SEI IN CONGEDO E VUOI INDOSSARE L’UNIFORME? L’ESERCITO DEVE ESSERE AVVISATO

Leggendo una notizia di cronaca, nonostante si tratti di un omicidio, la parte finale dell’articolo, pubblicato su Il Corriere, mi ha fatto sorridere.

Il fatto è questo: un uomo di 53 anni, Mauro Pastorello, ex ufficiale dell’esercito, ha ucciso il regista trentanovenne Mauro Curreri, mentre egli si trovava in un teatro in zona Navigli a Milano. Il movente pare sia di tipo economico: sembra, infatti, che il regista avesse il vizio di non pagare i collaboratori e per questo Striscia la notizia tempo fa gli aveva dedicato un servizio.

L’omicida si è presentato nel teatro in cui lavorava il regista, armato di pistola risalente al dopoguerra e con addosso la divisa di capitano dell’esercito. Ora, la cosa che il pover’uomo evidentemente ignorava, è che «non era autorizzato a nessun titolo» ad indossare l’uniforme che portava al momento dell’omicidio. Secondo le fonti dell’Esercito, infatti, i militari in congedo possono vestire con l’uniforme per andare a cerimonie, ma per farlo debbono prima chiedere un’autorizzazione speciale ai comandi dell’Esercito, cosa che non è stata fatta in questo caso.

Così si chiude l’articolo. Una conclusione piuttosto esilarante, a parer mio, che stride con la tragicità del fatto riportato.
Ma io mi chiedo: che cosa avrebbe dovuto fare Mauro Pastorello? Scrivere una lettera di questo tipo al comando militare: “Io sottoscritto … , capitano dell’Esercito in congedo, chiedo l’autorizzazione ad indossare la divisa perché devo uccidere un uomo in quel di Milano e lo voglio fare in uniforme“?

“ADOTTA UNA PAROLA” … PER SALVARE L’ITALIANO

Interessante un’iniziativa del settimanale IoDonna e del Corriere.it: i lettori possono “adottare una parola“, scegliendola sui dizionari d’italiano Devoto Oli, Garzanti, Sabatini Coletti e Zingarelli. Una specie di gioco on line per salvare l’italiano e, soprattutto, per rispolverare parole ormai considerate obsolete e destinate all’estinzione.

L’iniziativa è partita dalla Società Dante Alighieri, che dal 1889 si propone diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, e ha ottenuto il supporto delle due testate citate. Sul sito de Il Corriere è possibile, inoltre, giocare con delle parole difficili, poco usate al giorno d’oggi, creando dei testi che le contengano. Le migliori frasi verranno poi pubblicate ogni settimana da IoDonna.

Questa iniziativa un po’ mi ricorda la mia infanzia, quando a casa arrivava puntualmente ogni mese Selezione dal Reader’s Digest ed io mi divertivo, prima ancora di sfogliare e leggere la rivista, a mettere alla prova il mio italiano (già allora, evidentemente, la lingua italiana era scritta nel mio destino!) nella rubrica “Arricchite il vostro vocabolario”. Un giochino senza troppe pretese che si faceva semplicemente con la penna, altro che giochi on line! Venivano elencate delle parole difficili con delle definizioni diverse (una specie di test a scelte multiple, insomma) fra cui scegliere quella corretta. Veniva, inoltre, fornita una sorta di “profilo” sulla base della quantità di significati azzeccati. Se non ricordo male, me la cavavo sempre abbastanza bene anche perché, grazie alla mia maestra, avevo soprattutto imparato a riflettere sulle parole, cercando di ricondurle alla corretta etimologia.

Io non ho ancora deciso quale parola adottare (chi opera la scelta, diventa per un anno custode della parola preferita ed ottiene anche un certificato elettronico che attesta l’adozione), e voi? Se l’idea vi piace, cliccate QUI.

Se invece volete mettervi alla prova con le parole difficili e inventare una frase che ne contenga alcune, cliccate QUI.

Buon divertimento!

P.S. Invece di propinarci le trasmissioni sceme che troviamo, ahimè, su tutti i canali, la tv non potrebbe riproporre “Paroliamo“? Era così divertente …