17 ottobre 2011

PENSIONATO PER LEGGE DEVE MANTENERE IL FIGLIO 38ENNE SENZA LAVORO

Posted in famiglia, figli, Friuli Venzia-Giulia, lavoro tagged , , , , , , , a 4:35 pm di marisamoles

In questi tempi di crisi rimanere senza lavoro può capitare a chiunque e in qualsiasi momento. In questi casi la famiglia, anche quella di origine, deve dare un appoggio, nel limite delle proprie possibilità, e sostenere un figlio in difficoltà. Mi sembra una cosa scontata che non dovrebbe interessare avvocati, giudici e una fredda aula di tribunale. E invece, evidentemente, non in tutte le famiglie l’amore per i propri cari impone un gesto di solidarietà che dovrebbe essere spontaneo.

Lo confesso: qualche giorno fa, letta la notizia sulla locandina del quotidiano friulano Il messaggero Veneto, ho subito pensato che si trattasse dell’ennesimo fannullone, uno dei tanti mammoni che non si fanno scrupolo di essere mantenuti dai genitori, nemmeno se hanno superato abbondantemente la trentina. E invece le cose stanno diversamente.

Un uomo di trentotto anni, laureato in giurisprudenza, sposato con un’operatrice sanitaria, rimasto senza lavoro si è rivolto al tribunale di Udine per ottenere gli alimenti dal padre e dalla sorella. In attesa della prima udienza, prevista per la fine di novembre, il presidente del tribunale, Alessandra Bottan, ha accolto le richieste dell’uomo firmando un’ordinanza che impone al padre, un pensionato 62enne, di versare al figlio un assegno provvisorio di 150 euro mensili. (QUI la notizia)

Fermo restando che quando si legge una notizia la si considera attendibile in ogni sua parte, di fronte al fatto descritto mi viene spontaneo fare una riflessione su più punti della vicenda.

Punto primo. Quest’uomo è sposato con un’operatrice sanitaria, quindi si deduce che questa moglie abbia uno stipendio e, come recita l’articolo 143 del Codice Civile, abbia l’obbligo (non solo morale) di provvedere all’assistenza del coniuge. Insomma, il senso è un po’ quello della formula del rito religioso “nella buona e nella cattiva sorte …”.

Punto secondo. Oltre a ciò, esiste l’indennità di disoccupazione che non copre tutto lo stipendio ma una buona percentuale, almeno per i primi mesi. Senza contare che, perso il lavoro, si ha comunque diritto alla liquidazione che, per quanto “magra”, può contribuire ad andare avanti per qualche mese.

Punto terzo. Nel momento in cui un figlio, seppur sposato, si trova in difficoltà, dovrebbe essere scontato che la famiglia di origine (padre, madre, fratelli …) gli dia una mano, per usare un’espressione alla buona. Ovviamente, non si tratta di fare una colletta per mettere insieme la somma dello stipendio mancato e credo che anche questo sia scontato. Ma un aiuto non dovrebbe essere negato, pure se si trattasse di fare la spesa o di pagare una bolletta.

A questo punto mi chiedo: c’era bisogno di citare in giudizio la famiglia di origine? E quel magistrato, nell’emettere l’ordinanza provvisoria, si sarà preoccupata di verificare che davvero il trentottenne non avesse i mezzi per vivere?

Non nascondo di provare una profonda amarezza nel constatare che, a volte, la famiglia non ha alcun valore, se non quello di una sorta di bancomat molto meno affezionato di quello descritto da Stefano Benni.

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12 commenti »

  1. Cle said,

    1) mantenimento non è la stessa cosa che pagare gli alimenti, spesso le cose vengono confuse. il mantenimento implica che io ti garantisco un certo stile di vita (il mantenimeno del tenore di vita precedente, appunto) mentre l’obbligazione alimentare copre i bisogni primari e irrinunciabili di ogni persona, l’assegno “alimentare” è commisurato sulla base del reddito dell’obbligato e del beneficiario
    2) dopo questa piccola divagazione tecnica direi che la notiza è sbagliata sin dal titolo, perché 150€ non possono essere mai un mantenimento.
    3) come dici la moglie dovrebbe essere in primis obbligata, ma mancano dati sul reddito della detta moglie,
    4) mancano inoltre dati sul pregresso di questa famiglia, se questo sia uno che chiede di continuo soldi, o perche “avvocato” ha pensato bene di fare le cose in grande e portare tutti in tribunale…
    5) la famiglia non è un bancomat. molto più semplicemente è l’unico ammortizzatore sociale su cui si può contare.
    6) ho letto bene? “assegno di disoccupazione” ad un avvocato??!! ai liberi professionisti non è garantito nemmeno un minimo salariale, figuramoci la disoccupazione!! 😉

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  2. Raffaele said,

    Ciao Marisa, le tue osservazioni mi sembrano azzeccatissime. Poi magari la citazione in giudizio è la prosecuzione di una questione familiare irrisolta. Forse l’avvocato ha chiesto soldi al padre che gli ha risposto picche e lui per dimostrare d’aver dimestichezza con la legge l’ha citato in giudizio…
    Io però piuttosto andavo a scavar patate o scaricar cassette al mercato, piuttosto che mettere la questione in quel modo.
    Penso che nessun genitore negherebbe un aiuto ad un figlio in difficoltà, A meno che non venisse reclamato come un atto dovuto… ne conosco alcuni che la pensano così…
    Ciao

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  3. Raffaele said,

    Ps scusa gli errori… ma sono stanchissimo, non mettermi un meno….

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  4. marisamoles said,

    @ Cle

    Innanzitutto grazie per il tuo contributo da esperta. L’apprezzo molto.
    Se hai notato, prima di fare i miei commenti, nel post ho scritto che la riflessione può essere fatta solo su quello che è stato detto. Quindi è evidente che non abbiamo dati su cui ragionare ma sull’aspetto umano della vicenda comunque si può dire qualcosa.
    Se è vero, come dici, che la famiglia è l’unico ammortizzatore scoiale su cui si possa contare, è anche vero che citare in giudizio dei genitori non è cosa che capita a tutti e potrai convenire con me che è la famiglia d’origine, prima di tutto, che dovrebbe spontaneamente aiutare il figlio in difficoltà. E aggiungo: anche se non se lo merita, anche se è proprio stronzo (faccio un esempio, al di là della notizia), anche se lo prenderesti a calci nel sedere … però, mettendomi nei panni di quel genitore, un esamino di coscienza me lo farei.
    Quanto al punto 6, nell’articolo che ho linkato si dice che quest’uomo lavorava per una coperativa come educatore, non era avvocato. In ogni caso, la disoccupazione è regolata in base al tipo di contratto, può darsi che il suo non prevedesse il diritto ad ottenere l’assegno.
    Grazie ancora e ciao. 🙂

    @ Raffaele

    Anch’io sarei andata a scavar patate o a scaricar cassette al mercato. Perché due sono i casi: 1. fra l’uomo e la famiglia i rapporti sono pessimi (molto probabile) e allora non avrei chiesto nulla perché il mio agire a quel modo sarebbe stato una sorta di vendetta ed io non sono vendicativa perché mi hanno insegnato che, se subendo un torto ne faccio uno per ripicca, allora mi metto allo stesso livello di chi me l’ha fatto; 2. il padre non può aiutare il figlio e magari l’avrà invitato a fare qualsiasi lavoro per sbarcare il lunario, nel qual caso gli avrei dato ragione e avrei compreso la situazione.
    Come hai ipotizzato anche tu, di certo c’è qualche problema irrisolto. Vivendo in Friuli da 26 anni ho capito che i rapporti familiari sono spesso tesi e ci sono famiglie in cui alcuni membri nemmeno si parlano. Nelle mie vene, però, scorre il sangue meridionale e per me la famiglia è sacra, anche se i rapporti non sono sempre distesissimi.
    Non ti preoccupare degli errori: anch’io sono stanchissima e non mi accorgo nemmeno dei refusi. 😉
    Buona serata.

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  5. Certo che è dura!!!

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  6. Non ho capito proprio niente.
    La moglie quanto guadagna?
    150 Euro sono sufficienti per fare cosa? Forse per le sigarette?
    Sei sicura che non sia l’ennesima barzelletta di qualche giornalista zuzzurellone?

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  7. espress451 said,

    Ma questa è la storia di “Tanguy”! E’ un film francese di qualche anno fa, divenuto un caso. Forse l’hai visto. Comunque è da vedersi per due ore di divertimento e riflessione. A presto, Es.

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  8. marisamoles said,

    @ Quarchedundepegi

    Come ha fatto notare Cle nel suo intervento, i 150 euro sono solo un assegno alimentare e certamente la cifra è simbolica. Rimane il fatto che il magistrato gliel’ha accordata e questo per me è scioccante.
    Non credo sia una “barzelletta” giornalistica.

    @ Es

    Non avevo visto il film ma ho letto la trama (hanno anche fatto un remake americano, “A casa con i suoi”, con Matthew McConaughey e Sarah Jessica Parker) e in effetti ci sono delle somiglianze ma solo per il fatto che anche Tanguy ha citato i suoi in tribunale. Ma il protagonista del film è ancora giovane, ha 28 anni, e non si decide ad andare via da casa. Nel caso di cronaca, invece, l’uomo ha 38 anni ed è sposato. Questo, secondo me, non è un dettaglio privo di significato.
    In ogni caso non invidio quei genitori …

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  9. Virginia Toledo said,

    Questi mammoni quasi quarant’enni sono una vera e propria piaga. Tuttavia esistono solo in Italia, chissa’ come mai? Se fossi il padre pensionato darei un bel calcio nel sedere e gli direi d’andare a lavorare.

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  10. marisamoles said,

    @ Virginia Toledo

    No, non è un fenomeno solo italiano. Leggi QUI.

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  11. Allora non siamo soli. Abbiamo però il primato?

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  12. marisamoles said,

    @ Quarchedundepegi

    Quello forse sì. 😉

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