DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO … MA NON CHIAMARLO SOLO PANE

Dando un’occhiata alla pagina speciale de Il Corriere dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia sono rimasta colpita dal titolo di un articolo che tratta dei diversi tipi di pane prodotti nella nostra penisola: “Dalla michetta al cafone”. Che esistesse la michetta, tipico pane milanese come la baguette è tipica di Parigi, credo sia noto ai più. Ma io, confesso la mia ignoranza, non avevo mai sentito parlare di un pane “cafone” e credevo che tale aggettivo fosse usato solo come insulto nei confronti di gente maleducata.

Insomma, in Italia sono circa 300 le specialità regionali di pani, dalle forme e dai nomi più strani. Secondo un’indagine della Cia (Confederazione italiana agricoltori) per più del 50% degli italiani il pane rappresenta il cibo emblema dell’Italia, anche se nel tempo, complici i regimi alimentari che inducono ad un’assunzione limitata di carboidrati, il consumo è molto calato. Nei 150 anni che ci separano dall’unificazione dell’Italia, infatti, il consumo è sceso dal chilo al giorno, nel 1861, ai 120 grammi a persona di oggi.

Tornando alle varietà di pane, ho letto che il pane cafone è di origine campana e la sua preparazione, almeno stando alle ricette che trovato, è piuttosto elaborata e lunga (richiede diverse fasi di impasto e molto tempo per la lievitazione). Alla fine, però, ha l’aspetto di una qualsiasi pagnotta tipo pugliese o, a seconda della forma scelta, di una ciabatta.
In ogni caso, sono moltissime le varietà regionali, come ho già detto, anche se dal panettiere troviamo dei tipi di pane che si vendono dappertutto.
Curiosando in rete ho trovato un sito in cui sono elencate le più comuni varietà regionali. Ad esempio, qui in Friuli – Venezia Giulia le specie tipiche sono:

La biga, diffusa a Trieste ma anche in Istria, che si prepara con la farina di grano tenero ed è formata da due pezzi di pasta uniti insieme in modo da formare un panino a forma di sferette unite.

Il Grispolenta, originario di Prisco di Socchieve, in provincia di Udine, che si prepara con una miscela di farina di mais (30%) e di farina frumenta (70%) e ha la forma di grossi grissini tipici della cultura contadina, fragranti e friabili dall’aspetto rustico.

Il Pan de Frizze, originario del Friuli, è un pane della tradizione contadina. Preparato con una miscela di farina di frumento e segale (rapporto due a uno), uova, ciccioli di maiale, burro, lardo, sale, lievito acido e ha la forma di filoncini la cui parte superiore è tagliata in modo trasversale. Il nome deriva dall’utilizzo delle “frizze”, termine dialettale con il quale sono conosciuti in Friuli i ciccioli di maiale.

E nella vostra regione quali sono le specialità? Se non lo sapete, potete trovarle QUI.

Io sono poco amante del pane e lo mangio quasi esclusivamente se lo faccio in casa, naturalmente con la macchina perché non sono brava ad impastare … ci vuole troppo “olio di gomito”!
Inoltre, amo il pane ai cereali o preparato con il grano duro che lo rende più croccante. Ma quello che amo di più lo preparo con il kamut. La farina di kamut, solo recentemente introdotta nella panificazione italiana, ha un’origine antichissima e proviene dall’Egitto. Già all’epoca dei faraoni utilizzavano il kamut che, tra l’altro, ha delle proprietà nutritive eccezionali: ricco di minerali, aminoacidi e vitamine, soprattutto la E che è presente in questo cereale in quantità pari al 30% in più rispetto al grano comune.

Ecco la ricetta che seguo per preparare il pane al kamut.

400 gr di farina di kamut
200 gr di farina bianca “0”
350 ml di acqua
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiaini di sale
3 cucchiai colmi di olio extravergine di oliva
1/2 di cubetto di lievito di birra (oppure una bustina di quello secco, meglio se “Mastro fornaio”)

La preparazione è semplicissima sia a mano sia con la macchina.

Infine, una chicca: avevo più o meno sette anni quando composi una poesia dedicata al pane. Eccola:

Leggero, croccante
pronto all’istante
il pane tanto buono
che sfama ogni uomo

Be’, non è proprio un capolavoro, ma avevo solo sette anni … 🙂

[immagine da questo sito]