7 agosto 2011

150 ANNI UNITÀ D’ITALIA: GARIBALDI COME IL CHE, MA PIÙ FURBO. PAROLA DI CAMILLERI

Posted in 150 anni unità d'Italia, cultura, storia tagged , , , , , , , , , a 4:58 pm di marisamoles

In parole semplici si può dire che la spedizione dei Mille è il gesto di guerra che ha dato concretamente inizio all’unità d’Italia. E un viaggio molto bello, a pensarci bene, perché si tratta di 1.080 persone che s’imbarcano a Quarto su due navi, più o meno avventurosamente si riforniscono di carburante e di quello che serve, eludono la sorveglianza dei militari e arrivano a Marsala. Nella durata di un viaggio, in cui si parla poco l’italiano e molto il dialetto, questa gente eterogenea e raccogliticcia, animata però da uno spirito comune, diventa un esercito.

Con queste parole, Andrea Camilleri, scrittore siciliano padre del commissario Mantalbano, inizia a raccontare la spedizione dei Mille nell’intervista-epilogo che chiude Camicie rosse, storie nere (Tredici giallisti per mille garibaldini), l’antologia di narrazioni data alle stampe da Hobby & Work Edizioni.
Quello che sorprende è, secondo lo scrittore, la forza di questi 1080 uomini, molti dei quali stranieri e, quindi, dei semplici mercenari (la valutazione è mia):

Sbarcano a Marsala e dopo pochi giorni hanno la prima battaglia seria, a Calatafimi, dove si trovano di fronte a soverchianti forze borboniche munite di artiglieria e robe simili, eppure vincono. Nel giro di pochi giorni sono diventati una forza, è sorprendente. L’estrazione dei Mille è il vero miracolo, che nessuno spiega. Una cosa che m’incuriosisce molto è la presenza degli stranieri. Prendiamo ad esempio i colonnelli Turr e Tukory. Quelli erano ungheresi veri, mica di Busto Arsizio o Pinerolo! Come diavolo c’erano arrivati, sul Lombardo e sul Piemonte? È un mistero affascinante.

La narrazione prosegue, ricca di aneddoti, finché Camilleri osa un confronto tra il Che Guevara e il nostro Garibaldi:

Guardando alla mitologia odierna si potrebbe considerarlo una sorta di Che Guevara, che però non commette il suo errore, cioè andare dove non c’è un terreno fertile. Garibaldi sceglie perfettamente il teatro in cui operare, la Sicilia. L’isola era stata un continuo terremoto, dal 1848 in poi, il terreno era ottimo per una rivolta. L’elemento determinante è stato il favore della popolazione. Molti siciliani si aggregano immediatamente alla spedizione di Garibaldi.

Non poteva mancare, poi, un riferimento al mondo di Montalbano: per Camilleri, infatti, l’agente Catarella del Commissariato di Vigata sarebbe il tipo umano perfetto che, nel 1860, avrebbe indossato con slancio patriottico la camicia rossa e che, a modo suo, alla fine si sarebbe comportato da eroe.

Insomma, non è solo il rosso delle camicie che accomuna Garibaldi e il Che. Anzi, quelle camicie indossate dai Mille erano rosse per puro caso: Garibaldi, infatti, aveva comperato in saldo uno stock di tessuto rosso destinato ai saladeros, i macellai di Buones Aires, e con quella stoffa aveva fatto confezionare le camicie per i suoi uomini. Come dire che avrebbero potuto essere anche nere o verdi. Il che sarebbe letto, oggi, chissà in che modo.

La verità, per quanto possa sembrare banale, è che l’amore per la patria è come quello per la dolce metà: il rosso si addice benissimo.

[fonti: Il Giornale (da cui è tratta anche l’immagine) e L’extra.info]

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