IL MIO 11 SETTEMBRE

Ho notato che su diversi siti e blog si raccolgono testimonianze sul “proprio” 11 settembre. Ho pensato, quindi, di riportare qui la mia, che è molto particolare, invitando chi legge a lasciare la propria nello spazio commenti.
Grazie
.

L’11 settembre di dieci anni fa ero appena uscita dall’ospedale. Avevo subito un intervento chirurgico che mi aveva lasciato piuttosto sofferente e debilitata e che, in un certo senso, ha costituito uno spartiacque nel corso della mia vita tra il prima e il dopo quell’evento.

A quell’ora mi trovavo in cucina con mia mamma. Lei era intenta a fare i cruciverba, una delle sue passioni, ed io me ne stavo seduta sulla sedia, tranquilla, con lo sguardo fisso nel vuoto, tutta intenta a pensare alla mia sofferenza e a quando sarebbe passata. Mi avevano detto.: vedrai, non è niente, una passeggiata. Ma io stavo male, malissimo e detestavo, in cuor mio, chi aveva cercato di rassicurarmi mentendo spudoratamente. O forse, molto più semplicemente, ero io che non avevo preso con il giusto spirito quell’intervento. Oppure, cosa molto probabile, il mio stato d’animo era stato condizionato dal comportamento del tutto indifferente del chirurgo che mi aveva operata. Nonostante avessimo concordato l’operazione e io mi fossi affidata con completa fiducia alle sue mani esperte, inspiegabilmente lui, nella settimana di degenza, non si era mai fatto vedere, mai si era degnato di venirmi a chiedere come stessi.

Verso le tre del pomeriggio, se non ricordo male, venne di corsa in cucina mio figlio più piccolo (allora aveva undici anni) gridando: “Un aereo ha colpito una delle due torri gemelle a New York”. Mia madre non alzò neppure lo sguardo dalla parole crociate ed io, con voce piuttosto seccata, gli dissi “sì, sì, come no” e lo liquidai senza tanti problemi. Lui, sconsolato, tornò nel salottino dove, presumibilmente, stava guardando la tv.
Una reazione del genere ha una spiegazione. Mio figlio è un burlone, lo è sempre stato. Con i suoi “al lupo! al lupo!” ha fatto in modo che non gli si credesse mai, nemmeno in casi come questo. Certo, avrebbe dovuto avere una fantasia smisurata per inventarsi una balla come quella, ma in quel momento né io né mia mamma ci facemmo caso. Tornai, quindi, ai miei pensieri.
Poco più tardi, il piccolo ritornò, sempre di corsa, in cucina per annunciarci che anche la seconda torre era stata colpita. Da parte nostra, la stessa reazione. Il televisore che i miei guardano durante i pasti era proprio alle mie spalle. Sarebbe bastato prendere il telecomando e verificare ma l’idea non mi sfiorò neppure.

Solo quando mio figlio, che non demorde mai, si riaffacciò alla porta della cucina per aggiornarci dicendo che una delle due torri era caduta, un piccolo dubbio ci venne ma nemmeno allora accendemmo la tv. Anche perché quasi simultaneamente arrivò la telefonata di un’amica di mia mamma che le riferì quanto accaduto a New York. Solo allora accendemmo il televisore e le immagini che ci si presentarono di fronte agli occhi furono davvero allucinanti.
Ricordo che osservai le riprese della CNN in diretta quasi trattenendo il fiato. Rivendendo, poi, le riprese del primo attacco, fui stupita nell’osservare il cielo terso, quasi turchino, in cui si stagliavano i due grattacieli. E quella palla di fuoco che ruppe l’incanto di una bella giornata di sole in seguito al primo attacco. E poi ancora il fumo, grigio, denso, che iniziò ad alzarsi dalle torri in fiamme e progressivamente abbassarsi fino a coprire quasi del tutto la parte estrema della penisola di Manhattan. Ancora, il terrore che si poteva leggere negli sguardi degli astanti che avevano iniziato ad allontanarsi di corsa temendo il peggio. Fui sollevata nel vedere la gente tutta coperta di cenere, con i volti grigiastri e gli occhi quasi chiusi, che iniziava ad affluire dal World Trade Center, finalmente salva, e pensai a quante migliaia di persone erano ancora prigioniere di quei mostri semidevastati, alla disperata ricerca della salvezza. Rimasi sconcertata di fronte all’immagine di quanti, ormai intrappolati senza speranza il quell’inferno di cristallo e cemento, si gettavano dalle finestre, con la certezza di trovare la morte che non avrebbero comunque potuto evitare.
All’improvviso dal mio piccolo-grande dramma (piccolo se paragonato all’immensità di quello che si stava consumando in diretta di fronte ai miei occhi, ma grande perché la sofferenza rende egoisti e fa credere che solo quello che si prova con i propri sensi sia davvero un dramma) fui catapultata in una tragedia immane ma la sensazione fu, onestamente, quella di essere di fronte alle immagini di una fiction, di un film. Una cosa del genere non era immaginabile, era qualcosa che nemmeno il più bravo sceneggiatore di film fantascientifici avrebbe mai potuto scrivere. Mi trovavo di fronte ad una delle più orrende pagine della storia di un XXI secolo appena iniziato eppure non me ne rendevo conto del tutto.
Fu così che ritornai presto ai miei pensieri, tutta concentrata com’ero sulla mia “tragedia” personale.

Solo dopo mesi lessi La rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci e mi interessai a tutti gli altri contributi che scrittori e giornalisti di tutto il mondo avevano dedicato alla strage dell’11 settembre.
A dieci anni di distanza, posso dire che l’aver rivisto le terribili immagini di quell’attentato ha suscitato in me delle emozioni forti, molto di più rispetto a quelle che mi avevano invasa quel giorno di settembre del 2001. Un giorno che fino a quel momento avevo collegato all’anniversario di matrimonio di mio fratello e al compleanno di un’amica che ormai da molti anni non è più con noi. Ma da quell’11 settembre tutto è cambiato, anche se i ricordi personali restano. Quella data rappresenta lo spartiacque non solo nel corso della mia vita ma di quella dell’intera umanità.

Per concludere, riporto la parte finale di un articolo firmato da Claudio Magris, pubblicato su Il Corriere di oggi:

Dopo l’11 Settembre il mondo traballa ancor più di prima e traballa pure la logica che lo ha regolato; si alterano equilibri politici, si confondono i rapporti di forza, vacillano le gerarchie —giuste o inique— che dominano la nostra esistenza, diventano più incerti o scompaiono i progetti del futuro, del futuro di tutti noi. In questo senso l’11 Settembre è un giro di boa della storia, dopo il quale sappiamo ancor meno di prima cosa ci attende. Chi, morto o sopravvissuto, ha patito direttamente, sulla sua pelle, quell’11 Settembre è stato anche la cavia di un orribile esperimento di un nuovo ordine ossia disordine del mondo.

DU IU NNO PADANIA?

Su segnalazione di Pino Scaccia, posto un divertentissimo video pubblicato dal Corriere on line. Si tratta di un’inchiesta, curata dal movimento giovanile del PdL guidato da Giorgia Meloni; i giovani hanno chiesto a un campione di intervistati stranieri in giro per il mondo se conoscessero o meno la Padania.

Mentre dimostrano di conoscere l’Italia, Roma, il Colosseo, Giulio Cesare, Berlusconi e la pizza, gli intervistati non sanno cosa sia la PadaniaBossi né Alberto da Giussano né la cassuela.

Be’, nessuno è perfetto. 🙂