ALLUVIONE: LE FARNETICAZIONI DEL SINDACO DI GENOVA


Da quattro giorni lo sapeva, il sindaco di Genova. Marta Vincenzi era stata avvisata dello stato di massima allerta per venerdì 4 novembre. Sulla città di Genova si è scatenato un violentissimo nubifragio che in pochi minuti ha seminato morte e distruzione, anche se limitatamente ad una zona della città ligure: via Fereggiano.
Questa mattina il meteorologo di rai 1 ha detto che la quantità di pioggia caduta sul capoluogo ligure in appena cinque minuti è paragonabile a mezzo lago d’Iseo. Sarebbe bastato a trasformare in lago un intero campo di calcio.

Il sindaco ora si difende dicendo che mai si sarebbe potuta prevedere una cosa così, un vero cataclisma. Ma io mi chiedo: a cosa servono gli avvisi della Protezione civile? Eppure, nonostante il monito, la signora sindaco non ha chiuso le scuole. L’ha fatto a tragedia consumata, guarda un po’.

Sarà un caso, ma le vittime, sei in tutto, erano bambini e mamme che andavano a prendere i figli a scuola, a parte l’edicolante Evelina che svolgeva la sua attività proprio nella via del disastro.
Se il sindaco avesse fatto chiudere le scuole, cinque delle sei vittime non ci sarebbero state. Ma Marta Vincenzi si difende ancora: non ricordo le parole esatte ma più o meno ha detto che se le scuole fossero state chiuse, i bambini e i ragazzini si sarebbero trovati magari nelle macchine dei nonni che avrebbero dovuto accudirli. Ah, be’ certo: tutti scemi i nonni genovesi!

Qualcuno difende l’operato della Vincenzi dicendo che se avesse imposto la chiusura delle scuole, si sarebbe potuto parlare di interruzione di pubblico servizio. Ma stiamo scherzando? Chi ragiona in questo modo pensa solo agli insegnanti, i soliti fortunati che, pur stando a casa, vengono pagati. Lo stesso avviene per la sospensione delle attività didattiche in occasione delle elezioni. Come se fossero i docenti a chiedere di non andare al lavoro. E poi, se avesse voluto, il sindaco avrebbe potuto, se non chiudere le scuole, sospendere le attività didattiche con l’obbligo di servizio per il personale. Mettere a repentaglio la vita di bambini e ragazzi è da criminali. I grandi possono comunque difendersi.

Nelle interviste radiotelevisive il sindaco ha anche accusato i cittadini di menefreghismo. Ha dichiarato che da tempo era stato diffuso un vademecum sul comportamento da assumere in caso di allerta. Ma i genovesi se ne sono infischiati. Come se fosse possibile non uscire di casa per andare al lavoro – altrimenti avrebbe dovuto ordinare la sospensione di ogni attività pubblica – o per andare a prendere i figli a scuola, visto che le lezioni si sono tenute regolarmente.

Insomma, i cittadini di Genova, che l’abbiano votata o meno, chiedono le dimissioni del sindaco. Tenuto anche conto del fatto che l’amministrazione che presiede la Vincenzi non si è preoccupata di provvedere alla manutenzione di torrenti e canali, come avrebbe dovuto. Naturalmente la Vincenzi si difende dichiarando di aver speso 6 milioni di euro solo per mettere in sicurezza il Fereggiano, ripulendo l’alveo. Ma i genovesi non le credono.
Ha pensato bene, la signora sindaco, di cavarsela dando istruzioni ai concittadini su come affrontare una calamità naturale. Troppo facile!

Per lunedì è stata proclamata una giornata di lutto cittadino e il sindaco ha reso noto che, naturalmente, le spese dei funerali saranno a carico del Comune. Bontà sua.

Non mi resta che pregare e invitare tutti voi che leggete queste mie righe di sfogo a rivolgere un pensiero alle sei vittime di questa tragedia annunciata. Temo, purtroppo, che non sarà l’ultima.