    Marisa ho sofferto con te mentre leggevo il racconto… anche io sono molto ansiosa ed i miei figli sanno che mi devono sempre avvertire di eventuali ritardi o disguidi… da quando poi mia figlia maggiore ha la patente tremo e spero di non dover sentire mai una voce estranea al suo telefono… e prego e spero che Dio li assista sempre…

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  6. frz40 said,

    Quando si esce indenni da un grave incidente stradale è soprattutto una questione di culo (perdonami l’espressione) .

    Forse c’entra la tecnologia della nuova vettura col suo airbag, o qualche altra dotazione, ma credo soprattutto che, semplicemente, non fosse la sua ora.

    Ne sono comunque lieto per te e per il tuo figliolo.

    Ti fa piacere pensare che ‘qualcuno’ gli ha tenuto la mano sulla testa?Lo capisco, ma digli soprattutto di legarsela al dito e di essere più prudente. Non è mica quello che fa i rallies? Se sì, digli di non fidarsi delle sue capacità. Questo è amore. Dio e i Santi spesso hanno altre cose da fare.

    Un abbraccio.

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  7. marisamoles said,

    @ Quarchedundepegi

    Oggi io davvero gioisco per quello che ho.
    Mio figlio sta bene ma io, devo confessarlo, quando penso a quella sera ho la tachicardia.
    Grazie.

    @ Raffaele

    “innumerevoli incidenti stradali”? O mio Dio, povera la tua mamma! Credo che non ci si renda conto delle sofferenze dei genitori finché non si hanno figli. So che tu non li hai ma ho capito che hai ben compreso come ci si possa sentire in questi momenti.
    Grazie.
    P.S. Anche tu hai bisogno degli occhiali? Io quando li dimentico mi sento persa …

    @ 3theperfectnumber

    Mi dispiace molto aver riaperto una ferita nel tuo cuore. Dev’essere terribile.
    La fede? Non so se la ritroverai. Io te lo auguro ma capisco che dev’essere difficile.
    Un abbraccio anche a te e grazie per le belle parole.

    @ Cle

    Grazie, mia cara. Non volevo farti piangere ma ora sii felice per me perché io lo sono. Spaventata, moltissimo, ma felice.
    Ti abbraccio.

    @ LadyPaola

    Ti dico solo che mi sento invecchiata di dieci anni. Ma questo è il rischio che dobbiamo correre nel momento in cui decidiamo di mettere al mondo dei figli. Per un momento ho rimpianto i tempi in cui li tenevo sotto l’ala protettrice. Ma mi rendo conto che devono fare la loro vita, devono crescere anche sbagliando, così diventeranno più forti.
    Grazie anche a te.

    @ frz40

    Sono in molti a pensarla come te, anch’io fino a pochi giorni fa. Ma ora qualcosa è cambiato e guardo alla vita con altri occhi.
    Mio figlio è stato senza dubbio fortunato, strafortunato. Ed io sono felice.
    Sì, è il rallista e ha già detto che non rinuncerà alle corse. 😦 Il fatto è che lui dell’incidente non ricorda nulla anche se dev’essersi spaventato non poco quando ha ripreso conoscenza e si è trovato a testa in giù (la macchina ha capottato). Ma lui dice che in corsa si è più sicuri con il casco integrale e il rollbar. Cosa devo fare? Disperarmi? Oggi non ne ho più la forza. Magari domani.
    Comunque ha una guida un po’ sprintosa ma è sempre stato prudente. Forse ha avuto un malore (per questo tra due settimane farà altri accertamenti) o magari ha schivato un gatto o qualche altro animale. Non lo sappiamo e probabilmente non lo sapremo mai se l’amnesia permane.
    Un abbraccio e grazie.

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  8. espress451 said,

    Avevi ragione, cara Marisa… Post difficile, per chi l’ha scritto e per chiunque lo legga, perché tocca nervi scoperti in ciascuno, il destino, la fede, l’abbraccio ancora possibile, a volte invece no. Bello che tu abbia abbracciato ancora tuo figlio, scordando i contorni dell’episodio e sentendo invece qualcosa dentro di te. Leggendoti mi è venuta quasi subito presente la tua cara amica “sgusciata via”…
    Un forte abbraccio, Ester.

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  9. marisamoles said,

    @ Ester

    Belle le cose che hai scritto, come sempre. L’ultima, in particolare. Anch’io ho pensato a “lei” e chissà che non si sia trasformata in un angelo custode. Due settimane fa ho riabbracciato sua figlia e, vedendola, ho ripensato ad una fotografia in cui era ritratta con il mio Matteo. Avevano tre anni e mezzo. Devo mandarle la foto.
    Un forte abbraccio anche a te.

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  10. Raffaele said,

    Verso la fine degli anni 70, quasi ogni sera verso mezzanotte partivo con la mia A112 Abarth ed il mio navigatore ed andavamo a provare le prove speciali dei rally che si correvano nella zona. Per anni ho lavorato solo ed esclusivamente per la macchina e per il meccanico del paese …..spesso tornavo a casa accompagnato e davo la notizia dell’incidente ai miei che dormivano. Per fortuna mi e’ sempre andata bene. Ad altri amici purtroppo no. Poi ho lasciato perdere perché non ce la facevo più a sostenere i costi.
    Ps ieri avevo dimenticato gli occhiali, con l’Ipad gli articoli dei post puoi ingrandirli fin che vuoi, invece il riquadro dei commenti no per cui nn vedevo cosa scrivevo e siccome questo oggetto ha una specie di correttore ortografico che quando decide lui ti cambia le parole, non ero certo di cosa avessi scritto. Cmq da +1 ora sono già a +1,5.
    Ciao ed in bocca al lupo, spero che il figliolo stia già meglio.
    Raf

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  11. Esiste l'”amnesia retrograda”. Se ha avuto una commozione cerebrale e, da quello che ho capito, ha fatto tutto da solo, la cosa migliore da fare è girare pagina, essere un pizzico fatalisti e continuare “prudentemente” a sorridere al futuro.

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  12. Dio c’è. Dio c’è sempre. Forse anche di più quando non lo cerchiamo.

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  13. marisamoles said,

    @ Raffaele

    La A112 abarth? Mitica! Noi avevamo la versione Elegant, nulla a che vedere ma la A 112 era davvero una macchinina meravigliosa.

    Anche tu rallista come mio marito a quei tempi? Non ci posso credere! 😉
    Ora è evidente che mio figlio Matteo debba fare i conti anche con le spese che quello sport comporta … visto che deve comprarsi una nuova macchina. Spero ci pensi bene.

    Crepi il lupo! Lui sta bene, per fortuna.

    @ quarchedundepegi

    Non ha fatto esattamente tutto da solo. Da quanto gli hanno riferito (visto che l’amnesia permane) ha urtato una macchina in sosta, ha capottato, strisciato per una ventina di metri ed è stato investito, dalla parte di guida, da un’auto che proveniva dalla carreggiata opposta. Spero davvero che lui guardi prudentemente al futuro.
    Grazie per l’appoggio.

    @ Scrutatrice

    Grazie anche a te Veronica per le belle parole. E’ vero, c’è anche di più quando non lo cerchiamo. Ora lo so.

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  14. Raffaele said,

    Noto con piacere sempre cose comuni con tuo marito 🙂 ci fossimo conosciuti saremmo andati d’accordo.
    Sono felice che il figliolo stia bene
    Ciaoo

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  15. ciao. anche io ho avuto un’esperienza simile ma con una vespa, e anche per me la conclusione è la stessa 🙂
    un abbraccio

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  16. marisamoles said,

    @ robadanoncredere

    Grazie per la tua testimonianza. Credo, però, che mio figlio non abbia davvero capito quel che poteva succedere e sono certa che non attribuisca alla mano di Dio il felice esito di questa disavventura. Lui è uno di quelli che credono che Dio esista e si chiami airbag.

    Mi piace

  17. irisilvi said,

    Ti abbraccio forte e ti sono vicina
    uno spauracchio così ti toglie e ti rida’ 1o anni divita in pochi attimi..

    Mi piace

  18. marisamoles said,

    @ Irisilvi

    Grazie, mia cara. E’ bello incontrarti di nuovo qui.
    A presto.

    Mi piace

  19. Ciao Marisa, non so, se sia stato l’intervento divino o semplicemente
    il destino (per chi ci crede ) a decidere il corso di quel momento, ma sono sicura che la vita che noi conosciamo è fatta di “cose”
    invisibili rispetto a quello che a noi pare visibile.
    Avere fede non è facile, soprattutto quando la vita ti colpisce
    nel momento più bello: la fanciullezza (parlo per me ovviamente).
    Da bambina mi hanno insegnato ad amare Dio e visitarlo nella sua
    casa, nei giorni a Lui dedicati, poi crescendo non mi sono più curata
    di Lui, la mia compagna Fede si era allontanata da me.

    Stai serena, il brutto momento è dietro le spalle.
    Un abbraccio
    Mistral
    .

    Mi piace

  20. marisamoles said,

    @ Mistral

    Grazie per le belle parole. Ormai quello che è successo è solo un ricordo anche se devo ammettere che quando uno dei miei due figli ritarda sono in ansia. Ma passerà di nuovo anche quella.

    Se hai conosciuto la fede forse anche per te vale quello che ho detto per me: magari in un angolino si nasconde timida timida in attesa di farsi notare.

    Un abbraccio anche da parte mia.

    Mi piace

  21. Diemme said,

    E ci credo che aspettavi un mio intervento a un post come questo, da vergognarsi ad esserselo lasciato sfuggire! 😦

    Purtroppo però, tra le centinaia di notifiche, anche se il tuo è praticamente il primo tra i blog che leggo, certi giorni proprio non ce la faccio, e il giorno dopo c’è altro accumulo: è così ho centinaia di arretrati, e dal titolo spesso non si evince che non è un post in cui si esprime un’opinione, o si racconta un episodio di cronaca, ma uno sfogo in cui c’è la nostra vita, la nostra paura, il nostro dolore, un grido di aiuto in cui chiamiamo vicino i nostri amici, perché abbiamo bisogno di loro, e ci restiamo male se non rispondono…

    Un mio ex, padre single di due figli, mi diceva “Essere genitori significa non vivere più, dal momento in cui li concepisci al momento in cui tu non vai al creatore, ché se non sia mai ci vanno loro hai davvero smesso di vivere!”.

    E’ così, e l’aspetto più difficile dell’essere genitori è proprio il lasciarli andare, perché “non si può impedirgli di vivere per paura che muoiano”.

    E’ difficile essere genitori, è difficile, e non certo per la limitazione della libertà, ma chi se ne frega di quella, chi la vuole la libertà, sono i figli che vogliamo, e che Dio ce li guardi, perché se succede qualcosa, pensare a un disegno più grande, alla vita eterna, al giorno in ci potremo riabbracciare, diventa tanto difficile, troppo…

    Comunque, cara Marisa, tutto è bene quel che finisce bene, e sono felice che si sia tutto risolto per il meglio.

    Mi piace

  22. marisamoles said,

    Grazie, cara Diemme, per esser passata di qua.

    Ricordo un tema (argomento: le problematiche giovanili e i rapporti con la famiglia) di un’allieva, almeno dodici anni fa, in cui la poveretta scrisse qualcosa del genere: “I miei non mi lasciano andare in discoteca la sera perché pensano che poi torno a casa ubriaca e drogata, se non sono morta prima in un incidente d’auto”. 😦 Allora mi ha fatto sorridere (perché avevo ancora i figli piccoli!) ma ha condensato in una frase tutte le paure delle mamme. D’altra parte non si può tenere i figli sotto una campana di vetro.

    Mi piace


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