4 ottobre 2011

AMANDA E RAFFAELE LIBERI … DI GODERSELA

Posted in cronaca tagged , , , , , , , a 4:57 pm di marisamoles


Ormai li chiamiamo per nome, la signorina Knox e il signor Sollecito. Amanda e Raffaele, ex coppia, ex colpevoli ed ora innocenti. Questi strani giri della Giustizia italiana, come quelli di una sorta di ruota della fortuna, che lascia sempre il dubbio, grado dopo grado. Il tribunale condanna, la corte d’Appello assolve … arriverà alla Cassazione il caso Kercher. Ricordiamo almeno una volta la ragazza inglese che è la vera vittima in questa vicenda, “attrice per una notte” uscita tragicamente di scena per lasciar spazio ai protagonisti di questo processo mediatico.

Sono liberi, dunque, Amanda e Raffaele, assolti con formula piena così come, due anni fa, furono condannati al di là di ogni ragionevole dubbio a 26 e 25 anni. Solo un colpevole è rimasto: Rudy Guede, reo di complicità in omicidio. Essì, complice di chi? Di qualche fantasma che solo Meredith a questo punto conosce. Ma lei dalla tomba non parlerà.

I processi in Italia (non solo quelli che riguardano il premier) ormai si celebrano negli studi televisivi o sulle pagine della stampa. Processi mediatici in cui ciascuno di noi, telespettatori o lettori, a seconda del proprio personale punto di vista (o forse, sarebbe meglio dire, a seconda della influenzabilità del giudizio) veste i panni dei giudici togati (quelli di noi che credono di essere “esperti”), della giuria popolare (quelli, meno presuntuosi, che cercano l’appoggio di altri), della pubblica accusa (normalmente i più insicuri, quelli che vedono colpevoli dappertutto) e della difesa (i mancati avvocati). Un gioco di ruolo, nulla di più. Ma i processi veri, quelli che si dibattono nelle aule di Giustizia, dovrebbero dare risposte certe e non sommare dubbi a dubbi.

Quanti dubbi, in questa vicenda. Dubbi sulla personalità di Meredith, descritta da chi la conosceva bene, come una ragazza tranquilla, senza grilli nella testa, una che voleva solo studiare e fare un’esperienza diversa per arricchirsi culturalmente e che, invece, in Italia ha trovato la morte. Ma dalle parole dei suoi “compagni”, tra l’altro frequentati poco, visto che breve è stato il soggiorno della Kercher a Perugia, è emersa un’altra Mez, più libera, diciamo così.

Ancora dubbi sulla personalità dei due ex innamorati, Amanda e Raffaele, che a poche ore dall’assassinio della povera ragazza inglese, se ne stavano abbracciati, intimiditi, spaventati, davanti alla casa degli orrori. E ancora più dimesso il loro atteggiamento nelle aule di Giustizia, quasi recitassero un copione, una parte che dovevano imparare per forza perché finta: quella degli innocenti. E così, udienza dopo udienza, sono apparsi sempre con quell’aria compassata da vittime, tanto vittime da far passare in secondo piano la vera vittima, Meredith. Belli, ricchi, con avvocati di grido che hanno supportato le loro tesi con una superperizia in grado di smontare la relazione della Polizia Scientifica. Gli indizi si sono sgretolati uno ad uno, come quel famoso gancetto ormai ridotto ad un pezzetto di ruggine, trovato troppo tardi, quaranta giorni dopo l’omicidio.

Mentre ieri sera in aula la sentenza è stata accolta con urla e pianti di gioia, baci e abbracci da parte di chi quel processo l’ha vinto (non solo gli imputati ma anche tutto lo staff difensivo dell’uno e dell’altra), e mentre la famiglia di Meredith sembrava impietrita non più solo dal dolore ma anche e soprattutto dall’incredulità, fuori dal tribunale la gente del popolo, quello di una piccola città di provincia che non si è lasciata sfuggire un solo minuto delle ore ed ore dei talk show in cui si è parlato del “delitto di Perugia” (anche solo per sentirsi importanti tant’era l’interesse nei confronti di una città nota quasi solo per i famosi “baci” di cioccolato), gridava: “vergogna, vergogna, vergogna“. Ma “vergogna” per cosa? Per un verdetto scontato che libera due persone già ritenute colpevoli? Ma si sa che la Legge italiana prevede tre gradi di giudizio e che fino al parere della Cassazione non si può mai scrivere la parola “fine” sulle pagine di una storia di dolore e morte. E non è la prima volta che il verdetto della Corte d’Appello capovolge la sentenza di primo grado.
“Vergogna”, forse, per i maldestri rilievi della Scientifica smontati impietosamente da una perizia di parte? Se la Legge lo consente, perché mai si dovrebbe rinunciare ad un’occasione così propizia. O, ancora, “vergogna” per una pubblica accusa che ha incassato i “colpi” di una difesa lautamente pagata da gente ricca? Ma è cosa arcinota che i soldi fanno la differenza. E quel gesto dell’avvocato Bongiorno, quello sfregarsi le mani che forse è sfuggito ai più, sembra dire: “Li abbiamo fregati tutti, li abbiamo”. Spero di sbagliarmi, comunque.
Oppure, in ultimo, “vergogna” per gli inquirenti che, fin dall’inizio, non hanno saputo gestire l’indagine in modo corretto, pasticciando e affidandosi in toto ai rilevamenti della Scientifica che, ormai, hanno sostituito le indagini vere, quelle in cui si usava la testa più che i test.

Io non lo so chi dovrebbe vergognarsi di più. Certamente, qualora il terzo verdetto, quello della Cassazione, dovesse confermare l’innocenza dei due accusati, si dovrebbero vergognare maggiormente i giudici che in primo grado hanno emesso la condanna. Quattro anni di carcere, quando li si sconta a vent’anni, possono sembrare un tempo interminabile. Se si è a posto con la coscienza, poi, quei quattro anni di vita tolti, che nessuno mai potrà restituire né alcun indennizzo, seppur ricco, potrà mai cancellare, pesano come un macigno, quello granitico del torto, dell’ingiustizia.

Ora se la godranno la libertà, Amanda e Raffaele. In ogni caso, sia che la sentenza abbia davvero reso giustizia sia che abbia liberato dei colpevoli furbi.
Da innocenti, ora i due possono contare sull’impatto mediatico, fare un mucchio di soldi concedendo interviste, scrivendo memoriali e attendendo l’equo risarcimento che spetta a chi ha passato quattro anni in galera da innocente. Quanto? Qualche milione? Non so quanto valore possa avere una libertà negata.
Da colpevoli, possono assaporare la libertà di chi ha aspettato ma non invano, con la consapevolezza che, sparendo dalla circolazione, Amanda in America e Raffaele chissà dove, anche se la Cassazione li giudicherà colpevoli per l’omicidio di Meredith, non faranno mai più un giorno di prigione. Quattro anni sono pochi, in questo caso.

Giustizia non è fatta“, ha dichiarato la Pm Manuela Comodi. “Rispettiamo la sentenza ma non comprendiamo“, hanno commentato i familiari della studentezza uccisa.

Anch’io non riesco a comprendere e il dubbio che non l’altro verdetto fosse errato bensì questo rimarrà sempre.

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18 commenti »

  1. Raffaele said,

    Sono in tutto d’accordo con te, possibile che a nessuno venga il dubbio che in primo grado i giudici abbiano sbagliato e che quei poveri ragazzi da innocenti siano stati rinchiusi 4 anni?
    Le prove indiziarie poi erano semplicemente ridicole, sempre secondo il mio modesto punto di vista.
    Ciao

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  2. Quanti,… troppi dubbi….Quasi come la storia di O.J. Simpson.
    Chi dice che i soldi non sono importanti?

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  3. marisamoles said,

    @ Raffaele

    I dubbi ci sono, in un senso e nell’altro. Nemmeno il terzo verdetto, come ho scritto nel post, li scioglierà. Capita quando non ci sono rei confessi … anche se il caso – Avetrana insegna che al reo confesso non si crede. 😦

    @ 3theperfectnumber
    I soldi, in casi come questi, fanno la differenza. Riporto ciò che scrive Pino Scaccia sul suo blog a proposito di Amanda, bella e ricca:

    […] Non è cosa da poco: gli americani, che pretendono di darci lezioni di giustizia, sono molto sensibili sotto questo aspetto. Avete per caso mai visto un ricco perdere una causa o addirittura andare alla sedia elettrica? L’ultima condanna a morte, quella di Troy Davis, lo conferma: non sono bastati i numerosissimi dubbi per salvargli la vita. (LINK)

    Lui dice che questo processo si è svolto come gli Americani volevano si svolgesse. Di certo anche tutta la pubblicità che è stata fatta su questo caso ha avuto il suo peso.

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  4. Chissà perchè, Marisa, ma anch’io avverto lo stesso dubbio che hai espresso nell’ultima riga…

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  5. marisamoles said,

    @ Scrutatrice

    C’è chi dice: nel dubbio, meglio due colpevoli fuori che due innocenti dentro. In questo caso, faranno i conti con la loro coscienza. Certo è che della loro coscienza alla famiglia Kercher interessa ben poco.

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  6. @ Marisa

    Già, penso che dei loro rimorsi, seppure un giorno dovessero averli e seppure – alla luce di questi eventi – abbiano commesso qualcosa, la famglia della povera Amanda Meredith non se ne farebbe un bel niente.

    In America mi pare che si dica pure: “innocente fino a prova contraria”.
    Il problema è che, secondo me, qui di prove contrarie ce ne sono state fin troppe.

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  7. marisamoles said,

    @ Scrutatrice

    Concordo.
    Scusa ma mi sono permessa di correggere un evidente errore nel tuo commento.

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  8. marisamoles said,

    @ TUTTI

    Segnalo questo interessante contributo di Oggiscienza a proposito dell’attendibilità dei test del DNA e delle procedure di raccolta dei campioni che pare non siano state rispettate nel caso in questione.

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  9. lilipi said,

    Non so se Amanda sia colpevole di omicidio, o complice o innocente, ma non provo simpatia per una persona che ha accusato un innocente. Ricordiamoci e ricordiamo agli Americani che, dei 4 anni che è stata in carcere, 3 le toccavano per il reato di diffamazione. Ora, se lei e la sua famiglia avessero dignità e rispetto per una morta, dovrebbe cercare di farsi dimenticare!

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  10. marisamoles said,

    @ lilipi

    Hai ragione: bisogna considerare che Amanda aveva tre anni da scontare, quindi ne avrebbe fatto (io uso il condizionale perché i dubbi li ho e sono molti) solo uno in più. Quello che ci avrebbe rimesso di più, in sostanza, sarebbe Raffaele.

    Cercare di farsi dimenticare? Appena scesa dall’aereo negli States era già ai microfoni in conferenza stampa. Se queste son le premesse … 😦

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  11. frz40 said,

    Do ragione a Raffaele.
    Non ho seguito dal vivo la causa, ma se i giurati hanno deciso per l’assoluzione con formula piena, credo che bisogna dar loro credito. Oltre a tutto parliamo senza aver letto le motivazioni della sentenza che saranno pubblicate solo tra un mese e mezzo.
    Certo, fa male pensare che il delitto resti in parte impunito, ma, se li avessero condannati, mi farebbe ancor più male venir a sapere, magari tra qualche anno, che i colpevoli erano altri.

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  12. @ Marisa

    Sì, che razza di errore in effetti. -__-
    Scusami!

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  13. frz40 said,

    ….e credo che questo, firmato da Cristian Rocca (LINK), sia il punto centrale del problema.

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  14. marisamoles said,

    @ Scrutatrice

    Non ti preoccupare. Capita … io ne commetto molti. Una volta ho replicato ad una lettrice indirizzando il commento ad un’altra (che non era intervenuta in quel post!). 😦

    @ frz

    Come ho detto, il mio dubbio, invece, è opposto: che non sia errata questa sentenza piuttosto che l’altra.

    Condivido quel che ha scritto Rocca. L’avevo anticipato, in un certo senso, scrivendo nel post: «“vergogna” per gli inquirenti che, fin dall’inizio, non hanno saputo gestire l’indagine in modo corretto, pasticciando e affidandosi in toto ai rilevamenti della Scientifica che, ormai, hanno sostituito le indagini vere, quelle in cui si usava la testa più che i test. »

    E ora spero che non mi denuncino … 😉

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  15. Dubbio o non dubbio qualcuno ha sbagliato e 4 anni sono tanti.
    Ma nessuno pagherà ma continuerà a far carriera e tanto male.
    Povera Italia!

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  16. marisamoles said,

    Hai ragione: rimanere chiusi in una cella per quattro anni da innocenti è, come piace dire a te, una “sofferenza gratuita”.

    Chi sbaglia non paga? Ci vorrebbe una riforma del sistema giudiziario ma ogni volta che viene pronunciata questa parola da Berlusconi sembra quasi che bestemmi. Allora non lamentiamoci della “povera Italia”.

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  17. Sento parlare di riforme da quando son nato.
    Qui più che riforme ci vogliono “collegamenti”; bisogna cioè collegare le varie attività neuronali.

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  18. marisamoles said,

    @ Quarchedundepegi

    Collegamenti tra le varie attività neuronali. Già, com’è che non ci avevo pensato?
    🙂

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