28 ottobre 2011

“LEI NON SA CHI SONO IO!” DISSE LA CANALIS. IL TASSISTA NON LO SAPEVA E LA LASCIÒ A PIEDI

Posted in Satyricon, vip tagged , , , , a 9:09 pm di marisamoles

Elisabetta Canalis, in viaggio a Berlino con il nuovo fidanzato, Mechad Brooks, la star di True Blood, chiama un taxi ma rimane a piedi.

A nulla è valso protestare e a nulla è servito presentarsi con nome e cognome: il taxista ha fatto scendere i due passeggeri in quanto un altro cliente dell’albergo, dal quale la coppia stava uscendo, aveva prenotato la corsa.

Elisabetta, Elisabetta! Magari se dicevi “sono la ex di Clooney” ti andava meglio.

[fonte: Il Giornale]

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PROF, HA LE UNGHIE FINTE?

Posted in affari miei tagged , , a 5:25 pm di marisamoles


Oggi in classe, mentre passavo tra i banchi a controllare il procedere dei lavori di gruppo.

Allieva: “Prof, ha le unghie finte?

Prof (con aria alquanto offesa, essendo le unghie uno dei pochi orgogli personali): “Nooooooooo! Sono vere! Una si è anche rotta …” (mostrando quella del dito indice della mano destra, molto più corta delle altre)

Allieva (con aria perplessa ma nello stesso tempo quasi mortificata): “Ah, mi pareva …”

Prof (evidentemente convinta di non aver difeso abbastanza la sua “naturalità”): “Non ho niente di finto IO (ponendo bene l’accento su quell’ “io”). Sono tutta naturale … anche se qualcuno ha insinuato che non lo sia, notando una trasformazione nel mio corpo avvenuta negli ultimi dieci anni …”

Allieva: ??? (con sorrisetto sulle labbra) “Va bene per la sua età …” (sorrisetto accentuato) [traduzione: “nonostante non sia più tanto giovane, si difende ancora bene 😦 ]

Ma vi pare che io debba sentirmi in obbligo di dare tante spiegazioni … e non su Lucrezio, oggetto di studio al momento?

26 ottobre 2011

PAOLO VILLAGGIO OFFENDE I FRIULANI: LA REGIONE PRONTA PER LA QUERELA

Posted in Dante, Friuli Venzia-Giulia, lingua, politica tagged , , , , , , , , , , , a 5:19 pm di marisamoles


L’ironia, si sa, bisogna saperla cogliere. Però è anche vero che talvolta quella che dovrebbe essere una bonaria presa in giro si rivela un’offesa bella e buona. Questo, in sintesi, è ciò che pensa il presidente della Regione Friuli – Venezia Giulia, Renzo Tondo, a proposito della pesante, e non proprio bonaria, presa in giro del popolo friulano contenuta nell’ultima fatica letteraria, si fa per dire, del comico Paolo Villaggio.

Il libro incriminato è Mi dichi, in cui l’autore vorrebbe ironizzare sulla lingua parlata nelle diverse regioni d’Italia (le ha girate tutte? mah …). A proposito dei friulani (che difendono con grande energia e senza riserve il loro idioma), Villaggio scrive, a pagina 42:

[…] i friulani, che per motivi alcolici non sono mai riusciti a esprimersi in italiano, parlano ancora una lingua fossile impressionante, hanno un alito come se al mattino avessero bevuto una tazza di merda e l’abitudine di ruttare violentemente.

Insomma, gli abitanti del Friuli sarebbero degli ubriaconi e dei maleducati, oltre che rozzi. Dovrebbe essere solo ironia ma, onestamente, non fa ridere nemmeno me, figuriamoci quanta ilarità può suscitare in chi è davvero originario di queste parti.

Tutti offesi, a partire dal mondo politico. Spiega il presidente della Regione: Trovo quanto scritto da Villaggio volgare, offensivo e segno del decadimento dei tempi. Da una prima verifica ci sono gli estremi per una querela. Ho dato mandato all’ufficio legale di verificare e giovedì in giunta avremo una prima relazione. E se gli avvocati mi confermeranno che ci sono gli estremi non esiterò a presentare querela.

Indignato pure il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini che appoggia l’iniziativa di Tondo. Lo sconcerto, poi, è accentuato dal fatto che, riferendosi a Villaggio, osserva che questo qua non ha mai conosciuto un friulano e forse si è lasciato influenzare dalla critica negativa che Dante aveva fatto del friulano nel suo studio sui volgari d’Italia (nel I libro del De Vulgari Eloquentia il poeta fiorentino scrive: setacciamo via Aquileiesi e Istriani, che con quel loro accento ferino pronunciano: Ces fas-tu?). Ma, osserva Fontanini, la critica rivolta alla lingua dei friulani nacque dal fatto che il padre dell’italiano aveva interesse a promuovere la sua e comunque, pur nella sua critica, non utilizzò termini così volgari. Peccato, però, che Fontanini ignori che proprio l’Alighieri nella sua opera aveva definito lo stesso toscano turpiloquium, e infroniti (dissennati) coloro che, solo perché parlanti, lo ritenevano il dialetto migliore. Quindi, signor Fontanini, la sua non è la spiegazione giusta.

Altra cosa su cui non concordo è la difesa che il presidente della Provincia fa del friulano in quanto la dizione dei friulani è tra le migliori in Italia in quanto priva di accenti vistosi. Mi permetto un’osservazione: se Villaggio, com’è probabile, non ha mai conosciuto un friulano, Fontanini non si è mai sentito parlare e non ha mai ascoltato con orecchio non campanilistico i suoi conterranei.

A parte tutto, le parole di Villaggio paiono anche a me offensive e per nulla ironiche, anzi parecchio pesanti (quelle sull’alito poi …). In attesa della querela e della reazione dell’attore-regista-scrittore, mi viene spontaneo rivolgermi a lui, anche se so che mai mi leggerà, con queste parole rese celebri dal grande Totò:

MA MI FACCI IL PIACERE

… così, giusto per adeguarmi al suo DICHI.

[fonte: Messaggero Veneto]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 27 OTTOBRE 2011

Dopo aver scatenato una vera e propria bufera in Friuli, oggi Paolo Villaggio si scusa per aver ironizzato in maniera un po’ troppo pesante sul popolo friulano.

La conferma arriva dalla sua editor che, tra l’altro, è friulana. Pare che abbia chiesto l’indirizzo e-mail e il numero del cellulare di Renzo Tondo, presidente della Regione. Da parte sua, Tondo sembra aver fatto un passo indietro e ha commentato: «Non voglio fare guerre, mi sono un po’ seccato perché quanto detto non rappresenta il mio popolo. Ho ricevuto tante telefonate di gente arrabbiata, cittadini qualunque, gente che mi ha fermato per strada». Poi azzarda pure un invito: «Venga su in Friuli Villaggio e si accorgerà che abbiamo vini e formaggi squisiti e lavande profumatissime».

Se la querela da parte della Regione sembra sempre più lontana, chi non ha affatto perdonato il comico genovese è la Società Filologica Friulana. Il presidente, Lorenzo Pelizzo, fa sapere che si consulterà con un legale e che porterà il “caso” in consiglio per decidere se procedere con una denuncia per diffamazione.

[fonte: Messaggero Veneto]

NUOVO AGGIORNAMENTO, 28 OTTOBRE 2011

PACE FATTA

Paolo Villaggio ha scritto una mail di scuse a Renzo Tondo e lo ha anche contattato via cellulare. Pace fatta, dunque, e la querela non ci sarà.

Renzo Tondo, che non aveva risparmiato critiche al comico genovese ora definisce Villaggio una persona intelligente e corretta e si dichiara soddisfatto per aver ottenuto le scuse e per aver spinto l’autore di Mi dichi ad ammettere la caduta di stile che il Presidente della regione Friuli – Venezia Giulia gli aveva rimproverato.

Da parte sua, l’assessore alla Cultura della Provincia di Udine, Elena Lizzi, rende noto che provvederà ad inviare all’editore di Villaggio una serie di pubblicazioni sulla storia, cultura, tradizioni e lingua friulane, cosicché qualora decidessero di esprimersi ancora sul popolo friulano, lo facessero a ragion veduta.

Ora “Fantozzi” è atteso in Friuli, soprattutto nel capoluogo, Udine, che dice di conoscere e di amare.

Tutto è bene quel che finisce bene, dunque. Ma c’è chi sospetta che questa querelle sia stata montata ad arte da Tondo, in odor di elezioni. Effettivamente, pare strano che dalla sua pubblicazione, nel maggio scorso, il libro di Villaggio sia stato letto solo ora dal presidente e che nessun friulano in precedenza avesse fatto notare le frasi ingiuriose contenute in Mi dichi. Voci da corridoio, forse, ma non prive di senso.

[fonte: Messaggero Veneto]

ULTIMO AGGIORNAMENTO (SPERO!), 29 OTTOBRE 2011

C’È CHI PERDONA E CHI NO: TONDO SÌ, LA FILOLOGICA NO

Se la Regione Friuli – Venezia Giulia, nella persona del Presidente Renzo Tondo, e la Provincia di Udine, rappresentata da Pietro Fontanini, hanno perdonato Paolo Villaggio per le offese contenute nel suo libro Mi dichi, la Società Filologica Friulana, attraverso il suo presidente Lorenzo Pelizzo, rende nota l’intenzione di querelare per diffamazione il comico genovese.

«Non intendo rappacificarmi a meno che per esempio – spiega Pelizzo – Villaggio non voglia ritirare dal commercio il libro con cui ha diffamato la cultura, la lingua e soprattutto il popolo friulano. Le sue scuse non mi bastano e non servono, perché il colpo che ci ha dato è troppo forte. Chi ha letto il libro – continua Pelizzo – si fa un’idea del friulano molto diversa da ciò che è. Per questo come ufficio di presidenza della Filologica abbiamo dato mandato a un legale di presentare denuncia per diffamazione».

Qualche friulano un po’ più “morbido”, però, c’è: l’assessore alle Risorse agricole Claudio Violino (Lega), invita il comico in Friuli, in occasione dell’“Autunno Friulano” che si terrà a San Daniele il 25 e 26 novembre. L’evento avrà anche lo scopo di festeggiare il 50° anniversario del Consorzio di tutela del prosciutto di San Daniele. Secondo Violino l’invito potrebbe essere allettante per Villaggio, poiché avrebbe l’occasione di assaggiare ben 250 specialità vinicole della regione.
Naturalmente la lettera d’invito spedita al comico è stata redatta rigorosamente in due lingue: Italiano e Friulano.

Da parte sua, Pelizzo non fa nomi, ma ironizza su chi invita l’attore in Friuli. «Chi pensa di invitarlo qui – osserva – mi sembra come il detto friulano: “par lâ sul gjornâl al à copât so pari” [traduzione: per finire sul giornale ha ucciso suo padre]».

Però, dopo tutto, Pelizzo querela Villaggio considerando la sua ironia troppo pesante, ma non si risparmia di ironizzare su chi non condivide la sua opinione.

Che simpatici questi friulani!

[fonte: Messaggero Veneto]

21 ottobre 2011

SEI IN CONGEDO E VUOI INDOSSARE L’UNIFORME? L’ESERCITO DEVE ESSERE AVVISATO

Posted in cronaca, Milano tagged , , , , a 9:29 pm di marisamoles

Leggendo una notizia di cronaca, nonostante si tratti di un omicidio, la parte finale dell’articolo, pubblicato su Il Corriere, mi ha fatto sorridere.

Il fatto è questo: un uomo di 53 anni, Mauro Pastorello, ex ufficiale dell’esercito, ha ucciso il regista trentanovenne Mauro Curreri, mentre egli si trovava in un teatro in zona Navigli a Milano. Il movente pare sia di tipo economico: sembra, infatti, che il regista avesse il vizio di non pagare i collaboratori e per questo Striscia la notizia tempo fa gli aveva dedicato un servizio.

L’omicida si è presentato nel teatro in cui lavorava il regista, armato di pistola risalente al dopoguerra e con addosso la divisa di capitano dell’esercito. Ora, la cosa che il pover’uomo evidentemente ignorava, è che «non era autorizzato a nessun titolo» ad indossare l’uniforme che portava al momento dell’omicidio. Secondo le fonti dell’Esercito, infatti, i militari in congedo possono vestire con l’uniforme per andare a cerimonie, ma per farlo debbono prima chiedere un’autorizzazione speciale ai comandi dell’Esercito, cosa che non è stata fatta in questo caso.

Così si chiude l’articolo. Una conclusione piuttosto esilarante, a parer mio, che stride con la tragicità del fatto riportato.
Ma io mi chiedo: che cosa avrebbe dovuto fare Mauro Pastorello? Scrivere una lettera di questo tipo al comando militare: “Io sottoscritto … , capitano dell’Esercito in congedo, chiedo l’autorizzazione ad indossare la divisa perché devo uccidere un uomo in quel di Milano e lo voglio fare in uniforme“?

“ADOTTA UNA PAROLA” … PER SALVARE L’ITALIANO

Posted in lingua, televisione tagged , , , , , , a 5:49 pm di marisamoles

Interessante un’iniziativa del settimanale IoDonna e del Corriere.it: i lettori possono “adottare una parola“, scegliendola sui dizionari d’italiano Devoto Oli, Garzanti, Sabatini Coletti e Zingarelli. Una specie di gioco on line per salvare l’italiano e, soprattutto, per rispolverare parole ormai considerate obsolete e destinate all’estinzione.

L’iniziativa è partita dalla Società Dante Alighieri, che dal 1889 si propone diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, e ha ottenuto il supporto delle due testate citate. Sul sito de Il Corriere è possibile, inoltre, giocare con delle parole difficili, poco usate al giorno d’oggi, creando dei testi che le contengano. Le migliori frasi verranno poi pubblicate ogni settimana da IoDonna.

Questa iniziativa un po’ mi ricorda la mia infanzia, quando a casa arrivava puntualmente ogni mese Selezione dal Reader’s Digest ed io mi divertivo, prima ancora di sfogliare e leggere la rivista, a mettere alla prova il mio italiano (già allora, evidentemente, la lingua italiana era scritta nel mio destino!) nella rubrica “Arricchite il vostro vocabolario”. Un giochino senza troppe pretese che si faceva semplicemente con la penna, altro che giochi on line! Venivano elencate delle parole difficili con delle definizioni diverse (una specie di test a scelte multiple, insomma) fra cui scegliere quella corretta. Veniva, inoltre, fornita una sorta di “profilo” sulla base della quantità di significati azzeccati. Se non ricordo male, me la cavavo sempre abbastanza bene anche perché, grazie alla mia maestra, avevo soprattutto imparato a riflettere sulle parole, cercando di ricondurle alla corretta etimologia.

Io non ho ancora deciso quale parola adottare (chi opera la scelta, diventa per un anno custode della parola preferita ed ottiene anche un certificato elettronico che attesta l’adozione), e voi? Se l’idea vi piace, cliccate QUI.

Se invece volete mettervi alla prova con le parole difficili e inventare una frase che ne contenga alcune, cliccate QUI.

Buon divertimento!

P.S. Invece di propinarci le trasmissioni sceme che troviamo, ahimè, su tutti i canali, la tv non potrebbe riproporre “Paroliamo“? Era così divertente …

20 ottobre 2011

PERCHÉ NON SCRIVO UN POST SULLA MORTE DI GHEDDAFI

Posted in cronaca tagged , , , , , a 5:03 pm di marisamoles

Principalmente perché mi ripeterei. Alla fine scriverei le cose già scritte in occasione della morte di Osama Bin Laden. Cambia il contesto ma l’epilogo della storia è sempre quello: uccidere Gheddafi anziché catturarlo, processarlo e stabilire la giusta punizione per le sue colpe non è stata, a parer mio, la soluzione migliore. Almeno se vogliamo considerare il vero senso del termine “giustizia”. Anche questa volta giustizia non è fatta.

Ma c’è un altro motivo per cui ho deciso di non scrivere un post sulla morte di Gheddafi: non sopporterei un altro acceso scambio di opinioni con l’affezionato lettore Luigi Bruschi.

17 ottobre 2011

PENSIONATO PER LEGGE DEVE MANTENERE IL FIGLIO 38ENNE SENZA LAVORO

Posted in famiglia, figli, Friuli Venzia-Giulia, lavoro tagged , , , , , , , a 4:35 pm di marisamoles

In questi tempi di crisi rimanere senza lavoro può capitare a chiunque e in qualsiasi momento. In questi casi la famiglia, anche quella di origine, deve dare un appoggio, nel limite delle proprie possibilità, e sostenere un figlio in difficoltà. Mi sembra una cosa scontata che non dovrebbe interessare avvocati, giudici e una fredda aula di tribunale. E invece, evidentemente, non in tutte le famiglie l’amore per i propri cari impone un gesto di solidarietà che dovrebbe essere spontaneo.

Lo confesso: qualche giorno fa, letta la notizia sulla locandina del quotidiano friulano Il messaggero Veneto, ho subito pensato che si trattasse dell’ennesimo fannullone, uno dei tanti mammoni che non si fanno scrupolo di essere mantenuti dai genitori, nemmeno se hanno superato abbondantemente la trentina. E invece le cose stanno diversamente.

Un uomo di trentotto anni, laureato in giurisprudenza, sposato con un’operatrice sanitaria, rimasto senza lavoro si è rivolto al tribunale di Udine per ottenere gli alimenti dal padre e dalla sorella. In attesa della prima udienza, prevista per la fine di novembre, il presidente del tribunale, Alessandra Bottan, ha accolto le richieste dell’uomo firmando un’ordinanza che impone al padre, un pensionato 62enne, di versare al figlio un assegno provvisorio di 150 euro mensili. (QUI la notizia)

Fermo restando che quando si legge una notizia la si considera attendibile in ogni sua parte, di fronte al fatto descritto mi viene spontaneo fare una riflessione su più punti della vicenda.

Punto primo. Quest’uomo è sposato con un’operatrice sanitaria, quindi si deduce che questa moglie abbia uno stipendio e, come recita l’articolo 143 del Codice Civile, abbia l’obbligo (non solo morale) di provvedere all’assistenza del coniuge. Insomma, il senso è un po’ quello della formula del rito religioso “nella buona e nella cattiva sorte …”.

Punto secondo. Oltre a ciò, esiste l’indennità di disoccupazione che non copre tutto lo stipendio ma una buona percentuale, almeno per i primi mesi. Senza contare che, perso il lavoro, si ha comunque diritto alla liquidazione che, per quanto “magra”, può contribuire ad andare avanti per qualche mese.

Punto terzo. Nel momento in cui un figlio, seppur sposato, si trova in difficoltà, dovrebbe essere scontato che la famiglia di origine (padre, madre, fratelli …) gli dia una mano, per usare un’espressione alla buona. Ovviamente, non si tratta di fare una colletta per mettere insieme la somma dello stipendio mancato e credo che anche questo sia scontato. Ma un aiuto non dovrebbe essere negato, pure se si trattasse di fare la spesa o di pagare una bolletta.

A questo punto mi chiedo: c’era bisogno di citare in giudizio la famiglia di origine? E quel magistrato, nell’emettere l’ordinanza provvisoria, si sarà preoccupata di verificare che davvero il trentottenne non avesse i mezzi per vivere?

Non nascondo di provare una profonda amarezza nel constatare che, a volte, la famiglia non ha alcun valore, se non quello di una sorta di bancomat molto meno affezionato di quello descritto da Stefano Benni.

15 ottobre 2011

GLI INDIGNATI? SIAMO NOI

Posted in attualità, cronaca tagged , , , , , a 10:33 pm di marisamoles

ROMA, 15 OTTOBRE 2011

AUTOMOBILI IN FIAMME

ATTACCO ALLA VETRINA DI UNA BANCA …

… E A QUELLA DI UNA GIOIELLERIA

L’ASSALTO AD UN MEZZO DELLA POLIZIA …

… E QUELLO AD UN BLINDATO DEI CARABINIERI

LANCIO DI IDRANTI …

… E DI SANPIETRINI

FORZE DELL’ORDINE BERSAGLIATE CON SASSI E BASTONI

OLTRE 70 FERITI, TRE GRAVI. IL PIÙ GRAVE, UN CARABINIERE COLPITO DA INFARTO. TUTTA LA ZONA ATTORNO A SAN GIOVANNI DEVASTATA. DISTRUTTA LA SEZIONE DEL PDL A PIAZZA TUSCOLO. DANNI MATERIALI INCALCOLABILI.

E dopo aver assistito a tutto questo, GLI INDIGNATI SIAMO NOI. Noi, padri e madri di famiglia, giovani e meno giovani, che cerchiamo di trasmettere ai nostri figli dei valori. Insegniamo loro a difendere la libertà e dignità senza mai rinunciare ad esprimere la propria opinione ma senza ricorrere alla violenza. Gli indignati siamo noi che guardiamo indietro e ci rendiamo conto che la storia, con la esse minuscola o maiuscola, non ha insegnato nulla. Vediamo di fronte agli occhi immagini già viste e sofferenze già vissute da altri. Gli indignati siamo noi che, pur continuando a credere nel futuro, in quello dei nostri figli, ci rendiamo conto che nessuna lezione di vita può essere impartita da gente che conosce solo la violenza e la distruzione. Noi che, invece, crediamo ancora nell’educazione dei figli per farne i cittadini responsabili di domani e, nonostante l’incertezza e la precarietà che caratterizza la vita di molti di noi, che sopportiamo ma non ci diamo per vinti, ancora nutriamo la speranza di poter consegnare nelle loro mani un mondo migliore.

Ma a Roma quest’oggi c’è stata anche un’altra protesta, pacifica. E qualcuno, come questa ragazza, ha avuto voglia di scherzare.

Almeno l’ironia non ha provocato danni né feriti.

[tutte le foto, di vari autori, sono dell’ANSA, pubblicate da Il Messaggero]

12 ottobre 2011

VALENTINA MELA VERDE: 42 ANNI E NON LI DIMOSTRA

Posted in adolescenti, affari miei, bambini tagged , , , , , a 9:15 pm di marisamoles


Se il 12 ottobre è una data famosa in tutto il mondo per la scoperta dell’America da parte del nostro compatriota Cristoforo Colombo, a me ricorda l’infanzia. Eh, sì. Mi ricorda la nascita di un vero e proprio mito per me e per tutte le bimbe come me che, non avendo né internet né telefonini, passavano il tempo a fare quel che i bambini d’oggi hanno praticamente dimenticato: leggere.

Il 12 ottobre 1969, nel numero 41 del Corriere dei Piccoli, fa il suo debutto in una striscia settimanale Valentina Mela Verde, un vero e proprio cult nell’ambito del fumetto per ragazze.

Ricordo come fosse ieri l’arrivo del giorno della settimana (non ricordo, ahimè, quale fosse) in cui usciva il Corrierino (nei primi tempi, infatti, si chiamava così, con il diminutivo): quand’ero proprio piccina attendevo che mio fratello lo portasse a casa, poi ho iniziato ad andare da sola all’edicola. In assoluto le prime pagine che svogliavo ogni volta erano quelle che riportavano le avventure di questa ragazzina con una famiglia alquanto strampalata e un amore impossibile per l’amico del fratello Cesare: Gianluca. Me lo ricordo come fosse ieri.

Molte cose avevo in comune con Valentina: la tendenza ad essere romantica, a lasciarsi affascinare dai più grandi, con quel desiderio di crescere il più velocemente possibile. E poi i capelli corti che lei definiva “spinaci”, alludendo al fatto che fossero dritti dritti, proprio come i miei, solo che io li chiamavo “spighette”, con chiaro riferimento ai lacci delle scarpe. Io detestavo i capelli corti ma mia mamma mi obbligava a tagliarli regolarmente finché, quando fui più grandina, imposi la mia volontà e li feci crescere.

Ero talmente “persa” dietro Valentina e le sue storie, sognando il momento in cui anch’io mi sarei innamorata, che quando mio fratello portò a casa un suo amico, per caso Gianluca anche lui e per di più somigliantissimo al protagonista del fumetto, persi letteralmente la testa e mi convinsi che lui sarebbe stato l’uomo della mia vita.

Di tempo ne è passato davvero tanto. Con gli anni sono cresciuti anche i miei capelli e, incredibilmente, sono diventati biondi. Ora non sono più una bambina ma rileggendo le sue storie (almeno una parte di esse) grazie ad Internet, ho l’impressione di essere tornata una ragazzina con la testa piena di bellissimi sogni.

Ed ecco le prime pagine del fumetto apparso quarantadue anni fa su Il Corriere dei Piccoli. (clicca sull’immagine per ingrandirla)

[immagini da questo sito]

SAVIANO: SCORTA NEGATA, NIENTE PREMIO A LONDRA

Posted in vip tagged , , , , a 6:51 pm di marisamoles

La Metropolitan police non ha ritenuto opportuno assegnare la scorta a Roberto Saviano, da anni minacciato di morte dalla mafia e scortato, in Italia, 24 ore su 24,in occasione del ritiro del premio internazionale Pinter a Londra. Per la polizia inglese non era giustificata da motivi di sicurezza.

La decisione della MET Police ha suscitato molte polemiche:
è stata accusata, infatti, di non sostenere la libertà di parola (il che a me, onestamente, sembra eccessivo) e di lanciare un messaggio negativo. Secondo me, invece, il messaggio è più che positivo: in questi tempi di crisi è giusto risparmiare i soldi dei contribuenti.

Patetico, poi, mi sembra il dispiacere con cui l’organizzazione del premio ha spiegato di non aver potuto pagare una protezione privata, dal momento che la loro organizzazione non ha finanziamenti ed è senza scopo di lucro.
Alla fine, Saviano ha mandato un’amica a ritirare il premio (1000 sterline).

Ma io mi chiedo: con tutti i soldi che ha, derivati dalle vendite di libri, dai diritti dei film, dalle ospitate televisive ecc. ecc., non poteva pagarsi di tasca sua la scorta, anche a costo di spendere tutti i soldi del premio? Avrebbe certamente lanciato un messaggio positivo, visti i tempi di crisi.
Oppure la sua non era una motivazione sufficiente per recarsi a Londra facendosi carico delle spese per la sua sicurezza che qui in Italia gli paghiamo noi?

[fonte della notizia: Il Corriere]

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